Etnabook partner di “Catania città che legge”

CATANIA – Etnabook, festival internazionale del libro e della cultura di Catania conferma il suo impegno nella promozione della lettura, aderendo al progetto “Catania città che legge”, sostenuto dal Ministero della Cultura. Sono tante le iniziative che Etnabook ha promosso nel tempo come gli incontri letterari di Aspettando Etnabook in giro nell’hinterland etneo e l’installazione delle casette di BookCrossing in diversi luoghi della città e in alcuni comuni limitrofi. Proprio con l’intento di portare avanti le azioni culturali Etnabook ha aderito al progetto promosso dall’amministrazione comunale etnea “Catania città che legge” sostenuto dal Ministero della Cultura, che permetterà di realizzare progetti mirati a coinvolgere scuole, biblioteche, istituzioni grazie al partenariato con diverse associazioni, per creare un ecosistema favorevole alla lettura. L’Associazione culturale No_Name, mente e cuore di Etnabook, si impegnerà nei mesi di maggio e giugno con gli alunni dell’Istituto Comprensivo Vittorino da Feltre nel quartiere di Monte Po’, realizzando laboratori volti a spiegare il funzionamento e l’importanza delle biblioteche e il ruolo fondamentale del libro nella formazione degli individui, sin da piccoli. L’intento è quello, attraverso diverse attività creative, di far scoprire ai giovani che i libri non sono solo legati allo studio ma possono diventare degli amici con i quali è possibile perfino viaggiare con la fantasia. Il primo incontro è previsto per il 5 maggio dove presso il plesso scolastico sarà realizzata una Festa del libro a cui potranno partecipare gli studenti. Durante l’evento verrà spiegato il lavoro svolto all’interno delle biblioteche comunali e saranno donati dei libri ai partecipanti grazie all’iniziativa comunale di BookCrossing “Libroscambio”. Gli appuntamenti proseguiranno poi secondo calendario, tutti i lunedì del mese di maggio (5-12-19-26) e martedì 3 giugno, con numerosi laboratori di scrittura creativa, lettura ad alta voce e un incontro con il cinema curato dalla rassegna Cinemigrare, gli eventi sono realizzati da Cirino Cristaldi, Claudia Santonocito e Katia Scuderi coadiuvati dalla dottoressa Sabina Murabito responsabile della Biblioteca Vincenzo Bellini di Catania. La VII edizione di Etnabook La VII edizione di Etnabook, festival internazionale del libro e della cultura di Catania avrà come tematica centrale RE – SI – STE – RE e si svolgerà come di consueto dal 21 al 25 settembre 2025 al Palazzo della Cultura di Catania, con diversi eventi che interesseranno anche altri comuni etnei. Il presidente Cirino Cristaldi insieme al vice presidente Mirko Giacalone coadiuvati dal presidente del Comitato Scientifico Massimo Fazio e dai membri del direttivo, Amanda Succi, Alessandro Cecchi Paone (consulente artistico), Flavio Pagano e Marco Pitrella, sono già all’opera per realizzare un programma ricco di incontri con tanti ospiti interessanti. Cuore centrale del festival resta il Premio Letterario “Etnabook – Cultura sotto il vulcano” suddiviso in tre sezioni: poesia, narrativa/saggio e “Un libro in una pagina”. Sono già tanti gli elaborati pervenuti da tutta Italia e dall’estero che verranno poi selezionati e valutati da tre giurie distinte per sezione, composta da personaggi del mondo dell’editoria, della cultura e del giornalismo. Le opere possono essere inviate fino al 31 maggio basta collegarsi al sito Etnabook.it Inoltre a questa VII edizione del festival si aggiunge un nuovo concorso che riguarda la sezione per i ragazzi EtnaKids, grazie a un gemellaggio con la prima edizione del “Premio Giuseppe Scatà”, per ricordare l’impegno e la passione del giornalista prematuramente scomparso. Il concorso letterario è rivolto a tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che potranno partecipare sia singolarmente che con elaborati di gruppo, realizzando un racconto inedito riguardante la tematica della famiglia e dei legami affettivi. Le opere saranno poi selezionate da una giuria qualificata e i vincitori riceveranno il premio durante le giornate di Etnabook. I racconti possono essere inviati fino al 31 maggio alla mail: ass.giuseppescata@gmail.com Infine in attesa della nuova edizione del festival, vi invitiamo a un nuovo appuntamento di Aspettando Etnabook, la rassegna di eventi dedicati al mondo della letteratura. Il 14 maggio alle ore 18, presso la libreria Mondadori Bookstore di via Gabriele D’Annunzio a Catania, la scrittrice Barbara Bellomo presenterà e dialogherà con le autrici di due interessanti libri, “Sala e sudore” di Brigida Morsellino e “Stralci di vita” di Angela Procaccini, entrambi editi da Graus Edizioni, l’incontro rientra tra gli eventi del Maggio dei Libri Nazionale. A maggio, il festival organizzerà una serie di eventi per avvicinare i giovani al mondo dei libri, con laboratori creativi e una Festa del libro per gli studenti dell’Istituto Comprensivo Vittorino da Feltre nel quartiere di Monte Po’. L’obiettivo è mostrare il libro non solo come strumento di studio, ma come un compagno di viaggio che alimenta l’immaginazione e la crescita personale. Continuate a seguire Gaglioweb
Giornata Mondiale del Libro: la Sicilia tra sfide e speranze

