Sesso: A quale età è legale?

Una notizia di cronaca di questi giorni ha fatto sorgere la domanda: Qual è l’età per esprimere consenso per le relazioni affettive e consumare rapporti sessuali? Riportiamo la notizia: (Quotidiano di Palermo.it )Folle di gelosia ha picchiato a colpi di mazza sua figlia e il fidanzato dopo averli trovati a letto a fare sesso. È successo a Palermo, domenica scorsa, nel quartiere Pallavicino. Una reazione che poteva causare una tragedia, visto che i due ragazzi, entrambi 15enni, sono stati trasportati d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia. A chiamare i soccorsi sono stati i vicini di casa, allarmati dalle urla dei due fidanzatini. Oltre alle ambulanze, sono arrivate anche diverse auto dei carabinieri. L’uomo, un 40enne, è stato denunciato per lesioni e maltrattamenti in famiglia. Un caso considerato come “codice rosso” e che ha attivato le misure di cautela necessarie. Gestire l’educazione dei figli e orientare le loro scelte può essere una sfida complessa e gratificante allo stesso tempo. Sentimenti di gelosia, rabbia che si traduce in ceffoni, o altri gesti violenti, ansia per le possibili conseguenze relative al comportamento e alle scelte dei figli, la sensazione che qualsiasi metodo non funzioni, meno che mai lasciarli liberi di fare ogni cosa senza divieti e regole, avere a che fare con un figlio adolescente può essere davvero una prova difficile. Proviamo a far luce su alcuni punti per evitare di perdere la pazienza, il controllo e peggiorare le situazioni. A che età si possono intrattenere relazioni amorose? L’età per esprimere consenso sessuale e le relazioni affettive tra adolescenti in Italia: un’analisi normativa Nel contesto italiano, le disposizioni legali che regolano le relazioni affettive tra adolescenti sono ben definite. Si stabilisce che l’età minima per poter esprimere un consenso consapevole e volontario alle relazioni affettive sia di 14 anni. Questo indica che gli adolescenti possono legittimamente acconsentire a relazioni affettive a partire da questa soglia d’età, purché vi sia un mutuo accordo. Per individui al di sotto dei 14 anni, qualsiasi forma di consenso dato non è considerato valido dal punto di vista legale, configurando così il reato di atti sessuali con minorenne, sanzionato con pene detentive da sei a dodici anni. La normativa presuppone che solo raggiungendo i 14 anni si possa avere una piena comprensione delle implicazioni legate alla propria vita affettiva e sessuale. Vi è tuttavia, una deroga a questa regola generale: nel caso in cui entrambi i soggetti coinvolti siano minorenni e la differenza di età non ecceda i tre anni, l’età per il consenso scende a 13 anni. In tale situazione, si riconosce una maggiore affinità emotiva e mentale tra i partner, consentendo così una relazione consensuale anche a un’età leggermente inferiore. È fondamentale evidenziare che, benché l’età per il consenso sia stabilita a 14 anni, ciò non esonera coloro che potrebbero sfruttare la giovane età di un individuo per manipolarlo e abusarne. La legge sulla protezione dei minori, salvaguarda i minori da abusi e sfruttamento, assicurando che il loro consenso sia sempre frutto di una scelta informata e priva di costrizioni, è una legge fissata per preservare la sicurezza e il benessere emotivo dei più giovani. Dunque, le disposizioni di legge riconoscono la capacità dei minori di dare il loro consenso alle relazioni affettive, imponendo però limiti precisi per proteggerli da eventuali abusi. Ogni individuo è unico e ciò che funziona per uno potrebbe non essere efficace per un altro. Ecco alcuni punti chiave da considerare per una crescita dei figli equilibrata e serena: Comunicazione Aperta: Mantenere linee di comunicazione aperte è fondamentale. Ascoltare i loro pensieri e preoccupazioni può aiutare a guidarli nelle loro scelte. Esempio Personale: I genitori sono il primo modello di ruolo per i loro figli. Mostrare con l’esempio può essere più efficace del semplice dire cosa fare. Supporto e Incoraggiamento: Sostenere i figli nelle loro passioni e interessi può incoraggiarli a esplorare e sviluppare le loro capacità. Impostare Limiti Chiari: I limiti sono necessari per la sicurezza e la struttura. È importante essere coerenti e giusti nell’applicazione di questi limiti. Educazione ai Valori: Insegnare valori come l’integrità, l’onestà e la compassione può aiutare i bambini a fare scelte etiche. Autonomia: Permettere ai figli di fare scelte adeguate alla loro età può promuovere l’indipendenza e la fiducia in sé stessi. Non esiste un approccio unico per l’educazione dei figli e spesso è necessario adattarsi e imparare lungo il cammino. L’importante è fornire amore, supporto e guida, mentre si permette ai figli di crescere e diventare individui autonomi. È fondamentale rispettare queste regole al fine di proteggere i minori e garantire un ambiente sicuro per la loro crescita e sviluppo. Le sanzioni previste per i rapporti sessuali con minori La legge italiana prevede severe sanzioni per i rapporti sessuali con minori al di sotto dell’età di consenso. Chiunque abbia rapporti sessuali con un individuo di età inferiore ai 14 anni sarà soggetto a pene detentive fino a 12 anni. Inoltre, le pene possono essere ancora più severe se il reato è commesso con l’uso della violenza, l’abuso di potere o in presenza di altre circostanze aggravanti. L’Importanza dell’educazione sessuale L’educazione sessuale per gli adolescenti è un argomento di grande importanza e rilevanza. Durante l’adolescenza, i giovani attraversano una fase di grandi cambiamenti fisici, emotivi e psicologici, e l’acquisizione di conoscenze riguardo alla sessualità diventa cruciale per la loro crescita sana e responsabile. L’obiettivo è quello di promuovere la consapevolezza del proprio corpo, prevenire malattie sessualmente trasmissibili, conoscere l’uso dei contraccettivi, capire il rispetto reciproco nelle relazioni interpersonali e l’importanza del consenso, infine contrastare la violenza di genere. Solo fornendo informazioni corrette ed affidabili, potremo aiutare gli adolescenti a sviluppare una sessualità consapevole, responsabile e rispettosa.
