{Play-off con VARiabile salvavita} = #STRINGHE.9

Il Catania accede al secondo turno play-off tornando alla vittoria casalinga contro il Giugliano. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Buon approccio. Pressante, propositivo, con voglia di mettere subito in chiaro le cose. E ci si riesce affidandosi al solito asso nella manica rappresentato dallo schema da calcio d’angolo. Anastasio chiama il movimento a Jiménez, rapido scambio e cross forte dello spagnolo sul quale si avventa Inglese. Così, da rapace d’area, il centravanti stappa il match, capitalizzando al 9° quanto di buono prodotto dai compagni. 15 gol in 30 partite. Segnale promettente: Roberto non segnava per due partite di fila dal 5 gennaio. Avevo l’impressione fosse una buona idea (a posteriori lo confermo) la scelta dello staff medico di dare al bomber un mese e mezzo di pausa, per ristabilire la miglior condizione possibile in vista della post season. Scontato che un calciatore del suo calibro faccia eccome la differenza quando il pallone scotta. Era successo a Potenza, accade di nuovo: passata in vantaggio, la squadra abbassa il baricentro offrendo troppo in fretta il fianco alle sortite di un avversario giochista. Difatti, prima un palo colpito di testa e dopo un gol annullato dal VAR, poiché realizzato di braccio, sono il preludio del pareggio che puntualmente arriva nel corposo recupero del primo tempo. Un Jiménez già poco intraprendente, eccezion fatta per l’assist, sceglie colpevolmente di servire un compagno braccato in fase di costruzione dal basso; in due scippano Di Tacchio sotto pressione, De Rosa mira da fuori area e scaglia in porta il pallone con ferocia sportiva. Del trequartista numero 10 (sostituito all’intervallo) parlerà in modo critico nel post partita lo stesso Toscano, rimproverandogli il fatto di nascondere le sue indiscusse qualità nei momenti in cui, invece, servirebbe metterle a servizio della squadra. In effetti è la terza gara consecutiva in cui lo spagnolo disputa soltanto un tempo, anche per ragioni tecniche visto che da parte sua ci si può aspettare perlomeno più spirito d’intraprendenza. È Ierardi l’MVP di Catania-Giugliano All’intervallo esce anche Quaini, reo di aver macchiato la sua partita con la solita ammonizione che alla lunga lo penalizza. Questo è un difetto che Alessandro dovrebbe limare, perché ha raggiunto il 15esimo cartellino giallo in 33 match stagionali: una media di quasi uno ogni due. Il problema non è quanti ne rimedia, ma come: spesso forzando o anticipando parecchio decisioni di gioco istintive. Sta di fatto che l’atteggiamento d’inizio ripresa è ancora sbagliato, tanto che un Di Tacchio (stranamente) disorientato consegna al Giugliano la possibilità di ribaltare il risultato. Fortunatamente Dini vince il tu-per-tu mantenendo i suoi a galla. Nel ribaltamento di fronte, è il Catania a segnare: Di Gennaro imbuca per Ierardi, controllo orientato da circense, un tocco per allungarla e rilascio totale della gamba destra a spedire la sfera sul palo lontano. Rasoiata lussuosa che rappresenta la consacrazione di un difensore in evoluzione, capace di riattivarsi al massimo del potenziale dopo una fase centrale di campionato da emarginato. A un certo punto sembrava sparito dalle gerarchie di Toscano che lo ha prima pungolato e poi rimesso in gioco a partire da Monopoli. Pragmatico in difesa, è diventato funzionale nell’assetto tattico affinando tocco e scelta del passaggio. Lunetta esce per una lesione di basso grado dopo un incontro piuttosto opaco. Il Catania approfitta del sostegno del Massimino per riversarsi in attacco, guadagna corner e porta uomini a saltare. 58° minuto: Stoppa crossa dalla destra e Di Gennaro stacca spizzando il pallone sul braccio del numero 8 De Rosa. Fallo non ravvisato dal direttore di gara, solo grazie al richiamo del VAR all’on field review i rossazzurri usufruiscono di un calcio di rigore che, naturalmente, Inglese trasforma in 3-1. E qui pongo un asterisco per riprendere più in là questo paragrafo. Da Dini a Di Gennaro: così no contro le big Nel frattempo, dopo Sturaro (bene!) e Dalmonte (che gol sbaglia davanti alla porta?), subentra anche Montalto, al quale il mister concede minutaggio risparmiando una mezz’oretta a Bobby. Il Giugliano ha il merito di restare in partita e tornare a contatto a dieci minuti dalla segnalazione del recupero. Tiro rasoterra – di nuovo – dalla distanza, Dini respinge corto, è di Nepi la battuta a rete che vale il definitivo 3-2. Un’occasione nella quale la punta ospite si dimostra più reattiva di Celli e Di Gennaro. A tal proposito, mi preme evidenziare quanto la prestazione individuale del centrale numero 15 sia risultata efficace nella manovra d’attacco e nell’area avversaria, ma stranamente rilassata e deficitaria in fase difensiva. Nel finale ci sarebbe anche spazio per chiuderla sul 4-2 in contrattacco, tuttavia il coast-to-coast di Stoppa al 94° si stampa sul palo. Dal Giugliano (26 gennaio) al Giugliano (4 maggio): oltre tre mesi dopo il Catania torna a vincere davanti al proprio pubblico. Si qualifica così al secondo turno dei play-off, dove mercoledì sera alle 20:00 affronterà il Potenza nel remake della sfida di pochi giorni fa. Anche in quel caso, in virtù del miglior posizionamento nella classifica del girone C, gli etnei potranno permettersi di passare vincendo o pareggiando in casa la gara secca. Benedetto sia il VAR! Analizzati in toto gli aspetti legati al calcio giocato, mi permetto infine di muovere una critica nei confronti di chi si occupa delle designazioni arbitrali. Com’è possibile insistere su un arbitro che pecca di recidiva? Dopo aver sorvolato su un palese calcio di rigore in favore dei rossazzurri in Catania 0-0 Picerno del lontano 14 settembre 2024, il signor Mattia Ubaldi di Roma 1 aveva commesso un grave errore anche in Catania 1-1 Foggia del 2 marzo scorso, convalidando ai pugliesi una rete di braccio. La tifoseria catenese ringrazia l’avvento ai play-off del VAR, senza il quale l’esito del match si sarebbe ribaltato. Difatti anche stavolta, alla terza esibizione stagionale al Massimino il fischietto romano ne combina di tutti i colori. Facciamo due conti, immaginando un andamento senza supporto del VAR. Primo tempo: 1-0 di Inglese ok, l’1-1 di braccio sarebbe stato convalidato, la botta di De Rosa sarebbe valsa l’1-2.
