WE: Real World Education, il progetto europeo per promuovere la consapevolezza ambientale

In un mondo in cui l’umanità sta utilizzando le risorse naturali a una velocità superiore alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi terrestri, portando a cambiamenti ambientali irreversibili su scala globale, diventa imperativo adottare misure urgenti. La necessità di una transizione ecologica, verso un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale e neutrale sotto il profilo climatico, è fondamentale. Nell’affrontare queste sfide l’educazione allo sviluppo sostenibile (ESS) è una valida alleata, poiché riconosce le considerazioni ambientali nei processi di apprendimento. Il progetto WE: Real World Education (sviluppato in Italia da IPPO Engineering, ramo aziendale della IPPOCRATE AS) e gestito in Europa da un consorzio di 7 organizzazioni, ha appena concluso il Work Package 3 (WP3), finalizzato alla produzione del Curriculum WE sulla “Consapevolezza Ambientale e lo Sviluppo Sostenibile nell’Educazione degli Adulti (AE)”. Il Curriculum, infatti, si rivolge allo sviluppo di competenze green tra i giovani adulti non in formazione. Il WP3 Il Work Package 3 rappresenta la fase cruciale del progetto WE, strategicamente concepito per affrontare gli aspetti critici della consapevolezza ambientale e dello sviluppo sostenibile. Grazie a un’accurata miscela di ricerca, coinvolgimento degli stakeholder e moduli didattici, il WP3 ha dotato i formatori di giovani adulti degli strumenti necessari per favorire la crescita personale e professionale degli utenti target. Formazione green I 10 moduli realizzati non rappresentano semplici unità didattiche, ma porte d’accesso a una comprensione completa delle pratiche sostenibili. Tramite metodi coinvolgenti, kit di strumenti e approcci innovativi, i formatori di giovani adulti sono stati attrezzati per affrontare le complessità di temi come la consapevolezza ambientale, il cambiamento climatico e l’ecosostenibilità. I risultati del progetto Mentre si abbassa il sipario sul WP3, il team di WE riflette sugli importanti traguardi raggiunti e proietta lo sguardo verso i promettenti orizzonti del WP4. Per valutare il Curriculum WE sono stati realizzati dei focus group essenziali non solo per il suo sviluppo, ma anche per perfezionarne il quadro educativo e realizzare un toolkit aggiornato ed efficace. Nel dicembre 2023 il progetto ha vissuto un’ulteriore fase di crescita con il secondo incontro transnazionale a Saragozza. Il meeting è servito per analizzare i risultati delle attività espletate e delineare i piani strategici per le fasi successive, come il Work Package 4. La prossima fase sarà l’attuazione pratica del programma di studi WE attraverso un knowledge hub online e altri strumenti innovativi.

