Colapesce – La leggenda sull’Isola. Tra mistificazione e riscatto, il successo dello spettacolo

  Da secoli sorregge la Sicilia, con la sola forza delle braccia, e non la fa affondare in mare – almeno questo è ciò che si narra ne “La leggenda di Colapesce”. Da cinque anni la leggenda riprende vita sull’Isola di Capo Passero, era il 2020 quando l’autrice e regista Gisella Calì (una produzione di FiatLux 2.0) mette in scena, nella Fortezza Spagnola, “Colapesce – La leggenda sull’isola”, in replica tutti i fine settimana estivi fino al 1 settembre 2024. La curiosità verso uno spettacolo giunto oltre alla 170ma replica ha contagiato anche noi di Gaglioweb.it, che abbiamo assistito così alla quinta edizione, consapevoli che ogni anno la regista e gli attori apportano delle variazioni con nuove scene. Siamo nel 1860, ad un passo dall’Unità d’Italia, nell’Isola di Capo Passero a Portopalo (Sr), nessun dispositivo digitale inquina l’atmosfera. Preventivamente e con molto garbo è stato fatto divieto agli spettatori di scattare fotografie e riprendere immagini video dello spettacolo. Come fare con le sole parole a descrivere una magia multisensoriale, dunque? Una piccola imbarcazione trasferisce gli spettatori dalla terraferma all’Isola di Capo Passero in meno di 5 minuti, tanto quanto basta per distaccarsi dalla dimensione nota ed entrare nelle vesti di esploratori occasionali in un percorso battuto di 15 minuti. Il sole è ancora alto, ma la brezza marina attenua la calura e accende la curiosità nei volti di chi, come noi, procede tra la vegetazione spontanea e le palme nane che popolano l’isolotto. Poche tracce di civiltà, nessun cavo di energia elettrica e intorno all’isola tutte le sfumature del mare e qualche imbarcazione a vela. L’accoglienza è calorosa e garbata, il pubblico verrà chiamato ad essere complice degli attori, esortato a seguire gli stessi in tutte le indicazioni. Così ci sentiamo tutti coinvolti e responsabili del risultato. Decidiamo di osservare a 360 gradi ciò che accade, inclusa la reazione negli sguardi degli spettatori, come specchio di uno spettacolo interattivo di incommensurabile stupore. Canti e danze popolari, aprono “il sipario” di un villaggio siciliano di pescatori di fine ‘800, in cui si racconta la storia di Nino, il “figlio del mare”. La cantastorie ‘zza Mara – Laura De Palma –  coinvolge adulti e bambini suonando la chitarra. L’apprensione della madre di Nino (Grace Previti) sarà il filo conduttore di tutto lo spettacolo, da preoccupazione diverrà follia, vittima com’è di un duplice abbandono, perché esattamente come narra la leggenda, di Nino – Colapesce si perderanno le tracce. Le filastrocche antiche fanno eco nei girotondi di giovanissimi attori, tramandando usi, costumi, canti, cialome, ambientate in una vecchia tonnara immaginata grazie alla narrazione. I lati della Fortezza come diorami, gli spettatori invitati a girare intorno ad essa per assistere alla scena successiva, 60 attori si alternano e moltiplicano nella riproduzione di scenari immaginari. L’ opera dei pupi dei Fratelli Napoli ci riporta al 1200, con Federico II di Svevia, e siamo tutti grati a Colapesce, che regge una delle tre colonne – quella crepata – evitando così il collasso della Sicilia. Antichi riti e litanie di un tempo scandiscono la speranza dell’arrivo dei tonni per non morire di fame, la successiva mattanza e la festa a cui partecipiamo tutti in cerchio come una danza. Un affascinante patrimonio culturale, tramandato oralmente, quasi scomparso e qui recuperato, per incantare noi spettatori. Rintracciamo commozione in più di uno sguardo lucido, rapito dalle scene, come quando la madre di Nino Colapesce svela il tradimento del mare, che rapisce e neanche restituisce i corpi; o nella lotta di classe dei pescatori subissati dalle tasse sul sale, come sulla parola… guai a fiatare! Il Rais (Ivan Giambirtone) ascolta le lamentele e modera gli animi. Alcune battute tra il brigadiere (Costantino Valvo) e il maresciallo Gaspare Diamante (Cosimo Coltraro) donano ironia e ilarità, smorzando la tensione, subito recuperata dal Generale (Emanuele Puglia), che ligio al suo incarico per riportare ordine, spara tradimento sul più fragile. Perseguitati i disertori, senza alcuna forma di immedesimazione e indulgenza: è la legge! E non si può sorvolare sulla legge e la giustizia. Qui muore, ancora una volta, l’ideale: che la legge sia uguale per tutti, giacché spesso si accanisce sugli innocenti o sulla povera gente. La Legge è l’alibi per i soprusi, per sottomettere i vinti verghiani come i zolfatari e i Malavoglia; così uomini e donne di terra e mare sono uniti nella lotta di classe. L’Unità d’Italia è alle porte, ma poco cambia per i pescatori. La libertà è un inganno, come denuncia il fantomatico forestiero Ignazio Florio (Michele Perrotta) venuto a riscattare i pescatori, ma chi non lotta non vince, chi non spera dispera e non mangia. Come in una pesca a strascico si calano le reti sugli spettatori all’interno della Fortezza Spagnola che profuma di incenso (forse diffuso anche per contrastare l’atto incendiario vandalico dei giorni scorsi), la mattanza ha inizio e siamo tutti in trappola pescatori e spettatori, nella trappola della mistificazione sulla giustizia tanto blasonata nelle parole del Generale, che sotto la divisa dell’arma e le decorose medaglie nasconde un passato da codardo. Danza, canto, musica, recitazione, drammaturgia, teatro dei pupi, inseriti nel contesto suggestivo dell’Isola di Capo Passero diventano il linguaggio, per narrare anche le zone d’ombra della Storia, come una “Spoon river” tutta siciliana, che attraverso gli abili attori fa riemergere le voci dimenticate, la sofferenza e attraverso le litanie l’eco del mare, che di storie sui pescatori e tutti coloro che periscono, chissà quante ne potrebbe raccontare. Inevitabile la connessione ai migranti che arrivano sui barconi, ai naufraghi, ai dispersi, senza patria né riscatto, il mare inghiotte le loro vite senza restituire neanche i loro nomi. Tra mistificazione e riscatto, il successo dello spettacolo immersivo è pienamente confermato da ogni “Sold Out” e le recensioni entusiaste sulla pagina Facebook registrano l’esperienza culturale arricchente . “Arrivare alla quinta edizione – ha spiegato Gisella Calì, che ha scritto e diretto la performance e che supervisiona ogni scena dall’alto di una finestrella sulla torre – per noi è un traguardo meraviglioso, quasi inaspettato. Infatti, quando questo viaggio è