{Bobby, you’ve got the Power} = #STRINGHE.8

Battendo il Potenza, il Catania conferma il quinto posto e si prepara ai playoff di Serie C. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Lo stile di gioco resta quello solito: pratico, conservativo e poco avvezzo al calcio champagne. Al momento, però, sta funzionando, quindi potrebbe rivelarsi rischioso testare strade alternative a tratti sconosciute. Anche perché – diciamo la verità – questa rosa non ha mai spiccato per geometria, palleggio, dominio territoriale e fantasia. Si è sempre sentita a proprio agio lasciando sfogare gli avversari, prima di colpirli in transizione o in maniera sorprendentemente inattesa, estemporanea. Preparando così l’ultima gara della regular season, Mimmo Toscano si aggiudica il dodicesimo risultato utile delle sedici partite del 2025, nonché la quinta vittoria consecutiva in trasferta. In vista dei playoff bisognerebbe quindi riflettere sul rendimento dentro casa, dove d’altronde si disputeranno il primo ed eventualmente il secondo turno. Do-Raimo, Do-Raimo Finalmente sorridiamo per il primo timbro stagionale di Alessandro Raimo, un ragazzo al quale la tifoseria ha imparato nel tempo ad affezionarsi. La sua esperienza rossazzurra è emblema di pazienza, impegno costante e meritocrazia. Giunto in città nell’ambito dello scambio di Devid Bouah con la Carrarese, ha impiegato del tempo a guadagnarsi spazio, ma approfittando degli spezzoni e dei fastidi fisici di Guglielmotti, nel 2025 si è preso la scena sorprendendo per affidabilità e dedizione. Altruismo nelle azioni d’attacco, applicazione nelle situazioni di difesa. Conduzione in corsa, tagli centrali, sovrapposizioni, calci dalla distanza, diagonali difensive, cambi corsia, chiusure essenziali sono giocate all’ordine del giorno per il numero 19. Tanto ricercato quanto meritato il gol volante, che scaturisce dal corner del solito crossatore Anastasio spizzato da un giganteggiante Di Tacchio. Il primo tempo scorre come d’auspicio dell’allenatore etneo che ha studiato la strategia perfetta per imbavagliare la formazione lucana. Soltanto gli squilli di Siatounis, che scheggia il palo dalla distanza, e la testata parabolica di Caturano impensieriscono una retroguardia molto attenta e robusta. Potenza arrembante, Catania in affanno La ripresa comincia, invece, con tutt’altro atteggiamento collettivo dei siciliani che decidono con eccessivo anticipo di rintanarsi nella propria trequarti esponendo il fianco alle numerose iniziative dei rossoblù. Succube di un avversario sempre più tambureggiante, il Catania abbassa troppo il baricentro fino a concedere la rete del pareggio. Petrungaro alza col destro a rientrare, De Rose devia apparecchiando la traiettoria per il tap-in di Castorani. Questo succede proprio quando Toscano ha deciso, ma ritardato, il primo slot di sostituzioni. Un ritardo, a mio modo di vedere, esagerato. Perché da diversi minuti si notava una squadra passiva, incapace di reggere ai colpi dei padroni di casa e soprattutto di imbastire contrattacchi. Rosa profonda, finalmente! Una volta effettuate le tanto attese sostituzioni, i rossazzurri cambiano di nuovo marcia pescando dalla panchina energie rinnovate. Sturaro per De Rose è un cambio migliorativo, sia per la prestazione disordinata del numero 6, sia per l’agonismo conferito da Stefano nei contrasti (un classico il cartellino giallo). Stoppa per Lunetta potrebbe anche diventarlo, se solo si servisse qualche pallone alla seconda punta classe 2000. Ma è soprattutto Dalmonte a lasciare il segno subentrando ad Anastasio e trasferendo Raimo a sinistra. Due gli episodi chiave. All’86° Sturaro salva sulla linea un gol divorato da Verrengia su sviluppi di palla inattiva; al 90° Ierardi si sgancia a destra, appoggia d’esterno a Dalmonte che converge verso la zona centrale e scodella col sinistro offrendo a Inglese un suggerimento verticale di pregiata fattura. Bobby prende la mira, tira fuori il bomber che è in sé e disegna di testa un pallonetto imprevedibile che si infila in porta dopo un contatto col montante della traversa. Portiere scavalcato, 1-2, balzo dalla sedia dei tifosi in visibilio per il più godurioso dei gol da centravanti d’altri tempi e obiettivo raggiunto. Superando il Potenza, il Catania conferma sul campo il quinto posto confezionato nelle scorse settimane e si qualifica al primo turno dei playoff di Serie C dove affronterà la decima del girone C, il Giugliano. Domenica prossima, al Massimino, aspettiamoci una partita divertente, aperta a qualsiasi punteggio, contro una rivale che ha vinto 3-2 all’andata per poi perdere 3-1 al ritorno. I ragazzi di Toscano giocheranno coi favori del pronostico determinati dal doppio risultato possibile. E allora accomodiamoci e godiamoci lo spettacolo, perché il tour mensile sta per iniziare. A cura di Rosario Savoca
Un Goal per la Solidarietà – “Una partita contro il bullismo” il 30 aprile al Massimino