Il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, ma in Sicilia l’entusiasmo per la lettura resta tiepido. Secondo i dati ISTAT, la percentuale di lettori nell’isola è tra le più basse d’Italia. Eppure l’editoria nazionale continua a offrire opere di rilievo. La dozzina del Premio Strega 2025- annunciata il 15 aprile scorso – include autori come Valerio Aiolli (Portofino blues), Saba Anglana (La signora Meraviglia), Nadia Terranova (Quello che so di te) e Andrea Bajani (L’anniversario), confermando la vitalità della narrativa italiana. A Catania, sabato 19 aprile, Palazzo Scammacca del Murgo ha ospitato una festa in attesa della sesta edizione del Catania Book Festival. L’evento ha offerto live painting, stand-up comedy e DJ set, riunendo un folto numero di lettori e appassionati. Il direttore Simone Dei Pieri, che negli anni scorsi ha portato a Catania la dozzina del Premio Strega, non ha potuto confermare la data prefissata per il festival, ma lavora con nuove energie alla sesta edizione. In Sicilia legge solo il 24% della popolazione, contro il 40% in Sardegna, il 42,4% nel Centro Italia e il 46,3% nel Nord-Ovest. La fruizione delle biblioteche è limitata: 5,7% nel Meridione contro il 13,9% al Nord. Solo il 60% dei siciliani ha aperto almeno un libro nell’ultimo anno. Le biblioteche offrono in media 1.763 libri ogni 1000 abitanti, contro i 3.244 del Nord. A Catania, su sette biblioteche comunali, cinque — situate in quartieri periferici come Picanello, Nesima, Librino — sono chiuse per problemi strutturali o mancanza di personale. È qui che la lettura servirebbe di più. Eppure, i giovani siciliani (15-24 anni) che leggono rappresentano la maggioranza dei lettori dell’isola, con percentuali che toccano l’86%. Questo suggerisce che, con iniziative mirate, la lettura potrebbe tornare a essere un’abitudine più diffusa in Sicilia. Servono iniziative per i giovani. Da Pirandello a Verga e Bufalino, la Sicilia ha dato voce a grandi autori: lasciare l’arduo compito di educare alla lettura solo agli insegnanti è un errore, giacché la dispersione scolastica è al 4,14% (dato del 2022-23). In questa Giornata Mondiale del Libro, è fondamentale riflettere sulle sfide che la Sicilia affronta nel promuovere la lettura e l’accesso alla cultura, riconoscendo al contempo gli sforzi di chi continua a credere nel potere dei libri come strumenti di crescita e inclusione. Il sindaco Trantino ha annunciato sui social l’approvazione di una delibera per la candidatura di Catania a Capitale Italiana della Cultura 2028. Riaprire le biblioteche sarebbe un buon inizio. Continuate a seguire Gaglioweb Reporter On The Road
Trump e i 90 giorni di suspence. Tra dazi e disgrazie: tutto il mercato in un fotoromanzo

“Trump, Dazi e Manipolazione: L’Economia dell’Anticipazione e l’Era Ipnocratica” L’altro giorno, al supermercato, avevo in mente una lista di acquisti piuttosto modesta. Eppure, il carrello si è riempito rapidamente. Alla cassa, mio marito osservava con ansia la lunga fila di prodotti sul nastro, preoccupato per il totale. Per alleggerire la tensione, ho volutamente sparato una cifra esagerata: “Saranno 160 euro!” La cassiera, con un sorriso, mi ha corretto: “Sono solo 123 euro.” La mia strategia aveva funzionato: il sollievo di sapere che il conto era inferiore alle aspettative ha trasformato un momento di stress in uno di leggerezza. Una volta posata la spesa nel bagagliaio ho ricordato che bisognava affrontare delle altre spese, oltre agli alimenti, da qui alla fine del mese e che tra tre mesi c’è una scadenza alquanto fastidiosa. Questo aneddoto riflette una dinamica simile a quella dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Proprio come il mio “conto esagerato” ha creato un’aspettativa che ha reso il risultato finale più accettabile, i dazi sono stati spesso presentati come una strategia per riequilibrare il commercio internazionale. Tuttavia, il loro impatto reale è complesso e controverso, influenza non solo le economie globali ma anche i consumatori quotidiani. Mi dazi o no? Mi dazi o no? Ho l’economia in declino… Mi dazi o no? Chissà chi vincerà? A voler rimodulare il testo della canzone “Fotoromanza” di Gianna Nannini, dedicandola a Trump, le parole potrebbero essere tali da scuotere al pianto e alle risate amare insieme. È virale un meme degli ultimi giorni, con Trump che in kimono ricorda il film entrato nella storia con la celebre frase pronunciata da Miyagi: “Metti la cera togli la cera” Mettere la cera e togliere la cera non serve ad acquisire solo abilità. Serve per creare un mindset, un modo di pensare e di essere. Mettere la cera e togliere la cera è parte di un processo educativo. Educazione che, etimologicamente significa «trar fuori». Dunque, quando Trump mette i dazi e toglie i dazi, cosa sta cercando di fare? Non è solo farvi cacciar i soldi, ovvero fare uscire le risorse che ogni nazione ha in riserva, ma sta attuando una strategia di manipolazione della collettività. Ogni sua notizia o smentita fa tremare o impennare il mercato delle azioni, le ampie oscillazioni delle quotazioni di questi giorni, sono scaturite proprio da queste sue dichiarazioni e la minima cosa di cui si sospetta