Attacco alla Fortezza Spagnola! A chi può dar fastidio la cultura?

Portopalo di Capo Passero (SR) – Le Forze dell’Ordine sono a lavoro per identificare i colpevoli dell’incendio e della devastazione della Fortezza Spagnola dell’Isola di Capo Passero compiuto presumibilmente agli albori di sabato 17 agosto 2024. Mentre per il quinto anno consecutivo l’Isola di Capo Passero diviene Teatro all’aperto per lo spettacolo Colapesce – La leggenda sull’Isola, in scena fino al 1 settembre 2024, i vandali hanno appiccato l’incendio con l’ausilio di carburante e mandato in fumo abiti di scena, attrezzatura e strumenti diversi necessari per la realizzazione dello spettacolo, incendiando le stanze che all’interno della fortezza custodivano il tutto. La performance di tipo immersivo, musicale e teatrale di Gisella Calì rapisce lo spettatore, catapultandolo fra le pagine di storia della Sicilia di fine 800. Così l’attacco alla Fortezza con il danno materiale si traduce – ca va sans dire – in un attacco alla bellezza e alla cultura. “Sono andati bruciati i nostri costumi, le scenografie, strumenti musicali, tra cui alcuni antichi e preziosi, il teatrino dei pupari (Fratelli Napoli N.d.R.), tanta attrezzeria del nostro spettacolo, le panche e le casse per il pubblico. Le maestose e brillanti mura, che ci fanno da scenografia naturale da ben oltre 170 recite, adesso sono nere e l’acqua dell’unico pozzo sull’isola odora di benzina. Abbiamo appreso tutto questo, due ore prima di un fine settimana sold out. Appena entrati in fortezza, abbiamo pianto. Tutti. I 60 attori che da 5 anni vivono questo luogo come casa e la rispettano come un tempio.” – scrive la regista Gisella Calì sul suo profilo personale – parole di dolore e resilienza che speriamo possano raggiungere anche gli autori di questo scempio. Miracolosamente gli spettacoli in programma per il fine settimana hanno avuto luogo ugualmente, la tenacia e il coraggio della compagnia di attori Colapesce unita all’aiuto di associazioni e commercianti che sul territorio hanno offerto il loro sostegno per fronteggiare il tragico episodio, hanno avuto la meglio. La rabbia e l’indignazione a colpi di post sui social unisce gli spettatori emozionati nella domanda: ma a chi può dar fastidio la cultura? Ogni fine settimana lo spettacolo accoglie circa 400 spettatori e molti di questi ritornano affezionati alla location suggestiva, che aggiunta allo spettacolo diviene un’esperienza magica e arricchente da replicare. Un notevole numero di turisti approda nel siracusano per assistere allo spettacolo, gli stessi spettatori che pagano B&b, consumano i pasti nei ristoranti del luogo, fanno shopping e che portano avanti il turismo locale. Appena è stata fatta la denuncia sono scattate le indagini, tra l’amarezza di constatare che certe dinamiche note sono dure a morire, c’è chi ha offerto sostegno materiale e chi con messaggi di solidarietà ha voluto incoraggiare la compagnia teatrale e l’associazione culturale al fine di continuare a portare avanti il valore immenso per la bellezza del territorio e la cultura. Tra i molteplici messaggi di solidarietà agli operatori culturali e agli attori, è giunto anche quello del sindaco di Portopalo di Capo Passero Rachele Rocca che condanna con forza l’atto vandalico verso il patrimonio culturale: “Questo non è solo un danno materiale, ma una pugnalata al cuore della nostra comunità” – ha dichiarato il primo cittadino, confidando nel lavoro delle Forze dell’Ordine per identificare i colpevoli – “Portopalo di Capo Passero è bellezza, unione, comunità. Non arretreremo di un millimetro nel nostro cammino verso il cambiamento. Una campagna di raccolta fondi è stata lanciata da CNA Siracusa, in favore dell’associazione Fiat Lux 2.0, per recuperare le attrezzature, i costumi e i materiali della rappresentazione teatrale Colapesce – La Leggenda sull’isola. Come si legge dalla pagina Facebook dell’associazione di artigiani e imprenditori CNA SR, nella lotta contro l’ignoranza vince chi sostiene la cultura e la valorizzazione del territorio.  