Presentata in conferenza stampa la 17esima edizione di “Un Goal per la Solidarietà”, in programma a Catania il 30 aprile 2025 Lunedì 14 aprile si è tenuta nella sala Giunta del Palazzo degli Elefanti la conferenza stampa di presentazione della 17esima edizione di Un Goal per la Solidarietà. Una manifestazione che dal 2004 associa il calcio alla beneficenza, in presenza di personaggi di spicco del mondo dello sport, del giornalismo, della musica e dello spettacolo, che si esibiscono ogni anno allo stadio Angelo Massimino davanti a un nutrito pubblico di scolaresche. Il tema centrale dell’edizione 2025 è la lotta contro il bullismo, una piaga sociale che siamo tutti tenuti a combattere in un’epoca segnata dalla violenza in ogni forma. A tal proposito, un momento simbolico sarà l’ingresso in campo delle quattro squadre accompagnate da Diego Alfonzetti, il 19enne arbitro vittima negli scorsi giorni di aggressione durante una partita di calcio Under 17. A lui il compito di arbitrare il primo incontro, precedendo l’ex direttore di gara di Serie A, attuale addetto arbitri del Catania FC, Massimiliano Velotto. Il torneo si svolgerà con la formula di un quadrangolare che coinvolgerà quattro formazioni: la Nazionale Artisti TV e Stelle dello Sport, il Dream Team, la Nazionale Giornalisti e l’All Stars Sicilia. Di quest’ultima fa parte Luca Napoli, ideatore e annualmente organizzatore dell’evento benefico che ai microfoni di GaglioWeb non ha nascosto l’emozione di “Un bambino che si dirige alla propria festa” e ha tenuto a ribadire il messaggio sociale “Attraverso queste manifestazioni intendiamo coinvolgere studenti e genitori nella lotta contro la violenza e il bullismo”. Tra i tanti nomi noti che si contenderanno in campo il trofeo figurano: ex calciatori come Dario Marcolin, Nicola Legrottaglie, Davide Baiocco, Armando Pantanelli, Giovanni Marchese, Ciro Capuano, Jaroslav Sedivec e Lulù Oliveira; il ballerino Raimondo Todaro; volti televisivi come Jimmy Ghione di Striscia La Notizia, Beppe Convertini di Rai e Gianmarco Menga di Quarto Grado; gli attori Gilles Rocca e Raffaello Balzo; il doppiatore Marco Vivio; il giornalista Sky Sport Peppe Di Stefano. Anche le istituzioni e le forze dell’ordine si metteranno in gioco nelle vesti di calciatori per un giorno. Dal questore Giuseppe Bellassai al colonnello Giuseppe Pisano del comando provinciale Guardia di Finanza, dal tenente colonnello Antonio Mazzeo del comando provinciale Carabinieri al presidente dell’A.R.S. Gaetano Galvagno, passando per il deputato nazionale Manlio Messina. Saranno presenti a bordocampo il sindaco Enrico Trantino e l’assessore allo sport del comune di Catania Sergio Parisi, accompagnati dal dirigente della Polizia postale Marcello La Bella e da Don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas Diocesana di Catania alla quale sarà destinata – come un anno fa – parte dell’incasso. Con loro, anche il dottor Emilio Grasso e il vice presidente Vincenzo Grella, rispettivamente in rappresentanza dell’ufficio scolastico provinciale e della società Catania Football Club. La conduzione verrà affidata a Ruggero Sardo in compagnia di Chiara Giuffrida, volto tv e radiofonico di Lega Serie A per RDS, mentre la madrina dell’evento sarà Samira Lui, showgirl de “La Ruota della Fortuna”. Fischio d’inizio fissato alle ore 10:30 di mercoledì 30 aprile, quando migliaia di studenti delle scuole superiori siciliane e calabresi – si prevedono circa 18mila spettatori – riempiranno gli spalti del Massimino, i cui cancelli per l’occasione apriranno dalle 8:30 per consentire l’acquisto degli ultimi biglietti di curva nord. Tutto pronto, dunque, per la XVII edizione di Un Goal per la Solidarietà – “Una partita contro il bullismo” Trofeo E-Beach Club. A cura di Rosario Savoca
{Alla ricerca del migliore in campo} = #STRINGHE.7

Il Catania vince un derby che ha per conseguenza l’esonero dell’allenatore del Trapani. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Al Provinciale i rossazzurri si impongono in maniera netta e convincente, scacciando via le provocazioni del presidente del Trapani che aveva tentato in tutti i modi di inasprire una sfida all’insegna di un gemellaggio trentennale. Invece è lui a farne le spese, cambiando idea nel corso del match sulla fiducia precedentemente garantita a Vincenzo Torrente. Per l’ennesima volta in stagione, Valerio Antonini esonera un allenatore richiamando in panchina Salvatore Aronica. Tutto per colpa di un Catania tanto cinico quanto maturo, in grado di sbloccare il risultato nel primo tempo grazie a un detonante calcio dalla lunga distanza di Armando Anastasio. Un gol stupendo, potente, sbalorditivo, confezionato su sviluppi di calcio d’angolo, stavolta non battuto dal numero 33. Un, dos, tres… un pasito palante In vantaggio di uno all’intervallo, la squadra etnea esce dagli spogliatoi con l’intento di mettere in chiaro le gerarchie in campo. Lo dimostra l’estrema visione di gioco e precisione con la quale “Ciccio” Di Tacchio verticalizza, nonché la lucidità di Gabriel Lunetta nel depositare in lob lo 0-2 alle spalle del portiere avversario. L’ex esterno di Lecco e Sudtirol si conferma uomo derby avendo timbrato il cartellino anche due settimane fa sul campo del Messina. Diventano 5 le sue reti stagionali, numeri realizzativi che cominciano a crescere, soprattutto da quando viene impiegato sulla linea degli attaccanti. Da quel momento il Catania abbassa il baricentro e pensa all’amministrazione del punteggio lasciando sfogo alla formazione granata che, a dirla tutta, neanche impensierisce più di tanto la porta di Dini. In aggiunta, funzionano le sostituzioni di Toscano che trae i suoi frutti dall’ingresso di Montalto, De Rose, De Paoli e Frisenna. A questi ultimi, nel dettaglio, vanno attribuiti i meriti del definitivo 0-3. L’attaccante rifinisce con un brillante tunnel, il centrocampista finalizza da pochi passi. Momento memorabile per il ragazzo cresciuto nel vivaio catanese, autore del primo gol in prima squadra. Palla inattiva, open-play e contropiede: tre differenti modalità di segnare a testimonianza