Il trionfo della prima edizione del Festival Letterario “Parola per Parola”

BELPASSO – Si è conclusa con grande soddisfazione la prima edizione del Festival Letterario “Parola per Parola”, un evento che ha incantato il pubblico presente e ha contribuito a rafforzare il legame tra la comunità e la cultura. Durante i quattro giorni di festival, gli appuntamenti si sono svolti nei luoghi cuore della cultura belpassese: il Teatro Nino Martoglio, la Biblioteca Comunale, il Circolo Operaio e il suggestivo Palazzo Bufali. Queste location hanno offerto uno sfondo perfetto per la condivisione di storie, emozioni e idee, creando un’atmosfera unica e coinvolgente. Diretto dalla giornalista Katya Maugeri, insieme ad Antonino Girgenti, Tony Carciotto e Gianni De Luca l’evento è stato organizzato dalla Fondazione Carri di Santa Lucia, in collaborazione con la ProLoco patrocinato dal Comune di Belpasso e dalla presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana. “La conclusione della prima edizione del Festival Letterario “Parola per Parola” ci lascia con il cuore pieno di gratitudine e gli occhi scintillanti di emozioni condivise”, hanno dichiarato i membri dell’organizzazione. “Abbiamo vissuto giorni indimenticabili, in cui la magia delle parole ha tessuto legami profondi”. Durante il festival, gli ospiti hanno avuto l’opportunità di partecipare a un bellissimo spettacolo teatrale “Dialoghi d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale” scritto dalla Maugeri e da Antonino Girgenti il quale ha curato anche la regia. Giornate intense ricche di approfondimenti a cura di ospiti d’eccezione quali Silvana Grasso, Rosario Castelli, Daniele Lo Porto, Giuseppe Condorelli, Antonio Iacona, Costanza DiQuattro, Patrizia D’Amico, Concetto Sciuto, Gregorio Lui. Le conversazioni intorno alla letteratura, alla poesia, all’arte e al cinema hanno arricchito il panorama culturale locale e hanno ispirato nuove prospettive. Il Festival Parola per Parola ha concluso la sua prima edizione con una cerimonia di premiazione a Palazzo Bufali, con un pubblico numeroso e commosso. Tra gli applausi e le emozioni palpabili, sono stati annunciati i vincitori dei concorsi di scrittura e pittura, che hanno saputo conquistare i cuori della giuria e del pubblico con le loro opere straordinarie. Il sindaco Carlo Caputo, l’onorevole Giuseppe Zitelli, l’assessore Massimo Condorelli, il presidente Nino Rapisarda e il presidente Luciano Signorello hanno premiato i talentuosi vincitori, confermando l’impegno delle istituzioni nel sostenere e promuovere la cultura locale. Con la loro partecipazione, le autorità, hanno sottolineato l’importanza della cultura e dell’arte nel tessuto sociale della comunità. Nella sezione narrativa, Roberto Zito ha portato a casa il primo premio con la sua opera “Chiodo della terra”, mentre nella sezione poesia italiana, Grazia Caponnetto si è distinta con “Ninna nanna”. La sezione poesia dialettale ha visto trionfare Patrizia Orofino con “L’arma n’zavanata”. Nella Sezione dedicata agli aspiranti scrittori e poeti della Scuola Media Nino Martoglio, il talento e la creatività hanno brillato con intensità, a vincere il primo premio Filmarì Longo con “Se ognuno fa qualcosa”, Salvo Messina con “Lettera a Re Sole” al secondo posto e Francesco Pensabene con “Il Gondroluogo” al terzo posto. Anche la Sezione dedicata agli aspiranti scrittori e poeti della Scuola Superiore Francesco Redi ha dato vita a opere di grande valore e originalità, Marco Bucisca ha conquistato il primo posto con “L’anello di Eleonora” e la classe 4a C Elettronica ITIS “Galileo Ferraris” si è classificata al secondo posto con il racconto “Nulla è più colorato del bianco”, terzo posto a Domenico Caudullo con “Belpasso un paese futuristico”. Nel Concorso di Pittura, la vincitrice è stata Anna Maio con l’opera “Si apre il sipario: arte, parole e storia”, che ha saputo catturare l’immaginazione e la creatività della giuria. “Gli appuntamenti del festival hanno rappresentato un momento di condivisione e di crescita per tutti i partecipanti”, hanno continuato gli organizzatori. “Ci auguriamo che le storie ascoltate e le parole scambiate vi accompagnino nel vostro quotidiano e che l’ispirazione trovata durante il festival vi spinga a creare nuove narrazioni”. Questa prima edizione del Festival Letterario “Parola per Parola” ha tracciato un bel percorso da seguire, confermando il ruolo fondamentale della cultura nella vita della comunità. L’entusiasmo e il sostegno dimostrato dalla cittadinanza e dagli appassionati di cultura sono un segno tangibile dell’importanza di eventi come questo per il nostro territorio.