Love, Love, Love… Bombing: Quando l’amore è un’arma a doppio taglio

Di Anna Agata Mazzeo È appena trascorso San Valentino tra fiori, regali, cene e cioccolatini, pochi giorni prima sono state le canzoni del festival di Sanremo a diffondere note d’amore via satellite, quest’oggi noi di gaglioweb.it vogliamo parlare di un modo d’amare tutt’altro che rassicurante: il Love bombing – letteralmente bombardamento d’amore, amore tossico. Per descrivere la condizione femminile in Italia sul finire degli anni Settanta, il cantautore Edoardo Bennato ha tratto ispirazione dal classico della letteratura fantastica per bambini: “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi. L’opera è una metafora del potere che impone la propria cultura e la propria nozione di normalità, respingendo e opprimendo chi si allontana dalle regole prefissate per cercare una personale percezione del mondo. Bennato individua “La fata”, che a dispetto dei suoi poteri magici non sembra aver potere alcuno contro chi vuole utilizzarla a proprio piacimento. “C’è chi ti urla che sei bella Che sei una fata, sei una stella Poi ti fa schiava, però no Chiamarlo amore non si può E forse è per vendetta E forse è per paura O solo per pazzia Ma da sempre Tu sei quella che paga di più Se vuoi volare ti tirano giù E se comincia la caccia alle streghe La strega sei tu C’è chi ti esalta, chi ti adula C’è chi ti espone anche in vetrina Si dice amore, però no Chiamarlo amore non si può Si dice amore, però no Chiamarlo amore non si può” La fata – Edoardo Bennato   Il love bombing può essere difficile da riconoscere all’inizio, poiché può sembrare semplicemente come un affetto intenso, appassionato, esagerato. Il testo del cantautore Bennato è alquanto indicativo. Un tempo si usava rispondere agli esibizionismi dei corteggiatori spavaldi: “Il cavallo buono si vede nella lunga corsa…” Va da sé che per conquistare qualcuno, si esponga in vetrina il lato bello di noi, ci si prodighi in complimenti sulla bellezza dell’amata, anche quando l’amata somiglia alla figlia di Fantozzi, tuttavia, ci sono alcuni segnali di allarme da tenere d’occhio. Questi comportamenti, sebbene possano sembrare lusinghieri all’inizio, possono essere segnali di una manipolazione emotiva. La nostra redazione ha individuato alcuni atteggiamenti che potrebbero celare un tentativo di manipolazione. Complimenti eccessivi: Il love bomber potrebbe coprirti di complimenti, spesso in modo esagerato e non proporzionato. Tempo insieme eccessivo: Potrebbe voler passare molto tempo con te fin dall’inizio, a scapito delle tue altre relazioni e impegni. Regali costanti: Potrebbe farti regali inaspettati e non necessari, come inviarti dozzine di mazzi di fiori al lavoro invece di uno solo. Comunicazione eccessiva: Potrebbe inviarti messaggi, email o chiamarti molte volte al giorno e restare sveglio al telefono fino a notte fonda. Interesse eccessivo per la tua vita: Potrebbe mostrare un interesse spropositato per la tua vita, il tuo passato e i tuoi interessi. Rapida evoluzione della relazione: Potrebbe voler far evolvere rapidamente la relazione, spingendo per esempio a rendere la relazione esclusiva in tempi molto brevi. Creare vincoli: Potrebbe presentarti in tempi brevissimi ad amici e parenti, e dire a tutti che adesso che ti ha trovata, tu l’unica donna per lui, non sarai più sola. Potrebbe iniziare a girare per fissare le nozze in chiesa, già dopo neanche il primo mese. Potresti arrivare a pensare incredula di non meritare cotanta fortuna e questo immenso amore. “Io sono folle, folle, folle di amore per te…” Alda Merini La subdola manipolazione viene utilizzata come strategia per accedere al cuore della vittima, che inondata da tanto amore abbassa la guardia, per essere sfruttata, portata a fare scelte che lucidamente non avrebbe fatto e infine cestinata come un oggetto da discarica. Il narcisista manipolatore attua la strategia pretendendo capricciosamente un amore esclusivo e totalizzante dagli effetti di una lobotomia sulla vittima designata. Come Affrontare il Love Bombing? Se sospetti di essere vittima di love bombing, è importante cercare supporto. Parla con amici e familiari di fiducia o cerca l’aiuto di un professionista della salute mentale. Il love bombing è una forma di manipolazione emotiva che può avere conseguenze dannose. È importante essere consapevoli di questa tattica e cercare aiuto se si sospetta di essere una vittima. Ricorda, nessuno dovrebbe sentirsi manipolato o controllato in una relazione. Sono 89 al giorno le donne vittime di reati di genere in Italia secondo le segnalazioni raccolte dalle Divisioni Anticrimine delle questure. Nel 62% di casi si tratta di maltrattamenti in famiglia. Nel 72% dei casi di femminicidio l’autore è il partner o l’ex, in troppi casi erano già evidenti i segnali d’allarme. Riconoscere le situazioni pericolose è già un modo per tutelarsi. Nel giorno di San Valentino, in piazza Mazzini a Catania, un camper di servizio della Polizia di Stato ha riproposto agli astanti la lettura dell’opuscolo dal titolo: “Questo non è amore” realizzato per informare e capire come tutelarsi dalla violenza contro le donne. Sul nostro sito potrete ascoltare l’intervista realizzata dal direttore giornalista Sandro Gaglio al vice questore Dottoressa Stefania Marino, insieme al Questore Dottor Giuseppe Bellassai.

San Valentino: cena e passione, un rito d’amore o un’imposizione sociale?