Conclusa la terza edizione del Mechané Festival: trionfo di emozioni e partecipazione

BELPASSO – Si è conclusa con successo la terza edizione del Mechané Festival, che dal 27 luglio al 06 agosto 2024 ha trasformato Belpasso in un vibrante palcoscenico di arte, cultura e bellezza. Grazie alla calorosa partecipazione del pubblico e all’entusiasmo degli artisti, il festival ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di creare un’esperienza unica e coinvolgente. Il festival, organizzato dalla Fondazione Carri di Santa Lucia e dalla Pro Loco di Belpasso,  ha goduto del patrocinio dell’Assessorato Regionale allo Sport, Turismo e Spettacolo, dell’Assemblea Regionale Siciliana e del Comune di Belpasso. Un palinsesto caratterizzato da una pluralità di eventi esclusivi e originali affiancate dagli spettacolari e sempre più affascinanti Carri di Santa Lucia. Un Festival che continua a rafforzare l’immagine e l’offerta culturale di Belpasso, ad arricchire un pubblico numeroso ed entusiasta di prendere parte a tutti gli appuntamenti in cartellone, un valore aggiunto in termini di promozione per l’intera città. È cresciuta l’attenzione e l’interazione nelle pagine social della Fondazione Carri di S. Lucia e della Pro Loco Belpasso, un altro incremento importante si è riscontrato nel maggiore interesse rivolto dai media al Festival, i risultati sono evidenti, Cortile Russo Giusti e piazze sempre gremite in queste otto magnifiche serate. “Come staff siamo soddisfatti dei risultati raggiunti dichiara Antonino Girgenti presidente della Fondazione dei Carri di Santa Lucia – il percorso virtuoso iniziato due anni fa, fatto di costante impegno e sacrifici, ha prodotto un importante flusso creativo generando la prima edizione del Festival Letterario Parola per Parola dal quale abbiamo rilanciato un innovativo spettacolo teatrale Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale e la personale di pittura di Anna Maio, già vincitrice del concorso di pittura a tema letterario. Sotto i riflettori del Mechané Festival ci sono stati tanti artisti, musicisti, scrittori, dando vita a esperienze memorabili, il cui coinvolgimento ci ha permesso di tenere alto il livello qualitativo della nostra proposta turistico-culturale. Oltre agli enti che hanno patrocinato il Mechané Festival, Comune di Belpasso e Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, rivolgo un ringraziamento speciale ai nostri volontari, tecnici, partner e fornitori esterni”. Il Mechané Festival ha visto una grandissima accoglienza per ogni evento in programma, a partire dallo spettacolo teatrale Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale  commedia in tre atti di Katya Maugeri con la regia di Antonino Girgenti realizzato con con i ragazzi del Liceo F. Redi e la scuola Media Nino Martoglio, che ha affascinato il pubblico con la sua riflessione profonda e contemporanea. Una piazza gremita di pubblico per la presentazione del libro dello scrittore genovese Manuel Bova che ha attirato numerosi appassionati di letteratura, e ancora tanta emozione per l’omaggio all’artista Gaetano Corallo celebrando la sua straordinaria carriera e il suo contributo al mondo dell’arte. Una serata molto emozionante è stata dedicata alla figura di Rosa Balistreri, che ha commosso i presenti con ricordi e testimonianze vibranti. Anche quest’anno è stato assegnato il prestigioso premio “Mechané alla Cultura”, che è stato conferito a Carmelo Miano per il suo eccezionale contributo al panorama culturale belpassese. Sono stati premiati anche i quartieri per una diversa specialità e per il costante lavoro e la passione che spinge da anni tanti carristi a promuovere l’arte restando dietro le quinte: Miglior soggetto originale al quartiere S. Rocco, Miglior scenografia al quartiere Borrello; Luci ed effetti speciali al quartiere Matrice; Tecnica dei movimenti al quartiere Purgatorio; Decorazioni e costumi al quartiere S. Antonio. “In procinto di ripartire con l’allestimento dei nuovi Carri di S. Lucia per dicembre 2024 – conclude Girgenti – stiamo già pensando a una seconda edizione del Festival Letterario che si terrà in primavera nel 2025 con tante novità. Questa terza edizione del Mechané Festival ha rafforzato l’identità e ha sottolineato l’importanza della connessione con l’arte e la cultura. Attraverso questi strumenti, il festival ha tracciato un percorso comune volto a creare una comunità più unita e consapevole del proprio patrimonio culturale.

Inaugurata la mostra “Connessioni Universali: Abbracci nella Terra”

Belpasso – è stata inaugurata, presso la sede della Pro Loco di Belpasso (in collaborazione con la Fondazione Carri di Santa Lucia), la mostra “Connessioni Universali: Abbracci nella Terra” dell’artista Anna Maio. Una personale d’arte, scaturita da un concorso di pittura, nella quale le opere dell’artista esplorano il tema dell’interconnessione tra esseri umani e natura, utilizzando colori, forme e materiali per comunicare un messaggio di armonia e comprensione reciproca. L’esposizione, che durerà fino al 6 agosto, fa parte del ricco programma del Mechané Festival che include una varietà di eventi tra spettacoli, arte e cultura. L’inaugurazione – che ha visto la giornalista Katya Maugeri nel ruolo di madrina – ha riscosso un notevole successo, con una partecipazione entusiasta da parte del pubblico e degli artisti presenti. La mostra – visitabile tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00 – offre ai visitatori l’opportunità di immergersi in un’esperienza artistica che invita alla riflessione e al dialogo. La mostra Connessioni Universali: Abbracci nella Terra rappresenta un momento di grande rilevanza culturale per la comunità di Belpasso, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le varie istituzioni locali per la promozione dell’arte, della cultura e la valorizzazione del territorio. La Pro Loco di Belpasso e la Fondazione Carri di Santa Lucia di Belpasso dimostrano, dunque ancora una volta, il loro impegno nel valorizzare il talento artistico locale e nell’offrire eventi culturali al pubblico.  

