Il Carro di Santa Lucia: la fantasia dei bambini rinnova la tradizione

Un momento della presentazione dei bambini

BELPASSO – Un’atmosfera magica ha avvolto la cittadina di Belpasso che ha assistito alla presentazione del Carro di Santa Lucia. La fantasia e la dedizione dei bambini, nel creare il Carro di Santa Lucia, ha rinnovato una tradizione antica, portando nuova luce e speranza per il futuro. L’iniziativa organizzata dalla Fondazione dei Carri di Santa Lucia insieme alla Pro Loco di Belpasso, con il sostegno dell’amministrazione Comunale, ha riscoperto l’antico splendore dei carri di Santa Lucia dei primi del Novecento. Pertanto, i piccoli protagonisti sono entrati nel vivo delle tecniche artigianali, sperimentando ruoli tecnici come macchinisti, addetti alle luci e assistenti alla regia, apprendendo dalle mani esperte degli artigiani locali. D’altra parte, altri bambini hanno interpretato i personaggi che hanno animato il carro, dando vita a un quadro di grande impatto visivo ed emotivo. Inoltre, l’intera comunità di Belpasso si è unita in questo speciale momento di festa. Famiglie, amici e cittadini hanno partecipato con entusiasmo, creando un clima di condivisione e calore. Il sorriso dei bambini, ricolmi di orgoglio per il lavoro svolto, ha illuminato la serata e trasmesso un messaggio di speranza e continuità. Quest’anno il carro è stato dedicato ai maestri artigiani, un omaggio a chi, fin dall’Ottocento, ha costruito questa straordinaria tradizione. I carristi più esperti hanno condiviso il loro sapere con i più piccoli, contribuendo a mantenere viva una delle espressioni culturali più rappresentative del territorio. Inoltre, questo progetto ha anche sottolineato l’importanza di valori fondamentali come l’educazione, l’umanità e il rispetto. In sintesi, non è stata solo una celebrazione, ma un’esperienza che ha seminato nuovi germogli per il domani. Grazie a questo percorso, una nuova generazione di carristi e carriste si prepara a scrivere il futuro di questa tradizione, continuando a intrecciare storia e innovazione. La bellezza di un patrimonio culturale che vive nei cuori dei più piccoli ha regalato alla cittadinanza un momento unico da custodire e tramandare. Questo carro di Santa Lucia rappresenta un ponte tra passato e futuro, un simbolo di legami che rafforzano l’identità della nostra comunità.

Spaccata dei Carri di Santa Lucia. A Belpasso è stato un successo straordinario – Gaglioweb.it

Foto Spaccata Dei Carri di Santa Lucia 2024

BELPASSO – Conclusa la Spaccata dei Carri di Santa Lucia: un successo straordinario! Grande partecipazione ed entusiasmo per l’edizione 2024 della Spaccata dei Carri di Santa Lucia, che ha saputo ancora una volta celebrare il profondo legame tra la comunità belpassese e la sua amatissima Santa Patrona. L’11 e il 12 dicembre, i famosi Carri di Santa Lucia hanno incantato migliaia di spettatori con spettacoli straordinari fatti di luci, musica, scenografie mozzafiato ed effetti meccanici innovativi. Un’esplosione di arte e devozione resa possibile dall’impegno dei carristi e dalla dedizione della Fondazione dei Carri di Santa Lucia. “Siamo giunti alla conclusione di intensi e splendidi giorni dedicati ai festeggiamenti in onore della nostra amata Santa Patrona Lucia – dichiara il sindaco, Carlo Caputo. Sono stati momenti di grande gioia e di profonda devozione, che ci hanno unito come comunità. Desidero esprimere, a nome dell’intera amministrazione, un sincero e sentito ringraziamento a tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione di questa festa. Un ringraziamento speciale va riservato ai cittadini, devoti e non, che con la loro partecipazione rendono – ogni anno – la festa “viva”. È grazie al connubio di tutte queste forze che si riesce a creare qualcosa di unico ed emozionante. Santa Lucia ci ricorda, così, che è possibile unire le nostre forze, il nostro credere in qualcosa, per raggiungere l’importante obiettivo di saper essere collettività. Adesso, mentre ci prepariamo ad accogliere le Sacre spoglie di Santa Lucia, dobbiamo tenere caro il messaggio di questi giorni, che sono stati davvero un inno alla bellezza delle nostre tradizioni”. Un momento speciale è stato il debutto del carro celebrativo, frutto della collaborazione tra i quartieri Matrice e Borrello. Quest’opera maestosa ha rappresentato un simbolo di unità e bellezza, esaltando l’anima collettiva della manifestazione. “I Carri di Santa Lucia non sono solo un momento di celebrazione, ma il frutto di mesi di lavoro, dedizione e sacrificio da parte di carristi e carriste, un impegno che va oltre l’aspetto tecnico e tocca profondamente l’anima di chi ne fa parte. Spiega Antonino Girgenti, presidente della Fondazione Carri di Santa Lucia. Ogni dettaglio, ogni movimento, ogni luce accesa racconta una storia, quella di una comunità che si ritrova unita nel nome della fede e dell’arte. Questa edizione ha visto un’ulteriore crescita nella capacità di emozionare e coinvolgere, e il carro celebrativo è stato un simbolo straordinario di collaborazione e bellezza. È un’opera che ha dimostrato come l’unione di talenti e visioni possa creare qualcosa di davvero unico e potente. È questo spirito collettivo che rende la Spaccata dei Carri di Santa Lucia non solo un evento, ma un’esperienza di vita che tocca profondamente chi vi partecipa e chi vi assiste” L’edizione di quest’anno è stata arricchita, inoltre, anche dalla produzione di uno spot ufficiale e da una serie di interviste realizzate da Emmanuele Giuffrida e Antonello Signorello. Attraverso queste testimonianze, i carristi e le carriste hanno condiviso l’impegno e la dedizione necessari per mantenere viva una tradizione tramandata da generazioni. Il contributo artistico e spirituale dei quartieri Sant’Antonio Abate, Matrice, Purgatorio, San Rocco e Borrello ha dato vita a opere monumentali, autentiche meraviglie di artigianato e ingegno. Ma le celebrazioni non si fermano qui. Venerdì 27 dicembre alle ore 14.30, all’arrivo in città delle Sacre Spoglie della martire siracusana, un corteo di donne e ragazze che hanno avuto l’onore e il privilegio di interpretare Santa Lucia nei Carri degli ultimi anni accompagnerà la processione fino in piazza Duomo. Indossando i costumi con i tradizionali colori di Santa Lucia, queste “Lucie” renderanno omaggio alla Santa Patrona in un momento carico di fede e suggestione. Continuate a seguire Gaglioweb.it