di una versatilità offensiva che fa ben sperare per il futuro. Montalto sbaglia anche a Trapani, ma il Catania vede i playoff Volendo trovare il pelo nell’uovo di una prestazione collettiva esemplare, si potrebbe porre la lente d’ingrandimento sulla performance di Adriano Montalto. Nella ripresa il centravanti entra pure bene, smistando palloni dal centro verso i compagni accorrenti e guadagnando qualche fallo. Tuttavia, resta profondamente insufficiente la sua efficacia sotto porta. Va detto che gliene gira una più storta dell’altra, ma lui cade vittima dei suoi stessi timori. In occasione del primo errore, infatti, il forte pallone crossato da Jimenez sbatte sul suo stinco senza concedergli neppure un istante per coordinarsi. Sbagliato un gol a porta vuota, inizia a rimuginare sull’episodio e ne paga le conseguenza quando per la seconda volta si ritrova a tu per tu con l’estremo difensore avversario. E in quella situazione non se la sente di calciare, né di controbalzo né tanto meno dopo lo stop. Ad ogni modo, il successo esterno di Trapani permette al Catania di allungare a otto la striscia di risultati utili consecutivi e avvicinare l’aritmetica qualificazione ai playoff di Serie C. Individuare un solo migliore in campo stavolta è difficile e questa non può che diventare una bella notizia. Appuntamento a domenica 6 aprile, quando al Massimino farà visita la capolista Avellino in una delle gare più sentite dalla tifoseria rossazzurra. A cura di Rosario Savoca
Trapani-Catania: atto III

Trapani vs Catania, amici come prima Dopo il pareggio senza reti maturato domenica scorsa col Crotone, gli etnei tornano a giocare in trasferta, seppur privi del sostegno dei propri tifosi. Domenica 30 marzo alle ore 15:00 è in programma allo stadio “Provinciale” di Trapani il derby con l’attuale 13ª in classifica. Da un lato una squadra reduce da 5 sconfitte consecutive, capace di segnare soltanto 3 reti nelle ultime 8; dall’altra una compagine che da 7 turni a questa parte ha smesso di perdere e da 2 ha calato la saracinesca di Dini. Ricorderete la gara d’andata vinta 2-1 grazie alle reti di Castellini e Inglese. Il classe 2003 festeggiò la 100ª presenza rossazzurra con un tiro-cross ipnotico, salvo più tardi scivolare dal dischetto e calciare alto un rigore. Invece il centravanti sfruttò l’assist al bacio di un superlativo Stoppa per mettere in ghiaccio il risultato. Meno memorabile lo 0-5 di Coppa Italia disputato con le seconde linee e parecchi Primavera alle prime presenze tra i professionisti. Da allora, realtà e ambizioni del Catania sono cambiate. Se il 3° posto appare irraggiungibile, la corsa al 4° coinvolge un gruppetto di formazioni più o meno lanciate: dal Crotone al Benevento, dal Potenza al Picerno. E allora divertitevi e divertiteci, nel segno di un gemellaggio ormai trentennale e di un finale di stagione intriso di fiducia. A cura di Rosario Savoca
{Atmosfera thrilling nella notte degli Oscar} = #STRINGHE.6

Silenzio, proteste arbitrali e contestazione tratteggiano il pareggio tra Catania e Foggia. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE È successo di nuovo. Come contro Casertana e Team Altamura, per la terza volta consecutiva si pareggia per 1-1. Persiste il senso di incompiutezza generale, anche se è complicato giustificare un primo tempo da un solo tiro, neanche indirizzato verso lo specchio. Lo sconforto emerge soprattutto sugli spalti dove all’intervallo ci si pente di aver preferito lo stadio al cinema o al calduccio di casa. La fotografia del sentimento comune è lo striscione esposto dalla curva sud raffigurato in copertina. Unito ai continui cori di protesta rivolti a Grella, a Pelligra e alla squadra, il messaggio trasmesso da uno stadio sempre più sguarnito di tifosi testimonia un rapporto ormai incrinato. Le principali questioni sollevate riguardano: un modo di giocare incomprensibile, confuso, inefficace; delle innumerevoli defezioni; un’incompetenza societaria e gestionale del club; dei costanti errori arbitrali a sfavore. Trattiamo con ordine e completezza tutte le tematiche. Prestazione scadente del Catania, Foggia allontana i playout In termini di classifica, il pareggio fa comodo agli ospiti che mantengono a quattro punti di distanza il 16° posto del Latina e la zona playout. Meno, invece, ai padroni di casa che scivolano al 10° posto mostrando il fianco alla colonna di destra. Volendo trovare dei lati positivi all’ennesima brutta partita, segnaliamo il ritorno in campo dopo l’infortunio del distinto Matteo Di Gennaro, la cui ultima apparizione risaliva all’1-5 di Taranto dell’8 dicembre. Insieme a lui, produttivo l’apporto del solito Kaleb Jimenez, intraprendente come nessun altro nella metà campo avversaria e infatti ideatore delle principali azioni offensive etnee. Purtroppo Corallo non regge ancora il confronto fisico con una coppia di difensori professionisti, mentre l’impreciso Luperini è salvato due volte dal fuorigioco dopo due sprechi da ottima posizione. In aggiunta, nella ripresa subentra l’esigenza di un tridente privo di punte (Jimenez, Luperini; Lunetta) a causa delle indisponibilità dei vari Inglese, Montalto, Stoppa, Dalmonte e De Paoli. Chi non sta incidendo è anche il duo di centrocampo De Rose–Frisenna. Nonostante l’assist, il primo sbaglia troppe scelte, contribuendo alla scarsa qualità del possesso palla; del secondo si attendono sia i calci dalla distanza sia gli inserimenti in area che tanto servirebbero in assenza degli attaccanti. Nota positiva il ritrovato