Mechané Festival: dieci giorni di bellezza e cultura dal 27 luglio a Belpasso

BELPASSO – Ritorna a Belpasso un appuntamento imperdibile: il Mechané Festival, giunto alla sua terza edizione. Il festival si svolgerà dal 27 luglio al 6 agosto con un programma ricco di appuntamenti che trasformerà Belpasso in un palcoscenico di eventi imperdibili. Sarà un’esperienza coinvolgente ed emozionante in cui i partecipanti potranno immergersi in eventi culturali e non solo perché a caratterizzare il Mechané Festival saranno anche le spaccate dei Carri di quattro dei quartieri belpassesi. Le incantevoli macchine sceniche barocche, infatti, ben rappresentano, contraddistinguono ed esaltano l’identità culturale e creativa di Belpasso. «Un evento che negli anni si è arricchito di appuntamenti collaterali, creando intorno a esso un festival dall’identità culturale e artistico davvero unico: il Mechanè Festival. Spiega Carlo Caputo, sindaco di Belpasso. Ho da sempre creduto nel valore artistico dei carri, sin dalla mia prima sindacatura, lavorando affinché si realizzassero i tre capannoni di Santa Lucia. Oggi credo altrettanto fortemente nel valore di questo festival che ospiterà una serie di eventi imperdibili tra musica, arte e cultura e che darà la possibilità di mostrare, soprattutto ai numerosi turisti che durante i mesi estivi arrivano a Belpasso, la bellezza del lavoro delle maestranze e dei devoti, e non solo». Il Mechané Festival è un evento straordinario che celebra l’arte in tutte le sue forme: musica, teatro, scrittura e scenotecnica. Si inizierà il 27 luglio con la presentazione del libro “Città Moncadiane” di Giuseppe Giugno, l’inaugurazione della mostra di pittura dell’artista Anna Maio e il “Gran Galà di melodie immortali” nell’incantevole cornice del Cortile Russo Giusti, un elegante concerto per pianoforte e coro emozionerà il pubblico con le colonne sonore più belle del cinema. Il 28 luglio ancora musica attraverso un viaggio magico al sud con le note musicali di Sergio Giuffrida e la voce di Antonella Rapisarda. L’1 agosto prima del Carro del quartiere Purgatorio, in piazza Duomo ci sarà il tributo a un artista locale che sta lasciando una testimonianza  tangibile della sua infaticabile attività: Tano Corallo. Il 2 agosto al Russo Giusti uno spettacolo teatrale molto atteso che emozionerà i presenti, la versione estesa di “Dialoghi d’Autore nell’Era dell’Intelligenza Artificiale”, di Katya Maugeri e Nino Girgenti, realizzata con i ragazzi del Liceo F. Redi di Belpasso presentato in forma breve ad aprile scorso durante il Festival Letterario “Parola per Parola”. Lo spettacolo è un’anteprima della rassegna teatrale che il comune ha programmato per settembre. Dopo lo spettacolo si ballerà con una band emergente, i Caronda. «Anche quest’anno sarà un’occasione per scoprire e conoscere una Belpasso autentica, spiega il presidente della Proloco Tony Carciotto, momenti di svago e approfondimento culturale tra storia, musica, arte e tradizioni legati da oltre 380 anni al culto di S. Lucia sempre nel vivo ricordo di Malpasso e Fenicia Moncada». Sabato 3 agosto lo scrittore genovese, Manuel Bova presenterà il suo ultimo libro “Un millimetro di meraviglia”, poi il tanto atteso Premio Mechanè alla Cultura e a seguire il Carro del quartiere Matrice. Il 4 agosto, per la festa del Patrocinio si concluderà la serata con il Carro del quartiere S. Rocco. Lunedì 5 agosto al Cortile Russo Giusti, ancora musica con l’omaggio a Rosa Balistreri. L’ultima serata si svolgerà il giorno seguente in piazza S. Antonio dove i carristi del quartiere riproporranno il proprio Carro di S. Lucia con un finale pirotecnico. «Il Mechané Festival è un appuntamento che in tantissimi aspettano e il nostro obiettivo è sempre lo stesso: raffigurare l’arte in tutte le sue forme e generare un sano intrattenimento in queste magnifiche serate estive. Dichiara Antonino Girgenti, presidente della Fondazione Carri di Santa Lucia. Il programma, seppur rinnovato è orientato alla proposizione di contenuti dinamici per incuriosire e affascinare anche le nuove generazioni. Anche quest’anno verranno assegnati il Premio Mechanè alla Cultura e il riconoscimento ai quartieri per gli allestimenti scenici dei Carri di S. Lucia presentati nel dicembre scorso. Il 2024 per Belpasso è un anno molto particolare, vivremo la festa del Patrocinio con il pensiero rivolto agli ultimi giorni di dicembre quando accoglieremo le sacre spoglie di Santa Lucia, un evento memorabile per la nostra città». Saranno dieci giorni straordinari, dove la cultura, l’arte e la musica si fondono per creare un’esperienza unica e indimenticabile. Il Mechané Festival è pronto a sorprendere con emozioni, spettacoli e incontri che rimarranno nel cuore di tutti i partecipanti. L’evento è organizzato dalla Fondazione Carri di Santa Lucia, la Proloco di Belpasso, patrocinato dall’Assessorato Regionale allo Sport, Turismo e Spettacolo, dall’Assemblea Regionale Siciliana e dal Comune di Belpasso.