Salvo Ficarra sfida Molière con una rilettura contemporanea de ‘Il Malato Immaginario’ al Teatro Brancati

Catania – è andato in scena lo spettacolo teatrale “Il malato immaginario” al Teatro Brancati. Salvo Ficarra Sfida Molière con la regia. Le repliche straordinarie (dettate dalle numerose adesioni nelle precedenti date di novembre) eseguite, al Teatro Brancati il 7 e l’8 dicembre, hanno inevitabilmente richiamato nella mente dello spettatore il famoso film del duo comico Ficarra e Picone. C’è una citazione utile per racchiudere in breve questa recensione. È tratta dal mondo della moda, ma non è riferita né agli attori dalle performance superbe, né ai loro impeccabili costumi. Leggete fino alla fine per comprendere il riferimento. Ogni persona che induca a pensare quanto costa l’abito che indossa, non lo sa portare. (Riccardo Bacchelli) Il Malato Immaginario di Molière è uno dei capolavori più rappresentativi – e tra i più rappresentati sul palco – della commedia francese. Molière volle, con questa sua ultima opera, in scena nel 1673 al Palais Royal, mettere in risalto la sua posizione: la polemica nei confronti della medicina e dei medici eccessivamente conservatori e oscurantisti. La casta dei dotti godeva di credibilità immeritata, bastava qualche difficile lemma in latino per rimbambire e allibire un paziente malato, che inevitabilmente si rimetteva nelle mani del truffaldino, pur di non perire. La trama narra di tematiche sociali sempre attuali, lo fa usando la leggerezza della commedia, per riuscire a ottenere un’opera brillante. Così tra i rincari dei farmaci, delle parcelle del medico, un malato, ancora oggi si trova in serie difficoltà, anche solo nel riuscire a prenotare una visita medica con le lunghe attese e i tagli alla Sanità. Tanto vale morire. Costa troppo stare male. Ed anche morire, costa pure il funerale! Molière nel 1673 prese posizione, uno schieramento che nel regista Ficarra la platea si auspicava. A cosa serve mettere in scena uno spettacolo classico? A cosa servono attori e artisti se non a riecheggiare la denuncia sociale? L’occasione era ghiotta: il cast di attori dalle capacità interpretative e canore superbe, tutti eccellenti ciascuno per il suo ruolo, una bella scenografia e poi? La scelta di un’ambientazione moderna, con tocchi visivi e scenografici che richiamano ai fidanzatini di Peynet, un mondo quasi surreale, ha reso il testo più accessibile e attuale. Affranto per i mancati riconoscimenti del re Luigi XIV, il 17 febbraio 1673 Molière si sentì male, proprio mentre sul palco interpretava Argante, per morire il giorno dopo. Un dramma nel dramma, che probabilmente ha in parte contribuito al successo di questo antenato del recital. La versione contemporanea pop del regista Ficarra è risultata troppo pop, una sfida per il regista e una sfida per quegli spettatori che si aspettavano una maggiore incisività. Tra battute facili sui vaccini e i negazionisti, mancavano i terrapiattisti per riempire un tavolino al Chiosco delle bibite di Zuckerberg. Eppure il pubblico ha applaudito, ha riso e ha applaudito nuovamente, destando dal torpore coloro che rassegnati avevano messo in stand by l’apparato cerebrale. “Abbiamo voluto riportare il testo alle sue origini cercando con forza di ripercorrere lo spirito che animava Molière e la sua compagnia, non solo al momento della creazione ma anche e soprattutto nella messa in scena. Così che un testo senza tempo possa parlare, far ridere e riflettere gli spettatori di oggi. Un’avventura bellissima, possibile solo grazie ad una compagnia meravigliosa che si è messa in scena con amore e passione e che trova in Angelo Tosto il suo capo comico perfetto. Angelo è nato per essere Argan”. Scrive Salvo Ficarra sul libretto dell’opera. Dobbiamo dare atto a Ficarra: l’attore Angelo Tosto in Argan protagonista dell’opera ha reso magnificamente in scena, ha saputo incarnare con grande efficacia il malato immaginario. Il troncamento del nome originale non ha interferito con lo spessore del personaggio. La sua interpretazione ha fatto emergere la fragilità di un uomo schiavo delle sue ossessioni, un personaggio che, pur nel suo egoismo e nella sua paranoia, riesce comunque a suscitare una certa compassione. Angelo Tosto ha avuto una coprotagonista altrettanto efficace: Antonietta la serva è stata interpretata da una magnifica Giovanna Criscuolo astuta e determinata, come una Mirandolina di goldoniana memoria, energica e pungente, regge la trama, la recupera, la rammenda per confezionare uno spettacolo perfetto. La sua capacità di destreggiarsi tra finzione e realtà, tra inganno e verità, ha contribuito a dare ritmo alla narrazione, sottolineando con ironia le contraddizioni di un mondo, che si fa sempre più confuso agli occhi di Argan. E non solo ai suoi. L’intero cast di attori ha reso impeccabilmente sul palco Anita Indigeno è Angelica la figlia di Argan, innamorata di Cleante – Daniele Bruno – che ha la pecca di non essere il medico papabile preteso dal padre malato. I due innamorati si sono esibiti in un duetto melodico che ha messo in luce le loro abilità coreutiche e musicali. Lucia Portale ha interpretato il ruolo della seconda moglie avida di Argan, Belina tradisce il marito malato con Luca Fiorino nel doppio ruolo del viscido notaio Malafede e del farmacista Dottor Aulenti. I medici abbondano in quest’opera, il Professor Fecis – Cosimo Coltraro prescrive cure costosissime al malato immaginario, infatti i ‘cattivi umori’ attanagliano la quotidianità di Argan e solo le purghe (anch’esse costose) possono alleviare le sue turbe. Ad ogni evacuazione, puntualmente soppesata per differenza tra l’ingresso e l’uscita dal servizio igienico, il malato viene alleggerito anche nel portafogli. Il professor Cagherai- Emanuele Puglia tronfio nel suo camice alieno, con lenti da aviatore, a metà tra il Woody Allen di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e l’aviatore de Il piccolo principe dirottato per un guasto nel deserto, ma qui il guasto è il figlio Tommaso – Giovanni Rizzuti neolaureato in medicina che si presenta come un disadattato che ha imparato a pappagallo le sue battute di presentazione per i neo-suoceri e come un animale domestico ammaestrato viene gratificato da pilloline. Ricordate la citazione in apertura? Qualche spettatore smaliziato e meno pigro si è chiesto: ma quanto è costato questo spettacolo? Forse meglio non conoscere la risposta, perché lo spettatore medio