New Life: l’arte concettuale per la critica sociale, ambientale e culturale

È stata inaugurata lo scorso fine settimana, New Life: l’arte concettuale per la critica sociale, ambientale e culturale all’interno della Galleria d’arte e Casa d’aste Fil ROUGE Project di via Firenze, a Catania, la mostra “New Life – Metamorfosi dei materiali come forma espressiva e critica socio ambientale” Il titolo è emblematico, in italiano è nuova vita, quella che gli artisti restituiscono ai materiali recuperati per realizzare le proprie opere. Gli artisti, di origini siciliane e/o attualmente residenti in Sicilia, uniti dalla volontà di ridare dignità a materiali di scarto e ad oggetti talvolta dimenticati e trascurati, fanno di questi, una forma espressiva dietro la quale si cela anche una critica sociale, ambientale e culturale. La mostra prende vita da una riflessione sul momento storico in cui viviamo: la crisi climatica e l’urgenza di attivarsi e impegnarsi per arginare il problema. L’idea di recuperare materiali dai rifiuti, o materiali di seconda scelta, per dargli una nuova vita, unisce la tecnica con l’esigenza di espressione degli artisti, per inserirsi in quel filone già diffuso a livello internazionale, che vede nell’arte del riutilizzo una forma di attivismo. Se per Kafka, La metamorfosi è la chiave di lettura dei mali dell’uomo contemporaneo, e una denuncia dell’oppressione delle regole sociali sull’individuo, che dalle stesse viene schiacciato e sofisticato, in “New Life” l’arte contemporanea riflette il contesto in cui si sviluppa, la società consumistica e si realizza, grazie a quel pattume che per Gregor diviene nutrimento. L’opera letteraria kafkiana è un apologo sull’impossibilità di comunicazione tra esseri umani, qui invece, a far dialogare il mondo delle aste e quello delle gallerie, ci pensa Fil Rouge Project, che nasce proprio dal desiderio di far incontrare chi l’arte la crea e chi di essa si bea. Un intreccio di idee e progetti che vogliono colorare spazi collettivi e privati, legando innovazione e creatività alla tradizione. Fil ROUGE Project è un’officina di creatività e di sperimentazione, giacché all’interno è possibile seguire workshop per imparare a praticare creatività. Una formula ibrida che offre spazio a creatività a tutti i bisogni e aspirazioni. Un posto che aggrega, semplifica, accoglie. È un luogo di incontro e d’intrattenimento culturale. In “New Life” Claudia Cannizzo e Marta di Mauro hanno accolto ed esposto le opere degli artisti: RE (Emanuela Ravidà) con opere di pittura materica realizzate con la tecnica “Ironed plastic” da lei ideata, senza utilizzare colle, adesivi e aggreganti chimici; Ciccaboom (Chiara Ciccarello) che insieme all’artista giapponese Yukihiro Taguchi ha creato un progetto itinerante, per la realizzazione di abitazioni componibili, utilizzando solo martello, seghetto e chiodi, assolutamente senza energia elettrica, proprio nell’ottica di abitare nel modo più naturale e incontaminato. Il duo ha creato nella zona di Cuvry Brache a Berlino un modello portato allo sviluppo di un vero e proprio quartiere, basato proprio sul rispetto della natura; Simon Troger attraverso sculture in legno, ferro, gesso e vetro, denuncia la cementificazione selvaggia, gli abusi edilizi, ed anche l’irrazionalità dell’uomo che si auto-reclude in scelte conformanti antitetiche all’ideale di libertà; Tamara Marino e le sue videoinstallazioni ci racconta un mondo in cui l’uomo che lo abita non ha alcun rispetto per la natura e per l’ecosistema. In uno dei due lavori esposti, le immagini proiettano la performance dell’artista mentre spara con un revolver al libro del galateo, uccidendo metaforicamente le regole della società perbene che minacciano la libera e spontanea espressione artistica; infine Gabel, che tratta la trasformazione della materia i e il rapporto tra uomo e natura. Identificando in una figura femminile spirituale, la voglia di un ritorno alla Terra, eliminando materiali che abusano della natura e ne inquinano la bellezza. È possibile visitare gratuitamente la mostra “New Life”, che coinvolge più artisti di origini siciliane e/o attualmente residenti in Sicilia, fino al 31 maggio 2024.
Welfare innovativo: Il giornalista come mediatore sociale e i diritti dei giornalisti al centro del dibattito

Si è tenuto ieri mattina, presso il Palazzo delle Scienze – Dipartimento di Economia e Impresa – Università degli Studi di Catania, l’incontro formativo sul futuro della professione giornalistica. Una situazione di precarizzazione estrema emerge in questo momento storico. Se da un lato occorre tutelare il diritto di informare, conservare la libertà di espressione, dall’altro le condizioni di precarietà contrattuale della categoria sono in antitesi a questa libertà. A moderare il seminario il Professore Rosario Faraci Docente di Economia e Gestione delle Imprese e consigliere regionale Assostampa Sicilia, che ha invitato anche gli studenti universitari a partecipare al dibattito. Un appuntamento importante, volto a chiarire – come ha annunciato il vice segretario regionale Assostampa Sicilia Concetto Mannisi – quali sono i meccanismi che regolano il sindacato e l’approccio al sindacato della professione giornalistica. “La situazione delle vertenze de La Sicilia legate ai contrasti tra giornalisti ed editori, ed altre micro-vertenze sindacali emerse in tutta l’Isola, mortifica la professionalità, mortifica i giornalisti, mortifica l’informazione” – denuncia Alessandra Costante Segretaria Nazionale Stampa Italiana (FNSI) L’intervento di Filippo Romeo (Segretario provinciale Assostampa Catania) ha sottolineato come il 65% dei giornalisti non abbia alcun contratto lavorativo, come dopo 40- 60 ore di lavoro settimanale non contrattualizzate e dunque senza ferie, malattie pagate e alcun tipo