{Tela di Penelope e Stop(pa) eccessivo} = #STRINGHE.5

Da Altamura si rientra a Catania delusi, rabbiosi e incerottati. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Complesso scegliere stavolta da quale tematica avviare l’analisi. Ho deciso di concentrare l’introduzione sui due protagonisti in positivo, senza i quali la squadra sarebbe incappata nella quarta sconfitta del 2025. Jimenez trova nel gol il coronamento di una prestazione in crescita rispetto al periodo recente. Sono significativi tre fattori: dove, quando e come segna. In ordine, succede ancora – soltanto – in trasferta: dopo Caserta e Benevento, Altamura è la terza meta teatro di un suo sigillo lontano da Catania. Il tempismo dell’italo-spagnolo, capace di trafiggere il portiere avversario nel minuto addizionale della prima frazione, evita di abbattere il morale all’intervallo. Inaspettata risorsa da allenare, la novità del metodo: torsione di testa in anticipo sul difensore, frutto di un inserimento più da incursore che da fantasista. L’altro personaggio principale è il penelopesco Alessandro Celli, chiamato di nuovo in causa dal 1′ per via delle assenze di Anastasio e Lunetta. Preferito a Raimo, il mancino palesa limiti tecnici e difensivi lungo tutta la prima metà di gara. Dalla sua (e del modesto Gega) zona sorgono costanti pericoli. Dapprima il 3 abbocca a una prevedibile finta di Rolando offrendo un calcio di rigore omaggio per uno sgambetto in area evitabile; dopodiché, a ridosso del duplice fischio, conquista un possesso aggredendo in avanti e disegna la traiettoria per la deviazione vincente di Jimenez che vale il pareggio. Insomma, Celli disfa e poi fa, in un procedimento uguale e contrario a quello di Penelope (moglie di Ulisse), abituata a scucire di notte la tela tessuta durante il giorno. Un puzzle eternamente incompleto Scorre via veloce una seconda frazione all’insegna del senso di incompiutezza, durante la quale basterebbe un pizzico di precisione, fortuna, cinismo in più che tuttavia non appartengono al Catania 24/25. Davanti De Paoli si sbatte invano, Frisenna sciupa un tentativo, Montalto conferma la sua vena tutt’altro che realizzativa. Malgrado veda piccolissimo lo specchio ben protetto da Dini, il subentrato Ryduan – figlio di Martín Palermo – sollecita a più riprese Del Fabro, sofferente per lentezza di corsa e difficoltà nel coprire la profondità in campo aperto. Del resto gli omaccioni ai suoi lati, Ierardi e Gega, sono costretti a limitarsi dopo aver speso molto (troppo) presto l’ammonizione. Tra l’altro il cartellino sventolato al 68 è il quinto del campionato, quindi si tramuta in squalifica: la prima di numerose assenze col Foggia. Già, l’impossibilità di vantare dell’intera a rosa a disposizione rappresenta il tasto più dolente dell’esperienza etnea di Toscano. Proprio quando sembra abbia recuperato un paio di elementi, l’allenatore ne perde almeno altrettanti in partita o nel corso della settimana. Basti pensare che al ritorno tra i convocati di Stoppa e Montalto, ha fatto seguito il forfait a ridosso del match di Allegretto (escluse lesioni) e Di Tacchio (si è parlato di febbre, ha rimediato una doppia frattura costale). Menzione bonus per Inglese, sedutosi in panchina con un’infiammazione tendinea poi in realtà rivelatasi lesione muscolare, proprio come quella procurata da Celli. Entità ancor più grave per l’infortunio di Guglielmotti, incappato in una lesione distrattiva miotendinea in un periodo di forma pressoché brillante. Dunque, in attesa dei pieni recuperi dei vari Anastasio, Lunetta, Di Gennaro e Dalmonte, diversi componenti si accomodano ai box a far compagnia ai lungodegenti Bethers e Sturaro. Sorge il dubbio che mai del tutto si svuoterà l’infermeria e che sia necessaria una riflessione sull’efficenza del comparto medico sanitario del club. Grella sbotta ad Altamura: “Catania penalizzato da torti arbitrali” Arrivo, infine, alla questione che ha scosso l’atmosfera spingendo addirittura il vicepresidente e amministratore delegato Vincenzo Grella a presentarsi davanti ai microfoni dei giornalisti dopo il triplice fischio. Procedo con ordine. Fermo per una lesione muscolare che lo ha tagliato fuori dalle sfide a Giugliano, Audace Cerignola, Monopoli e Casertana, finalmente Matteo Stoppa riprende a giocare a pallone nell’ultimo terzo di gara. Offre qualche spunto mostrandosi intraprendente, fino a cadere in tentazione dell’avversario Rizzo dopo la mancata concessione del calcio di rigore da parte dell’arbitro Mastrodomenico. Reputo insopportabile la teatralità utilitaristica per mezzo di cui entrambi i calciatori provano a trarre vantaggio. Tuttavia, non solo è evidente, ma addirittura doppio l’errore arbitrale di perdersi l’aggancio piede su piede, nonché di punire con l’espulsione soltanto l’attaccante. L’inferiorità numerica nel segmento finale impedisce ai rossazzurri di imbastire un tentativo di vittoria per la quale sarebbero nati i presupposti in 11 contro 11. Davvero un peccato il mancato ribaltone, spropositata – in virtù delle immagini visibili da fondo campo – la squalifica di due turni inflitta dal Giudice Sportivo al classe 2000. Caratteristica quanto insolita, invece, la polemica societaria che – va detto – regge se rapportata esclusivamente al singolo episodio della domenica. Diventa retorica se intesa come un modo di alzare i toni sul minore dei nessi causali di una stagione sportiva abbondantemente insufficiente. L’interpretazione spetta a chi ascolta, questo è ovvio. Ma, per concludere, mi permetto di dire che se il tifoso medio ha disprezzato l’uscita pubblica di Grella, lo si deve soprattutto alla scarsa abilità comunicativa alla quale è stato abituato negli ultimi due anni. A cura di Rosario Savoca
