{Tela di Penelope e Stop(pa) eccessivo} = #STRINGHE.5

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Da Altamura si rientra a Catania delusi, rabbiosi e incerottati. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE

Complesso scegliere stavolta da quale tematica avviare l’analisi. Ho deciso di concentrare l’introduzione sui due protagonisti in positivo, senza i quali la squadra sarebbe incappata nella quarta sconfitta del 2025. Jimenez trova nel gol il coronamento di una prestazione in crescita rispetto al periodo recente.

Sono significativi tre fattori: dove, quando e come segna. In ordine, succede ancora – soltanto – in trasferta: dopo Caserta e Benevento, Altamura è la terza meta teatro di un suo sigillo lontano da Catania. Il tempismo dell’italo-spagnolo, capace di trafiggere il portiere avversario nel minuto addizionale della prima frazione, evita di abbattere il morale all’intervallo. Inaspettata risorsa da allenare, la novità del metodo: torsione di testa in anticipo sul difensore, frutto di un inserimento più da incursore che da fantasista.

{Tela di Penelope e Stop(pa) eccessivo} = #STRINGHE.5
Kaleb Jimenez, Catania (crediti foto: Riccardo Caruso)

L’altro personaggio principale è il penelopesco Alessandro Celli, chiamato di nuovo in causa dal 1′ per via delle assenze di Anastasio e Lunetta. Preferito a Raimo, il mancino palesa limiti tecnici e difensivi lungo tutta la prima metà di gara. Dalla sua (e del modesto Gega) zona sorgono costanti pericoli.

Dapprima il 3 abbocca a una prevedibile finta di Rolando offrendo un calcio di rigore omaggio per uno sgambetto in area evitabile; dopodiché, a ridosso del duplice fischio, conquista un possesso aggredendo in avanti e disegna la traiettoria per la deviazione vincente di Jimenez che vale il pareggio. Insomma, Celli disfa e poi fa, in un procedimento uguale e contrario a quello di Penelope (moglie di Ulisse), abituata a scucire di notte la tela tessuta durante il giorno.

Un puzzle eternamente incompleto

Scorre via veloce una seconda frazione all’insegna del senso di incompiutezza, durante la quale basterebbe un pizzico di precisione, fortuna, cinismo in più che tuttavia non appartengono al Catania 24/25. Davanti De Paoli si sbatte invano, Frisenna sciupa un tentativo, Montalto conferma la sua vena tutt’altro che realizzativa.

Malgrado veda piccolissimo lo specchio ben protetto da Dini, il subentrato Ryduan – figlio di Martín Palermo – sollecita a più riprese Del Fabro, sofferente per lentezza di corsa e difficoltà nel coprire la profondità in campo aperto. Del resto gli omaccioni ai suoi lati, IerardiGega, sono costretti a limitarsi dopo aver speso molto (troppo) presto l’ammonizione. Tra l’altro il cartellino sventolato al 68 è il quinto del campionato, quindi si tramuta in squalifica: la prima di numerose assenze col Foggia.

Infortunio per Davide Guglielmotti nel corso di Team Altamura 1-1 Catania
Davide Guglielmotti, Catania (crediti foto: Davide Anastasi)

Già, l’impossibilità di vantare dell’intera a rosa a disposizione rappresenta il tasto più dolente dell’esperienza etnea di Toscano. Proprio quando sembra abbia recuperato un paio di elementi, l’allenatore ne perde almeno altrettanti in partita o nel corso della settimana. Basti pensare che al ritorno tra i convocati di Stoppa e Montalto, ha fatto seguito il forfait a ridosso del match di Allegretto (escluse lesioni) e Di Tacchio (si è parlato di febbre, ha rimediato una doppia frattura costale).

Menzione bonus per Inglese, sedutosi in panchina con un’infiammazione tendinea poi in realtà rivelatasi lesione muscolare, proprio come quella procurata da Celli. Entità ancor più grave per l’infortunio di Guglielmotti, incappato in una lesione distrattiva miotendinea in un periodo di forma pressoché brillante. Dunque, in attesa dei pieni recuperi dei vari Anastasio, Lunetta, Di Gennaro e Dalmonte, diversi componenti si accomodano ai box a far compagnia ai lungodegenti Bethers e Sturaro. Sorge il dubbio che mai del tutto si svuoterà l’infermeria e che sia necessaria una riflessione sull’efficenza del comparto medico sanitario del club.

Grella sbotta ad Altamura: “Catania penalizzato da torti arbitrali”

Arrivo, infine, alla questione che ha scosso l’atmosfera spingendo addirittura il vicepresidente e amministratore delegato Vincenzo Grella a presentarsi davanti ai microfoni dei giornalisti dopo il triplice fischio. Procedo con ordine.

Fermo per una lesione muscolare che lo ha tagliato fuori dalle sfide a Giugliano, Audace Cerignola, Monopoli e Casertana, finalmente Matteo Stoppa riprende a giocare a pallone nell’ultimo terzo di gara. Offre qualche spunto mostrandosi intraprendente, fino a cadere in tentazione dell’avversario Rizzo dopo la mancata concessione del calcio di rigore da parte dell’arbitro Mastrodomenico.

{Tela di Penelope e Stop(pa) eccessivo} = #STRINGHE.5
Vincenzo Grella e Rosario Pelligra, Catania (crediti foto: Davide Anastasi)

Reputo insopportabile la teatralità utilitaristica per mezzo di cui entrambi i calciatori provano a trarre vantaggio. Tuttavia, non solo è evidente, ma addirittura doppio l’errore arbitrale di perdersi l’aggancio piede su piede, nonché di punire con l’espulsione soltanto l’attaccante. L’inferiorità numerica nel segmento finale impedisce ai rossazzurri di imbastire un tentativo di vittoria per la quale sarebbero nati i presupposti in 11 contro 11. Davvero un peccato il mancato ribaltone, spropositata – in virtù delle immagini visibili da fondo campo – la squalifica di due turni inflitta dal Giudice Sportivo al classe 2000.

Caratteristica quanto insolita, invece, la polemica societaria che – va detto – regge se rapportata esclusivamente al singolo episodio della domenica. Diventa retorica se intesa come un modo di alzare i toni sul minore dei nessi causali di una stagione sportiva abbondantemente insufficiente. L’interpretazione spetta a chi ascolta, questo è ovvio. Ma, per concludere, mi permetto di dire che se il tifoso medio ha disprezzato l’uscita pubblica di Grella, lo si deve soprattutto alla scarsa abilità comunicativa alla quale è stato abituato negli ultimi due anni.

A cura di Rosario Savoca

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