Belpasso: in arrivo le sacre spoglie di Santa Lucia e lo straordinario spettacolo dei Carri

BELPASSO – Tornano i momenti carichi di emozione, in cui i cittadini di Belpasso celebrano il profondo legame con le loro tradizioni e con la amata Santa Lucia. Questa edizione della festa si annuncia come straordinaria, arricchita da un evento unico: l’arrivo delle sacre spoglie della Santa Patrona, che saranno ospitate nella Chiesa Madre Maria SS. Immacolata il 27 e 28 dicembre. L’intera comunità è chiamata a vivere un percorso che unisce fede, creatività e tradizione, rendendo omaggio a Santa Lucia con devozione e impegno collettivo. “Ogni anno, con dicembre che bussa alle porte, Belpasso spalanca col cuore quella porticina dietro alla quale, l’anno precedente, ha messo al sicuro Santa Lucia – dichiara il sindaco Caputo – Attendiamo tutto l’anno per poter celebrare la nostra Santa Patrona in maniera trionfale, passando attraverso le cerimonie religiose, le processioni, sino a tutti quei momenti toccanti creati abilmente dai nostri maestri carristi. Le storie che vengono raccontate dai nostri carri allegorici, le scenografie, i colori, le musiche, con il culmine della ‘spaccata’ e l’alzata di Santa Lucia, rappresentano un atto solenne che coinvolge non solo i fedeli, ma gli spettatori tutti. Quest’anno, inoltre, con l’arrivo delle sacre spoglie di Santa Lucia direttamente da Venezia, ci aspetta un evento straordinario che sarà un momento di grande raccoglimento per tutta la città e per i tanti pellegrini che accorreranno. L’Amministrazione comunale sarà accanto alla Fondazione dei Carri di Santa Lucia e ai suoi artigiani per valorizzare al meglio questa celebrazione che unisce spiritualità e cultura, lasciando un segno indelebile nel cuore di Belpasso”. “Devozione, creatività e un pizzico di sana follia. Sono questi gli ingredienti che rendono speciale la manifestazione più attesa dell’anno a Belpasso, spiega il presidente della Fondazione Carri di Santa Lucia, Antonino Girgenti. Poiché quest’anno non sarà una festa come le altre, abbiamo preparato qualcosa di ancora più straordinario per celebrare l’arrivo delle sacre spoglie di Santa Lucia, un evento che resterà nella storia della città. I carristi stanno ultimando allestimenti spettacolari che uniscono tradizione e innovazione, con effetti speciali e meccaniche d’avanguardia. Quest’anno, due dei cinque quartieri storici della città hanno unito le forze per realizzare un carro celebrativo ancora più imponente, simbolo di fede, arte e bellezza. Siamo certi che questa edizione non solo incanterà gli spettatori, ma saprà rinnovare il legame spirituale tra la nostra comunità e la nostra amata Santa Lucia”. Il programma delle celebrazioni è iniziato martedì 3 dicembre con un evento culturale a Palazzo Bufali, dove sarà presentato il volume “Gli annali del Barocco in Sicilia: Macchine devozionali a Belpasso per la Festa di Santa Lucia”, a cura del Centro Internazionale di Studi sul Barocco, con la partecipazione di Lucia Trigilia. Sabato 7 dicembre, Francesca Saraceno presenterà, sempre a Palazzo Bufali, il suo libro “Il seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio”. La serata proseguirà al Teatro Comunale “Nino Martoglio” con lo spettacolo teatrale e di danza “Vita di Santa Lucia”, curato dal Centro Lab Danza di Alfio Barbagallo in collaborazione con l’Associazione Pro Loco. Mercoledì 11 dicembre, alle 21:00, la tradizionale entrata dei Carri di Santa Lucia dei quartieri Sant’Antonio e San Rocco animerà Piazza Duomo, mentre giovedì 12 dicembre sarà la volta del Carro unitario dei quartieri Borello e Matrice e del Carro del Quartiere Purgatorio. Il programma continuerà venerdì 20 dicembre con la presentazione, sempre in Piazza Duomo alle 21:00, del carro realizzato dai partecipanti ai laboratori creativi organizzati in collaborazione con l’Associazione Pro Loco. Infine, venerdì 27 dicembre, la festa offrirà un momento di riflessione con la proiezione di filmati dedicati al culto di Santa Lucia a Belpasso, a cura della Cineteca Vitaliti. L’evento, che si terrà presso il Teatro Comunale “Nino Martoglio” dalle 17:00 alle 21:00, preparerà spiritualmente la città all’accoglienza delle sacre spoglie della Santa. La festa di Santa Lucia 2024 si preannuncia come un momento indimenticabile di devozione, arte e festa, in grado di riunire la comunità di Belpasso e richiamare visitatori e pellegrini da ogni luogo.