Seconda edizione del Torneo poetico di Poetry Slam a Catania: emozioni e talento in tre serate

Slammers finalisti, spettatori e giurati in un momento conclusivo della seconda edizione del Torneo Di Poetry Slam tenutosi al Monastero dei Benedettini di Catania

Catania – Il Torneo di Poetry Slam  tenutosi a Catania il 17, 19 e 21 giugno 2024 ha acceso i riflettori sulla vibrante scena poetica della città, durante la seconda edizione. In un susseguirsi di esibizioni cariche di passione, ogni slammer ovvero chi si esibisce a colpi di versi, ha avuto l’opportunità di esprimere la propria arte in soli tre minuti, seguendo le regole del torneo che richiedono concisione e intensità. La giuria, composta da spettatori estratti a sorte, esclusi i parenti degli slammers – come da regolamento – ha decretato Costanza Virgillito vincitrice del Torneo di Catania. Con la sua vittoria, Costanza si è guadagnata un posto nella Semifinale per la Sicilia Orientale, che si terrà il 5 luglio a Noto. Il secondo posto è stato assegnato a Marta Di Dio, mentre il terzo a Valentina Contarino. “Poetry Slam” è una competizione poetica nata a opera del poeta Marc Smith nel 1984, presso il Jazz Club “Get Me High Lounge” di Chicago (Stati Uniti), e fondata su un tipo di performance avente per oggetto la “spoken word”, intesa come declamazione dei propri testi senza l’ausilio di strumenti musicali. La tipologia di competizione si è diffusa rapidamente in altre nazioni fino a raggiungere altri continenti, come l’Europa. In Italia il format è stato ricreato e amministrato dalla “L.I.P.S.”, ossia la “Lega Italiana Poetry Slam”. La riproduzione del format negli altri paesi ha implicato la creazione di regolamenti interni alle varie delegazioni, che, sebbene possano presentare tra loro lievi variazioni, mantengono saldi i seguenti elementi: i performers del Poetry Slam sono chiamati “slammers”, si esibiscono recitando o leggendo i propri testi poetici, che vengono valutati da una giuria composta da un numero minimo 5 a un numero massimo di 10 giurati – estratti a sorte tra il pubblico secondo un metodo di selezione casuale – i quali, durante la competizione, dovranno assegnare a ciascun testo un punteggio. Il successo dell’evento non sarebbe stato possibile senza l’impegno e la dedizione del Team organizzativo. Gli studenti della Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Catania Carola Carnazza, Concetta Cambria e Mattia Barbagallo, uniti a Riccardo Nobile, Samuele Fontanazza e Giovanni Battaglia (membri dell’Associazione Culturale “Corno Francese Blu”), hanno lavorato con efficienza per coordinare ogni dettaglio. A guidare l’evento come Maestro Cerimoniere è stato il professore Rosario Castelli, Docente di Letteratura Italiana del Dipartimento di Scienze Umanistiche – Facoltà di Catania che ha coordinato il lavoro dei giurati e presentato gli slammers in programma. Questo torneo non è stato solo una competizione, ma un vero e proprio spettacolo di talento e creatività, i concorrenti hanno dimostrato che la poesia è viva e pulsante nella cultura contemporanea. Con l’eco dei versi declamati in queste tre occasioni dedicate, Catania attende già con impazienza il prossimo incontro per la terza edizione. Tra i partecipanti più o meno noti nel mondo artistico e poetico, studenti universitari e non, ad esibirsi sul palco del Cut, il Centro Teatrale Universitario, in Piazza Università sono stati: Valentina Zapperi, Salvatore Leone, Giusy Cafà, Ruggero Di Maura, Marta Di Dio, Ivan Di Marco, Francesca Sanfilippo, Anna Agata Mazzeo, Marco Raineri (MarkRain), Nicole Talluto, Mario Pitari, Costanza Virgillito, Valentina Contarino, Valeria Rizzo e Nathalia Catena  

Silent Book Party: Una Vita Senza Social è possibile?