Anastasio, fonte primaria del gioco rossazzurro chiamata a inventare spesso soluzioni estemporanee in mancanza di un canovaccio tattico complessivamente scarno. La rete segnata col destro celebra il rientro dopo due giornate di stop. Film thriller in esclusiva alla sala 46 Il punto sulle problematiche al di sopra della squadra interessa in prima persona una società che gestisce male le finanze e comunica peggio. Queste le colpe riconosciute dai sostenitori stanchi e rassegnati dalla recidiva, nonché a tratti indifferenti alla situazione della propria squadra del cuore. La credibilità si abbassa se, soltanto una settimana dopo la sfuriata di Grella contro i torti subiti, si assiste a un’altra prestazione insufficiente della quaterna arbitrale; perché se vengono concessi il gol realizzato dal braccio di Sarr e una condotta generale difettosa, allora non si è stati capaci di alzare la voce in Lega. Per un principio di coerenza con le frasi pronunciate, reputo inspiegabile anche la volontà di non presentare ricorso alla squalifica di due turni comminata a Matteo Stoppa. L’ho trovata una mancanza di rispetto verso i principi del Catania stesso. Come sostenere l’intenzione di battersi, ritraendo poi l’idea al momento dei fatti. Adesso il calendario recita Latina, Turris e Messina, tutte formazioni di bassa classifica da affrontare in sequenza nella settimana tra l’8 e il 16 marzo. Un triplo impegno da approcciare con stimoli ben superiori di quelli mostrati nelle recenti uscite. Insomma, nella notte in cui il mondo onora con le statuette degli Oscar l’arte cinematografica, la narrazione delle vicende rossazzurre segue una trama thrilling degna dei capolavori di due capisaldi del genere come Alfred Hitchcock e David Lynch. A cura di Rosario Savoca
{Tela di Penelope e Stop(pa) eccessivo} = #STRINGHE.5

Da Altamura si rientra a Catania delusi, rabbiosi e incerottati. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Complesso scegliere stavolta da quale tematica avviare l’analisi. Ho deciso di concentrare l’introduzione sui due protagonisti in positivo, senza i quali la squadra sarebbe incappata nella quarta sconfitta del 2025. Jimenez trova nel gol il coronamento di una prestazione in crescita rispetto al periodo recente. Sono significativi tre fattori: dove, quando e come segna. In ordine, succede ancora – soltanto – in trasferta: dopo Caserta e Benevento, Altamura è la terza meta teatro di un suo sigillo lontano da Catania. Il tempismo dell’italo-spagnolo, capace di trafiggere il portiere avversario nel minuto addizionale della prima frazione, evita di abbattere il morale all’intervallo. Inaspettata risorsa da allenare, la novità del metodo: torsione di testa in anticipo sul difensore, frutto di un inserimento più da incursore che da fantasista. L’altro personaggio principale è il penelopesco Alessandro Celli, chiamato di nuovo in causa dal 1′ per via delle assenze di Anastasio e Lunetta. Preferito a Raimo, il mancino palesa limiti tecnici e difensivi lungo tutta la prima metà di gara. Dalla sua (e del modesto Gega) zona sorgono costanti pericoli. Dapprima il 3 abbocca a una prevedibile finta di Rolando offrendo un calcio di rigore omaggio per uno sgambetto in area evitabile; dopodiché, a ridosso del duplice fischio, conquista un possesso aggredendo in avanti e disegna la traiettoria per la deviazione vincente di Jimenez che vale il pareggio. Insomma, Celli disfa e poi fa, in un procedimento uguale e contrario a quello di Penelope (moglie di Ulisse), abituata a scucire di notte la tela tessuta durante il giorno. Un puzzle eternamente incompleto Scorre via veloce una seconda frazione all’insegna del senso di incompiutezza, durante la quale basterebbe un pizzico di precisione, fortuna, cinismo in più che tuttavia non appartengono al Catania 24/25. Davanti De Paoli si sbatte invano, Frisenna sciupa un tentativo, Montalto conferma la sua vena tutt’altro che realizzativa. Malgrado veda piccolissimo lo specchio ben protetto da Dini, il subentrato Ryduan – figlio di Martín Palermo – sollecita a più riprese Del Fabro, sofferente per lentezza di corsa e difficoltà nel coprire la profondità in campo aperto. Del resto gli omaccioni ai suoi lati, Ierardi e Gega, sono costretti a limitarsi dopo aver speso molto (troppo) presto l’ammonizione. Tra l’altro il cartellino sventolato al 68 è il quinto del campionato, quindi si tramuta in squalifica: la prima di numerose assenze col Foggia. Già, l’impossibilità di vantare dell’intera a rosa a disposizione rappresenta il tasto più dolente dell’esperienza etnea di Toscano. Proprio quando sembra abbia recuperato un paio di elementi, l’allenatore ne perde almeno altrettanti in partita o nel corso della settimana. Basti pensare che al ritorno tra i convocati di Stoppa e Montalto, ha fatto seguito il forfait a ridosso del match di Allegretto (escluse lesioni) e Di Tacchio (si è parlato di febbre, ha rimediato una doppia frattura costale). Menzione bonus per Inglese, sedutosi in panchina con un’infiammazione tendinea poi in realtà rivelatasi lesione muscolare, proprio come quella procurata da Celli. Entità ancor più grave per l’infortunio di Guglielmotti, incappato in una lesione distrattiva miotendinea in un periodo di forma pressoché brillante. Dunque, in attesa dei pieni recuperi dei vari Anastasio, Lunetta, Di Gennaro e Dalmonte, diversi componenti si accomodano ai box a far compagnia ai lungodegenti Bethers e Sturaro. Sorge il dubbio che mai del tutto si svuoterà l’infermeria e che sia