è che abbia fatto insider trading, L’insider trading è quando qualcuno utilizza informazioni riservate e non pubbliche per fare investimenti finanziari e trarne vantaggio. È considerato un reato perché si tratta di un comportamento scorretto e non equo nei confronti degli altri investitori. Ora, vediamo come spiegarlo con un esempio di economia domestica: immagina che tu e tua sorella viviate insieme e abbiate un piccolo negozio di famiglia. Un giorno, tua sorella scopre che un fornitore, con cui avete un contratto vantaggioso, ha intenzione di abbassare i prezzi della merce nei prossimi giorni. Questa informazione è segreta e nessuno al di fuori del negozio la conosce. Se tua sorella decide di correre al negozio del fornitore per comprare una grande quantità di merce prima degli altri e beneficiare di un prezzo ridotto, sta agendo come se stesse facendo insider trading. Perché? Perché utilizza informazioni riservate che gli altri clienti del fornitore non hanno, ottenendo un vantaggio ingiusto rispetto a loro. Nell’economia reale, questa pratica è illegale sui mercati finanziari, perché altera la trasparenza e l’equità, due principi fondamentali del mondo degli investimenti. Non voglio dilungarmi, realizzando un lungo trattato di economia e politica americana… In buona sintesi, Trump ha fatto marcia indietro, togliendo i dazi solo ai paesi che hanno acquistato i cosiddetti titoli di Stato decennali americani, i Treasure (i nostri Bot). Mentre gli annunciati dazi non sono stati tolti alla Cina giacché la Cina, detenendo già il 159% del debito americano, non ha voluto rischiare e investire ancora, ma ha di rimando copiato la percentuale di tasse stabilita da Trump. Un aspetto particolarmente significativo di questa storia è osservare come viene meno la tradizionale separazione tra sfera politica e sfera economica. I dazi non sono più semplicemente strumenti di politica commerciale ma diventano: una performance mediatica, strumenti di manipolazione dell’attenzione collettiva, Giochi di strategia come ricompensa per gli alleati, Narrative identitarie (“America First” o “Make America Great”) “Questa fusione tra economia, spettacolo e politica è una caratteristica fondamentale dell’era ipnocratica, dove il valore economico risiede sempre più nella capacità di generare e mantenere stati alterati di coscienza collettiva piuttosto che nella produzione materiale”. (Citazione di Jianwei Xun) L’intero episodio si inserisce in un “economia dell’anticipazione”: un sistema che prospera mantenendo i soggetti in uno stato perpetuo di aspettativa. I 90 giorni di sospensione creano un orizzonte temporale carico di tensione e aspettativa, un countdown che garantisce attenzione continua. Anche perché nessuno può sapere se le cose non cambieranno ancora, da un momento all’altro. Nelle ultime ore, la comunicazione che lo stop ai dazi su smartphone e pc da parte degli Usa è solo temporanea. Gli Stati Uniti introdurranno “in un mese o due” dazi “specifici” sui prodotti elettronici raggruppati nella categoria semiconduttori, anticipa, anche se con il condizionale, il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnik, in una intervista alla Abc, precisando che l’esenzione totale dei dazi sui prodotti come Iphone, computer e pannelli solari annunciata ieri è una misura provvisoria. (Adnkronos) Questa non è semplicemente una dilazione, ma una subdola manipolazione temporale che trasforma “il futuro” in una risorsa attentiva sfruttabile nel presente. I mercati finanziari, gli analisti economici, i media e il pubblico sono sospesi in uno stato di attesa dettata dall’anticipazione, una condizione ideale per mantenere il controllo ipnocratico. Le reazioni dell’opposizione democratica, focalizzate sulle accuse tecniche di insider trading, rappresentano paradossalmente un ulteriore rafforzamento del meccanismo ipnocratico: accettano, frammentano la critica, fanno il gioco dell’amministrazione di Trump, giacché anche le controversie politiche mantengono Trump al centro dell’attenzione collettiva. Non risaltano ai media le diverse manifestazioni di protesta: si parla sempre e solo del ciuffo biondo. Tra dazi e disgrazie tutto il mercato sembra fissato in un fotoromanzo e non vi è certezza di un happy
“La Lepre e la Tartaruga”: ultimo appuntamento per la rassegna “Piccoli sguardi”

Catania- “La Lepre e la Tartaruga” è l’ultimo scoppiettante appuntamento in cartellone. La rassegna Piccoli Sguardi dedicata al Teatro per l’infanzia della Compagnia Buio in Sala, infatti sta per concludersi. Domenica 13 aprile, alle ore 10.30, andrà in scena con la ricca ed interattiva fiaba musicale “La Lepre e la Tartaruga- a lezione da Esopo”, scritto e diretto da Lara Torrisi, con la supervisione alla regia di Massimo Giustolisi e Giuseppe Bisicchia. “È uno spettacolo che farà cantare, ridere e sognare- dichiara Lara Torrisi regista dello spettacolo- che racconterà la famosa storia della Lepre e della Tartaruga in una versione tutta nuova, unendo il divertimento del teatro interattivo con la profondità delle favole classiche, per far rivivere il grande insegnamento delle favole di Esopo in chiave moderna. Un linguaggio fresco e dinamico capace di stimolare