di tutela, si configuri nell’attività giornalistica una nuova forma di schiavitù. Etica professionale e dedizione al servizio dell’informazione, è un lavoro importante quello svolto dai giornalisti, ma al prezzo di quanti sacrifici? La stessa Federazione Nazionale Stampa Italiana definisce i giornalisti come “braccianti dell’informazione”. Il reddito medio annuo di un giornalista si aggira tra i 10 e i 18 mila euro, gli editori cacciano via i professionisti contrattualizzati per sfruttare ‘i rider dell’informazione’ non contrattualizzati e pagarli 7-8 volte meno di un giornalista a contratto con equo compenso. Il Direttore FNSI Tommaso Daquanno riconosce ai giornalisti la funzione di “mediatori sociali”: con la scelta delle parole da adottare per redigere un articolo o realizzare un servizio, incidono sulla notizia. Dalle categorie sociali fragili, alle aziende in difficoltà, alle crisi che investono qualsiasi settore, il giornalista raccoglie le testimonianze e dichiarazioni di chiunque. Ma chi dà voce ai problemi dei giornalisti? Tiziana Tavella (Presidente Consiglio regionale Assostampa Sicilia) ha fatto un excursus delle patologie riscontrate da chi esercita la professione giornalistica: il 68% dei giornalisti si sente inadeguato, giacché le condizioni contrattuali non consentono una vita dignitosa, ma la lista delle patologie è lunga e varia (dall’ansia, all’insonnia, alle diverse manie compulsive ecc..), basti sapere che soltanto il 2% dei giornalisti riferisce di non avere alcun problema di salute riconducibile alle condizioni lavorative. “Una professione che mette alla prova ogni giorno il lavoratore” aggiunge Roberto Ginex (Consigliere FNSI) che non è casta, bensì una professione povera messa sotto attacco dalla politica. L’esperienza di sindacalista è un’esperienza che segna: si ricevono telefonate di colleghi disperati, che si trovano in una situazione economica drammatica, ascoltare in totale gratuità ed empatia chi affoga tra le cartelle esattoriali e disperatamente cerca una soluzione che non c’è, fa scattare sì la solidarietà tra colleghi, ma anche un senso di impotenza che si traduce a volte in malattie psicosomatiche. È intervenuto al seminario anche Sergio Magazzù (Segretario Provinciale Assostampa Messina) per mettere i riflettori anche sulla Legge Bavaglio, l’abolizione dei Co.co.co. e l’auspucio di un futuro democratico con maggior tutela per i lavoratori. I giornalisti sono lavoratori, mettono a disposizioni tempo, know how, fonti, strumenti, e un dispendio di energie non indifferente per il diritto di informazione. I contratti di lavoro permettono di accedere ai diritti previdenziali, all’assistenza sanitaria, consentono l’accesso al credito, a delle condizioni di vita dignitose, su 100 mila giornalisti iscritti all’albo soltanto il 23% versa agli istituti di previdenza di settore. La situazione è preoccupante. Il sistema pensionistico condannerà milioni di persone alla povertà in vecchiaia, perché premia chi ha avuto una lunga carriera e penalizza chi ha vissuto una vita lavorativa da precario. La professione giornalistica racchiude in sé una funzione sociale importante, considerata in passato una casta, oggi è l’emblema di un precariato cronico. Una cosa è certa: non ci può essere previdenza senza lavoro, o meglio senza un contratto. Il welfare è possibile a patto che i diritti del lavoratore vengano riconosciuti. “In Italia la Stampa è libera, i giornalisti molto meno” ha concluso Alessandra Costante.
“Stasera si recita a soggetto”: Un Turbinio di Vita e Finzione sul Palcoscenico in scena fino al 13 aprile

Catania- Nel cuore pulsante del Piccolo Teatro di Città, tra le quinte e le luci soffuse, si cela un mondo in cui la realtà si fonde con l’illusione, e gli attori danzano tra verità e finzione. “Stasera si recita a soggetto,” la pièce diretta con maestria dall’eclettico Nicola Alberto Orofino, è un viaggio vertiginoso attraverso l’animo umano, un atto unico che, più che rapire, sequestra lo spettatore. Il Gioco Pirandelliano e la Vita Ingabbiata L’opera di Pirandello, forse la più bistrattata, è di un’attualità agghiacciante. Nella commedia pirandelliana, la gelosia di Rico Verri per sua moglie Mommina, le cadute del passato e la visita della sorella nel teatro del paese creano una situazione drammatica. L’attrice che interpreta Mommina, mentre canta l’aria “Leonora addio,” collassa a terra, dimostrando la complessità dell’arte teatrale e la tensione tra libertà d’interpretazione e rigore del copione. Il regista Hinkfuss è trionfante: lo spettacolo è tanto più vivo e riuscito, quanto più gli attori si sono compenetrati nella loro parte facendola rivivere al vero. Il teatro è un delicato equilibrio tra creatività e disciplina. Gli attori rivendicano la loro libertà d’interpretazione, sostenendo il diritto alla spontaneità nei sentimenti rappresentati. Questo contrasta con la visione del regista, che considera il teatro come uno spettacolo in cui gli attori devono seguire un preciso quadro, mantenendo separato il loro ruolo scenico dalla loro interiorità personale. Eppure gli attori sulla scena, imperfetti nelle loro manie compulsive, rendono immortale la realtà. Il genio di fama mondiale Pirandello viene bandito sin dalla dichiarazione iniziale di Hinkfuss (una garanzia l’interpretazione di Miko Magistro), comunque si insinua nel cuore della rappresentazione. Orofino, come un moderno Stanislavskij, gioca con la vita e la finzione, svelando le maschere che indossiamo quotidianamente. Ma qui, la finzione non è solo un velo: è una prigione, un palcoscenico che ingabbia ed etichetta, la maestria della regia opera una frantumazione degli stereotipi e dei cliché che ci hanno accompagnato fino ad ora. L’Apparato Freudiano e l’Ignoto L’apparato freudiano, più enigmatico di qualsiasi altro