necessaria una riflessione sull’efficenza del comparto medico sanitario del club. Grella sbotta ad Altamura: “Catania penalizzato da torti arbitrali” Arrivo, infine, alla questione che ha scosso l’atmosfera spingendo addirittura il vicepresidente e amministratore delegato Vincenzo Grella a presentarsi davanti ai microfoni dei giornalisti dopo il triplice fischio. Procedo con ordine. Fermo per una lesione muscolare che lo ha tagliato fuori dalle sfide a Giugliano, Audace Cerignola, Monopoli e Casertana, finalmente Matteo Stoppa riprende a giocare a pallone nell’ultimo terzo di gara. Offre qualche spunto mostrandosi intraprendente, fino a cadere in tentazione dell’avversario Rizzo dopo la mancata concessione del calcio di rigore da parte dell’arbitro Mastrodomenico. Reputo insopportabile la teatralità utilitaristica per mezzo di cui entrambi i calciatori provano a trarre vantaggio. Tuttavia, non solo è evidente, ma addirittura doppio l’errore arbitrale di perdersi l’aggancio piede su piede, nonché di punire con l’espulsione soltanto l’attaccante. L’inferiorità numerica nel segmento finale impedisce ai rossazzurri di imbastire un tentativo di vittoria per la quale sarebbero nati i presupposti in 11 contro 11. Davvero un peccato il mancato ribaltone, spropositata – in virtù delle immagini visibili da fondo campo – la squalifica di due turni inflitta dal Giudice Sportivo al classe 2000. Caratteristica quanto insolita, invece, la polemica societaria che – va detto – regge se rapportata esclusivamente al singolo episodio della domenica. Diventa retorica se intesa come un modo di alzare i toni sul minore dei nessi causali di una stagione sportiva abbondantemente insufficiente. L’interpretazione spetta a chi ascolta, questo è ovvio. Ma, per concludere, mi permetto di dire che se il tifoso medio ha disprezzato l’uscita pubblica di Grella, lo si deve soprattutto alla scarsa abilità comunicativa alla quale è stato abituato negli ultimi due anni. A cura di Rosario Savoca
{Guglielmo Tell scocca due frecce} = #STRINGHE.4

Nella settimana del successo col Giugliano, Catania scopre il suo Guglielmo Tell. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE La leggenda narra le vicende di un eroe svizzero vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo che evitò la morte del figlio superando la prova della mela. Chiamato a centrare il frutto posto sulla testa del bambino, da abilissimo balestriere qual era, lo infilzò scagliandovi contro una freccia con estrema precisione. Ebbene, qualora nessuno gliel’abbia già affibbiato, mi assumo io la responsabilità di coniare il soprannome calcistico di Davide Gugliemotti. Scelgo proprio Guglielmo Tell, un epiteto venuto in mente dopo la doppietta realizzata contro il Giugliano. L’approccio da mezzofondista al primo quarto d’ora è sorprendente per atletismo e, soprattutto, convinzione nei propri mezzi. Una qualità che non si accosterebbe a chi è reduce da dieci partite consecutive senza mai comparire nell’XI titolare. A dispetto delle perplessità sovvenute sulla mancanza di Raimo all’annuncio delle formazioni ufficiali, il 44 si riprende di forza il posto in corsia. Proprio come il collega di fascia opposta Gabriel Lunetta che scambia il versante mancino per il tapis roulant del salotto di casa. Chilometri di allungo, sprint mozzafiato, sgasate palla al piede e l’ultima novità del menu domenicale: le incornate di testa. Da tempo si attendevano i celeberrimi meccanismi codificati del credo calcistico di Toscano. Finalmente si è assistito alla classica connessione tra un esterno e l’altro, sempre in grado di mettere in pericolo l’attenzione della difesa avversaria. I parecchi tentativi del mancino sono stati premiati dalla zuccata che nei minuti finali ha fissato sul definitivo 3-1 l’esito dell’incontro. Da sottolineare l’ennesimo passaggio chiave vincente fornito da Kaleb Jimenez, stavolta da piazzato. Un top player e due grossi difetti In un contesto generale comunque complesso, la stagione del Catania sta esaltando la figura di un centravanti esemplare, capace di impreziosire ogni prestazione anche senza comparire nel tabellino. Per il terzo turno consecutivo Roberto Inglese non timbra il cartellino, ciononostante lascia il segno grazie a duelli vinti, falli guadagnati, sponde generose. Un contributo tanto raffinato quanto valoroso che conferma una volta di più la completezza e la maturità di un attaccante 33enne approdato in Sicilia con intenzioni tutt’altro che da turista. Chiudiamo con i difetti, gli unici due tasti dolenti in grado di macchiare una domenica distesa. Non è possibile perseverare nel solito errore di marcatura persa all’interno del proprio recinto. Purtroppo Quaini conferma di non possedere un senso innato per la protezione della porta quando dimentica in area l’avversario diretto; in un battibaleno, Ferdinando Del Sole gli sfugge e di testa crea imbarazzo anche a Dini, al quale non riesce il tentativo di rimedio disperato alla mancanza del compagno. Ancor più sconfortante è l’episodio con protagonista Stefano Sturaro che, rientrato in campo al 73′ dopo un infortunio al bicipite femorale occorso il 22 dicembre, è vittima di una ricaduta. Soli otto minuti più tardi, è costretto ad arrendersi di nuovo. Abbandona, dunque, il terreno di gioco sommerso dai fischi di stizza ed esasperazione del Massimino. Rivolgendo la mia totale solidarietà a un ragazzo senza dubbio sfortunato, apro una riflessione sulla frase di Toscano: “Dopo le cessioni di Verna e Carpani a centrocampo siamo a posto. La possibilità di arretrare in mediana il nostro numero 10 mi consente di poter contare su quattro centrocampisti: De Rose, Di Tacchio, Sturaro e Jimenez”. Ne siamo proprio convinti…? A cura di Rosario Savoca