Disabilità e istruzione inclusiva: la prospettiva lavorativa di un Asacom

La corresponsabilità educativa nel progetto inclusivo scolastico degli alunni con disabilità: ruolo, funzione e criticità dell’Asacom In occasione dell’assemblea ordinaria in programma sabato 8 febbraio, l’Associazione Asacom ha organizzato un incontro gratuito di formazione avanzata rivolta ai docenti partecipanti. L’evento tenutosi al Seminario Interdiocesano “Regina Apostolorum” di Catania ha offerto l’occasione di trattare in conferenza stampa tematiche strettamente connesse al settore dell’istruzione inclusiva. Lo sfruttamento lavorativo, la mancanza di chiarezza relativamente al ruolo e la necessità di competenze certificate sono le principali problematiche che oggigiorno affliggono l’Asacom. Profilo professionale di fondamentale importanza per gli alunni disabili, l’assistente all’autonomia e alla comunicazione sta attraversando una fase di criticità. In particolar modo nel sud Italia, dove la questione risulta ancor più accentuata. Ritardi nelle tempistiche d’avvio del servizio e diminuzione delle ore di assistenza prevista, gli elementi che più di tutti spingono ad avanzare una forte denuncia diretta alle istituzioni nel tentativo di promuovere un progetto scolastico più inclusivo. Senso di responsabilità e freno istituzionale: le contraddizioni dell’Asacom Abbiamo ascoltato e diffondiamo il grido d’allarme del signor Luca Vinci che in rappresentanza della categoria genitori ha riportato l’emblematico caso del plesso scolastico di Adrano, dove si è verificato un ribasso del monte ore settimanale di assistenza rivolta ai ragazzi disabili, proprio come a Caltanissetta. L’istruzione è un diritto costituzionale inderogabile che la Repubblica è chiamata a garantire a chiunque. Non è accettabile ostacolarne l’accessibilità e l’interezza a causa di impedimenti e falle formali, frutto di una burocrazia poco inclusiva. Accogliamo il messaggio dell’avvocato Maurizio Benincasa, presidente di FIRST – Federazione italiana Rete Sostegno e Tutela delle persone con disabilità – e di Lucrezia Quadronchi, responsabile coordinamento politiche sociali e dell’inclusione della CISL Sicilia. Non è consentito alzare barriere più o meno immaginarie che impediscano un’adeguata educazione inclusiva. Creare rete, instillare consapevolezza e promuovere una formazione di livello avanzato sono gli obiettivi della missione che dal 2019 a questa parte l’Associazione Asacom si impone di appoggiare nel territorio etneo e provincia. Nella pagina Facebook di Gaglio Web il servizio completo delle interviste realizzate. A cura di Rosario Savoca
Cerignola-Catania, Toscano: “Frisenna e Dalmonte a disposizione. Out Lunetta”

Due giorni prima della sfida valida per la 25ª giornata del girone di C di Serie C, Domenico Toscano è intervenuto in conferenza stampa per presentare Audace Cerignola-Catania. Innanzitutto il mister ha presentato l’avversario di turno come “Una squadra pericolosa con numeri importanti che sta facendo un gran campionato e ha costruito negli anni i risultati di un bel progetto e una intelaiatura rafforzata anno dopo anno. Sarà una bella sfida”. Ha parlato dei nuovi arrivati, presentando così Giulio Frisenna: “Intanto è catanese, la cosa più importante. Ragazzo straordinario, pulito, molto motivato. Ha caratteristiche tecniche che a me piacciono come il dinamismo e la possibilità di ricoprire più ruoli a centrocampo. Serviva un uomo in quella posizione, visto anche l’infortunio di Sturaro. Domenica sarà a disposizione“. E in questi termini Nicola Dalmonte: “Ha caratteristiche che servivano al nostro reparto avanzato. Gli piace giocare negli spazi nell’uno contro uno, adattandosi come trequartista e seconda punta. Un attaccante moderno, molto duttile, giunto con tanta motivazione dopo sei mesi in cui ha raccolto poche apparizioni. Si è già allenato in settimana con noi e dunque sarà a disposizione“. Audace Cerignola-Catania, la conferenza di Toscano Poi ha sostenuto: “In questo girone non ci sono favoriti perché la sorpresa è dietro l’angolo. Sia io sia la squadra ci concentriamo sulla partita, mentre chi si occupa del mercato sta tentando di rafforzare una rosa già importante cogliendo occasioni e opportunità. Siamo pochi nel reparto avanzato. Abbiamo già giocato su campi in erba sintetica come quelli di Picerno e di Misterbianco dove ci alleniamo da due settimane. Poco importa la superficie, bisogna continuare sulla strada di energia e spirito diversi mostrati col Giugliano”. Interpellato sul pieno recupero di Francesco Di Tacchio, Toscano ha detto: “Non avendolo avuto per tanto tempo, è un nostro nuovo acquisto, nonché un’arma in più da sfruttare. Domenica ha disputato una partita di livello, fornendo fisicità, esperienza e coprendo tanto campo con spirito”. Dopodiché ha elencato gli indisponibili per la partita di domenica: “Stoppa, Farroni, Sturaro, Bethers, Di Gennaro, Luperini e Lunetta. Non siamo riusciti a recuperare quest’ultimo dopo l’affaticamento muscolare col quale ha terminato la gara col Giugliano, non abbiamo voluto rischiare di affrettare i tempi e creare ulteriori problemi, perciò si aggregherà settimana prossima“. Su Stoppa ha anche aggiunto che si trova a casa per via di un problema muscolare. Si è espresso sulla condizione e sul ruolo di Dario Del Fabro: “Sta bene perché all’Arezzo ha giocato la maggior parte delle partite; deve crescere nel feeling con la squadra. Per caratteristiche lo vedo soprattutto da centrale della difesa a 3, ma all’occorrenza può adattarsi anche da braccetto”. Paura della vendetta in campo dell’ex di turno? Toscano risponde così: “Quando ci siamo salutati ho augurato il meglio a D’Andrea. Era deluso di non aver mostrato a Catania