C’è un nuovo trend che arriva dagli USA: il Silent Reading Party, che insieme ai ristoranti tech-free è già trend globale. Un desiderio di disconnessione dal mondo digitale, sta dietro la diffusione di queste tendenze, già diffuse anche in Italia. Anche a Catania, sono sempre più i locali e le librerie che promuovono eventi senza l’uso dei telefonini, eventi dove si ascolta musica, si intrecciano nuove amicizie, si disegna o declamano poesie estemporanee; si cerca di riprendere sane abitudini dimenticate, a favore di un nuovo modo di socializzare, ovvero quello tradizionale: guardarsi negli occhi e stringere mani per presentarsi. I Silent Book Party invitano le persone a riunirsi in spazi condivisi per leggere in silenzio, ognuno immerso nel proprio libro. Dopo un’ora di lettura silenziosa ci si invita a parlare delle proprie letture individuali, per momenti di confronto preziosi. L’idea è semplice ma potente: creare una comunità di lettori che, pur condividendo lo stesso spazio, si dedichino alla lettura individuale, lasciando da parte smartphone, notifiche e altre distrazioni digitali. Il fenomeno dei Silent Book Party è una risposta diretta all’effetto alienante dell’abuso degli smartphone, che spesso invade anche i momenti conviviali. Quante volte avete notato che attorno ad un tavolo di un pub, o ristorante, tutti i commensali fossero intenti a scrollare lo schermo dei cellulari? Ci si vede per trascorrere del tempo insieme agli amici, o per condividere tutti insieme uno scatto della tavola imbandita? Un cambio di tendenza dunque, registra l’esigenza di riscoprire il piacere della lettura e la gioia di essere presenti nel momento, senza la necessità di condividere o documentare l’esperienza sui social network. Parallelamente, negli Stati Uniti, TikTok si trova al centro di una controversia legale che potrebbe ridefinire il futuro dei social media nel paese. Una nuova legge, che richiede a ByteDance, la società madre di TikTok, di vendere l’app a un acquirente approvato o affrontare un divieto nazionale, ha sollevato questioni riguardanti la libertà di espressione e la sicurezza nazionale. TikTok e alcuni dei suoi utenti hanno intentato cause legali contro il governo statunitense, sostenendo che la legge viola i loro diritti di espressione, e che sia la causa di una degenerazione cognitiva nei giovani utenti, ormai costantemente distratti da una dipendenza da social. Questi due fenomeni apparentemente disconnessi – i Silent Book Party e la battaglia legale contro TikTok – riflettono una tensione più ampia nella società moderna: la lotta tra la connessione costante e la ricerca di spazi non digitali. Mentre i Silent Book Party offrono un’alternativa alla vita online, la disputa legale solleva domande sul ruolo dei social media e sulla loro regolamentazione. Occorre ridefinire un nuovo bilanciamento tra vita online e vita offline. La questione fondamentale è se una vita senza social sia ancora possibile o desiderabile. I Silent Book Party suggeriscono che c’è un desiderio crescente di disconnettersi e di ritrovare il piacere nelle attività offline. D’altra parte, la popolarità di TikTok dimostra che i social media continuano a essere una parte integrante della vita quotidiana per milioni di persone. In conclusione, mentre la società valuta il bilanciamento tra vita digitale e non digitale, eventi come i Silent Book Party e le sfide legali come quella di TikTok saranno cruciali nel definire il futuro del nostro tempo libero e della nostra espressione culturale. La risposta alla domanda “Una vita senza social è possibile?” potrebbe non essere un semplice sì o no, ma piuttosto un invito a riflettere su come scegliamo di connetterci e comunicare nel mondo moderno. Una via di mezzo può essere la scelta opportuna, consapevoli che “è la dose a fare il veleno” e un uso moderato del telefonino e dei social potrebbe favorire una maggiore serenità nelle proprie giornate, ritrovare il piacere di incontrare uno sguardo, favorire un sonno riposante e tenere sotto controllo l’ansia dell’essere costantemente reperibili e performanti nel digitale, a discapito della vita reale.

Aperitivo Day: per rilassarsi o socializzare, l’aperitivo non può mancare

A casa o meglio in un locale, oggi è l’aperitivo Day! Non era necessario stabilire una giornata mondiale per celebrare un’usanza sempre più diffusa, eppure è in corso una tre giorni alla Milano ‘da bere’ per l’Aperitivo Festival. E Catania, che pullula di dehors che offrono i modi più disparati per consumare, da soli o in compagnia, drink e stuzzichini vari, non ha nulla da invidiare alla metropoli lombarda. Il 48% degli italiani, il 3% in più rispetto al 2022, come rivela una ricerca condotta da Niq, ama intrattenersi nei locali per prepararsi alla cena, o addirittura cenare con un aperitivo ‘rinforzato’. Il 43% degli italiani se lo concede in un locale almeno una volta a settimana, per una spesa media di 12 euro, ma a tanti piace anche farsi l’aperitivo in casa, acquistando patatine, arachidi e bottiglie per mixare i cocktail secondo i gusti. Lo confermano le vendite in Gdo di spumanti e gin, nonostante la crisi gli alcolici non hanno subito un taglio nel carrello della spesa, che hanno al contrario, aumentato i volumi venduti di quasi il 2% e visto salire il giro d’affari rispettivamente del 5,4% e del 12,2%. Che sia per rilassarsi o per socializzare, il momento per l’aperitivo non può mancare. Tra chi opta per l’aperitivo classico, il 32% per gli spumanti e il 26% per i cocktail: si conferma la leadership dell’Aperol Spritz, seguito dal Campari Spritz, a seguire Gin&tonic – preferito dall’ampia fascia di consumatori tra la GenZ e i Millennials. Solo il 18% di consumatori sceglie il vino fermo e un 17% la birra. Cresce (+4%) la preferenza per le bevande analcoliche o poco alcoliche, condivisa dal 10% dei consumatori. Il nostro, non è un Paese per sobri. Tra apericena, cocktail e musica, l’aperitivo ha avuto un exploit negli anni, diventando uno dei momenti più conviviali degli italiani. Vediamo come ebbe inizio questa abitudine di consumo. In principio fu vino e assenzio La prima bevanda della storia definita “aperitivo” risale al V secolo a. C., e venne messa a punto da Ippocrate (si, quello del giuramento dei medici). Il più celebre medico dell’antichità infatti aveva creato una bevanda a base di vino aromatizzato con assenzio e altre erbe. Questa bevanda alcolica era particolarmente amara, e veniva utilizzata in casi di inappetenza per “riaprire” lo stomaco. Il primo liquore – aperitivo paragonabile a quelli odierni viene inventato a Torino a fine ‘700 ad opera di Antonio Benedetto Carpano, e la sua funzione era proprio quella di essere consumato prima dei pasti per stimolare l’appetito. La bevanda in questione altro non era che un vino aromatizzato con l’aggiunta di china: il suo nome era vermouth, un liquore che ancora oggi consumiamo, e non solo in Italia. A fare la fortuna del vermouth fu Vittorio Emanuele II, che lo apprezzava proprio per il suo gusto lievemente amaro e che ne fece la bevanda ufficiale di corte. In breve il vermouth divenne la bevanda must anche per personaggi storici come Cavour o Garibaldi, e presto altri imitarono altri liquori di successo. Consumato prevalentemente nei Caffè letterari ottocenteschi, l’abitudine si diffuse soprattutto nelle grandi città, dove politici, artisti e intellettuali, proprio in questi luoghi di ritrovo – oltre a sorseggiare i loro aperitivi – discutevano delle loro idee.

