Mogol e la critica a Giorgia: la sua voce è davvero vecchia?

Sanremo 2025, anche se finito, continua a regalarci emozioni. Tutto potevamo immaginare tranne che avremmo parlato di un dissing partito proprio dall’immenso Mogol, o forse si perché lui non è famoso per tenersi i suoi pensieri poco popolari. La vicenda è singolare, perché da Mogol, considerato il più grande autori di canzoni in Italia, non ci aspettavamo un critica così pesante nei confronti di Giorgia, considerata una delle voci più importanti del nostro Paese. I fatti Nella puntata del 18 febbraio nel programma radiofonico di Radio1 “Un giorno da pecora” condotto da Giorgio Lauro e Marisa Laurito (momentaneamente perché solitamente sentiamo al microfono Geppi Cucciari), tra gli ospiti c’è stato Mogol a cui sono state poste diverse domande riguardanti l’ultima edizione del Festival. L’autore ha da subito messo le mani avanti dicendo che non ha praticamente visto nulla perché ha preferito la partita della Juventus (scusa plausibile per la prima serata, ma le altre?) Ha detto che gli è piaciuta molto la canzone di Simone Cristicchi (l’unica che ha ascoltato): “Ho sentito solo la sua canzone, che ha un testo molto bello: le critiche sull’esser troppo personale sono tutte stupidaggini”. A un certo punto Giorgio Lauro dice che gli faranno ascoltare la canzone che ha vinto il Festival, ma Mogol, infastidito, si rifiuta di ascoltare in quanto non è questo il suo ruolo “Questo è un lavoro da critici io sono un autore, non mi piace dire una cosa e far del male a qualcuno perché non è il mio mestiere”. Ha anche parlato del valore culturale della musica, un valore che spesso viene dimenticato dagli artisti. La critica a Giorgia “Io credo che delle canzoni di livello sia l’unico modo per aumentare il livello culturale, non ce n’è un altro, imparando le canzoni a memoria resta sempre qualcosa. E’ insomma importante che le canzoni abbiano un valore e siano conosciute per questo motivo. In passato invece ho saputo si è toccato la vetta perché due uomini si sono baciati oppure uno ha distrutto i fiori” Possiamo dunque dire che probabilmente non ha seguito Sanremo perché ha perso un po’ di fiducia nel Festival visti gli episodi passati che ha citato. Poi i discorso si è spostato su Giorgia con una domanda ambivalente riferita sia alla Giorgia cantante che a Giorgia Presidente del Consiglio. Nel primo caso ha affermato le parole che hanno fatto scalpore “A Giorgia offrirei volentieri, gratuitamente, un corso da noi, ha una voce fantastica ma canta come si cantava trent’anni fa, usa troppo la voce […] la voce deve essere credibile, è la credibilità che riesce a emozionare. […] stiamo parlando di attualità, se si tratta di attualità in Italia potrebbe anche passare perché siamo indietro un pochettino con le interpreti”. Contestualizziamo il discorso Il discorso di Mogol è dunque molto più ampio, si inserisce in un ragionamento molto più complesso che abbraccia diverse tematiche riguardanti la musica in Italia e va quindi oltre la mera critica a Giorgia. Ma ha ragione a pensare questo? Dire che Mogol, a quasi 90 anni, non ci sta più con la testa è fuori contesto e significa non aver capito una virgola del suo pensiero. Non ha detto che ha una brutta voce anzi, semplicemente non ha visto un’evoluzione artistica in questi 30 anni. Ogni artista, cantante, cantautore ecc… cerca sempre di rinnovarsi per dimostrare a sé stesso e agli altri che si sa evolvere sapendo fare un po’ di tutto. Giorgia questi esperimenti non li ha mai fatti, non è mai stata capace di rinnovarsi. Poi siamo d’accordo sul fatto che abbia una voce atomica. Mogol nonostante il periodo d’oro della sua attività, non ha mai guardato solo la voce dei cantanti per cui ha scritto. Se è vero che da un lato ha lavorato con e per Mina, dall’altro è passato alla storia per i sodalizio con Lucio Battisti, che sicuramente non è ricordato per il suo Belcanto. Perché Mogol ha detto “da noi” Nel 1992 Mogol ha fondato ad Avigliano Umbro, il CET – Centro Europeo di Toscolano, considerata