aspetto del corpo umano, si fa strada tra le pieghe della trama. È difficile da comprendere e curare, eppure è il motore che spinge gli attori a danzare tra realtà e illusione. Il ribaltamento della sedia scardina il regista dal suo ruolo, perché gli attori si ribellano contro le rigide convenzioni. In “Stasera si recita a soggetto,” nulla dovrebbe essere come è, e nulla va come dovrebbe. È un invito a ricominciare da capo, come metafora di una vita intera: s’impara a tenere il palco soltanto dopo averle sbagliate e disallineate tutte. Il Dott. Hinkfuss e la Parodia dei Disagi Attuali Il dott. Hinkfuss, negoziatore e giudice di pace, cerca di salvare le apparenze e la facciata col pubblico. Gli attori, capricciosi e affamati di protagonismo, mettono in scena una parodia dei disagi contemporanei: dai richiami ai reality show alle trash TV, dai drammi personali ai narcisismi sfrenati. La gara podistica tra attori si trasforma in una mattanza, e il monologo di Egle Doria “Leonora Addio” risuona come un grido di liberazione. Citazioni e Premonizioni In una Sicilia dal sapore antico, una truppa di personaggi sfila nel mood Dolce e Gabbana, un continuum di rosso e nero inquietante tra passione, lutto e dolore che spingono alla liberazione. Una citazione a “Shining” si intreccia, con le piccole attrici: due bambine (Arianna Garaffa e Marina Doria) in camicia da notte bianco candore, anticipano ciò che sta per accadere. È come se la commedia stessa avesse già scritto il suo destino. Il metodo Stanislavskij e il “Mistero Buffo” di Majakovskij si fondono in un vortice di emozioni, strappando a tratti qualche risata, lasciando il pubblico senza fiato. In conclusione, “Stasera si recita a soggetto” è un’esperienza teatrale che va oltre la finzione, oltre la vita stessa. È un viaggio nell’ignoto, un atto di ribellione contro le convenzioni, e un inno alla libertà dell’anima umana. Non si può amare o odiare l’abile regia di Orofino: bisogna solo lasciarsi travolgere dalla sua magia. Cruciale la presenza di Giorgia Faraone per l’emozionante soundtrack dal vivo. Oltre a Miko Magistro, gli altri interpreti dello spettacolo sono: Egle Doria, Barbara Gallo, Giovanni Arezzo, Luca Fiorino, Lucia Portale, Anita Indigeno, Eleonora Sicurella, Giorgia Faraone, Daniele Bruno, Luigi Nicotra, Vincenzo Ricca, Alberto Abbadessa, Alessandro Chiaramonte, Amedeo Amoroso, Grazia Cassetti, Chiara Di Gregorio, Carmelo Incardona, Iris Concetta Lombardo e le piccole Arianna Garaffa e Marina Doria L’assistente alla regia Gabriella Caltabiano, le scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola, le rielaborazioni musicali e soundtrack live Giorgia Faraone, le luci di Simone Raimondo per una produzione Associazione Città Teatro.
FESTIVAL LETTERARIO “PAROLA PER PAROLA”: la cultura al centro del dibattito

Belpasso – Un Festival Letterario sta per iniziare, organizzato dalla Fondazione Carri di Santa Lucia, in collaborazione con la ProLoco e il patrocinio del Comune di Belpasso. Sarà un’esperienza che celebra la cultura in tutte le sue forme – rivela la giornalista Katya Maugeri, che insieme a Gianni De Luca, Tony Carciotto e Antonino Girgenti dirige l’evento dall’11 al 14 aprile 2024. Un’opportunità unica per immergersi nell’approfondimento, nella riflessione e porre la cultura al centro del dibattito pubblico, mettendo in luce la sua importanza e il suo impatto nella società contemporanea. Grazie all’impegno e alla dedizione del team organizzativo, il festival si propone di essere una piattaforma inclusiva e stimolante per tutti coloro che desiderano esplorare il mondo affascinante delle parole e delle arti. Tra i diversi appuntamenti in programma ci sarà lo spettacolo teatrale: “Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale” di Katya Maugeri e Nino Girgenti. Regia Nino Girgenti (Data della prima: 11 aprile 2024) La premessa dello spettacolo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: come dialogherebbero tra loro giganti della letteratura se fossero catapultati nel nostro mondo contemporaneo, un’era dominata dall’ascesa dell’intelligenza artificiale? Sarà un viaggio teatrale, in esplorazione tra il passato illustre della letteratura e il futuro sfuggente dell’intelligenza artificiale. “Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale” nasce dalla volontà di creare non solo uno spettacolo, ma una vera e propria esperienza: vivida, coinvolgente e profondamente autentica. Per questi motivi, al cast composto da giovani studenti, è stata richiesta una particolare attenzione nella loro interpretazione e resa scenica, si è dedicata particolare attenzione alla psicologia di ciascun personaggio, valorizzando pertanto la loro poetica e gli aspetti unici delle loro personalità, spesso complesse e sfaccettate. In un incantevole crocevia temporale, “Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale” ci trasporta attraverso secoli di pensiero e immaginazione: sei maestri della letteratura richiamati per l’occasione dal Sommo Poeta, intraprendono un viaggio nel mondo contemporaneo esplorando le sfide, le speranze e le paure innescate dall’avvento della tecnologia avanzata. Le loro voci si intrecciano, creando una sinfonia di riflessioni che attraversano i confini tra il reale e l’artificiale. La struttura narrativa e le caratteristiche di questo spettacolo mantengono ed anzi evidenziano alcuni aspetti tipici del nostro teatro popolare, con momenti esilaranti e validi spunti di riflessione, lo rendono quindi un vero esperimento sociale. Avvicinarsi ai giovani cercando di favorire un percorso di informazione e sensibilizzazione su temi culturali, utilizzando strumenti e tecnologie attuali. Con gli interpreti abbiamo cercato di esplorare appieno il testo, al fine di approfondire la comprensione dei personaggi, nelle loro