il suo valore per tanti motivi”. Adriano Montalto al Pescara? Toscano risponde così… Ha spiegato l’interpretazione dell’esultanza veemente di Guglielmotti “Lo sfogo di una squadra e di un calciatore che vogliono dimostrare il loro valore; ha esternato tutta la sua voglia. Dimostrazione che questi ragazzi tengono al Catania”. Un paragone tra il capocantiere di un palazzo in costruzione grazie al lavoro dei muratori: “Mi piace la definizione di operai perché lavorare di squadra accelera il processo. Mi piace l’umiltà dell’operaio che tira su le maniche e per 24 ore al giorno pensa a come costruire la sua opera più solida possibile. Su questo stiamo lavorando”. Sulle voci di calciomercato in entrata e uscita: “Conosciamo le caratteristiche che ci servono, ma finché non gli vedo indossare la maglia rossazzurra non posso ritenere del Catania un calciatore a noi accostato. Montalto non ha espresso la volontà di lasciare Catania, né tanto meno la società ha queste intenzioni. A prescindere dai giudizi, l’ho visto bene in settimana. Finché in campo, dol Giugliano ha lavorato bene sacrificandosi per la squadra. È disponibile, speriamo domenica dia il suo contributo”. A cura di Rosario Savoca
{Guglielmo Tell scocca due frecce} = #STRINGHE.4

Nella settimana del successo col Giugliano, Catania scopre il suo Guglielmo Tell. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE La leggenda narra le vicende di un eroe svizzero vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo che evitò la morte del figlio superando la prova della mela. Chiamato a centrare il frutto posto sulla testa del bambino, da abilissimo balestriere qual era, lo infilzò scagliandovi contro una freccia con estrema precisione. Ebbene, qualora nessuno gliel’abbia già affibbiato, mi assumo io la responsabilità di coniare il soprannome calcistico di Davide Gugliemotti. Scelgo proprio Guglielmo Tell, un epiteto venuto in mente dopo la doppietta realizzata contro il Giugliano. L’approccio da mezzofondista al primo quarto d’ora è sorprendente per atletismo e, soprattutto, convinzione nei propri mezzi. Una qualità che non si accosterebbe a chi è reduce da dieci partite consecutive senza mai comparire nell’XI titolare. A dispetto delle perplessità sovvenute sulla mancanza di Raimo all’annuncio delle formazioni ufficiali, il 44 si riprende di forza il posto in corsia. Proprio come il collega di fascia opposta Gabriel Lunetta che scambia il versante mancino per il tapis roulant del salotto di casa. Chilometri di allungo, sprint mozzafiato, sgasate palla al piede e l’ultima novità del menu domenicale: le incornate di testa. Da tempo si attendevano i celeberrimi meccanismi codificati del credo calcistico di Toscano. Finalmente si è assistito alla classica connessione tra un esterno e l’altro, sempre in grado di mettere in pericolo l’attenzione della difesa avversaria. I parecchi tentativi del mancino sono stati premiati dalla zuccata che nei minuti finali ha fissato sul definitivo 3-1 l’esito dell’incontro. Da sottolineare l’ennesimo passaggio chiave vincente fornito da Kaleb Jimenez, stavolta da piazzato. Un top player e due grossi difetti In un contesto generale comunque complesso, la stagione del Catania sta esaltando la figura di un centravanti esemplare, capace di impreziosire ogni prestazione anche senza comparire nel tabellino. Per il terzo turno consecutivo Roberto Inglese non timbra il cartellino, ciononostante lascia il segno grazie a duelli vinti, falli guadagnati, sponde generose. Un contributo tanto raffinato quanto valoroso che conferma una volta di più la completezza e la maturità di un attaccante 33enne approdato in Sicilia con intenzioni tutt’altro che da turista. Chiudiamo con i difetti, gli unici due tasti dolenti in grado di macchiare una domenica distesa. Non è possibile perseverare nel solito errore di marcatura persa all’interno del proprio recinto. Purtroppo Quaini conferma di non possedere un senso innato per la protezione della porta quando dimentica in area l’avversario diretto; in un battibaleno, Ferdinando Del Sole gli sfugge e di testa crea imbarazzo anche a Dini, al quale non riesce il tentativo di rimedio disperato alla mancanza del compagno. Ancor più sconfortante è l’episodio con protagonista Stefano Sturaro che, rientrato in campo al 73′ dopo un infortunio al bicipite femorale occorso il 22 dicembre, è vittima di una ricaduta. Soli otto minuti più tardi, è costretto ad arrendersi di nuovo. Abbandona, dunque, il terreno di gioco sommerso dai fischi di stizza ed esasperazione del Massimino. Rivolgendo la mia totale solidarietà a un ragazzo senza dubbio sfortunato, apro una riflessione sulla frase di Toscano: “Dopo le cessioni di Verna e Carpani a centrocampo siamo a posto. La possibilità di arretrare in mediana il nostro numero 10 mi consente di poter contare su quattro centrocampisti: De Rose, Di Tacchio, Sturaro e Jimenez”. Ne siamo proprio convinti…? A cura di Rosario Savoca
{70 la paura! Rimpianto o soddisfazione?} = #STRINGHE.3

