San Valentino: cena e passione, un rito d’amore o un’imposizione sociale?

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di Anna Agata Mazzeo

San Valentino, la festa degli innamorati, è da sempre sinonimo di cene romantiche e notti passionali. Ma da dove nasce questa tradizione? E soprattutto, è davvero un modo spontaneo di celebrare l’amore, o si tratta piuttosto di un’aspettativa sociale che ci viene imposta?
La tradizione di celebrare l’amore a tavola ha radici antiche. Già nell’antica Roma, durante le feste di Lupercalia, si celebrava l’unione tra cibo e passione. Il rito di origini pagane prevedeva un’abbuffata di cibo, una corsa e rincorsa tra caproni e lupi (già all’epoca sapevano come i giochi di ruolo accendessero la passione), e infine l’accoppiamento per approfittare di una giornata propizia per la fertilità.

La Chiesa

La Chiesa ha voluto sostituire la celebrazione pagana con la figura di San Valentino, un uomo di fede cristiana che si dice essere vissuto tra il 176 d.C. e il 273 d.C., già da giovanissimo divenne vescovo e difese con forza la sua fede e quella della sua comunità. È morto decapitato, forse per essersi intromesso tra moglie e marito (la redazione resta in attesa di condividere ulteriori aggiornamenti sul caso). Con il passare dei secoli, questo rito ha assunto connotazioni sempre più commerciali, trasformandosi in un vero e proprio “obbligo” per le coppie.

L’ansia 

Ma è davvero così scontato che una cena romantica debba necessariamente condurre a una notte di passione? Non sempre. Spesso, infatti, l’aspettativa di un finale “piccante” può creare ansia e stress, minando l’atmosfera romantica della serata.
Il tanto decantato menù afrodisiaco potrebbe provocare al contrario, imbarazzanti effetti indesiderati.
E poi c’è il conto. Le cene di San Valentino sono spesso costose, e non sempre il piacere di una buona cena corrisponde a un’esperienza altrettanto gratificante tra le lenzuola. Vale davvero la pena spendere una fortuna per una serata che potrebbe non rispettare le aspettative?

Come lo festeggiano le coppie

Ma come cambia la celebrazione di San Valentino tra le coppie appena formate e quelle consolidate? Le coppie appena nate, nella fase della “luna di miele”, potrebbero essere più inclini a seguire il rituale tradizionale di cena e passione, spinti dall’euforia dei primi momenti e dal desiderio di creare ricordi indimenticabili.
Le coppie consolidate, d’altra parte, potrebbero avere un approccio diverso. Con il passare del tempo, l’intimità e la comprensione reciproca possono diventare più importanti della passione fisica. Per queste coppie, San Valentino potrebbe essere l’occasione per rinnovare il loro legame, magari con una cena tranquilla a casa o con un gesto significativo che riflette la loro storia condivisa.
La risposta meno romantica e più dissacrante alla domanda – Come festeggi San Valentino? – potrebbe togliervi dai guai e conciliare tutti: “Sono ateo/a”.
Chi fosse interessato a non perdersi nulla di questa ricorrenza commerciale potrà festeggiare tre giorni interi: il 13 è il giorno per gli amanti e dall’America è stato etichettato Mistress Day, che abbia a che fare con la pratica del bondage e del sesso sadico non è noto, ma se avete già un coniuge o un partner ufficiale e aggiungete pure un amore clandestino alla vostra vita, sicuramente siete masochisti, e se non è mistress day è sicuramente “Mi stresso day”.
Riassumendo: Il 13 febbraio è la giornata per gli amanti clandestini, il 14 lo si dedica agli amori ufficiali o appena iniziati, infine il 15 ci penserà San Faustino a gratificare i single che troveranno il modo per non sentirsi discriminati.

Forse è arrivato il momento di riconsiderare il modo in cui festeggiamo San Valentino. Perché non liberarci delle aspettative sociali e celebrare l’amore in modo più autentico e personale? Dopotutto, l’amore non ha bisogno di cene costose o notti passionali per essere celebrato. Ha bisogno solo di cuori che battono all’unisono.
San Valentino può essere un’occasione per celebrare l’amore, la cosa più importante è sentirsi liberi di festeggiare l’amore nel modo che si ritiene più adatto, senza sentirsi obbligati a seguire rituali imposti.

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