l’immaginazione e il pensiero critico”. La sinossi: Anche questa volta la Lepre più veloce del bosco sfiderà la paziente Tartaruga in una gara e grazie al saggio Esopo in persona, con l’aiuto della magica Fata Teatro, piccoli e grandi spettatori impareranno una lezione importante sul rispetto, l’amicizia, l’impegno e la collaborazione. La Lepre e la Tartaruga, con le loro caratteristiche opposte, diventano simboli di due modi di affrontare le sfide della vita, mentre la Fata Teatro e il saggio Esopo guidano i piccoli spettatori in un viaggio fatto di meraviglia, scoperte e risate. Gli attori Asia Caruso, Andrea Luvarà, Martina Porto e Giada Romano daranno vita ad uno spettacolo coinvolgente, dove la partecipazione del pubblico è fondamentale per la riuscita della messa in scena arricchita dai brani musicali inediti di Amelia Martelli. “Sarà un’avventura teatrale emozionante- conclude l’autrice- che celebra il potere della narrazione e l’importanza di credere in sé stessi, senza mai dimenticare che chi va piano, va sano e va lontano” Continuate a seguire Gaglioweb
“La Città delle Amazzoni”: amore, guerra ed emancipazione in scena al Teatro Ambasciatori

La Città delle Amazzoni Musical “La Città delle Amazzoni”: amore, guerra ed emancipazione in scena al Teatro Ambasciatori di Catania. A casa della Poetica Produzioni fervono i preparativi per l’imponente messa in scena de “La città delle Amazzoni- opera musical” diretta da Alessandro Incognito, che debutterà in prima nazionale l’8 maggio sul palco del Teatro Ambasciatori, con repliche fino a domenica 11 maggio. L’opera è un lavoro totalmente inedito, con le musiche di Franco Lazzaro e Airam, le liriche e la drammaturgia originale di Andrea Tomaselli. Le splendide coreografie sono firmate da Erika Spagnolo. “È per tutti noi lo spettacolo più complesso ed appassionante scritto e realizzato fino ad oggi – dichiara il regista Alessandro Incognito che ha conquistato e stupito la critica e il pubblico con le messe in scena de “I Promessi Sposi Amore e Provvidenza” e “Dracula” – una storia epica che vede nascere l’amore tra Atandra, la regina della guerra del popolo delle Amazzoni, e Laiol, figlio del sovrano del Popolo del Mare, con esse perennemente in conflitto. Non si pensi alla classica storia d’amore contrastato – tiene a precisare Incognito – perché tutto il plot narrativo si muove tra numerose e complesse trame che affrontano molti temi, attuali e necessari, oggi come sempre: le lotte per il potere, i rapporti familiari ed il conflitto generazionale, nonché la necessaria esigenza di un’emancipazione femminile indirizzata al rispetto e alla convivenza reciproca, un’emancipazione che non tende ad appiattire le differenze, ma a valorizzarle e considerarle sempre uno strumento di arricchimento reciproco.” La scena si svolge nell’antica Grecia con tanti riferimenti alla mitologia e alla cultura classica, per un musical dal respiro internazionale e dall’alto valore artistico. Il cast è esclusivamente siciliano e l’opera punta con entusiasmo ed orgoglio a varcare i confini della Sicilia. Continuate a seguire Gaglioweb
Harem: una tragicommedia tra attesa e inganni

È andato in scena domenica 30 marzo al Piccolo Teatro della Città lo spettacolo teatrale Harem, una tragicommedia tra attesa e inganni, scritto da Alberto Bassetti e prodotto dall’Associazione Città Teatro in collaborazione con VersoArgo. La regia di Manuel Giliberti dà vita a un’opera che intreccia il passato e il presente, trasformando lo stato d’animo dell’attesa in un momento di riflessione profonda che si avvale dell’ironia per lasciare il segno nello spettatore. Il cast, composto da Simonetta Cartia, Deborah Lentini, Alessandra Fazzino, Cecilia Mati Guzzardi ed Emanuele Puglia, interpreta con maestria personaggi del periodo federiciano, portandoli però in una dimensione avulsa. Queste figure femminili più che omaggio a un’epoca storica, incarnano donne senza tempo, alle prese con l’arduo e universale compito di definire la propria identità in un contesto sociale di relazioni complesse. Donne in attesa di vivere, di un uomo che le riconosca piacevoli, interessanti, per godere della libertà di scegliere, ballare, viaggiare. Donne che si servono dell’arte della seduzione per tentare di accaparrarsi il potere di essere sé stesse. Considerate strumento a volte di piacere, a volte di perpetuazione della casata, a volte politico per alleanze tra potenti, quando non venivano maltrattate e schiavizzate, le donne a prescindere dalla classe sociale erano comunque, considerate oggetto – dentro e fuori – le corti duecentesche. L’azione si svolge nella sala di uno dei tanti castelli che Federico II fece costruire nei suoi territori. La regia ci introduce in un Harem, la scenografia e le luci contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, quasi metafisica, che amplifica il senso di attesa vissuto dai personaggi. Al centro del palco un letto a baldacchino, che ricorda gli arredi del noto brand nordico, senza orpelli né ricami. Si percepisce che l’essenziale e il funzionale abbiano contaminato ogni cosa, dal letto agli animi: Shakespeare avrebbe insistito che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, e qui se si