
Catania, tra mare e vulcano, non ha bisogno di un kit (meglio pronunciato “kitte”) di sopravvivenza, che corrisponda agli standard europei. Da notare che le indicazioni europee invitano a pensare ai primi tre giorni di crisi, cioè razioni che al catanese bastano per sopravvivere appena fino all’aperitivo pre -pranzo.
Il seguente articolo mira a scongiurare il pericolo di affrontare una catastrofe, in fondo l’unico potere che abbiamo sta nel modo di reagire alle notizie, dunque vi regaliamo un breve manuale di ironia per le necessità del caso.
Catania è una città che respira cenere dell’Etna alternata a sabbia di scirocco… A seconda da dove tira il vento tra brezze, olezzi e pruvulàzzu non ci manca nulla, soprattutto se ci si è impegnati a verificare la cosiddetta Legge di Murfy (colui che aspetta che l’auto esca dall’autolavaggio per schifiarla dispettosamente o che ci siano balconi e vetri puliti in casa). Tra boati, colate e scosse, di eventi che ‘scassano’ – parlando con la verità – abbiamo acquisito una ricca esperienza.
Per tale ragione, il catanese d’Oc ha l’arte del cavarsela scolpita nel DNA. Ma se proprio volessimo assemblare il perfetto kit per il catanese medio, ecco cosa non potrebbe mancare.
Il mitico “brioscione” alla granita. Non è solo colazione, è una filosofia di vita. Che sia mandorla o pistacchio, gelsi o cioccolatta con panna sopra e sotto, la granita serve sia per affrontare le calde estati che come antidepressivo naturale.
Un ombrello 4 stagioni. Non si sa mai quando la cenere dell’Etna deciderà di trasformare un tranquillo mercoledì in un remake di “Pompei”.
La “sciarpa del tifoso”. Perché ogni catanese è un ultras dentro, e ogni momento può essere giusto per gridare “Forza Catania!” al bar o in piazza.
La “patente del traffico anarchico”. Essenziale per navigare senza paura nei vicoli stretti e nei semafori presi come mere decorazioni natalizie anche dai monoruota.
L’immancabile videocamera del telefonino (col powerbank animalier abbinato) che tra un tic toc e una ‘scerra’, il catanese non sopravvive senza una bella “discussione animata” (rigorosamente gesticolata) da condividere tra i 5000 mila amici sui social.
Il fornello portatile per la pasta alla Norma last-minute o un braciere e 2 kg di carne e poppette di cavallo per un’arrusti e mangia d’ordinanza o alla spicciola un camion dei panini coi wurstel e almeno 3 salse per le patatine alla sansa senza palma.
Una playlist di musica neomelodica, perché non importa dove ti trovi, una serenata a tutto volume tiene sempre alto il morale.
La capacità di fare una fila immaginaria, avete letto bene: immaginaria soltanto, ovunque, dal panificio alle poste, “chi arriva dopo” spesso “passa prima”. È un’arte inimitabile.
Dimenticato il coltellino? Va bene anche l’unghia lunga del mignolino- passpartout, preferibilmente in gel o semi-gel. Tra i farmaci è annoverato il Seltz limone e sale… fa resuscitare!
Ecco, mentre l’Europa ci propone torce e acqua in bottiglia, il catanese comune sa che le vere priorità della vita sono ben altre. Che sia un’eruzione, una pioggia improvvisa o la semplice sfida di trovare parcheggio, il catanese non si fa mai cogliere impreparato. Perché, in fondo, il vero kit di sopravvivenza è la sua intramontabile ironia.
Adesso raccontateci come state organizzando la vostra borsa per “la tre giorni di sopravvivenza”
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