uno dei migliori centri d’arte musicale d’Europa che è molto più di una semplice scuola dove si impara, è piuttosto un luogo di rifugio e meditazione per molti artisti. Da lì sono passati Mina, Adriano Celentano, Amedeo Minghi, gli Stadio, Renato Zero, Ornella Vanoni, Nek, Nina Zilli, Gianni Morandi, Tony Dallara e tanti altri. Sono stati al CET anche artisti di fama internazionale come Johnny Holiday e Céline Dion. Giorgia VS Arisa Un’ altra delle voci più belle che abbiamo in Italia è quella di Arisa, anche lei, come Giorgia, non ha avuto molti balzi di carriera e ha proposto quasi sempre lo stesso stile eccezion fatta per qualche tormentone estivo. Non so se Mogol farebbe lo stesso discorso per lei poiché Arisa esce proprio dal CET. La sua carriera era effettivamente iniziata con uno stile innovativo, quello di “Sincerità” poi però ha trovato la sua dimensione nel canto vecchia scuola e lì è rimasta. Ha forse avuto più fortuna come interprete poiché in molti casi ha portato testi più impegnati come ad esempio “La notte”. Giorgia viene invece associata alle sole canzoni d’amore struggente, forse un po’ sprecata, no? Continuate a seguirci su Gaglioweb.com
Sanremo 2025 tra top e flop: facciamo un po’ di polemica

Cala il sipario sulla 75esima edizione del Festival della canzone italiana, ne abbiamo parlato per tutta la settimana, abbiamo dato voti, fatto pronostici e seguito ogni minuto di tutte le cinque puntate. E’ quindi il momento di fare un resoconto per capire cosa è stato un successo e cosa avremmo invece cambiato. Sanremo 2025 top e flop TOP Conduzione veloce Dopo cinque anni di Amadeus ci eravamo abituati a considerare la settimana sanremese come un loop di notti di Capodanno. Poi è tornato Carlo Conti che evidentemente non ha gli stessi problemi di insonnia di Ama. Tutto veloce e scorrevole però in molti momenti troppo percepibile la voglia di Conti di troncare “gag” per non perdere tempo. La gara protagonista Questo punto è un po’ collegato al primo. Negli ultimi Sanremo troppo lunghi e carichi di momenti le canzoni non sono risultate protagoniste. Quest’anno questa formula ha dato più risalto alla gara in generale, ci eravamo completamente disabituati alle carrellate di esibizioni di cantanti in gara. Pochi e giusti ospiti che hanno scandito le giuste pause (tranne Jovanotti lui è durato troppo). Canzoni sopra la media Dobbiamo essere sinceri: quest’anno canzoni davvero brutte non ce n’erano. Al primo ascolto storciamo il naso per quasi tutte per poi arrivare al sabato dove le balliamo e cantiamo a squarciagola. Quest’anno questa sensazione si è amplificata perché – personalmente – mi è capitato con tutte le canzoni. Poi è ovvio, da un punto di vista tecnico e strutturale non abbiamo nessun capolavoro, ma per l’uso a breve termine (qualche mese e poi basta) tipico del Sanremo dei nostri giorni, vanno più che bene. La serata cover Molto sopra la media anche la serata cover, dove solo in pochi casi abbiamo ascoltato qualcosa che sarebbe stato meglio non ascoltare. Geppi Cucciari e coconduttrici donne La conduzione di Carlo Conti si è persa nell’ingente numero di coconduttori e coconduttrici scelti e scelte (per fortuna, direi). Tra tutti sicuramente quella che ha lasciato il segno è stata la grandissima Geppi Cucciari che è stata l’unica voce dirompente di tutto il Festival. L’elogio del cantautorato Finalmente. Il cantautorato è una delle pochissime cose della musica contemporanea made in Italy, ma negli anni ultimi sembrava essersi persa questa figura, o almeno, si era persa nella sua forma più classica del “lui la canta e lui la suona”. Proprio come Lucio Corsi e Brunori Sas rispettivamente arrivati al secondo e terzo posto, inaspettato e bellissimo l’amore che hanno ricevuto. Gli ascolti C’era tanta incertezza perché non si sapeva ancora se gli ascolti di Amadeus erano per lui o perché ormai il Festival cammina sulle sue gambe a prescindere dalla conduzione. Il cambio di rotta ha confermato il secondo caso. Dobbiamo però sottolineare come questo sia stato