astrae dal sogno non resta neanche un alito di vita. Le prescelte giocano a turno, abbracciandosi su questo letto. Le quattro donne di età diverse, come fiori in via di marcescenza, attendono tra noia, ansia e rassegnazione la visita dell’imperatore. L’atteso salvatore è Federico II di Hohenstaufen, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Sicilia e di Gerusalemme e per il quale, nel corso dei secoli, sono state coniate tantissime definizioni. Lo Stupor Mundi fu un uomo dai mille volti, dai tanti e svariati interessi e dalle non poche ambiguità. Fu un uomo considerato potente, anzi, all’epoca, il laico più potente della terra e il suo rapporto con le donne fu controverso. Tre mogli, almeno due conviventi e un non precisato numero di amanti dalle quali ebbe un altrettanto imprecisato numero di figli, fanno pensare ad un uomo fascinoso, di particolare bellezza. Sul piano legislativo, invece, Federico II si distinse per un approccio sorprendentemente progressista per l’epoca. Con le Costituzioni di Melfi del 1231, incluse nel “Liber Augustalis,” introdusse norme che tutelavano le donne da violenze e soprusi. Ad esempio, decretò la pena di morte per i rapitori di donne, abrogando la pratica del “matrimonio riparatore,” e abolì il “giudizio del duello” per i casi di violenza carnale. Queste leggi rappresentavano un tentativo di garantire dignità e protezione alle donne, in un contesto storico in cui erano spesso considerate subordinate. Emanuele Puglia è così attorniato in scena da quattro donne: una siciliana, una germana, una romana e una saracena, quattro donne così diverse eppure così uguali! Se lo spettatore si aspettava un nugolo di danzatrici velate tra incensi e opulenza è rimasto contrariamente sorpreso. In Harem a danzare sono i pensieri quasi ossessivi-compulsivi di quattro recluse, ed è chiaro sin da subito che la gabbia dorata sia un privilegio riservato a prescelte. Dunque, la danza è nelle parole che sortiscono da un costante ruminare cerebrale in un tempo che non ha lancette, fatto di lente speranze di rintocchi di campane immaginarie. Non si smette di pensare, immaginare, fantasticare, sospirare e sbuffare. Tra un’accesa competizione per esser scelte come “la preferita dell’imperatore” e attimi di sorellanza resta l’attesa, la più ingombrante protagonista senza sostanza. Tutte in attesa di incontrare l’Amore, ovvero l’uomo per cui erano state rinchiuse, l’uomo da amare… E giacché sia dell’amore che dell’Imperatore non avevano esperienza diretta alcuna, se non quella del ‘sentito dire’, non avrebbero saputo neanche riconoscerlo… Facile ingannarle. Come può un essere umano, crescere in cattività, senza istruzione alcuna e avere conoscenza di sé, dei sentimenti e del mondo intero? L’attesa in “Harem si dipana come il lento scorrere dei mesi per una donna gravida: un tempo sospeso, carico di speranze e timori, di immaginazioni e illusioni. Qui racchiude non solo il desiderio di un futuro diverso ma anche il peso di una realtà immobile, fatta di rassegnazione e sogni infranti. Il brillante monologo del Visitatore inatteso (Emanuele Puglia), ripercorre un passaggio storico e politico, che resta molto attuale. Federico II di Svevia era un promotore del dialogo tra culture diverse, come quella cristiana e musulmana, e cercava soluzioni diplomatiche invece di ricorrere alla guerra, come dimostrato dalla sua Crociata della Pace. Promuoveva valori di tolleranza, dialogo e diplomazia, oggi ancora più necessari, dati i conflitti culturali, religiosi e geopolitici. Tuttavia, i papi che si succedettero lo scomunicarono diverse volte per contrasti che riguardavano anche l’alcova brulicante di donne di tutte le età, da scegliere e cambiare a capriccio. Le quattro accolgono il visitatore tra diffidenza e sorpresa, curiose di conoscere chi fosse, e quali notizie dell’imperatore portasse loro. Come un falconiere nutre l’animale affinché vada a caccia di altre prede per il padrone, così lo sconosciuto, dal lungo mantello profondo come la notte, alimenta le fantasie delle quattro rivali. Parla delle doti dell’Imperatore, dell’incontro con San Francesco, narra di falchi, di crociate, di cortei, di conquiste, di sfarzi… parla di vita, desiderata e non vissuta. Attraverso i dialoghi e un ritmo narrativo equilibrato, la regia offre al pubblico mezzi sorrisi per l’amara introspezione che accenna all’ironia. Lo spettacolo esplora, con grazia e profondità, il delicato rapporto tra potere e
Il Kit di sopravvivenza del catanese d’Oc: l’ironia prima di tutto