Picerno e Catania si spartiscono un punto ciascuno: rimpianto o soddisfazione? Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Discordanti com’è raro accada le sensazioni lasciate dalla gara del Donato Curcio. Tra i rammaricati per la mancata vittoria e gli accontentisti spaventati dalla possibile sconfitta, bisogna riconoscer ragione a entrambe le fazioni. Dopo un primo tempo da pigiama e ninna nanna, la ripresa ha messo appetito di successo sia al Catania sia al Picerno. Giusto i due faccia a faccia tra portieri e numeri 9 permettono di tenere in considerazione la metà iniziale di partita. Prima Farroni su Bernardotto, poi Summa su Inglese guadagnano scatti dei fotografi per l’album dei ricordi. Del resto, la formazione casalinga impone di mantenere un baricentro basso per anestetizzare un possesso ritmato e gli ospiti dal canto loro non mostrano opposizione. Scorrendo velocemente oltre l’ora di sospensione, prova Anastasio a stimolare tachicardia con un un folle accenno di giocoleria dentro la propria area. Maiorino, però, rifiuta il regalo spedendo fuori. Catania-Carpani rapporto dolceamaro: a Picerno l’ultimo squillo L’azione successiva, una temporanea variante sul tema accentra Lunetta che alimenta la corsa di Raimo dopo una seconda palla riciclata da Carpani in spalletta; il numero 20 raccoglie il traversone da destra e sigla lo 0-1. Tuttavia, qualche minuto più tardi fallisce la chance della doppietta, si dispera e pone fine una volta per tutte all’esperienza rossazzurra staccando un biglietto di ritorno per Ascoli. Un ragazzo – bisogna ammetterlo – delle cui caratteristiche si è capito ben poco in questi sei mesi. Spesso chiamato a manovre nello stretto e conduzioni tecniche palla al piede, per diverse settimane ha perfino corso avanti e indietro per la fascia destra. Quando invece è chiara in lui l’efficacia di dinamismo e inattese incursioni senza la sfera. Saluta con 3 gol segnati contro Benevento, Team Altamura e Picerno in 21 presenze complessive. Maledette sostituzioni e finali indigesti A questo punto restano da trattare due temi solo all’apparenza innocui, ma in realtà fondamentali. Il primo riguarda l’impatto dei calciatori inseriti dalla panchina in corso d’opera; due gli elementi da analizzare. Innanzitutto l’estrema impreparazione dei siciliani ai cambi avversari testimoniata da una statistica. Dei 6 gol presi nelle tre partite del 2025, la metà (3) deriva da avversari subentrati: Lanini del Benevento, Semedo della Juventus Next Gen e Petito del Picerno. In secondo luogo, il pessimo adattamento di chi entra tra le fila rossazzurre. Da qualche settimana, gioca male chiunque dei non titolari venga chiamato a dare un contributo. Si ricordi l’occasione divorata domenica da Guglielmotti che avrebbe fissato il punteggio sull’1-2 negli ultimi minuti, senza dimenticare i recenti scialbi spezzoni di Lunetta, D’Andrea e Verna. Sarà questo il motivo principale per il quale Toscano decide stavolta di rinunciare alla possibilità (sottolineo, possibilità, non costrizione) di effettuare cinque sostituzioni. Corretto limitarle a un paio se l’assetto in campo funziona e la tradizione tramanda delle modifiche peggiorative per sé, migliorative per gli altri. La seconda problematica da esporre accende un allarme sui cali percepiti nel finale di parecchi incontri. Per l’ennesima volta, nel segmento conclusivo del match gli etnei subiscono una rete (la quarta delle sei prese nel girone di ritorno) gettando via punti preziosi. Entrando nel dettaglio, considerando l’intero campionato in corso, nell’intervallo temporale oltre il 70° minuto il Catania ha guadagnato 5 punti: 2 con la Casertana (da 1-1 a 1-3), 1 col Foggia (da 2-0 a 2-2) e 2 col Sorrento (da 0-0 a 4-0). Di contro, nello stesso arco di tempo ha perso addirittura 12 punti: 2 con la Turris (da 0-1 a 1-1), 2 con l’Avellino (da 1-2 a 2-2), 2 con la Cavese (da 1-0 a 1-1), 1 col Potenza (da 0-0 a 0-2), 3 col Benevento (da 1-2 a 3-2) e 2 col Picerno (da 0-1 a 1-1). Insomma, se le partite durassero 70 minuti, la classifica reciterebbe 39 punti a 5 lunghezze dalle capolista Monopoli e Benevento. Dallo stop al ritiro ai piani futuri I superlativi interventi di Farroni, che nella settimana dell’acquisto di Dini mantiene il pareggio sfoggiando pronti riflessi, invitano a una riflessione sulla gestione del calciomercato. Perché ingaggiare due portieri nella finestra invernale? Ceduto Adamonis, sarebbe bastato rimpiazzarlo e promuovere Butano a vice titolare, in attesa del recupero di Bethers dall’infortunio. Così muovendosi, invece, al rientro del lettone si rischierà un nuovo ballottaggio a tre (poi a due se a giugno verrà interrotto il contratto di Farroni) tra figure tutte meritevoli del posto da primo. Come interpretare allora questa decisione? Bethers non fornisce garanzie fisiche? O forse in estate si valuteranno eventuali offerte economiche in arrivo per lui? Ciò stonerebbe con le recenti dichiarazioni di Toscano e Grella sulla volontà di virare con determinazione su figure anagraficamente giovani e atleticamente più energiche di vari componenti dell’attuale rosa. Ad ogni modo, la prestazione offerta conferma le perplessità avanzate sull’utilità del ritiro. Un provvedimento dalla durata inferiore a una settimana, data la sua immediata conclusione di ritorno da Picerno; difatti la squadra proseguirà nel territorio casalingo la preparazione in vista di Catania-Giugliano. Nel frattempo, anche l’approdo nel reparto difensivo del quasi 30enne Del Fabro stride con l’annunciata strategia di ribasso dell’età media. A cura di Rosario Savoca
{Next Gen… naio ancora qui} = #STRINGHE.2