Qual è “La scelta” giusta? Sigfrido Ranucci presenta il suo libro a Catania

È iniziato ieri 18 maggio il tour siciliano per la presentazione del libro “La scelta” (Bompiani edizioni) del giornalista di Report- Rai 3 Sigfrido Ranucci. Noi di Gaglioweb.it eravamo presenti. All’interno dell’evento “Maggio dei libri” presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, a Catania, è stato organizzato un “Doppio incontro” uno fissato per le 10.30 che ha visto i giornalisti Antonello Piraneo (direttore de La Sicilia) e Giovanni Iozzia (direttore di Sikelian) dialogare con l’autore; e l’altro alle 17.30 con i giornalisti Antonio Condorelli (Live Sicilia) e Anna Lisa Maugeri (Sicilia Buona). Il doppio appuntamento fissato per consentire al pubblico dei lettori (oltre 500 prenotati) un’ampia partecipazione è risultato ben oltre le aspettative.  In entrambe le occasioni, tanta l’affluenza è stata numerosa, che parte dei lettori ha ascoltato, in filodiffusione, la presentazione di Sigfrido Ranucci, intrattenendosi nei diversi piani della libreria. Il giornalista co-autore di ReportRai3, ha alle spalle una lunga carriera: ha lavorato in Rai già dal 1990, prima da inviato per le rubriche del tg3, poi per Rai news 24, nel 2001 è stato inviato per seguire l’attentato alle Torri gemelle di New York, nel 2004 per informare da Sumatra del drammatico tsnumai; proseguendo con le inchieste realizzate sul luogo di guerra tra Balcani e Medio Oriente per denunciare la violazione dei diritti umani e della Convenzione di Ginevra. Dal 2017 Sigfrido Ranucci ha ereditato il programma televisivo di giornalismo d’inchiesta dall’ideatrice Milena Gabanelli. La popolarità del giornalista è nota a tutti, il direttore de La Sicilia Antonello Piraneo ha voluto tracciare per grandi linee “l’uomo” che ogni mattina compie una scelta coraggiosa alla ricerca della verità. Raccontando il clima che si respira in Rai, Ranucci riferisce di non aver subito alcuna censura, si ritiene un giornalista indipendente, ma la solidarietà va a tutti i colleghi giornalisti – non solo Rai – quando chiede: qual è il prezzo che un giornalista deve pagare sulla sua pelle per tutelare la propria libertà d’espressione? Nel 2024 sono stati minacciati in 133 giornalisti, sono invece 270 i giornalisti che vivono tutelati dalla scorta in Italia. “Sgarbi ha minacciato gesti osceni, per offendere, tirando fuori il suo gioiello di famiglia. Poi ci ha querelato. E poi quelli che ci hanno chiesto risarcimento danni: i figli di La Russa, la vicenda Urso, Gasparri che mi denuncia e mi fa le interrogazioni parlamentari, o quello che ha detto il primo ministro Meloni….” Infatti, Sigfrido Ranucci conta un record di 180 querele ricevute nell’esercizio della professione giornalistica, e diversi tentativi di screditamento, un modo di metterlo fuori gioco e smettere di infastidire i protagonisti delle sue inchieste. Paragona l’Italia al ‘paziente malato’ che finge essere in buona salute o che ignorando la gravità della situazione procede, senza preoccuparsene. Un pensiero è andato al giornalista Franco Di Mare, deceduto il 17 maggio  a causa del mesotelioma. “La scelta” è un libro che raccoglie e ripercorre alcune inchieste fondamentali di cui svela i retroscena,  evoca figure come il padre, atleta e finanziere di grande carisma, e Roberto Morrione, fondatore di Rai News 24. Figure che hanno forgiato in lui la capacità di portare fino in fondo ogni scelta: perché fare giornalismo sul campo significa prendere decisioni che cambiano per sempre il corso delle cose. L’inchiesta giornalistica porta luce nelle zone d’ombra, fa luce sulla verità nel mondo dell’informazione, per un Paese più democratico. “La scelta” è stata quella di fissare su carta e inchiostro, ma soprattutto tenere in memoria le notizie, “Una notizia senza memoria è orfana” e inoltre l’occasione per Ranucci di menzionare quelle ‘figure angeliche’ propizie incontrate nel corso delle indagini sui fatti di corruzione, che sono state per lui salvifiche e illuminanti. Emerge dalla lettura l’autoritratto di un uomo coraggioso, oltre al giornalista più premiato, al conduttore del reportage giornalistico più seguito, il bimbo che a 5 anni indossando il costume in maschera di Superman si sente perfettamente nei panni del super eroe, con la precisa missione di salvare il mondo… dalla corruzione. Un uomo, un professionista, che col suo lavoro incoraggia il giornalismo d’inchiesta, la legalità e la giustizia sociale. L’intento del memoir è quello di “offrire ai cittadini il romanzo crudo dei fatti attraverso un rigoroso lavoro di ricerca, anche quando la strada è irta di pericoli che toccano le vite personali dei giornalisti.