interazioni e relazioni, per trovare quel giusto equilibrio tra emozione e verità nel loro approccio alla recitazione, in un dialogo aperto con le sfide e le potenzialità offerte dalla scienza e dalla tecnologia. Uno degli aspetti centrali del festival è l’interazione con gli studenti, invitati a partecipare a incontri che approfondiscono il ruolo della scrittura come strumento di impegno sociale, il valore delle tradizioni e delle radici culturali, nonché l’importanza della letteratura e del teatro nella società contemporanea. Questi momenti di dialogo offrono agli studenti l’opportunità di esplorare tematiche cruciali attraverso la lente delle arti e della cultura. Il festival ospita anche incontri e dibattiti con professionisti del settore della poesia, della letteratura e del teatro, offrendo al pubblico la possibilità di immergersi in tematiche di rilevanza culturale con il supporto di esperti. Il coinvolgimento della comunità belpassese è fondamentale per il successo del festival. Presso il Circolo Operai, sarà allestita una mostra di opere artigianali a tema letterario; attraverso i concorsi di scrittura e pittura, la creatività e l’ispirazione sarà linfa sia nei giovani che in coloro che desiderano esprimere il proprio punto di vista artistico. Queste iniziative offrono un’opportunità unica di esplorare nuove idee e di condividere il proprio talento con il pubblico. Il Festival Letterario “Parola per parola” rappresenta un’importante iniziativa per promuovere la cultura e l’approfondimento in un’epoca in cui sono sempre più necessari.
La sorpresa tanto attesa: periferie inclusive, meno barriere architettoniche, sociali e “abilismo”

Di Anna Agata Mazzeo Per molto tempo, l’«abilismo» ha impedito una vivibilità democratica dei territori e della società. Cosa manca alla società odierna per ripristinare valori come la capacità di empatia e il rispetto per l’altro? Sarebbe bello poter cancellare dal nostro vocabolario ogni parola che ha il prefisso “dis”: disuguaglianza, discriminazione, disabilità e accettare che la diversità umana è umanità. Il termine abilismo, è un neologismo coniato negli anni Ottanta nell’ambito dei Disability Studies, si riferisce a un modo di pensare, costruire e vivere il mondo a misura delle persone che non presentano impedimenti fisici o di altro genere, non garantendo di conseguenza la possibilità di godere di una piena cittadinanza alle persone considerate disabili da tale visione. La barriera più difficile da abbattere è il paradigma culturale di pensiero che si traduce in barriere sociali, mentali e fisiche nei confronti dei “non abili”. Come per le altre categorie sociali e culturali, vedi sessismo e razzismo, anche l’abilismo è uno stereotipo limitante. Le criticità di un Paese si fanno più impattanti, e i nodi giungono al pettine quando riguardano una classe di persone, cittadini che, quotidianamente debbono lottare per il diritto all’istruzione, l’accesso al mondo del lavoro, il sostegno dei caregivers, il potenziamento delle infrastrutture sociali, la ristrutturazione di abitazioni. Di chi stiamo parlando? Stiamo parlando di persone. Persone che si trovano in una condizione di disabilità temporanea o permanente, che vivono in luoghi non ancora pronti per una vivibilità in piena autonomia. In un paese civile, in una società equa, non sarebbe stato necessario istituire un ministero per le disabilità, ma nel nostro Paese c’è ancora bisogno di tanto lavoro, dunque l’impegno di Enti locali, associazioni del territorio e la partecipazione di cittadinanza attiva, insieme al ministero era fondamentale per ottenere un cambiamento. Tutti insieme e uniti per ottenere dei risultati concreti. Il Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli ha detto: Sì. “Sono stati approvati tutti i programmi presentati per il Fondo Periferie Inclusive, che ho fortemente voluto istituire nella legge di bilancio 2023 e che finanzia progetti virtuosi e di rete, a partire dai contesti più problematici e periferici in Comuni con popolazione superiore a 300mila abitanti, con uno stanziamento di 10 milioni di euro”. Con un Avviso pubblico per il Finanziamento di progetti a valere sul Fondo per le periferie inclusive La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità – decreta la Procedura di accesso ai finanziamenti a valere sul Fondo per le periferie, nonché’ le relative modalità di erogazione, monitoraggio dell’utilizzo ed eventuale revoca dei finanziamenti stessi. I progetti approvati spaziano dalla creazione di centri diurni per persone con disabilità alla realizzazione di percorsi pedonali accessibili, fino all’organizzazione di eventi sportivi e culturali solidale. Sono tante le proposte volte a migliorare la vita delle persone, favorendo l’autonomia, la partecipazione sociale e l’integrazione nella comunità. Prossimamente le periferie di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, grazie all’approvazione dei progetti presentati per il fondo periferie inclusive, consentiranno una vita più civile alle persone con disabilità, alle loro famiglie, regalando così la speranza di un futuro fatto di aggregazione e pari opportunità. Il futuro si costruisce con piccoli cambiamenti quotidiani, con il senso di responsabilità e l’impegno che chiama all’azione l’intera comunità, al fine di includere in modo coeso e solidale anche coloro che sono in condizioni meno agevoli. L’attenzione necessaria per un mondo civile è una responsabilità globale, partecipare attivamente per abolire differenze di genere e di qualsiasi tipo, accogliendo le diverse condizioni di essere umani, è umanità. Impegniamoci a promuovere delle politiche realmente efficaci nei confronti dei cittadini con disabilità per migliorare, non solo la loro qualità della vita, ma anche quella del resto della popolazione umana.