Catania contestato dopo la sconfitta con la Juventus Next Gen giunta in uno stadio silente. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Fragilità è la parola chiave ripetuta da Toscano nel commentare il periodo che sta attraversando la squadra. Un tunnel dal quale non si è più capaci di uscire, mentre là fuori una piazza che pretenziosa è dir poco inveisce in clima di contestazione. Il racconto di un tale buio (bianco)nero non può, tuttavia, scindere da una distinzione tra l’analisi di campo e quella di contorno. Operiamo allora per metodo induttivo. Innanzitutto la terza sconfitta casalinga del campionato in corso ha palesato carenze tecnico-tattiche di una squadra che nel proprio stadio si intestardisce nello stesso modus operandi di sempre. Quasi un’auto-trappola montare le tende nella metà campo di un’avversaria difensivamente organizzata e sbattere addosso allo spazio intasato, spostando palla in orizzontale con lentezza e prevedibilità. Una volta guadagnato il possesso, diventa un gioco da ragazzi ribaltare il fronte per ferire in transizione. Ciò che succede al tramonto del primo tempo, quando il tandem Guerra – Afena-Gyan realizza la rete del vantaggio riproducendo il duetto alla Lukaku – Lautaro Martinez nei classici meccanismi di Antonio Conte. Due appunti sull’azione in questione: da una parte il secondo centro del numero 3 ghanese contro il Catania, dopo la perla al volo dell’andata; dall’altra il frame del mancato fuorigioco tentato da Castellini, fotografia di una prestazione individuale molto brutta fornita dal miglior calciatore della rosa etnea che – a prescindere da quali siano le ragioni – appare in calo dalla perdita della fascia di capitano. Come augurato a Jimenez dopo Benevento, si spera in uno stop fisico di entità lieve. “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!” Il copione resta simile nella ripresa, con l’aggravante delle consuete sostituzioni peggiorative, su tutte in riferimento a D’Andrea e Lunetta. Perché no, non basta assolutamente il gol dell’ultimo secondo per riparare un ingresso scialbo, con tanto di occasione divorata col piede preferito. A proposito dell’istantanea conclusiva della domenica, sugli spalti di un Massimino per lunghi tratti provocatoriamente silenzioso non è passato inosservato un dettaglio. Al termine di un match desolante, parecchi sostenitori etnei hanno criticato l’eccessivo entusiasmo dello speaker all’annuncio dell’1-2 al grido di “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!”. Non si intende muovere una critica a chi adempie al proprio compito, ma qualcuno avrebbe potuto suggerire una gioia più contenuta, visto il contesto ambientale ostile. Pochi minuti prima, infatti, si colloca la seconda esultanza dei ragazzi allenati da Brambilla che hanno chiuso la pratica col subentrato Semedo approfittando del totale squilibrio posizionale catanese. La Juventus festeggia, il Catania va in ritiro E mentre talenti bianconeri dal futuro assicurato in categorie superiori, come Daffara, Faticanti e Palumbo, si prendono le luci della ribalta, un trio di rappresentanti dello spogliatoio rossazzurro è chiamato a placare gli animi rivoltosi di una folla stizzita. La stessa che dal fischio d’inizio ha esposto striscioni di protesta contro l’inclusione nel professionismo delle formazioni B. In tal senso, si invita a riflettere sul fatto che uno dei più forti giocatori in rosa (Kaleb Jimenez) provenga proprio dall’Under 23 dell’Atalanta. Senza la politica delle seconde squadre, è facile pensare che non sarebbe stato dapprima affrontato, poi scoperto e infine acquistato. Al di là di questo discorso, il secondo tonfo consecutivo d’inizio 2025 spinge a mandare la squadra in ritiro una società che ci si aspettava subito reattiva nella comunicazione. Invece no, nel post partita è toccato a mister Toscano metter la faccia e sorbire la disapprovazione della stampa. Risposte poco convincenti, si profila un futuro vacillante Ci si interroga sia sull’utilità sia sull’efficacia di un simile provvedimento in epoca di sport contemporaneo. Perché mai un gruppo di atleti psicologicamente in difficoltà dovrebbe trovare beneficio allontanandosi da casa e famiglia? Chissà, magari in Calabria apprenderà meglio la – tanto richiesta dal coach – marcatura serrata sul riferimento o la finalizzazione a pochi metri dalla linea di porta. Nel frattempo, il tentativo di mandare (invano) un messaggio di sicurezza si è materializzato sotto forma di una conferenza fiume infrasettimanale nella quale Grella ha ribadito concetti risaputi ormai da un pezzo. Infinite trattative burocratiche sulle infrastrutture, simultanei paralleli impegni presidenziali, l’intoppo finanziario estivo e continui errori di valutazione provocano rallentamenti e instabilità a un progetto sportivo che fatica a decollare. Tutti ostacoli alla ricerca del gomitolo di lana che faciliterebbe l’uscita dal labirinto della Serie C. Davanti a un primo accenno d’indifferenza allo stadio, cresce il rischio di allontanare un pubblico sfiduciato e ritrovarsi Next Gen… naio ancora nella stessa situazione. A cura di Rosario Savoca
Catania-Juventus NG, Toscano: “Per vincere serve costruire. Ok Jimenez, la difesa…”

La conferenza stampa di Domenico Toscano alla vigilia di Catania-Juventus Next Gen, partita valida per la 22ª giornata del girone C di Serie C Il 3-2 di Benevento ha esteso a 12 punti la distanza dalla vetta della classifica. Un obiettivo adesso realisticamente irraggiungibile a 17 turni dalla fine della regular season. Relegati in 8ª posizione, alle spalle anche di Monopoli, Audace Cerignola, Avellino, Potenza, Crotone e Giugliano, i rossazzurri si apprestano a disputare la prima gara casalinga del 2025. Ad accoglierli vi sarà una piazza sfiduciata dalla discontinuità di risultati, ancor più che di prestazioni. L’avversario di turno è la squadra Under 23 della Juventus, attuale 16ª classificata con 21 punti ottenuti in altrettanti match. Dal ritorno di Massimo Brambilla sulla panchina bianconera – datato 12 novembre 2024 – la Juventus Next Gen si è resa protagonista di un netto cambio di marcia raccogliendo 14 punti in 7 partite, frutto di 4 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta incassata all’esordio del nuovo allenatore in casa del Crotone. Alla vigilia dell’incontro, Domenico Toscano è intervenuto in conferenza stampa per presentare Catania-Juventus Next Gen, in programma allo stadio Angelo Massimino domenica 12 gennaio alle ore 15:00. Catania-Juventus Next Gen: la conferenza stampa di Toscano L’allenatore degli etnei