Sanremo 2025 tra top e flop: facciamo un po’ di polemica

Sanremo 2025 top e flop

Cala il sipario sulla 75esima edizione del Festival della canzone italiana, ne abbiamo parlato per tutta la settimana, abbiamo dato voti, fatto pronostici e seguito ogni minuto di tutte le cinque puntate. E’ quindi il momento di fare un resoconto per capire cosa è stato un successo e cosa avremmo invece cambiato. Sanremo 2025 top e flop

TOP

  • Conduzione veloce

Dopo cinque anni di Amadeus ci eravamo abituati a considerare la settimana sanremese come un loop di notti di Capodanno. Poi è tornato Carlo Conti che evidentemente non ha gli stessi problemi di insonnia di Ama. Tutto veloce e scorrevole però in molti momenti troppo percepibile la voglia di Conti di troncare “gag” per non perdere tempo.

  • La gara protagonista

Questo punto è un po’ collegato al primo. Negli ultimi Sanremo troppo lunghi e carichi di momenti le canzoni non sono risultate protagoniste. Quest’anno questa formula ha dato più risalto alla gara in generale, ci eravamo completamente disabituati alle carrellate di esibizioni di cantanti in gara. Pochi e giusti ospiti che hanno scandito le giuste pause (tranne Jovanotti lui è durato troppo).

  • Canzoni sopra la media

Dobbiamo essere sinceri: quest’anno canzoni davvero brutte non ce n’erano. Al primo ascolto storciamo il naso per quasi tutte per poi arrivare al sabato dove le balliamo e cantiamo a squarciagola. Quest’anno questa sensazione si è amplificata perché – personalmente – mi è capitato con tutte le canzoni. Poi è ovvio, da un punto di vista tecnico e strutturale non abbiamo nessun capolavoro, ma per l’uso a breve termine (qualche mese e poi basta) tipico del Sanremo dei nostri giorni, vanno più che bene.

  • La serata cover

Molto sopra la media anche la serata cover,  dove solo in pochi casi abbiamo ascoltato qualcosa che sarebbe stato meglio non ascoltare.

  • Geppi Cucciari e coconduttrici donne

La conduzione di Carlo Conti si è persa nell’ingente numero di coconduttori e coconduttrici scelti e scelte (per fortuna, direi). Tra tutti sicuramente quella che ha lasciato il segno è stata la grandissima Geppi Cucciari che è stata l’unica voce dirompente di tutto il Festival.

  • L’elogio del cantautorato

Finalmente. Il cantautorato è una delle pochissime cose della musica contemporanea made in Italy, ma negli anni ultimi sembrava essersi persa questa figura, o almeno, si era persa nella sua forma più classica del “lui la canta e lui la suona”. Proprio come Lucio Corsi e Brunori Sas rispettivamente arrivati al secondo e terzo posto, inaspettato e bellissimo l’amore che hanno ricevuto.

  • Gli ascolti

C’era tanta incertezza perché non si sapeva ancora se gli ascolti di Amadeus erano per lui o perché ormai il Festival cammina sulle sue gambe a prescindere dalla conduzione. Il cambio di rotta ha confermato il secondo caso. Dobbiamo però sottolineare come questo sia stato il primo anno in cui è stato conteggiato nello share il pubblico dello streaming Raiplay. Vedremo il prossimo anno cosa succederà.

FLOP

  • Carlo Conti e la paura di sbagliare

Paura di essere rimproverato? Da chi forse non ci interessa, però dobbiamo dire che era molto fastidioso vederlo interrompere e mettere alle strette qualsiasi persona che facesse “perdere” secondi preziosi. Poco spontaneo e vittima della scaletta. è arrivato  a scusarsi per 6 minuti di ritardo della serata cover.

  • Tematiche solecuoreamore

Già prima dell’inizio Conti ci ha fatto sapere che era felice di aver riportato l’amore e il valore della famiglia sul palco. Eravamo quindi pronti a non sentire canzoni sociali/politiche. Anche qui paura di non fare passi falsi. Peccato abbiamo perso un’occasione per mandare messaggi importanti nell’appuntamento mediatico più importante dell’anno. Un brutto tempo quello in cui facciamo 300 passi indietro tornando a percepire la musica solo come mero intrattenimento per svuotare la mente.

  • Podio al maschile

Tematica vecchia ma a quanto pare sempre attuale. In Italia c’è questo problema: le donne musiciste, cantanti e cantautrici esistono ma non riescono a ricevere i giusti riconoscimenti. In questa edizione le donne più affermate hanno mostrato un lato diverso (es. Elodie), le donne invece meno affermate non sono state attenzionate come i “nuovi” colleghi uomini (es. Joan Thiele e Lucio Corsi). Nelle “affermate” si è notato solo il cambio di look, le donne “nuove” non sono state abbastanza perché forse avrebbero dovuto mettere la quinta per farsi notare, il solo talento non è bastato. Siamo ancora lontani da un vero equilibrio, pensate che siamo ancora ai livelli in cui vengono poste domande personali e private o vengono fatte inchieste sul gossip, il vestito strappato o la presunta rivalità tra colleghe. Speravo che qualcosa con l’edizione dello scorso anno stesse cambiando con la vittoria di Angelina Mango e il terzo posto di Annalisa, ma a quanto pare è stata una parentesi e un caso fortuito.

  • No polemiche no party

Anche le polemiche sono il sale della settimana di Sanremo, ma la direzione contiana ci ha tolto anche questo piacere e quindi la cosa più trasgressiva è stata la notizia di Tony Effe che è stato obbligato a togliersi la sobria collana e lui si è incavolato tantissimo.

  • AAA Identità cercasi

Dopo le cinque serate non ho capito il senso di essersi sanremizzati, ok il rispetto per la storia del palco ecc, ma chi guarda gli artisti vuole percepire anche il progetto musicale e lo stile soprattutto quando l’artista in questione non è nazionalpopolare.

  • Delusione Benigni

Annunciato solo qualche ora prima in conferenza stampa, di solito Benigni è sempre stato la spina nel fianco delle edizioni in cui ha preso parte ma in questo caso no, sanremizzato anche lui. Sono però felice di rivederlo con un suo show su Rai 1.

  • Troppi autori

Succede da anni, ma quest’anno è stato un grosso motivo di dibattito. Perché siamo arrivati ad avere una formazione di autori tutti uguali che si dividono i brani, sono tanti anche in brani mediocri. Qual è il reale ruolo delle case discografiche dietro Sanremo? Situazione che è stata sottolineata anche da Cristiano Malgioglio durante una presentazione.

 

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