Europe Direct Catania: roadshow nelle scuole della provincia per sensibilizzare gli studenti alla partecipazione al voto per il Parlamento Europeo

Sensibilizzare le nuove generazioni al voto in vista delle prossime elezioni europee di sabato 8 e domenica 9 giugno 2024: una missione importante, che lo Europe Direct Catania, l’antenna della Commissione Europea sul territorio etneo, sta portando avanti con convinzione. Per farlo, l’EDCT ha organizzato una serie di incontri nelle scuole della provincia. Venerdì 22 marzo, il presidente Giuseppe Ursino ha dato il via al roadshow presso il liceo statale “Ettore Majorana” di San Giovanni La Punta (Catania). Il presidente Ursino, dopo aver mostrato un video introduttivo e spiegato il funzionamento del Parlamento Europeo, ha dichiarato: «In questa fase storica così delicata, è fondamentale coinvolgere i giovani nei processi d’integrazione europea a partire dal prossimo voto europeo. Ringrazio la preside Maccarone sempre sensibile ai temi sociali e culturali». Ed è proprio Carmela Maccarone a sottolineare l’importanza dell’incontro: «Conoscere le opportunità che l’Europa oggi ha da offrire, per coloro che per la prima volta si avvicinano al voto, significa acquisire una maggior consapevolezza sui diritti e i doveri dei cittadini europei. Ci auspichiamo altre occasioni d’incontro con lo Europe Direct Catania». Lunedì 25 marzo è stata la volta di altre due scuole, I ‘istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente “Santo Asero” di Paternò e il liceo scientifico “Russo Giusti” di Belpasso. Anche in questo caso il team dello Europe Direct Catania ha fornito agli studenti preziose informazioni sulle istituzioni europee, sulle modalità di voto e sulle opportunità offerte dai programmi di finanziamento per i giovani come il Corpo Europeo di Solidarietà e l’Erasmus+. All’incontro, quale componente dello steering committee dello Europe Direct Catania, ha relazionato l’ex preside dell’istituto d’istruzione superiore Marconi – Mangano di Catania, il dott. Egidio Pagano, che ha ricordato il valore dei programmi UE: «L’Europa è uno strumento utile non solo per lo sviluppo territoriale, ma anche personale, a patto però che la si conosca. Lo Europe Direct Catania è qui per aiutarvi in questo cammino di consapevolezza». La preside Giuseppa Morsellino ha affermato: «La scuola ha il compito di veicolare la conoscenza per diventare cittadini liberi e informati e fare rete con altri soggetti, come il centro Europe Direct Catania, è una leva strategica». Portavoce del liceo scientifico “Russo Giusti” di Belpasso è stata la professoressa Patrizia Russo: «Gli studenti vedono i temi europei come qualcosa di distante e la scuola può fare tanto aprendosi ad iniziative come quella odierna». L’iniziativa dello EDCT di promuovere la cittadinanza europea attiva è sin dal 2008 la mission della ONG Osservatorio e-Medine che gestisce per conto della Commissione Europea il centro Europe Direct a Catania. Tutti gli studenti delle quinte superiori dei tre istituti hanno seguito con interesse le attività del roadshow.
Zona Industriale un mezzo in fiamme soccorso da una guardia giurata

Catania – è accaduto ieri 26 marzo intorno alle 17.30 presso la Zona Industriale in via Angelo Aiello un mezzo in fiamme sostava lungo la carreggiata. Tra le auto che sfrecciavano indifferenti, a fermarsi per prestare soccorso è stata una Guardia giurata Securitas in procinto di prendere servizio, che trovandosi nel percorso allarmata alla vista dell’incendio, si è premurata di capire se all’interno del mezzo, un fiorino dei Nicolosi Trasporti, ci fosse ancora l’autista. Fortunatamente l’autista era già sceso dal mezzo e nonostante lo stato confusionale, è riuscito a riferire di non trasportare materiali altamente infiammabili all’interno del furgone. La guardia giurata ha fatto allontanare prontamente l’autista dal mezzo in fiamme, e ha chiesto se avesse già chiamato i soccorsi. Purtroppo, lo stato emotivo dell’uomo era tale da non saper riferire neanche in quale strada si trovasse e per tale motivo non era riuscito neanche a chiamare i soccorsi. La Guardia giurata si è resa indi disponibile a fornire le indicazioni necessarie per far intervenire tempestivamente un’autobotte dei VV.FF. e una volante dei Carabinieri. È noto che la zona industriale non è provvista di sufficienti indicazioni stradali, o adeguata illuminazione, e lo sfrecciare imperterrito degli automobilisti indifferenti non ispira ottimismo in coloro che si trovano in difficoltà o in panne con l’auto. Per fortuna, ogni tanto, si incontra qualcuno che per vocazione, professione o umana bontà, è pronto a prestare soccorso.
Anche tu soffri della sindrome da Wonder woman?