A PALAZZO SCAMMACCA DEL MURGO LE MOSTRE DI LUCIA SCUDERI E ALICE GRASSI

    Il Palazzo Scammacca del Murgo, nel pieno centro storico di Catania, ospiterà nello spazio espositivo al suo interno due mostre, che saranno inaugurate l’8 dicembre ’24. Con il patrocinio dell’UNESCO – Festival culturali delle città tardo barocche della Val di Noto – e del Distretto Turistico SudEst, l’8 dicembre alle 18.00 verranno inaugurate due mostre in contemporanea, una nei saloni al primo piano, l’altra al piano terra, nel piccolo Teatro del Murgo. Nei saloni prenderà vita il progetto “Giardini imprevisti” di Lucia Scuderi (www.luciascuderi.it), artista siciliana che vive e lavora a Catania. Disegna, scrive, dipinge, progetta. “Giardini imprevisti” – in collaborazione con PHAOS Edizioni per la realizzazione del catalogo – ha al centro del suo interesse il rapporto tra l’uomo e la natura, come un’indagine di questa complessa relazione che continua a cambiare. Questi giardini imprevisti in cui ci imbattiamo sono il luogo archetipico e universale in cui invitare ad una riflessione – poetica e necessaria, non più derogabile – nell’urgenza di fare qualcosa per riconoscere l’unità e la simbiosi tra uomo e natura. Lucia Scuderi sui suoi fogli di carta, diventati giganti, pianta, innesta, semina, inventa, immagina giardini, boschi, foreste di ogni forma e colore. Pian piano è cresciuta nell’artista un’idea di giardino, non solo come spazio chiuso, progettato dall’uomo, in funzione del suo godimento, della coltivazione botanica, ma capovolgendone il significato (e la storia) come spazio che la natura crea autonomamente dall’uomo. Ecco che i giardini sono anche gli spazi indisciplinati, disordinati, caotici. Sono giardini “non previsti”. La mostra nasce dal desiderio dell’artista di cercare uno spazio per poter condividere un’idea, una scoperta, una questione. Per usare le parole di David Hockney: “Quello che un artista cerca di fare per le persone è avvicinarle a qualcosa, perché ovviamente l’arte è condividere un’esperienza, un pensiero”. Le opere esposte sono acquerelli su carta. Nel Teatro del Murgo il progetto fotografico di Alice Grassi “Deus sive natura” con la curatela di Rosa Anna Musumeci. Alice Grassi (www.alicegrassi.it) è un’artista multimediale interessata a progetti interdisciplinari e partecipativi e lavora spesso in collaborazione con artisti e collettivi.
La sua ricerca è incentrata sul rapporto di interdipendenza tra l’uomo e il suo territorio e per questo lavora spesso site-specific. La fotografia di Alice è una lezione di iconografia come da Oxford Languages – “Il complesso dei motivi e criteri che distinguono e inquadrano l’immagine dal punto di vista culturale”. Nella definizione l’oggetto dell’immagine è al tempo stesso necessario e accessorio, poiché l’accento viene spostato sul soggetto significante (l’artista) rispetto all’oggetto (il significato). Una scelta di stile paradossale forse, ma dato che motivi e criteri non possono attenere che allo sguardo umano, mentre l’oggetto si limita a materializzarli, all’arte e all’artista tutto è concesso. E se lo sguardo di Alice si posa sui relitti della phoenix canariensis, è perché un’elaborazione intellettuale ed emotiva, cioè una scelta culturale, lo sostiene e lo giustifica. Attraverso l’elaborazione, l’oggetto è trasfigurato in simbolo, e il simbolo iscrive nell’immagine delle phoenices uccise dal punteruolo rosso la complessità e l’universalità della comprensione critica. Lo scempio protagonista consente di condurre lo spettatore ad interrogarsi su cause, effetti e rimedi possibili, contingenti e sistemici; egli estrapolerà ciò che vede per abbinarlo alle innumerevoli altre devastazioni ambientali; e si interrogherà di conseguenza sui rischi di collasso, sul pericolo che incombe nel rapporto tra uomo e natura, in condizioni di sovrasaturazione demografica, economica e politica della biosfera. L’iconografia di Alice non potrebbe essere più inclusiva. Rimanendo tuttavia essenziale perché centra l’interrogativo cruciale: se l’uomo si pretende Deus in terris (e forse lo è), come può rimanerlo senza riconoscere che Deus sive Natura e quindi non vivere nel rispetto, anzi nella venerazione, di quest’altro sé stesso? Palazzo Scammacca del Murgo diviene luogo che accoglie la riflessione proposta dalle due artiste nelle due diverse forme sulla relazione tra essere umano, natura e territorio e lo fa senza mai tentare la sintesi ma con l’umiltà della proposta, lasciando sempre che i punti interrogativi restino tali e a disposizione della sensibilità dei fruitori che, sempre gratuitamente, potranno visitare le mostre fino al 20 gennaio 2025, il venerdì e il sabato dalle 16 alle 20 e la domenica dalle 10 alle 13. Una tradizione consolidata quella degli eventi allestiti presso il Palazzo Scammacca del Murgo, con mostre, esibizioni e installazioni artistiche in diverse aree del palazzo, che è anche albergo, teatro, club, winebar. L’obiettivo è quello di rendere “luoghi” gli spazi, definendone l’identità in modo corale, ove le voci degli artisti che espongono si uniscono e contaminano con l’ambiente circostante: ogni scorcio, dal soffitto al lastricato esterno del palazzo e perfino le pareti sono permeate di storia. Lucia Scuderi Artista siciliana che vive e lavora a Catania. Disegna, scrive, dipinge, progetta. Come autrice e/o illustratrice ha pubblicato numerosi libri per bambini con editori italiani e stranieri. Più volte premiata per le sue opere: Premio Andersen 2013 miglior illustratrice, Honour list Ibby Italia 2021, White ravens – International Youth Library 2023, 2009, 1999. Ha ideato immagini per manifesti, cartoline, arredi e design tessile. Da qualche anno i suoi lavori hanno reclamato autonomia come opere, anche senza un testo didascalico accanto, e sono state esposte in spazi per l’arte contemporanea. Alice Grassi Alice Grassi è un’artista multimediale interessata a progetti interdisciplinari e partecipativi e lavora spesso in collaborazione con artisti e collettivi. La sua ricerca è incentrata sul rapporto di interdipendenza tra l’uomo e il suo territorio e per questo lavora spesso site-specific. La sua indagine artistica è una sorta di Soft-Act che innesca un processo di cambiamento e consapevolezza. I suoi lavori spesso si basano sulla ricerca iconografica e l’utilizzo prevalente della fotografia, del video, dell’installazione e la relazione con la luce. Ha partecipato a diverse mostre sia nazionali che internazionali ed ha esposto in gallerie, musei e fondazioni, oltre che in spazi indipendenti e non convenzionali. Alice Grassi è stata selezionata per alcune residenze d’artista (selezionata da J. M. Bustamante per l’Artist in residence A.C.A. Florida)  e parallelamente al suo lavoro artistico insegna, inoltre ha curato progetti espositivi per il Capture