{70 la paura! Rimpianto o soddisfazione?} = #STRINGHE.3

Picerno e Catania si spartiscono un punto ciascuno: rimpianto o soddisfazione? Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Discordanti com’è raro accada le sensazioni lasciate dalla gara del Donato Curcio. Tra i rammaricati per la mancata vittoria e gli accontentisti spaventati dalla possibile sconfitta, bisogna riconoscer ragione a entrambe le fazioni. Dopo un primo tempo da pigiama e ninna nanna, la ripresa ha messo appetito di successo sia al Catania sia al Picerno. Giusto i due faccia a faccia tra portieri e numeri 9 permettono di tenere in considerazione la metà iniziale di partita. Prima Farroni su Bernardotto, poi Summa su Inglese guadagnano scatti dei fotografi per l’album dei ricordi. Del resto, la formazione casalinga impone di mantenere un baricentro basso per anestetizzare un possesso ritmato e gli ospiti dal canto loro non mostrano opposizione. Scorrendo velocemente oltre l’ora di sospensione, prova Anastasio a stimolare tachicardia con un un folle accenno di giocoleria dentro la propria area. Maiorino, però, rifiuta il regalo spedendo fuori. Catania-Carpani rapporto dolceamaro: a Picerno l’ultimo squillo L’azione successiva, una temporanea variante sul tema accentra Lunetta che alimenta la corsa di Raimo dopo una seconda palla riciclata da Carpani in spalletta; il numero 20 raccoglie il traversone da destra e sigla lo 0-1. Tuttavia, qualche minuto più tardi fallisce la chance della doppietta, si dispera e pone fine una volta per tutte all’esperienza rossazzurra staccando un biglietto di ritorno per Ascoli. Un ragazzo – bisogna ammetterlo – delle cui caratteristiche si è capito ben poco in questi sei mesi. Spesso chiamato a manovre nello stretto e conduzioni tecniche palla al piede, per diverse settimane ha perfino corso avanti e indietro per la fascia destra. Quando invece è chiara in lui l’efficacia di dinamismo e inattese incursioni senza la sfera. Saluta con 3 gol segnati contro Benevento, Team Altamura e Picerno in 21 presenze complessive. Maledette sostituzioni e finali indigesti A questo punto restano da trattare due temi solo all’apparenza innocui, ma in realtà fondamentali. Il primo riguarda l’impatto dei calciatori inseriti dalla panchina in corso d’opera; due gli elementi da analizzare. Innanzitutto l’estrema impreparazione dei siciliani ai cambi avversari testimoniata da una statistica. Dei 6 gol presi nelle tre partite del 2025, la metà (3) deriva da avversari subentrati: Lanini del Benevento, Semedo della Juventus Next Gen e Petito del Picerno. In secondo luogo, il pessimo adattamento di chi entra tra le fila rossazzurre. Da qualche settimana, gioca male chiunque dei non titolari venga chiamato a dare un contributo. Si ricordi l’occasione divorata domenica da Guglielmotti che avrebbe fissato il punteggio sull’1-2 negli ultimi minuti, senza dimenticare i recenti scialbi spezzoni di Lunetta, D’Andrea e Verna. Sarà questo il motivo principale per il quale Toscano decide stavolta di rinunciare alla possibilità (sottolineo, possibilità, non costrizione) di effettuare cinque sostituzioni. Corretto limitarle a un paio se l’assetto in campo funziona e la tradizione tramanda delle modifiche peggiorative per sé, migliorative per gli altri. La seconda problematica da esporre accende un allarme sui cali percepiti nel finale di parecchi incontri. Per l’ennesima volta, nel segmento conclusivo del match gli etnei subiscono una rete (la quarta delle sei prese nel girone di ritorno) gettando via punti preziosi. Entrando nel dettaglio, considerando l’intero campionato in corso, nell’intervallo temporale oltre il 70° minuto il Catania ha guadagnato 5 punti: 2 con la Casertana (da 1-1 a 1-3), 1 col Foggia (da 2-0 a 2-2) e 2 col Sorrento (da 0-0 a 4-0). Di contro, nello stesso arco di tempo ha perso addirittura 12 punti: 2 con la Turris (da 0-1 a 1-1), 2 con l’Avellino (da 1-2 a 2-2), 2 con la Cavese (da 1-0 a 1-1), 1 col Potenza (da 0-0 a 0-2), 3 col Benevento (da 1-2 a 3-2) e 2 col Picerno (da 0-1 a 1-1). Insomma, se le partite durassero 70 minuti, la classifica reciterebbe 39 punti a 5 lunghezze dalle capolista Monopoli e Benevento. Dallo stop al ritiro ai piani futuri I superlativi interventi di Farroni, che nella settimana dell’acquisto di Dini mantiene il pareggio sfoggiando pronti riflessi, invitano a una riflessione sulla gestione del calciomercato. Perché ingaggiare due portieri nella finestra invernale? Ceduto Adamonis, sarebbe bastato rimpiazzarlo e promuovere Butano a vice titolare, in attesa del recupero di Bethers dall’infortunio. Così muovendosi, invece, al rientro del lettone si rischierà un nuovo ballottaggio a tre (poi a due se a giugno verrà interrotto il contratto di Farroni) tra figure tutte meritevoli del posto da primo. Come interpretare allora questa decisione? Bethers non fornisce garanzie fisiche? O forse in estate si valuteranno eventuali offerte economiche in arrivo per lui? Ciò stonerebbe con le recenti dichiarazioni di Toscano e Grella sulla volontà di virare con determinazione su figure anagraficamente giovani e atleticamente più energiche di vari componenti dell’attuale rosa. Ad ogni modo, la prestazione offerta conferma le perplessità avanzate sull’utilità del ritiro. Un provvedimento dalla durata inferiore a una settimana, data la sua immediata conclusione di ritorno da Picerno; difatti la squadra proseguirà nel territorio casalingo la preparazione in vista di Catania-Giugliano. Nel frattempo, anche l’approdo nel reparto difensivo del quasi 30enne Del Fabro stride con l’annunciata strategia di ribasso dell’età media. A cura di Rosario Savoca