Anche tu soffri della sindrome da Wonder woman? Leggi l’articolo e facci sapere che tipo di donna sei. Sempre impeccabile e super performante, ogni giorno una lunga lista di cose da portare a termine, senza riuscire a delegare ad altri neanche una banale commissione. Sempre di corsa e in affanno per non peccare in nulla, in casa, con i figli, a lavoro. Tempi risicati e cronometrati perché ogni intoppo non calcolato è una perdita di energie che rischia di mandare tutto in fumo. Nel film con Sarah Jessica Parker dal titolo italiano: “Ma come fa a far tutto?” Possiamo avere un quadro chiaro della situazione, ma la quotidianità ci offre numerosi esempi di Wonder woman. Il film del 2011 esplora le sfide di una donna nel conciliare carriera, famiglia e relazioni personali “Se fosse facile, lo farebbero anche gli uomini”. Kate Reddy (Sarah J. Parker) è una donna straordinaria che cerca di far fronte a tutte le sue responsabilità, dimostrando che la vita frenetica di una donna in carriera può essere davvero un’impresa eroica, proietta le “to do list” per il giorno dopo sul soffitto della camera da letto, prima di riuscire a dormire… ammesso che riesca a riposare. È possibile una vita così? Si può fare? E soprattutto fino a quanto si può resistere nel sacrificare ogni istante per avere ‘tutto sotto controllo’? La celebre eroina dei fumetti degli anni quaranta è il modello di Prima eroina femminile della DC Comics, considerata una delle tre icone fondanti, insieme a Batman e Superman. William Moultom Marston – lo psicologo che ha dato origine al personaggio – così la descrive in All Star Comics: «Finalmente, in un mondo lacerato dall’odio e dalle guerre degli uomini, appare una donna per la quale i problemi e le imprese degli uomini sono un gioco da ragazzi. Una donna la cui identità non è nota a nessuno, ma le cui imprese sensazionali sono eccezionali in un mondo in rapido movimento. Serve come simbolo di integrità e umanità, in modo che il mondo degli uomini sappia cosa significa essere un’amazzone. Con cento volte l’agilità e la forza dei nostri migliori atleti maschi e dei lottatori più forti, appare come se dal nulla vendicasse un’ingiustizia o raddrizzasse un torto! Bella come Afrodite, saggia come Atena, con la velocità di Mercurio e la forza di Ercole, è conosciuta solo come Wonder Woman!» Cresciute col mito del multitasking (capacità che non esiste, perché possiamo fare in generale -uomini e donne – sempre e soltanto una cosa per volta, soprattutto se si vuol farla bene), molte donne si stressano nel tentativo di fare tutto. Essere impegnata in due o più attività o compiti differenti, contemporaneamente switchando da un’operazione all’altra, senza aver completato la prima, comporta tanta confusione e rallentamento del lavoro. Per intenderci neanche il pc è in grado di operare più richieste contemporaneamente e con soltanto un processore, e comunque nella processione dei dati, il carico di funzioni rallenta l’esito del risultato. Il termine multitasking (dall’inglese task, compito) ha origine dall’informatica, è la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti simultaneamente Non siamo, perlomeno non ancora, macchine e automi che svolgono efficientemente due funzioni alla volta, eppure questo trend sembra essere, ormai una consolidata conseguenza del contesto socio-culturale attuale. Ma da dove arriva questa pressione, che spinge le donne a fare “di tutto e di più”? Secondo gli psicologi deriva da pensieri ansiosi dettati da un bisogno di riconoscimento, come se per essere valide e convalidabili si debba rispondere necessariamente alle aspettative sociali, stare in competizione, desiderare raggiungere la perfezione e con standard sempre più elevati. Cercare di essere sempre impeccabili e performanti in tutto, però, porta inevitabilmente a pagare un prezzo molto alto: il burnout. L’esaurimento nervoso. Eccellere in ogni circostanza, voler accontentare tutti è l’unica garanzia per avere una vita infelice. A lavoro, in famiglia, con gli amici, la Wonder woman finisce per mettere in secondo piano i propri bisogni in favore dei bisogni altrui, e per misurare il proprio valore in base alla produttività e ai risultati raggiunti. Le wonder woman si ritrovano così schiacciate da una dinamica che non permette loro la possibilità di essere imperfette. L’eroina Diana Prince, nei fumetti, era perfetta. Le aspettative irrealistiche non tengono conto della fragilità umana, della stanchezza, del bisogno di esprimere la propria emotività, ma soprattutto, del fatto che non tutto il lavoro di gestione familiare deve essere a carico della donna. Per risolvere questa situazione, non esiste una soluzione univoca. Tuttavia, ci sono alcune strategie che possono essere d’aiuto: Prendere consapevolezza del problema: È fondamentale riconoscere la situazione difficile in cui ci si trova. Analizzare le dinamiche in atto: Comprendere quali fattori contribuiscono alla situazione può aiutare a individuare possibili soluzioni. Ascoltarsi: Mettere a fuoco i propri bisogni, limiti e paure è importante. Cercare di comprendere cosa si desidera veramente e cosa si teme. Rivolgersi a un esperto: Spesso, un percorso di trasformazione è reso più agevole con l’assistenza di uno psicologo, o un consulente che può fornire supporto e strategie specifiche. Da Tik tok arriva una controtendenza che è altrettanto preoccupante, perché sembra allontanare le donne dall’emancipazione: si tratta della “ Trad Wife”, ovvero la moglie tradizionale. Non è altro che il modello basico della casalinga anni ’50: pulisce casa, indossa abiti a ruota, infiocchetta pure la cartaigienica di scorta in bagno, sforna pane e biscotti ogni dì, decora tutta la casa per un’atmosfera accogliente e rassicurante, per far sentire tutti a proprio agio. Este Williams su Tik Tok difende la casalinghitudine come una scelta di vita, giovanissima ha lasciato il college per occuparsi della casa e dei figli, senza stress. Possibile che debba esserci una polarizzazione tale che, la via di mezzo sembra un miraggio? Tra donne in carriera e casalinghe, fortunatamente ci sono tante altre che riescono a mediare senza troppo patire, conciliando il lavoro fuori casa e quello domestico. Come può essere possibile? Imparando a delegare qualcosa ai parenti, al marito, al compagno e perfino nella turnazione tra amici per concedersi un po’ di svago o riposo. E tu che tipo di donna sei? Fateci sapere