ha così esordito: “Non ricordo di aver fatto mea culpa nel post partita col Benevento. Abbiamo disputato una delle migliori partite in cui ho visto per 70 minuti il coraggio, l’aggressività, il ritmo e la personalità che piacciono a me. L’amarezza del risultato fa passare in secondo piano la bella prestazione. È un peccato non aver portato a casa non il pareggio, ma la vittoria in un momento così determinante del campionato. La continuità che manca dalla prima giornata sia nel corso dei 90 minuti, sia tra una partita e l’altra, è l’elemento su cui bisogna lavorare“. Ha poi proseguito: “Ho voluto mandare un messaggio ai ragazzi, così come ho fatto quando le cose erano andate bene. A Benevento chi è subentrato poteva fare meglio. In area di rigore chiedo una marcatura serrata sui riferimenti: sul secondo e terzo gol si poteva fare meglio dal punto di vista individuale. In particolare sul terzo non do colpe a Farroni, quella palla non deve finire in porta”. Una riflessione sulla gestione dello stato fisico della rosa: “Nel calcio odierno gli infortuni sono all’ordine del giorno anche ad alto livello. La nostra sfortuna è stato l’accumulo di problemi fisici nello stesso reparto. Gli indisponibili sono Bethers, Luperini, Sturaro e Di Gennaro che ne avrà ancora per più di un mese. Jimenez invece ha recuperato dall’affaticamento muscolare”. Settimana difficile per Di Tacchio: “Ha avuto un virus che lo ha debilitato, quindi non giocherà dal 1′. Negli ultimi due giorni però si è allenato, dunque resta a disposizione per uno spezzone“. Il calciomercato e l’ambizione Serie B Relativamente al calciomercato ha spiegato: “La società sa su cosa bisogna operare, soprattutto per sopperire alle assenze di Bethers e Di Gennaro. In questo momento stiamo valutando come muoverci. Il direttore sportivo è già al lavoro per capire se ci sarà la possibilità di ingaggiare i profili individuati per migliorare la rosa. Ci sono degli esuberi che bloccano il mercato in entrata. Prima ancora delle caratteristiche tecniche, a un nuovo calciatore chiedo fame, sacrificio e disponibilità”. Poi si è soffermato sull’avversario di turno. Questa la sua presentazione: “Avendola conosciuta nello scorso campionato, so che la Juventus di domani sarà tutt’altra squadra rispetto a quella affrontata a inizio stagione. Hanno svoltato inanellando una serie di risultati utili consecutivi, segnando parecchio in casa così come in trasferta. È normale un andamento del genere perché facendo giocare ragazzi del 2005 e 2006 è necessario più tempo per ingranare. Si tratta di una squadra sia tecnica che fisica, che potrebbe peccare d’esperienza: in questo lo stadio dovrà aiutarci”. Dopodiché l’allenatore rossazzurro ha analizzato al dettaglio le possibilità di promozione in Serie B. Questo il suo pensiero: “Malgrado le difficoltà, la società resta ambiziosa. Sono convinto che riuscirà a portare il Catania in Serie B. Magari non subito, per questo noi dobbiamo essere bravi a ridurre i tempi di attesa verso questo traguardo. Cerco di trarre il massimo del potenziale dalla squadra, se non si vincerà evidentemente significherà che il potenziale offerto non fosse all’altezza. È facile parlare di vittoria, ma in realtà per vincere serve costruire, risolvere problematiche e dinamiche che consentono di diventare competitivi”. Le scelte in difesa, il ruolo di Carpani e la crescita degli under Si è anche espresso sulla retroguardia difensiva affermando: “Per caratteristiche, Quaini è il più adeguato a rimpiazzare Di Gennaro; Castellini ha dimostrato di poter disputare ottime partite sia a destra sia a sinistra, in base all’avversario di turno; scelgo il terzo centrale in conseguenza della condizione psico-fisica. Non reputo affatto Ierardi fuori dai piani, semplicemente al momento gli preferisco chi sta giocando al suo posto. Tra Sorrento e Benevento, la difesa si è ben registrata concedendo poche occasioni da rete. Ho visto bene pure Farroni“. Ha chiarito una volta di più il ruolo di Carpani: “Lo vedo bene dove ha giocato a Benevento (centrocampista e non esterno, ndr)“. Infine Toscano ha concluso la conferenza pre Catania-Juventus Next Gen aggiornando sulla crescita dei ragazzi provenienti dalla Primavera: “Forti e soprattutto Allegra stanno crescendo bene. Lo sviluppo di quest’ultimo mi ricorda quello di un ragazzo che in una precedente esperienza ebbe un’evoluzione brillante in 2/3 mesi. Invito sempre loro a cogliere al massimo le opportunità concesse”. A cura di Rosario Savoca
{La befa… strega vien di notte} = #STRINGHE.1

Il Catania perde 3-2 in casa del Benevento sancendo fine alla corsa al 1° posto Nasce #STRINGHE, un format editoriale ideato e curato da Rosario Savoca per gaglioweb.com. Il nome deriva dalla duplice interpretazione etimologica del termine: da una parte l’immagine dei lacci delle scarpette, strumento indispensabile del gioco del calcio, dall’altra il riferimento a una serie, successione, di elementi o caratteri di uno stesso tipo. Il suo obiettivo, infatti, sarà quello di realizzare una collana di articoli sequenziali tramite i quali, di volta in volta, l’autore esporrà il proprio punto di vista sulle partite del Catania. A tal proposito, premessa fondamentale del progetto riguarda la totale soggettività delle idee espresse, naturalmente condivisibili, opinabili, costruttivamente criticabili, ma in nessun caso destinate ad arrecare offesa né danno mediatico ai soggetti coinvolti. Il desiderio, invece, sarebbe la nascita di una community da coinvolgere in un dialogo proficuo sulla tematica “leggera” più chiacchierata d’Italia. Il gioco del calcio, che ricordiamo, resta pur sempre un gioco. Benevento e Catania rispettano le attese: spettacolo al Vigorito L’incantesimo della