Il viaggio introspettivo di Donatella Turillo con il libro “Mamita sta bene”

  Sabato 11 Maggio 2024, presso il Palazzo della Cultura di Catania, è stato presentato il libro autobiografico della giornalista fotoreporter Donatella Turillo, numerosa la partecipazione del pubblico, che ha assistito all’intervento nel corso della presentazione di Roberta Giuffrida (Direttrice d’Orchestra jazz); Pietro Ristagno (Direttore Artistico Teatro Neon); Renato Lombardo (Operatore e produttore eventi culturali) e Carmela Sanfilippo che ha magistralmente interpretato la lettura di qualche pagina. Dove ci porterà la nostra involuzione sociale e culturale? È questa la domanda che Donatella Turillo pone a sé stessa ed anche ai lettori del suo primo libro “Mamita sta bene” (Algra Editore). Una storia – come ha raccontato l’autrice – sedimentata nel cassetto della memoria, per 27 lunghi anni, prima di giungere alla decisione di pubblicarla. Inizia a tradurre i ricordi sui fogli mentre si trova a letto affetta da Covid-19. Un periodo critico e drammatico – per tutti – il lockdown 2020 è stato per la giornalista un modo per curare corpo e anima attraverso la scrittura. E mentre il flusso dei ricordi si trasformava in pagine per i lettori, si chiedeva se la pandemia “…spazzasse via anche la nostra di civiltà? Forse gli unici viaggi che dovranno affrontare i futuri umanoidi per capire le tracce del nostro presente saranno metallici link virtuali…” Il libro si apre con la dedica ai due figli Carola e Giordano, come una dote scritta di ciò che ogni essere umano possiede per affrontare le avversità della vita, ogni tanto ci si dimentica di quanta forza ed energia custodiamo nell’istinto di sopravvivenza. La narrazione segue il flusso dei ricordi, inizia dal viaggio verso i Tropici, un viaggio compiuto nell’ottobre del 1999 con l’intento di recuperare serenità, risposte e soluzioni ai problemi che la attanagliavano a Catania. L’autrice anticipa una sperata trasformazione, nel volo che attraversa l’Oceano Atlantico e nel viaggio, scrivendone a distanza di tempo e spazio il libro e la trasformazione, come per osmosi, contagia chi legge: “zaino a spalla e sete di sapere”. Si parte in esplorazione di sé. “Arrivammo la sera, quella del 26 ottobre 1999 all’aeroporto di Cancun. Finalmente arriviamo ai Tropici, che fascino. La riviera Maya ci aspettava, una delle sette meraviglie del mondo era a due passi da noi: il misterioso Tempio di Kukulkàn, un luogo unico…” Il viaggio in Messico diviene un viaggio di introspezione per questa “Chica Linda”, ma anche un viaggio nel tempo tra culture diverse, colori, suoni, profumi, cibi buoni, ed anche nei sorrisi scaturiti, a ritmo di musiche latine, contemplando l’infinito mistero dei popoli Maya. Il senso di responsabilità e l’amore sono i sentimenti, che più di tutti, risaltano tra le pagine della scrittrice-giornalista-fotografa; non mancano le citazioni cinematografiche (come “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman e la partita a scacchi con la morte) e l’autoironia che insieme alleggeriscono il rimuginare delle importanti riflessioni. “Easy Rider – Libertà e Paura, il paesaggio era simile, e anche lo spirito del viaggio in fondo lo era… O Thelma & Louise. A pensarci bene questi due capolavori cinematografici non hanno un lieto fine.” Leggere “Mamita sta bene” è come partire gratis per la stessa avventura messicana, tutti insieme in un paesaggio dalle tinte calde e brillanti da sembrare catapultati in un affascinante quadro di Frida Kahlo, o arrampicati tra i 365 gradini della piramide Maya detta Castillo, a guardare il mare di vegetazione dall’alto. Donatella Turillo ha una scrittura che arriva direttamente al cuore delle emozioni, le si perdona la mancata consecutio temporum, come tratto distintivo di chi, per quel racconto ha lottato nuovamente con la paura della morte. La suspence e il coinvolgimento sono assicurati, sembra di stare insieme al bancone a bere tequila, mentre racconta di una tragicomica avventura… e mentre invita a recuperare il rapporto con la natura, mettendo da parte la mediazione dello schermo del cellulare per essere umani e abbracciare dal vivo amici e legami sentimentali. “Misticismo, superstizione, profezia, numerologia, astronomia, astrologia, medicina, matematica, sapienza, morte, resurrezione. Il tesoro culturale lasciato dai Maya, me li faceva percepire come una razza umana superiore venuta dallo spazio e tornata indietro, lasciando i posteri abitanti della terra nella miseria della loro ignoranza… Nell’intelligenza di un solo popolo, si concentrava il mistero della vita, forse anche della mia.” Come scrive l’amica Roberta Giuffrida musicista regista, nella post-fazione di “Mamita sta bene” il lavoro di Donatella Turillo è la “perfetta orchestrazione di un concerto Jazz corredata di un inizio, svolgimento, climax, discesa ed epilogo, utilizzando come orchestrali in un dialogo musicale elementi come l’ironia, il cinismo, l’educazione civica, l’amore e il romanticismo. Ha messo dentro tanti di quei colori che hanno reso il suo racconto un viaggio del lettore dentro la propria anima.”  “Piccola e fragile mammina, siamo insieme ancora una volta anche nelle nostre sventure, ma abbiamo superato sempre ogni difficoltà! Dai! Mammina dove sei? Rispondi! Mamma!”, continuavo a parlarle nella notte.