Via dei Corti 2024: I vincitori della X edizione

GRAVINA DI CATANIA – Si è conclusa con grande successo da parte del pubblico, la decima edizione dei Via dei Corti, Festival Indipendente di Cinema Breve. All’Auditorium Angelo Musco di Gravina di Catania, si sono svolte le giornate del festival che hanno visto la presenza e la partecipazione di tanti affezionati, curiosi e giovani estimatori del cinema e in particolar modo dei cortometraggi. Tante le proiezioni e le premiazioni che si sono susseguite nel corso delle serate condotte da Simona Zagarella e Giulia Sapienza, nella serata conclusiva è stato un piacere ed un onore per il festival avere sul palco a condurre Ruggero Sardo. Non sono mancate le emozioni grazie anche alle bellissime performance dei ragazzi dell’Associazione Gravina Arte che, ogni sera, hanno dato il via al festival con piccole perle artistiche legate al tema scelto per questa X edizione, L’Eco-sostenibilità, un messaggio che speriamo possa coinvolgere tutti così da tutelare il pianeta che è la nostra casa. Una X edizione che ha voluto celebrare un traguardo importante per Via Dei Corti, tantissime le opere pervenute e in questa edizione, la qualità dei cortometraggi in gara è stata di altissimo livello, non è stato semplice per le giurie decretare i vincitori. Il Premio al Miglior Cortometraggio è stato vinto dalla Francia con “Embrasse-moi” di Hristo Todorov che narra, un appuntamento tra due uomini che si trasforma in qualcosa di inaspettato, il corto ha conquistato anche il Premio alla Migliore Regia e quello alla Miglior Sceneggiatura.   Il Premio al Miglior Documentario è andato a “Slava” di Davide Ficuciello una forte testimonianza della guerra in Ucraina, aggiudicatosi anche il Premio della Giuria dei Giovani. Invece, il Premio alla regia intitolato ad Armando Buonadonna è stato assegnato a Ezio Costanzo per il documentario “Max Corvo for freedom” L’adesione da parte di tanti paesi stranieri rende Via dei Corti una realtà sempre in crescita che vuole affermarsi nel panorama dei festival internazionali, testimonianza di ciò è stata la vittoria del Premio al Miglior Film Animazione da parte di un meraviglioso cortometraggio francese, “Au 8eme jour” di Agathe Sénéchal, Alicia Massez, Elise Debruyne, Flavie Carin, Théo Duhautois. Mentre, il Premio alla Miglior Regia – Dirty Dozen per la Sezione Animazione è andato a Ugo Deflandre, Julien Miternique, Antoine Colas, Adrien Adams, Anaïs Antonio, Océane Rendu, Emma Samyn per “Kafarnaum”.   Sono stati davvero tanti i riconoscimenti e le menzioni consegnate a registi, attori e personalità che si sono distinte per il loro merito e che portano la Sicilia in giro per il mondo con il loro talento, Il Premio al Talento Siciliano è stato assegnato alla giovane attrice Eleonora De Luca, al regista Zavvo Nicolosi e alla campionessa olimpionica Giusi Malato.   Il Premio speciale Via dei Corti “Una vita per il cinema” è stato assegnato a Davide Catalano, Cateno Piazza, rispettivamente direttori artistici di Corti in Cortile e Catania FilmFest.   Il Premio della Critica selezionato da un’attenta giuria di giornalisti ed esperti è stato assegnato al cortometraggio “Assunta” per il tema dell’affido affrontato con delicatezza, premiate la regista Luana Rondinelli e l’attrice protagonista Donatella Finocchiaro.   Il Premio Film in Sicily è stato assegnato al regista Graziano Fontana per il suo cortometraggio ”Un miracolo chiamato serie B”, che racconta la storia dell’Acireale Calcio all’ inizio degli anni ‘90.   Come ogni anno anche in questa edizione si è rinnovato il sodalizio tra Via dei Corti e Globus  Network, il presidente Enzo Stroscio ha consegnato il Premio Globus-Via dei Corti per la valorizzazione del territorio a “Itinerario Etna” di Ugo Saitta, ritirato dalla figlia Gabriella Saitta.   La Menzione Speciale della direzione artistica è andata al regista Riccardo Camilli con il cortometraggio “L’amico Solubile”.   Per la sezione CineMigrare il Miglior Film è stato assegnato a “Stai fermo lì” di Clementina Speranza, un toccante documentario che da voce a un giovane dissidente iraniano Babak Monazzami e alla sua storia.   Via dei Corti è anche Corti Scolastici, una sezione a cui, il presidente Marcella Messina e il direttore artistico Cirino Cristaldi, tengono particolarmente perché i cortometraggi prodotti dai giovani ci mostrano non solo il mondo dei ragazzi con le problematiche e le gioie della loro età, ma sono anche le prime opere di talentuosi studenti che iniziano così ad approcciarsi al mondo del cinema e che continuando a coltivare la loro passione e studiando, potranno diventare futuri registi.   Il direttore artistico Cirino Cristaldi in chiusura, salito sul palco, ha confermato l’appuntamento alla prossima edizione ringraziando il numeroso pubblico presente e tutto lo staff organizzativo che ha lavorato come sempre con passione e determinazione per confezionare un festival che, anno dopo anno, conferma la sua crescita nel panorama dei concorsi internazionali.   La manifestazione, organizzata dalle Associazioni NO_NAME e Gravina Arte, è patrocinata dall’assessorato regionale Sport, Turismo e Spettacolo, dalla Sicilia Film Commission, dal Comune di Gravina di Catania, per cui si ringrazia il sindaco Massimiliano Giammusso e l’amministrazione per il sostegno dato all’iniziativa. Ringraziamo anche il main sponsor Centro Commerciale Katanè e i vari partner, primi tra tutti Cantine Privitera e Pasticceria Francalanza. Di seguito riportiamo tutti i premi e le menzioni conferiti:   SEZIONE INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI: Miglior Film Embrasse-moi di Hristo Todorov (FRA) Miglior Regia Hristo Todorov per Embrasse-moi (FRA) e Miguel Muñoz Gascon per No te vayas (SPA) Miglior Montaggio Fabrizio Franzini per Sette minuti (ITA) di Alessia Bottone Migliore Sceneggiatura Hristo Todorov per Embrasse-moi di Hristo Todorov (FRA) Migliore Fotografia Ian Nieto per No te vayas di Miguel Muñoz Gascon (SPA) Miglior Colonna Sonora Francesco Costanza per Sette minuti (ITA) di Alessia Bottone Miglior Interprete Femminile Matilde Gioli per Framment” di Andrea Casadio (ITA) Miglior Interprete Maschile Lino Guanciale per Rasti di Davide Morando e Paolo Bonfadini (ITA) Premio della Critica ad Assunta di Luana Rondinelli (ITA) Premio Giuria del Pubblico Rasti di Davide Morando e Paolo Bonfadini (ITA) Premio Giuria dei Giovani Medley di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis (ITA)     SEZIONE ANIMAZIONE Miglior Film  Au 8eme jour di Agathe Sénéchal, Alicia Massez, Elise Debruyne, Flavie Carin, Théo Duhautois (FRA) Premio “Via dei Corti – Dirty Dozen” alla Miglior Regia a Hugo Deflandre, Julien Miternique, Antoine Colas, Adrien Adams, Anaïs Antonio, Océane Rendu, Emma Samyn per Kafarnaum (FRA) SEZIONE DOCUMENTARI Miglior Documentario Slava di Davide Ficuciello (ITA-UCR) Premio Armando