{Next Gen… naio ancora qui} = #STRINGHE.2

Catania contestato dopo la sconfitta con la Juventus Next Gen giunta in uno stadio silente. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Fragilità è la parola chiave ripetuta da Toscano nel commentare il periodo che sta attraversando la squadra. Un tunnel dal quale non si è più capaci di uscire, mentre là fuori una piazza che pretenziosa è dir poco inveisce in clima di contestazione. Il racconto di un tale buio (bianco)nero non può, tuttavia, scindere da una distinzione tra l’analisi di campo e quella di contorno. Operiamo allora per metodo induttivo. Innanzitutto la terza sconfitta casalinga del campionato in corso ha palesato carenze tecnico-tattiche di una squadra che nel proprio stadio si intestardisce nello stesso modus operandi di sempre. Quasi un’auto-trappola montare le tende nella metà campo di un’avversaria difensivamente organizzata e sbattere addosso allo spazio intasato, spostando palla in orizzontale con lentezza e prevedibilità. Una volta guadagnato il possesso, diventa un gioco da ragazzi ribaltare il fronte per ferire in transizione. Ciò che succede al tramonto del primo tempo, quando il tandem Guerra – Afena-Gyan realizza la rete del vantaggio riproducendo il duetto alla Lukaku – Lautaro Martinez nei classici meccanismi di Antonio Conte. Due appunti sull’azione in questione: da una parte il secondo centro del numero 3 ghanese contro il Catania, dopo la perla al volo dell’andata; dall’altra il frame del mancato fuorigioco tentato da Castellini, fotografia di una prestazione individuale molto brutta fornita dal miglior calciatore della rosa etnea che – a prescindere da quali siano le ragioni – appare in calo dalla perdita della fascia di capitano. Come augurato a Jimenez dopo Benevento, si spera in uno stop fisico di entità lieve. “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!” Il copione resta simile nella ripresa, con l’aggravante delle consuete sostituzioni peggiorative, su tutte in riferimento a D’Andrea e Lunetta. Perché no, non basta assolutamente il gol dell’ultimo secondo per riparare un ingresso scialbo, con tanto di occasione divorata col piede preferito. A proposito dell’istantanea conclusiva della domenica, sugli spalti di un Massimino per lunghi tratti provocatoriamente silenzioso non è passato inosservato un dettaglio. Al termine di un match desolante, parecchi sostenitori etnei hanno criticato l’eccessivo entusiasmo dello speaker all’annuncio dell’1-2 al grido di “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!”. Non si intende muovere una critica a chi adempie al proprio compito, ma qualcuno avrebbe potuto suggerire una gioia più contenuta, visto il contesto ambientale ostile. Pochi minuti prima, infatti, si colloca la seconda esultanza dei ragazzi allenati da Brambilla che hanno chiuso la pratica col subentrato Semedo approfittando del totale squilibrio posizionale catanese. La Juventus festeggia, il Catania va in ritiro E mentre talenti bianconeri dal futuro assicurato in categorie superiori, come Daffara, Faticanti e Palumbo, si prendono le luci della ribalta, un trio di rappresentanti dello spogliatoio rossazzurro è chiamato a placare gli animi rivoltosi di una folla stizzita. La stessa che dal fischio d’inizio ha esposto striscioni di protesta contro l’inclusione nel professionismo delle formazioni B. In tal senso, si invita a riflettere sul fatto che uno dei più forti giocatori in rosa (Kaleb Jimenez) provenga proprio dall’Under 23 dell’Atalanta. Senza la politica delle seconde squadre, è facile pensare che non sarebbe stato dapprima affrontato, poi scoperto e infine acquistato. Al di là di questo discorso, il secondo tonfo consecutivo d’inizio 2025 spinge a mandare la squadra in ritiro una società che ci si aspettava subito reattiva nella comunicazione. Invece no, nel post partita è toccato a mister Toscano metter la faccia e sorbire la disapprovazione della stampa. Risposte poco convincenti, si profila un futuro vacillante Ci si interroga sia sull’utilità sia sull’efficacia di un simile provvedimento in epoca di sport contemporaneo. Perché mai un gruppo di atleti psicologicamente in difficoltà dovrebbe trovare beneficio allontanandosi da casa e famiglia? Chissà, magari in Calabria apprenderà meglio la – tanto richiesta dal coach – marcatura serrata sul riferimento o la finalizzazione a pochi metri dalla linea di porta. Nel frattempo, il tentativo di mandare (invano) un messaggio di sicurezza si è materializzato sotto forma di una conferenza fiume infrasettimanale nella quale Grella ha ribadito concetti risaputi ormai da un pezzo. Infinite trattative burocratiche sulle infrastrutture, simultanei paralleli impegni presidenziali, l’intoppo finanziario estivo e continui errori di valutazione provocano rallentamenti e instabilità a un progetto sportivo che fatica a decollare. Tutti ostacoli alla ricerca del gomitolo di lana che faciliterebbe l’uscita dal labirinto della Serie C. Davanti a un primo accenno d’indifferenza allo stadio, cresce il rischio di allontanare un pubblico sfiduciato e ritrovarsi Next Gen… naio ancora nella stessa situazione. A cura di Rosario Savoca