Catania, tra mare e vulcano, non ha bisogno di un kit (meglio pronunciato “kitte”) di sopravvivenza, che corrisponda agli standard europei. Da notare che le indicazioni europee invitano a pensare ai primi tre giorni di crisi, cioè razioni che al catanese bastano per sopravvivere appena fino all’aperitivo pre -pranzo. Il seguente articolo mira a scongiurare il pericolo di affrontare una catastrofe, in fondo l’unico potere che abbiamo sta nel modo di reagire alle notizie, dunque vi regaliamo un breve manuale di ironia per le necessità del caso. Catania è una città che respira cenere dell’Etna alternata a sabbia di scirocco… A seconda da dove tira il vento tra brezze, olezzi e pruvulàzzu non ci manca nulla, soprattutto se ci si è impegnati a verificare la cosiddetta Legge di Murfy (colui che aspetta che l’auto esca dall’autolavaggio per schifiarla dispettosamente o che ci siano balconi e vetri puliti in casa). Tra boati, colate e scosse, di eventi che ‘scassano’ – parlando con la verità – abbiamo acquisito una ricca esperienza. Per tale ragione, il catanese d’Oc ha l’arte del cavarsela scolpita nel DNA. Ma se proprio volessimo assemblare il perfetto kit per il catanese medio, ecco cosa non potrebbe mancare. Il mitico “brioscione” alla granita. Non è solo colazione, è una filosofia di vita. Che sia mandorla o pistacchio, gelsi o cioccolatta con panna sopra e sotto, la granita serve sia per affrontare le calde estati che come antidepressivo naturale. Un ombrello 4 stagioni. Non si sa mai quando la cenere dell’Etna deciderà di trasformare un tranquillo mercoledì in un remake di “Pompei”. La “sciarpa del tifoso”. Perché ogni catanese è un ultras dentro, e ogni momento può essere giusto per gridare “Forza Catania!” al bar o in piazza. La “patente del traffico anarchico”. Essenziale per navigare senza paura nei vicoli stretti e nei semafori presi come mere decorazioni natalizie anche dai monoruota. L’immancabile videocamera del telefonino (col powerbank animalier abbinato) che tra un tic toc e una ‘scerra’, il catanese non sopravvive senza una bella “discussione animata” (rigorosamente gesticolata) da condividere tra i 5000 mila amici sui social. Il fornello portatile per la pasta alla Norma last-minute o un braciere e 2 kg di carne e poppette di cavallo per un’arrusti e mangia d’ordinanza o alla spicciola un camion dei panini coi wurstel e almeno 3 salse per le patatine alla sansa senza palma. Una playlist di musica neomelodica, perché non importa dove ti trovi, una serenata a tutto volume tiene sempre alto il morale. La capacità di fare una fila immaginaria, avete letto bene: immaginaria soltanto, ovunque, dal panificio alle poste, “chi arriva dopo” spesso “passa prima”. È un’arte inimitabile. Dimenticato il coltellino? Va bene anche l’unghia lunga del mignolino- passpartout, preferibilmente in gel o semi-gel. Tra i farmaci è annoverato il Seltz limone e sale… fa resuscitare! Ecco, mentre l’Europa ci propone torce e acqua in bottiglia, il catanese comune sa che le vere priorità della vita sono ben altre. Che sia un’eruzione, una pioggia improvvisa o la semplice sfida di trovare parcheggio, il catanese non si fa mai cogliere impreparato. Perché, in fondo, il vero kit di sopravvivenza è la sua intramontabile ironia. Adesso raccontateci come state organizzando la vostra borsa per “la tre giorni di sopravvivenza” Seguiteci su Gaglioweb
Mina compie 85 anni – L’evoluzione di un’icona musicale senza tempo

Oggi, Mina, la “Tigre di Cremona,” compie 85 anni, noi di Gaglioweb desideriamo ricordare l’evoluzione di un’icona musicale senza tempo, un’eredità musicale che attraversa oltre sei decenni. La sua carriera non è stata solo una dimostrazione di straordinario talento vocale, ma un diario sonoro che ha catturato i cambiamenti sociali e culturali dell’Italia e del mondo. Nata a Busto Arsizio (VA) il 25 marzo 1940, Mina Anna Mazzini è un mix di potenza canora e doti tecniche, un’artista eclettica che ha saputo declinare l’evoluzione musicale in modo unico. Con oltre 150 milioni di album venduti, è l’artista musicale italiana con più dischi venduti nel mondo. Durante la sua carriera, iniziata alla fine degli anni cinquanta e tuttora in corso, Mina ha interpretato più di 1 500 brani, ottenendo primati e ricevendo premi e riconoscimenti, con due partecipazioni al Festival di Sanremo, tre alla Mostra internazionale di musica leggera, una Targa Tenco e l’assegnazione dell’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana. Sulla scena internazionale ha raccolto il plauso di artisti quali Frank Sinatra, Louis Armstrong, Liza Minnelli, Céline Dion, Luciano Pavarotti, Placido Domingo e tanti altri. Negli anni ’60 Mina rappresentava una figura di rottura rispetto ai canoni più convenzionali, un simbolo di emancipazione per la sua voce potente e il suo stile audace. Mina emerge come la voce di una generazione giovane e ottimista, in un’Italia segnata dal boom economico. Brani come Il cielo in una stanza e Tintarella di luna celebravano l’amore nella sua forma più spensierata e romantica, diventando inni di un’epoca in cui il futuro sembrava ricco di possibilità. La sua musica, influenzata dal pop e dal rock’n’roll internazionale, rifletteva la gioia e la modernità di un mondo in trasformazione. Con l’avvento degli anni ’70 e ’80, l’Italia si trovava a confrontarsi con cambiamenti sociali più profondi, come i movimenti di emancipazione femminile e le turbolenze politiche. Mina iniziò a esplorare temi più complessi nei suoi testi, concentrandosi su emozioni mature e relazioni complicate, come si evince in brani come Grande grande grande, Parole Parole, o Amor mio, affrontando l’amore in tutte le sue sfumature – dal desiderio alla perdita, dall’introspezione alla resilienza emotiva. Le sue interpretazioni diventavano specchio di una società in evoluzione, dove l’amore non era più idealizzato, ma mostrato nelle sue