Teatro Brancati: Il malato immaginario in replica straordinaria il 7 e 8 dicembre

Un grande successo di pubblico e di critica per Il malato immaginario di Molière nell’inedita versione di Salvo Ficarra prodotta dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale. Dopo le varie date e i ripetuti sold out al Teatro Vitaliano Brancati, a grande richiesta, sabato 7 dicembre alle ore 21 e domenica 8 dicembre alle ore 17,30, andranno in scena due repliche straordinarie della brillante opera molierana che Salvo Ficarra ha adattato e diretto con tutta la sua verve proponendo una vera e propria commedia “pop”. Ancora due date catanesi, quindi, per poter godere dell’originale produzione del TdC, che oltre all’originale regia di Salvo Ficarra, vanta le musiche del cantautore Lello Analfino, e vede protagonista il poliedrico Angelo Tosto perfetto capo comico nelle vesti di Argan. In scena con lui un cast di altissimo livello che annovera (in ordine alfabetico) Filippo Brazzaventre, Daniele Bruno Cosimo Coltraro, Giovanna Criscuolo, Luca Fiorino, Anita Indigeno, Lucia Portale, Emanuele Puglia, Giovanni Rizzuti. A completare il cast, in video, i ballerini Licia Bisicchia e Daniele Caruso. Scene e costumi sono di Francesca Cannavò, realizzazione video Nico Bonomolo, movimenti coreografici Giorgia Torrisi Lo Giudice. Un’opera pop appunto, in cui Salvo Ficarra ha riportato il testo di Molière alle sue origini per proporre uno spettacolo ironico. «Cosa può dirci ancora oggi una delle opere più rappresentate di Molière? Sicuramente che Argan, il protagonista è ancora tra noi. Insieme alla sua banda di mogli, figli, cameriere, fratelli e medici. Il tema della medicina, le controversie che genera, le passioni che scatena sono ancora oggi tema di dibattito pubblico così come lo sono da sempre. Fra addetti ai lavori e soprattutto fra malati finti e veri. Molière fin dalle prime battute prende lo spettatore per mano e lo culla fra le risate che scaturiscono dai protagonisti di questa commedia, salvo poi lasciarci a riflettere sul nostro rapporto con il medico e le sue prescrizioni».   𝗜𝗟 𝗠𝗔𝗟𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗢 Teatro Vitaliano Brancati di Catania sabato 7 dicembre 2024, ore 21 domenica 7 dicembre 2024, ore 17:30   Info e biglietti Catania: Botteghino in via Sabotino 4, Catania | orari dal lunedì al sabato 9:30-13 / 16-19:30 tel.: 095 530153 – 334 5683715 (whatsapp) oppure visita il sito www.teatrodellacitta.it    