di Anna Agata Mazzeo San Valentino, la festa degli innamorati, è da sempre sinonimo di cene romantiche e notti passionali. Ma da dove nasce questa tradizione? E soprattutto, è davvero un modo spontaneo di celebrare l’amore, o si tratta piuttosto di un’aspettativa sociale che ci viene imposta? La tradizione di celebrare l’amore a tavola ha radici antiche. Già nell’antica Roma, durante le feste di Lupercalia, si celebrava l’unione tra cibo e passione. Il rito di origini pagane prevedeva un’abbuffata di cibo, una corsa e rincorsa tra caproni e lupi (già all’epoca sapevano come i giochi di ruolo accendessero la passione), e infine l’accoppiamento per approfittare di una giornata propizia per la fertilità. La Chiesa La Chiesa ha voluto sostituire la celebrazione pagana con la figura di San Valentino, un uomo di fede cristiana che si dice essere vissuto tra il 176 d.C. e il 273 d.C., già da giovanissimo divenne vescovo e difese con forza la sua fede e quella della sua comunità. È morto decapitato, forse per essersi intromesso tra moglie e marito (la redazione resta in attesa di condividere ulteriori aggiornamenti sul caso). Con il passare dei secoli, questo rito ha assunto connotazioni sempre più commerciali, trasformandosi in un vero e proprio “obbligo” per le coppie. L’ansia  Ma è davvero così scontato che una cena romantica debba necessariamente condurre a una notte di passione? Non sempre. Spesso, infatti, l’aspettativa di un finale “piccante” può creare ansia e stress, minando l’atmosfera romantica della serata. Il tanto decantato menù afrodisiaco potrebbe provocare al contrario, imbarazzanti effetti indesiderati. E poi c’è il conto. Le cene di San Valentino sono spesso costose, e non sempre il piacere di una buona cena corrisponde a un’esperienza altrettanto gratificante tra le lenzuola. Vale davvero la pena spendere una fortuna per una serata che potrebbe non rispettare le aspettative? Come lo festeggiano le coppie Ma come cambia la celebrazione di San Valentino tra le coppie appena formate e quelle consolidate? Le coppie appena nate, nella fase della “luna di miele”, potrebbero essere più inclini a seguire il rituale tradizionale di cena e passione, spinti dall’euforia dei primi momenti e dal desiderio di creare ricordi indimenticabili. Le coppie consolidate, d’altra parte, potrebbero avere un approccio diverso. Con il passare del tempo, l’intimità e la comprensione reciproca possono diventare più importanti della passione fisica. Per queste coppie, San Valentino potrebbe essere l’occasione per rinnovare il loro legame, magari con una cena tranquilla a casa o con un gesto significativo che riflette la loro storia condivisa. La risposta meno romantica e più dissacrante alla domanda – Come festeggi San Valentino? – potrebbe togliervi dai guai e conciliare tutti: “Sono ateo/a”. Chi fosse interessato a non perdersi nulla di questa ricorrenza commerciale potrà festeggiare tre giorni interi: il 13 è il giorno per gli amanti e dall’America è stato etichettato Mistress Day, che abbia a che fare con la pratica del bondage e del sesso sadico non è noto, ma se avete già un coniuge o un partner ufficiale e aggiungete pure un amore clandestino alla vostra vita, sicuramente siete masochisti, e se non è mistress day è sicuramente “Mi stresso day”. Riassumendo: Il 13 febbraio è la giornata per gli amanti clandestini, il 14 lo si dedica agli amori ufficiali o appena iniziati, infine il 15 ci penserà San Faustino a gratificare i single che troveranno il modo per non sentirsi discriminati. Forse è arrivato il momento di riconsiderare il modo in cui festeggiamo San Valentino. Perché non liberarci delle aspettative sociali e celebrare l’amore in modo più autentico e personale? Dopotutto, l’amore non ha bisogno di cene costose o notti passionali per essere celebrato. Ha bisogno solo di cuori che battono all’unisono. San Valentino può essere un’occasione per celebrare l’amore, la cosa più importante è sentirsi liberi di festeggiare l’amore nel modo che si ritiene più adatto, senza sentirsi obbligati a seguire rituali imposti.

Chi sono le “Povere creature”?