contraddizioni e nella sua verità emotiva con testi che davano voce a introspezioni, che scandagliavano le fragilità e le ambiguità delle relazioni moderne. La scelta di ritirarsi dalle scene pubbliche nel 1978, quando Mina aveva 38 anni e due figli – Massimiliano e Benedetta – quando cantò per l’ultima volta dal vivo, la sera del 23 agosto del 1978 a Lido di Camaiore, è stata oggetto di speculazioni per diversi anni. Il 1978 era l’anno dei tre papi, l’anno della legge 194 sull’aborto, dei Mondiali in Argentina, ancora anni di piombo, tantissimi gli attentati terroristici, soprattutto era l’anno del sequestro e dell’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Quella che sembrava essere una decisione temporanea, presa sul momento, forse per un’infezione polmonare che per mesi le impedì di cantare, divenne in realtà il suo modo originale e discreto di esserci, senza apparire. Una decisione che l’ha resa una figura quasi mitica. Questo ritiro dal palco ha consolidato la sua popolarità anziché scalfirla, l’ha resa eterna, elevando la sua voce a una dimensione che va oltre il tempo. Le sue collaborazioni artistiche più significative vanno da Ennio Morricone: il maestro ha composto per lei Se telefonando, una delle sue canzoni più amate. Insieme a Lucio Battisti, con brani scritti da Battisti e Mogol, come Amor mio; conferma una profonda sintonia con il cantautorato italiano insieme a Fabrizio De André, ne La canzone di Marinella, un classico intramontabile. Chi non ha sperato in un suo ritorno dal vivo con Mina – Celentano, con brani celebri come Acqua e sale e Brivido felino? Ha cantato con gli Audio Due, con Lucio Dalla, con Riccardo Cocciante ha duettato in Questione di feeling, un pezzo che ha segnato un’epoca. Negli ultimi decenni, Mina ha continuato ad essere un punto di riferimento, abbracciando nuovi generi musicali e collaborando con artisti moderni, dimostrando sorprendenti capacità di adattamento per il mercato musicale, pur rimanendo fedele alla sua anima artistica. I sentimenti d’amore sono evoluti nelle sue canzoni: non più solo una questione di cuore, ma un’esplorazione dell’umano in tutte le sue complessità. Le collaborazioni recenti la vedono duettare con il rapper milanese Mondo Marcio, ma anche con Blanco in Un briciolo di allegria, dimostrando la sua capacità di rimanere rilevante anche per le nuove generazioni. Queste collaborazioni non solo hanno arricchito il suo repertorio, ma hanno anche contribuito a consolidare il suo status di icona musicale senza tempo, nonostante il suo ritiro dalle scene pubbliche, è rimasta un punto di riferimento culturale, che sa mettersi in gioco e continuare a sperimentare in un campo che sembra ormai, saturo di cantanti in plagio di sé stessi. All’interno dell’ultimo album Gassa d’amante (novembre 2024) è presente il brano L’amore vero di Matteo Mancini e Gianni Bindi, (già autori di Buttare l’amore, sigla delle Fate Ignoranti, la serie) facente parte della colonna sonora del film Diamanti, diretto da Ferzan Özpetek, divenendo la terza collaborazione tra la cantante e il regista. La voce di Mina, unica e ineguagliabile, non ha solo accompagnato il cambiamento dei gusti musicali, ma ha anche influenzato artisti italiani e internazionali. La sua capacità di innovare, pur rimanendo fedele alla sua essenza, la colloca nella stessa categoria di giganti della musica come Aretha Franklin e Barbra Streisand. I suoi 85 anni non sono un traguardo, ma la celebrazione di un’artista, l’evoluzione di un’icona musicale senza tempo, che continua a ispirare, che ha dato una voce indelebile ai sentimenti di generazione in generazione. In un’epoca in cui la musica si consuma rapidamente, Mina rimane un’eccezione. Buon 85° compleanno, Mina! Seguite www.gaglioweb.com
Quarantasei anni di “Pipino il breve” al Brancati

Un momento dello Spettacolo Teatrale “Pipino Il Breve”, protagonista Tuccio Musumeci Quarantasei anni di Pipino il Breve al Brancati. Quarantasei anni e non sentirli. La commedia musicale Pipino il breve, grande capolavoro di Tony Cucchiara che debuttò nel 1978, rimane simbolo del teatro siciliano nel mondo. Protagonista da sempre, ieri come oggi, è l’inossidabile Tuccio Musumeci, che da grande capocomico, a 90 anni continua a donare la sua verve inconfondibile al personaggio del re di Francia Pipino. Dopo i numerosi sold out della scorsa stagione, il Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale ripropone lo storico spettacolo dell’indimenticato Tony Cucchiara nel periodo delle festività al Teatro Vitaliano Brancati di Catania dal 4 all’8 gennaio (tre inizialmente le repliche previste, ma vista la grandissima richiesta – si va verso il sold out – si aggiungono altre due repliche). Un’occasione unica per godere della maestria di Tuccio Musumeci e del pregevole e imponente cast di attori, cantanti e ballerini, che mettono in scena lo spettacolo senza tempo sulla storia di Pipino il Breve, Berta la Piedona e la nascita dell’imperatore Carlo Magno Lo spettacolo – prodotto dal Teatro della Città, con la regia di Giuseppe Romani, le musiche di Tony Cucchiara, le coreografie di Silvana Lo Giudice riprese da Giorgia Torrisi Lo Giudice, le scene e i costumi di Francesco