“L’anima Batte” di Simona Gasperini. Un vernissage alla Catania Art Gallery

La Catania Art Gallery dell’Avvocato e Gallerista Salvo Daniele Torrisi ospita una mostra personale della fotografa Simona Gasperini, intitolata L’Anima Batte, a cura di Lisa Parra. Le opere saranno visibili su appuntamento dal 30 novembre 2024 al 7 gennaio 2025. Il Catalogo è edito da Edizioni Elefantino. Come spiega la curatrice Lisa Parra nel testo in catalogo, il titolo della mostra è stato scelto per sottolineare come: “In un mondo sorprendente come quello della flora, in ogni dove c’è un’anima che batte. In un fiore, in un seme, in una pianta, nel silenzio apparente c’è un rumore di vita e di bellezza, che rinasce e non si ferma mai. In questo regno vegetale, ogni ambiente del mondo cresce, si evolve assicurando la continuità e la diffusione della specie”. Questa forza germinativa, si coglie perfettamente nei lavori della fotografa Simona Gasperini. Le sue pitto-fotografie mostrano: “differenti equilibri tra la distensione del colore e la trasparenza della superficie. La luce naturale fa da proiettore per un teatro dove protagonisti sono ogni volta degli indefinibili elementi naturali, soprattutto semi, che vengono colti in una danza, la cui coreografa è la fotografa stessa. La poetica delle piccole cose diviene energica e profondamente vitale. I colori sospinti in una traiettoria indeterminata, mettono in discussione tematiche quali nascita e morte, gioia e dolore, in un attimo sospeso nel tempo dove ogni finale è possibile”. BIOGRAFIA DELL’ARTISTA Simona Gasperini nasce a Viareggio il 14/04/1973. Fin da bambina, suo padre, la spronava a osservare con attenzione ciò che la circondava, soprattutto nelle passeggiate in natura. E questo è stato il motore, la scintilla, che le ha fatto amare la fotografia, dove grazie all’obiettivo, si focalizza lo sguardo. Mentre sua madre le ha insegnato a guardarsi dentro, per conoscersi e migliorarsi. Nel suo percorso di vita ha sempre continuato a fotografare da autodidatta. Nella maturità ha seguito l’archivio fotografico del marito, l’artista Gioni David Parra, e ha fatto diversi ritratti ad amici artisti. Amante della natura, ha sperimentato nel corso del tempo, un modo unico per fotografarla, fino ad arrivare, grazie a sua figlia, che le sottopose la visione del dipinto “L’Ophelia” di John Everett Millais, 1851/52, al suo linguaggio attuale. Nei suoi scatti pittura e natura si incontrano, si uniscono l’uno nell’altro, creando nuovi mondi dove tutto è in equilibrio, in armonia; ma all’interno di essi, si svelano anche le profondità più nascoste della pitto-fotografa.    

“Virginedda Addurata 2.0” – Santa Rosalia al Teatro Canovaccio

CATANIA- è andato in scena per la Rassegna Palco Off, presso il Teatro del Canovaccio, lo spettacolo “Virginedda Addurata 2.0” con le attrici Francesca Vitale e Egle Doria per la regia di Nicola Alberto Orofino. Lo spettacolo è tratto da un fatto di cronaca orribile, un delitto accaduto a Trapani nel luglio del 2012. La scrittrice Giuseppina Torregrossa per questa sceneggiatura si è ispirata al femminicidio di Maria Anastasi, compiuto dal marito Salvatore Savalli. Un marito fedifrago, che insieme all’amante complice, uccide la moglie gravida del quarto figlio spaccandole la testa con una vanga e dopo averla cosparsa di benzina ha appiccato fuoco al suo corpo. Un femminicidio di una crudeltà inaudita, di cui purtroppo, le pagine di cronaca ci informano quotidianamente, e che inevitabilmente riporta alla memoria la scomparsa dell’imprenditrice del vino Marisa Leo, anch’ella uccisa a Trapani dall’ex compagno. “Virginedda Addurata” è andato in scena già nel 2016, in questa versione 2.0 è stato sfoltito in parte il copione, ma il messaggio resta immutato: “basterebbe usare la testa sul collo, i piedi per terra e senza tragediare” il buon senso, anziché andare a ‘disturbare’ i Santi per ricevere le grazie. Lo spettacolo, infatti è incentrato sulla frustrazione di Santa Rosalia, nota eremita che ha trascorso la sua vita in estrema solitudine, Patrona di Palermo che è esposta controvoglia alle visite dei pellegrini, che le confidano e le affidano qualsiasi turbamento. Se le statue dei Santi potessero parlare cosa direbbero? Questo è il pilastro portante dell’opera teatrale. Sul palco una Santa Rosalia sui generis, indossa occhiali da sole con fiorellini posticci applicati, una vestina da casalinga, i gambaletti sanitari e ha il parkinson. Quel tremolio della mano sinistra denuncia tante cose allo spettatore: è imperfetta, avanti con gli anni, ma molto viva! Francesca Vitale è perfettamente votata al suo ruolo, superba l’interpretazione con accento, tono e intercalari dialettali. È una santa spazientita, irritata e giudicante, lontanissima dall’icona statuaria silente, ma in fondo lei parla e lei si sente, l’ironia delle sue battute è acqua benedetta sui demoni della trama, ogni movenza e prossemica risulta perfetta agli occhi dello spettatore. È infastidita dai devoti che le raccontano i fatti propri, che con poco rispetto e poca fede cercano la grazia per risolvere qualsiasi sciocchezza. L’amara denuncia di un atteggiamento egoistico, dipinge perfettamente l’essere umano: quello che ricorda l’esistenza di Dio, giusto quando ne ha bisogno e invoca l’intercessione dei Santi anche solo per riuscire a fare una bella vincita alla lotteria! “Io penso che l’amore non può essere una cosa tinta” “Nella buona e nella cattiva sorte dev’essere mio e di nessun’altra!” Egle Doria in Maria gravida del quarto figlio, finalmente un maschio, che il marito traditore non apprezza, va a supplicare Santa Rosalia affinché il marito non l’abbandoni e ritorni nuovamente innamorato e legato a lei. “Lassulu a mia! Chiudici la porta a chiave, incatenalo! Legalo alla sedia! Stoccaci le gambe” Il trasformismo attoriale di Egle Doria che commuta brillantemente l’interpretazione dei 4 personaggi femminili è potente: a turno è la vittima, la figlia, la madre, ed infine l’amante Katrina. L’abilità di entrare e uscire dai personaggi, attraversando la platea per inginocchiarsi in preghiera davanti alla Santa è stata notevole. Mentre Little Tony in sottofondo conduce lo spettatore verso un clima via via più drammatico, e con “Riderà” apre la scena al dramma più crudo, la figlia della coppia in crisi fuma una sigaretta insieme a Santa Rosalia e sfogandosi racconta dell’orco che l’ha generata e delle violenze domestiche a cui è riuscita a sottrarsi scappando dai nonni materni. “Parlano, parlano, gridano, minacciano, carabinieri, denunciare, fallo arrestare… ma questa è la giustizia degli uomini non di Dio. Cetti fimmini i paroli pari c’assuperchianu, e la sputazza non gli si secca mai” I dialoghi da esilaranti, si fanno incisivi e sempre più crudi. “A Santa Rosalia s’ha parrari sulu cu cori” reclama Francesca Vitale amareggiata. Oltraggiata dalla visita della “buttana e mavara” Katrina – l’amante che convive con i suoi due figli a casa della vittima – Santa Rosalia replica: “Il buon senso delle madri di famiglia, ci vuole. Non un miracolo” Perfino Giuseppe – il carpentiere dalle manacce troppo grosse- già omicida raggiunge Santa Rosalia, con la voce fuori campo di Fiorenzo Fiorito e confessando si autoassolve del reato: “Dietro ogni nostra azione non c’è mai la nostra volontà, ma la mano di Dio”. A conclusione dello spettacolo si è tenuto un acceso dibattito con la moderazione di Renato Lombardo direttore artistico e le attrici sul palco. Il confronto scaturito tra il pubblico in platea e l’intervento della presidente dell’associazione Thamaia Anna Agosta (invitata ad assistere allo spettacolo) ha restituito, ancora una volta, la radiografia di quanto sia necessario e urgente sensibilizzare sulla tematica della violenza contro la donna e che a tal fine si rivela urgente impartire già a scuola nozioni di comunicazione non violenta ed educazione affettiva, a favore di empatia e parità di genere.