  di Anna Agata Mazzeo Avete letto il libro di Alasdair Gray “Povere creature” da cui è stato tratto il film di Yorgos Lanthimos che ha vinto il Leone d’oro di Venezia per il miglior film 2023? Il romanzo originale è del 1992, mentre il film ora al cinema differisce in diverse cose e nell’eterna querelle: È più bello il libro o il film? Una cosa è certa: andrebbe visto! Gli amanti del regista greco, tra i più acclamati tra gli autori contemporanei, apprezzeranno quest’ultimo lavoro. “Un piacere per gli occhi, un piacere per l’anima” è lo slogan con cui si è espressa la critica. Ma chi sono queste “Povere creature”? (Vi svelerò la mia chiave di lettura solo a conclusione dell’articolo, così da non rovinare il piacere di scoprirlo a chi non ha ancora visto il film). Oserei dire che le povere creature siamo tutti noi. Chi più e chi meno, ma l’aggettivo non ha a che fare con la giacenza media e il saldo annuale del conto corrente, non credo sia attinente alle condizioni economiche precarie in cui versano molti nel mondo, e probabilmente neanche con le bestioline freak in casa Baxter. Lanthimos, da sempre dirompente, emerge dall’onda anomala – la New Wave greca – che caratterizza la corrente del cinema greco sperimentale. Una raffinata crudeltà di espressione come firma di lungometraggi che riflettono la tendenza ad uscire dai confini estetici, tematici e di genere. I suoi film appaiono crudeli e spietati, gli stessi personaggi sono costretti a passare l’inferno dei convenevoli sociali per celare l’indole trasgressiva, nella dura lotta tra ciò che è bene e ciò che è male dire-fare in società. La trama del film ricalca il più noto capolavoro di Mary Shelley “Frankestein” – scritto nel 1818 – con risvolti femministi, richiami alla Jane Austen di Orgoglio e Pregiudizio a partire dagli abiti di scena molto voluminosi tipici dell’epoca vittoriana. I tasti di un piano scordato suonano il disagio di una donna che ha il cervello di un bambino. La donna è Bella Baxter (Emily Stone, meglio nota come Emma) un esperimento del Dottor Godvin Baxter (Willem Dafoe) medico scienziato londinese. Vive rinchiusa, con l’intento di volerla proteggere, nell’abitazione-laboratorio del padre, attorniata da animali domestici eccentricamente assemblati e una governante. Il film narra il percorso di crescita e formazione che compie Bella e come un bimbo alla scoperta del mondo, ogni cosa le sembra una festa, gli spettatori assistono dalla lallazione ai primi passi, la pubertà, la scoperta del sesso e fino alla consapevolezza del significato della vita. “Dobbiamo sperimentare ogni cosa. Non solo il bene, ma anche il degrado, la tristezza… così possiamo conoscere il mondo, allora il mondo è nostro” – recita uno degli attori nel film. Un lungometraggio provocatorio e gotico, tra l’onirico e il surreale, scandito attraverso alcuni fisheye circolari che contribuiscono all’atmosfera distorta. Le scene da bianco e nero si traducono in colori saturi nell’esperienza di un mondo attraente e in festa, dove comunque traspare il disordine di una società allo sbando tra eccessi, soprusi e sregolatezza. Vittima e carnefice si incarnano nello stesso soggetto, le due facce della stessa medaglia, come a dire che “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e solo se lo vogliamo possiamo diventare esseri umani migliori. La narrazione di genere fantascientifico, con acuta comicità di battute, instilla una domanda allo spettatore: la libertà per il genere femminile resterà fantascienza? Non è cambiato molto, nei secoli, in materia di relazioni uomo-donna, resta l’incapacità di comunicare e intendersi, limite che John Gray nel libro Gli uomini vengono da Marte e le Donne da Venere nel 1992 rintracciava nella differenza biologica, psicologica e di linguaggio tra i due sessi. Tra fotografia suggestiva di immagini pittoriche e organiche, che giocano tra impressionismo ed espressionismo, il regista esalta il racconto vittoriano dello scozzese Alisdair Grey alla base del film. Il potente messaggio di attualità, di cui è portavoce questo film, mi rievoca la scrittrice Michela Murgia nella lotta al patriarcato, con la sua famiglia Queer. Bella Baxter vuole cambiare il mondo, così intraprende le orme professionali del padre suo creatore (che non a caso chiama God, da Godwiin ed anche questo è un riferimento a Mary Shelley, infatti il padre della scrittrice si chiamava William Godwin), che innestava cervelli, punta a distruggere il patriarcato, la possessività maschile, tra “furiosi sobbalzi” di sano appetito e puro piacere, esercita il diritto alla libertà sessuale, uccidendo il mito della donna-oggetto, del corpo da usare, dominare e possedere. Priva dei condizionamenti sociali, essendo cresciuta per lo più in cattività, Bella non ha tabù, sensi di colpa, censure lessicali. Vive senza complicazioni sentimentali e condizionamenti morali, combatte per la sopravvivenza di chi soffre la povertà. Vi suggerisco di andare a vedere “Povere Creature” e non solo per l’interpretazione magnifica dell’attrice Emma Stone, che aveva già recitato per Lanthimos nel 2018, in The Favourite, ma anche perché dopo il Leone d’oro, meriterà pure l’Oscar. Ma chi sono le povere creature? Siamo noi tutti. Imbrigliati nella rete dei condizionamenti sociali, negli stereotipi del falso perbenismo, nell’infelicità di una vita che non rispecchia l’autenticità dell’individuo.