strega ha funzionato, proprio a ridosso del giorno della befana. Prova di forza tonante della capolista davanti al copioso pubblico del “Ciro Vigorito”. L’incontro di cartello del 21° turno si rivela all’altezza delle aspettative, divertendo i tifosi neutrali dal primo all’ultimo minuto. Gioco fluido palla a terra, costante intraprendenza, azioni elaborate, calciatori dalla tecnica superiore alla categoria e allenatori carismatici. L’approccio al match sarebbe anche giusto con iniziative da ambedue le parti, se non fosse che lo spiccato dinamismo degli offensivi giallorossi manda in tilt le pressioni individuali di Quaini e Castellini. L’area svuotata libera lo spazio per il vantaggio di Lamesta che sì, segna col destro, ma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – mette in mostra una volta di più un mancino delizioso. Primo tratto favorevole al Benevento. La conduzione magistrale e l’assist al bacio di Jimenez offrono a un centravanti di razza come Inglese la caramella del pareggio. Dietro Quaini prende le giuste misure, a sinistra Anastasio accende il motore, davanti Stoppa provoca gialli qua e là. Nel complesso, la fase centrale sorride al Catania che a cavallo tra primo e secondo tempo merita il sorpasso. Indicativo e non casuale scaturisca da un calcio dalla distanza di pregevole fattura del 10 rossazzurro. Una giocata che riporta alla memoria Pitu Barrientos contro Buffon nel febbraio 2012 allo Stadium di Torino. Tuttavia, i subentrati Guglielmotti e D’Andrea proprio non ingranano e neanche il raddoppio di Lunetta scaccia via le difficoltà palesate da Gega in un’ora scarsa sull’out mancino rossazzurro. Come se non bastasse, l’inaspettato incombe cacciando dal campo per noie muscolari l’MVP Jimenez. Black-out di tre minuti: addio al 1° posto Il gioco dei siciliani perde in regia, qualità e creatività dal forfait dello spagnolo. Anche considerate la condizione precaria del rientrante Di Tacchio – prima presenza quattro mesi dopo l’infortunio del 7 settembre, bentornato! – e lo scarso apporto di Verna, la squadra abbassa il baricentro in difesa del risultato. Tentativo reso vano dalla seconda veemente ondata alimentata da chi si alza dalla panchina delle streghe. “Le sostituzioni hanno svoltato l’andamento della prestazione in positivo per il Benevento, in negativo per il Catania”, ammetterà Toscano nel post partita. In effetti, data la scelta conservativa del gruppo etneo, un fisiologico quanto inspiegabile cortocircuito manda il successo a rotoli in un istante. Nell’arco di tre minuti, tra il 76′ e il 78′, un’acrobatica prodezza di Lanini e un tap-in sotto porta dell’ex Simonetti (dopo un riflesso in tuffo del sufficiente Farroni) ribaltano l’esito della gara da 1-2 a 3-2. Peccando in marcatura e prontezza, gli ospiti si dimostrano mentalmente incapaci di amministrare una situazione di profitto a breve (la vittoria giornaliera) e lungo termine (potenziale -7 dalla vetta). Con scaltrezza, nel finale Inglese prova a guadagnare almeno un punto sbattendo però due volte su un bravissimo Manfredini, chiamato a rimpiazzare il baby prodigio Nunziante. È l’epilogo di una domenica sconfortante che sancisce per il Catania la fine della corsa al 1° posto. Che ciò accada alla seconda uscita del girone di ritorno risulta indigesto a un popolo abituato a ben altri standard di calcio. Bisogna però guardare in faccia la realtà e ammettere che ormai da un decennio sia questo il livello. Cambiano i calciatori, gli allenatori, le dirigenze e perfino le società, ma una piazza dal passato glorioso resta ancora ingabbiata nella terza serie professionistica italiana. In attesa di trovare la chiave risolutiva, il sentimento comune percepito nei cuori rossazzurri non può che essere di rassegnazione. A cura di Rosario Savoca
Benevento-Catania, Toscano: “Gioca Farroni, no ai reintegri. Un attaccante in uscita”

La conferenza stampa di Domenico Toscano alla vigilia di Benevento-Catania, partita valida per la 21ª giornata del girone C di Serie C Un ruolino di marcia identico accomuna gli ultimi quattro risultati di due squadre che domenica 5 gennaio vorranno aprire il 2025 in bellezza. Un pareggio, una vittoria, una sconfitta e un’altra vittoria: proprio in quest’ordine hanno concluso l’anno solare 2024 sia i giallorossi che i rossazzurri. I siciliani fanno visita alla capolista con l’obiettivo di replicare la prestazione offerta contro il Sorrento e bissare il successo casalingo dell’andata (1-0 gol di Carpani). Dal canto loro, le streghe non vincono tra le mura amiche da tre partite e rischiano la testa della classifica con un Monopoli a -2, capace di ben tredici risultati utili consecutivi (tre successi nelle ultime tre). 40 i punti raccolti in venti giornate dai ragazzi di Gaetano Auteri, 31 quelli degli etnei. Alla vigilia del big match del 21° turno di campionato, Domenico Toscano è intervenuto in conferenza stampa per presentare la sfida tra Benevento e Catania. Benevento-Catania: la conferenza stampa di Toscano Il mister rossazzurro ha esordito dicendo: “Per quanto riguarda il primo posto, non è l’obiettivo di domani. Non piace la classifica che abbiamo, né a noi né alla squadra né ai tifosi, la vogliamo migliorare nel girone di ritorno. Abbiamo finito bene e iniziato bene a cavallo tra i due gironi. Stiamo ritrovando lucidità e sicurezza. Al momento stiamo insistendo su ciò che può portarci ad aggiungere punti. Affrontiamo la prima in classifica, ma non dobbiamo snaturarci“. Poi ha fatto il resoconto sugli indisponibili: “Mancano Bethers, Di Gennaro, Sturaro e Luperini. Torna a disposizione Di Tacchio“. Sul calciomercato ha commentato: “È un po’ un problema per tutti, dobbiamo restare concentrati su noi stessi. Se questa importante