“Resti in attesa”: è di scena l’imprevedibilità al Teatro Bis

Catania – è andato in scena per due sere consecutive, il 16 e il 17 novembre, presso il Teatro Bis di via G. B. De La Salle, lo spettacolo “Resti in attesa” da un’idea di Sofia Russotto con la regia di Michele Eburnea. Sul fondale la proiezione dell’ecografia di un feto, una donna con la testa di una rana, seduta in una sedia aspetta. Entra in scena un uomo dalla testa di cavallo, è il suo compagno: iniziano a discutere, ma le scaramucce durano poco, infatti li interrompe un bizzarro ‘coniglio bianco’ che guarda costantemente l’ora sullo schermo. Un palese richiamo all’opera di Lewis Carroll “Alice nel Paese delle Meraviglie”, ma sono diverse le citazioni ai classici, che noi di Gaglioweb.it abbiamo intercettato durante l’eccellente performance degli attori, ai quali si aggiungono una volpe col tailleur e infine un topo palestrato. Cinque anime estranee attendono in una sala, che la voce dell’interfono chiami il loro nome. La quarta parete è un’immaginaria porta chiusa, che ciascuno di essi vorrebbe attraversare per risolvere l’urgenza. Il clima di educazione e rispetto inizia a surriscaldarsi man mano che l’attesa si allunga, una dispettosa voce metallica annuncia un sadico imprevisto: il professore potrà accogliere solo uno di loro, la difficoltà è nel trovare un accordo civile. Così la placida arcadia di 5 uomini e donne mascherati inizia ad entrare in confidenza, mostrano il loro volto, si espongono in narrazioni utili a prevalere, arrogandosi un diritto di precedenza sulla scorta di un mucchio di menzogne, che di fatto non muovono nessuna pietà. Il disvelamento del vero sé di pirandelliana memoria, non è che un’altra comparsa farsesca. “Siamo tutti vittime della cortesia” dichiara uno degli attori, mentre un contatore sullo schermo denuncia 281 vittime dell’ennesimo bombardamento. Improvvisamente gli attori si liberano in una danza, flettono i loro corpi sotto i colpi di invisibili mitragliatrici, si tenta di schivare i proiettili a ritmo di musica, una performance dall’impeccabile coreografia entusiasma gli spettatori. Il contatore richiama alla memoria il 2020 e l’anno della pandemia, quando i bollettini di guerra dei telegiornali ci restituivano il numero dei contagi e dei deceduti da Covid, un periodo drammatico per gli artisti e il mondo dello spettacolo. Il lockdown ha ispirato molte compagnie nella scrittura di nuovi spettacoli, non sappiamo se “Resti in attesa” sia uno di questi, giacché i conflitti e i bombardamenti in Palestina e in Ucraina non si sono, purtroppo ancora conclusi. Tra conflitti mondiali e individuali i nostri attori iniziano a perdere la pazienza, l’attesa si fa sempre più lunga. A dirimere la questione su chi attraverserà la porta per vedere il professore potrebbe essere un gioco: una terapia di gruppo messa in scena davanti alla videocamera accesa. Nell’era dei social specchiarsi di fronte a un pubblico di follower potrebbe restituire umanità? Verrà fatta luce sulla verità e sulle fragilità di ciascun attore? Tra coming out e confessate dipendenze patologiche, Samuel Beckett risponderebbe che forse, domani arriverà: la speranza verso una soluzione, verso l’attesa verità non si spegne.  Siamo certi che “Resti in attesa” andrà in scena e in tour in tante altre città, non fatevi sfuggire l’occasione per riflettere e divertirvi al tempo stesso. Al Teatro Bis, con la produzione di Buio in Sala, il pubblico ha applaudito entusiasta. L’attore Michele Eburnea si è messo in gioco come regista in questo spettacolo ideato da Sofia Russotto, un talento promettente che sfida il sistema teatrale nella ricerca di nuove drammaturgie di confronto e dialogo culturale. Una generazione orfana di padri e miti da seguire si scommette e autofinanzia affinché il teatro e l’arte continuino a far da ponte tra gli spettatori nel mondo.