Geracà, il coordinamento musicale di Roberto Fuzio, le armature della Marionettistica F.lli Napoli – vede in scena, oltre al mattatore Musumeci, la compagnia del Teatro della Città composta da: Olivia Spigarelli (Belisenda, Regina d’Ungheria), Emanuele Puglia (Filippo, Re d’Ungheria), Lydia Giordano (Berta dal “Gran Piede” figlia dei regnanti d’Ungheria), Alex Caramma (Belisario di Magonza), Evelyn Famà (Falista), Dario Castro (Marante, scudiero di Falista), Giovanni Strano (Bernardo di Chiaramonte), Cosimo Coltraro (Morando di Ribera), Aldo Toscano (Aquilone di Baviera), Enrico Manna (Il Cacciatore Lamberto), Roberto Fuzio (Il cantastorie). Completano il cast nel ruolo di cortigiani e popolani: Pietro Casano, Alessandro Chiaramonte, Francesca Coppolino, Lorenza Denaro, Alba Donsì, Federica Fischetti, Giada Romano, Rosaria Salvatico, Claudia Sangani, Giorgia Torrisi Lo Giudice. Musicisti: Pasqualino Cacciola, Pietro Calvagna, Roberto Fuzio, Ivan Rinaldi. Una compagnia variegata che, grazie alla vitalità della musica e attraverso le tecniche tipiche dell’opera dei pupi, propone la vicenda dell’avventuroso matrimonio fra Pipino “il Breve” e Berta d’Ungheria, detta “dal grande piede”. Le vicende vivaci e colorate si susseguono in 13 quadri, seguendo un ritmo incalzante e coinvolgente per un musical dalle radici antiche, sempre attuale e capace di coinvolgere il pubblico di ogni età. Pipino il breve Produzione Teatro della Città regia Giuseppe Romani musiche: Tony Cucchiara, coreografie: Silvana Lo Giudice riprese da Giorgia Torrisi Lo Giudice scene e costumi: Francesco Geracà coordinamento musicale: Roberto Fuzio armature: Marionettistica Fratelli Napoli Catania, Teatro Vitaliano Brancati, sabato 4 gennaio, ore 20; domenica 5 dicembre, ore 17,30; lunedì 6 dicembre, ore 18; martedì 7 ore 20,30; mercoledì 8 gennaio, ore 19 Personaggi e interpreti in ordine di apparizione Pipino il Breve, Re di Francia – Tuccio Musumeci Belisenda, Regina d’Ungheria – Olivia Spigarelli Filippo, Re d’Ungheria – Emanuele Puglia Berta dal “Gran Piede”, loro figlia – Lydia Giordano Belisario di Magonza – Alex Caramma Falista, sua figlia – Evelyn Famà Marante, scudiero di Falista – Dario Castro Bernardo di Chiaramonte – Giovanni Strano Morando di Ribera – Cosimo Coltraro Aquilone di Baviera – Aldo Toscano Il Cacciatore Lamberto – Enrico Manna Il Cantastorie – Roberto Fuzio Cortigiani e popolani: Alex Caramma, Pietro Casano, Alessandro Chiaramonte, Francesca Coppolino, Lorenza Denaro, Alba Donsì, Federica Fischetti, Claudia Sangani, Giorgia Torrisi Lo Giudice. Musicisti: Pasqualino Cacciola, Pietro Calvagna, Roberto Fuzio, Ivan Rinaldi
Inaugurazione “Via dell’Amore” a Viagrande, grazie agli studenti

Inaugurazione “Via dell’Amore” a Viagrande, grazie agli studenti dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Verga” VIAGRANDE – Inaugurata come ” Via dell’Amore” la vecchia via Duca d’Aosta, che ormai quasi tutti a Viagrande e dintorni, conoscono per suoi particolari arredi. Da qualche tempo, il sentimento per eccellenza è protagonista della via, con arredi e allestimenti a tema, che ogni anno trovano la massima caratterizzazione durante il periodo di San Valentino. Da giorno 21 dicembre 2024, giorno dell’inaugurazione, la via Duca d’Aosta di Viagrande è per tutti e per tutto l’anno La Via dell’Amore. Infatti, nella caratteristica viuzza, che si apre dalla centralissima piazza San Mauro, hanno collocato quattro nuovi pannelli e un murale che raffigurano l’amore sotto molteplici sfaccettature. Gli studenti viagrandesi hanno realizzato queste piccole opere d’arte, partecipando al progetto “Coloriamo la via dell’Amore”. Un progetto organizzato dal Comune in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Giovanni Verga” e tenuto dai maestri Anna Maio, Carmen Massimino e Mikhail Albano. Per due mesi, con incontri settimanali, i ragazzi hanno appreso le particolari tecniche di disegno su muro. Tecniche applicate, poi sui pannelli e sulla parete situata al termine della via, ideale rappresentazione di un percorso tra i diversi aspetti dell’amore. L’amore protagonista, dunque e in tante declinazioni: quello per la famiglia, per la natura e gli animali, per il proprio partner, per lo studio e per tutte le passioni, fino all’amore per se stessi, probabilmente il più importante, perché solo riuscendo ad amarsi veramente ognuno di noi potrà poi amare gli altri in modo autentico. La cerimonia di inaugurazione e il tradizionale taglio del nastro sono stati preceduti dall’esibizione del Piccolo coro S. Maria dell’Idria, che ha regalato un’anteprima dell’Inno a Viagrande, composto da Vincenzo Spampinato su testo dello scrittore Antonio Aniante. Proprio il maestro Spampinato sarà il protagonista del Concerto di Natale, il prossimo 3 gennaio, alle 19:30, nella Chiesa Madre viagrandese. Il sindaco Salvo Faro si è complimentato con i ragazzi e con chi li ha guidati. Complimenti per aver “realizzato cinque autentiche opere d’arte, che renderanno ancora più unica la via dell’Amore di Viagrande”. Il progetto è stato seguito dall’assessore ai Servizi sociali Teresa Cristaldi e dal vice sindaco Franco Leonardi, in stretta collaborazione con gli uffici comunali.