partita è capitata adesso la affrontiamo adesso. Le priorità sono il portiere e un difensore viste le lunghe assenze di Bethers e Di Gennaro. Se ci sarà modo di intervenire sul reparto avanzato, valuteremo eventuali occasioni”. Poi ha riportato il clima dello spogliatoio: “C’è rinnovata fiducia da sfruttare anche grazie al supporto dei tifosi, e un senso di responsabilità come mostrato nel supporto fornito a Butano”. Sul ruolo di Carpani proposto esterno destro si è così espresso: “L’ho schierato lì per esigenza visto l’infortunio di Guglielmotti. Magari negli ultimi sedici metri ha meno qualità di Guglielmotti e Raimo, ma garantisce dinamismo e il giusto equilibrio alla squadra sopperendo alle mancanze che presenta in altri ruoli”. Dopodiché ha annunciato: “Popovic è in uscita“. Toscano: “Castellini? Lo stimolerò parecchio” Riguardo all’arruolabilità del portiere Farroni, l’allenatore ha spiegato: “Lo conosco da Reggio Calabria, è un ragazzo straordinario. Domani sarà della partita e sono convinto farà una bella prestazione“. Un’analisi complessiva sul percorso di crescita di Castellini: “Lo sto vedendo in crescita. Dopo il periodo di stop per infortunio si è rimesso sotto a lavorare. Sta vivendo bene la stagione perché è un ragazzo troppo intelligente per non viverla bene. Gli ho detto che lo stimolerò parecchio perché per le qualità superiori alla media che si ritrova può migliorare nella costruzione del gioco”. Relativamente a D’Andrea ha affermato: “Non ha ancora espresso il suo potenziale, anche considerando che si è integrato in un periodo complicato della squadra. Credo che nelle condizioni fisiche adeguate possa essere la spalla perfetta di Inglese“. Alla domanda sulla possibilità di reintegrare Rapisarda in lista, Toscano ha risposto: “Manteniamo la decisione di partenza presa a inizio stagione. Ringrazio chi ho chiamato in causa quando c’è stata una difficoltà numerica, ma bisogna essere coerenti con le proprie idee“. Infine uno sguardo all’avversario di turno: “Il Benevento è una squadra che sollecita tanto nei movimenti e per qualità individuali, quindi l’attenzione dovrà essere alta. Come fatto all’andata, mettendolo in difficoltà per 60 minuti, servirà essere attenti, intensi e determinati”. A cura di Rosario Savoca
Calcio, calcio e ancora calcio… ma cos’è il calcio?

Tutti ne parlano, tanti ne scrivono, alcuni lo spiegano, pochi lo capiscono. Ma cos’è realmente il calcio? Mi chiamo Rosario e mi presento spesso come un appassionato – che dico appassionato, sfegatato – di calcio. Un interesse sbocciato in tenera età, intensificato durante l’adolescenza, alimentato in giovinezza. Ma non sto qui a parlare del sottoscritto, bensì di calcio. “Tema trito e ritrito” direte ragionevolmente. In effetti come biasimarvi, visto quante persone ormai prendono la licenza di trattarlo. Me compreso – sia chiaro – che ho deciso di farlo nella maniera meno retorica e ridondante possibile. E allora via, spazio alle parole. Cos’è il calcio? Chiedo. Una domanda forse banale, ma sottovalutata; sicuramente presa poco in considerazione perché ritenerlo semplicemente “lo sport più popolare del mondo” risulta senza dubbio riduttivo. Neanche affidarsi alle definizioni dei dizionari è sufficiente per scoprirlo. Bisognerebbe, dunque, spingersi oltre il mero concetto per approfondire la questione, proprio come tenterò di fare passando in rassegna innumerevoli sfaccettature di calcio. Il rimbalzo, la familiarità col contatto, la conoscenza del piede preferito, l’esplorazione delle distanze. La gelosia, lo spintone, la caduta, le ginocchia sbucciate, il dolore, il pianto. La condivisione, il sorriso, la gioia sul volto, il pugnetto e il cenno d’intesa al compagno. È questo il calcio per un bambino. Poi si cresce. Gli scarpini, il borsone, il giovedì sera, la calzamaglia, il sintetico, lo sfottò, il panino. La coda, il tornello, la sciarpa, il fumo, la bomboletta, lo striscione, il coro. Il club, il processo del lunedì, l’over tiri in porta, la lavagna tattica, il pagellone. Si evolve in età adulta. C’è del mestiere, quante professioni, raccolta, numeri, dati, statistiche, replay, mappe di calore, grafici. Comunicazione e poi radio, tv, giornale, notifiche, podcast, community, filmografia. Diventa informazione. Senza dimenticare lo stress, l’ansia da prestazione, la pressione mediatica, il rimorso e la voglia di riscatto. La disperazione e la rassegnazione, ma anche il grido di gioia, la lacrima e l’abbraccio sfrenato. Perché no? Sentimento puro. La connessione tra parenti e individui del tutto estranei, l’inclusività, la contaminazione. L’influenza, la trasmissione, la riconoscibilità in ogni latitudine del pianeta. È un fattore sociale, si direbbe culturale. Il rischio, il pericolo, la fatica, la fuga dal male, l’abbandono di casa, la ricerca di un appiglio, un’avventura. La corsa verso nuovi orizzonti di vita, una prospettiva migliore, il destino, l’ancora di salvezza, l’obiettivo da raggiungere. Un sogno celato nei meandri dell’animo umano. Insomma, arrivando al punto, nel calcio si parla di moduli, di mentalità, di tecnica, di spogliatoio e di tattica. Si elogia, si critica, si opina, si giudica. Si osserva, si appunta, si registra, si riporta e si analizza. Ma in realtà il calcio nasce per intrattenere, scherzare, integrare, ridere, divertire, socializzare, diffondere affetto, volersi bene, amare. È questo il significato da cui deriva l’invito conclusivo, verso i più disparati angoli dell’universo, a intendere il calcio proprio come veicolo di aggregazione, pace, beatitudine, eterogeneità e al contempo unione; evitando di sfociare invece in prassi irregolari, distanti dal suo fine ultimo e controproducenti per le civiltà. A cura di Rosario Savoca