{Guglielmo Tell scocca due frecce} = #STRINGHE.4

Esultanza di Davide Guglielmotti in Catania 3-1 Giugliano

Nella settimana del successo col Giugliano, Catania scopre il suo Guglielmo Tell. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE

La leggenda narra le vicende di un eroe svizzero vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo che evitò la morte del figlio superando la prova della mela. Chiamato a centrare il frutto posto sulla testa del bambino, da abilissimo balestriere qual era, lo infilzò scagliandovi contro una freccia con estrema precisione.

Ebbene, qualora nessuno gliel’abbia già affibbiato, mi assumo io la responsabilità di coniare il soprannome calcistico di Davide Gugliemotti. Scelgo proprio Guglielmo Tell, un epiteto venuto in mente dopo la doppietta realizzata contro il Giugliano. L’approccio da mezzofondista al primo quarto d’ora è sorprendente per atletismo e, soprattutto, convinzione nei propri mezzi. Una qualità che non si accosterebbe a chi è reduce da dieci partite consecutive senza mai comparire nell’XI titolare.

Davide Guglielmotti e Gabriel Lunetta, Catania (crediti foto: Riccardo Caruso)

A dispetto delle perplessità sovvenute sulla mancanza di Raimo all’annuncio delle formazioni ufficiali, il 44 si riprende di forza il posto in corsia. Proprio come il collega di fascia opposta Gabriel Lunetta che scambia il versante mancino per il tapis roulant del salotto di casa. Chilometri di allungo, sprint mozzafiato, sgasate palla al piede e l’ultima novità del menu domenicale: le incornate di testa.

Da tempo si attendevano i celeberrimi meccanismi codificati del credo calcistico di Toscano. Finalmente si è assistito alla classica connessione tra un esterno e l’altro, sempre in grado di mettere in pericolo l’attenzione della difesa avversaria. I parecchi tentativi del mancino sono stati premiati dalla zuccata che nei minuti finali ha fissato sul definitivo 3-1 l’esito dell’incontro. Da sottolineare l’ennesimo passaggio chiave vincente fornito da Kaleb Jimenez, stavolta da piazzato.

Un top player e due grossi difetti

In un contesto generale comunque complesso, la stagione del Catania sta esaltando la figura di un centravanti esemplare, capace di impreziosire ogni prestazione anche senza comparire nel tabellino. Per il terzo turno consecutivo Roberto Inglese non timbra il cartellino, ciononostante lascia il segno grazie a duelli vinti, falli guadagnati, sponde generose. Un contributo tanto raffinato quanto valoroso che conferma una volta di più la completezza e la maturità di un attaccante 33enne approdato in Sicilia con intenzioni tutt’altro che da turista.

Chiudiamo con i difetti, gli unici due tasti dolenti in grado di macchiare una domenica distesa. Non è possibile perseverare nel solito errore di marcatura persa all’interno del proprio recinto. Purtroppo Quaini conferma di non possedere un senso innato per la protezione della porta quando dimentica in area l’avversario diretto; in un battibaleno, Ferdinando Del Sole gli sfugge e di testa crea imbarazzo anche a Dini, al quale non riesce il tentativo di rimedio disperato alla mancanza del compagno.

{Guglielmo Tell scocca due frecce} = #STRINGHE.4
Stefano Sturaro, Catania (crediti foto: Riccardo Caruso)

Ancor più sconfortante è l’episodio con protagonista Stefano Sturaro che, rientrato in campo al 73′ dopo un infortunio al bicipite femorale occorso il 22 dicembre, è vittima di una ricaduta. Soli otto minuti più tardi, è costretto ad arrendersi di nuovo. Abbandona, dunque, il terreno di gioco sommerso dai fischi di stizza ed esasperazione del Massimino.

Rivolgendo la mia totale solidarietà a un ragazzo senza dubbio sfortunato, apro una riflessione sulla frase di Toscano: “Dopo le cessioni di Verna e Carpani a centrocampo siamo a posto. La possibilità di arretrare in mediana il nostro numero 10 mi consente di poter contare su quattro centrocampisti: De Rose, Di Tacchio, Sturaro e Jimenez”. Ne siamo proprio convinti…?

A cura di Rosario Savoca

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