il primo anno in cui è stato conteggiato nello share il pubblico dello streaming Raiplay. Vedremo il prossimo anno cosa succederà. FLOP Carlo Conti e la paura di sbagliare Paura di essere rimproverato? Da chi forse non ci interessa, però dobbiamo dire che era molto fastidioso vederlo interrompere e mettere alle strette qualsiasi persona che facesse “perdere” secondi preziosi. Poco spontaneo e vittima della scaletta. è arrivato a scusarsi per 6 minuti di ritardo della serata cover. Tematiche solecuoreamore Già prima dell’inizio Conti ci ha fatto sapere che era felice di aver riportato l’amore e il valore della famiglia sul palco. Eravamo quindi pronti a non sentire canzoni sociali/politiche. Anche qui paura di non fare passi falsi. Peccato abbiamo perso un’occasione per mandare messaggi importanti nell’appuntamento mediatico più importante dell’anno. Un brutto tempo quello in cui facciamo 300 passi indietro tornando a percepire la musica solo come mero intrattenimento per svuotare la mente. Podio al maschile Tematica vecchia ma a quanto pare sempre attuale. In Italia c’è questo problema: le donne musiciste, cantanti e cantautrici esistono ma non riescono a ricevere i giusti riconoscimenti. In questa edizione le donne più affermate hanno mostrato un lato diverso (es. Elodie), le donne invece meno affermate non sono state attenzionate come i “nuovi” colleghi uomini (es. Joan Thiele e Lucio Corsi). Nelle “affermate” si è notato solo il cambio di look, le donne “nuove” non sono state abbastanza perché forse avrebbero dovuto mettere la quinta per farsi notare, il solo talento non è bastato. Siamo ancora lontani da un vero equilibrio, pensate che siamo ancora ai livelli in cui vengono poste domande personali e private o vengono fatte inchieste sul gossip, il vestito strappato o la presunta rivalità tra colleghe. Speravo che qualcosa con l’edizione dello scorso anno stesse cambiando con la vittoria di Angelina Mango e il terzo posto di Annalisa, ma a quanto pare è stata una parentesi e un caso fortuito. No polemiche no party Anche le polemiche sono il sale della settimana di Sanremo, ma la direzione contiana ci ha tolto anche questo piacere e quindi la cosa più trasgressiva è stata la notizia di Tony Effe che è stato obbligato a togliersi la sobria collana e lui si è incavolato tantissimo. AAA Identità cercasi Dopo le cinque serate non ho capito il senso di essersi sanremizzati, ok il rispetto per la storia del palco ecc, ma chi guarda gli artisti vuole percepire anche il progetto musicale e lo stile soprattutto quando l’artista in questione non è nazionalpopolare. Delusione Benigni Annunciato solo qualche ora prima in conferenza stampa, di solito Benigni è sempre stato la spina nel fianco delle edizioni in cui ha preso parte ma in questo caso no, sanremizzato anche lui. Sono però felice di rivederlo con un suo show su Rai 1. Troppi autori Succede da anni, ma quest’anno è stato un grosso motivo di dibattito. Perché siamo arrivati ad avere una formazione di autori tutti uguali che si dividono i brani, sono tanti anche in brani mediocri. Qual è il reale ruolo delle case discografiche dietro Sanremo? Situazione che è stata sottolineata anche da Cristiano Malgioglio durante una presentazione. Continuate a seguirci su Gaglioweb.com
Sanremo e le pagelle della serata cover: è stato un disastro?

Ieri è andata in scena la serata più attesa di ogni edizione di Sanremo: quella delle cover. Quest’anno il risultato della classifica è scisso dalla gara principale, ma ci aiuta comunque a capire l’andamento dei voti. Posso tranquillamente dire che la top 10 non rispecchia benissimo le migliori cover eseguite, bensì troviamo dentro una buona dose di considerazione della canzone in gara. In generale, rispetto agli scorsi anni, abbiamo visto molti meno strafalcioni e molte meno – ingiustificate – violenze sulle canzoni. Sanremo pagelle serata cover Rose Villain con Chiello – Fiori rosa, fiori di pesco di Lucio Battisti 6 Lei di pesco vestita, lui più pronto per cantare un pezzo degli AC/DC. Si inizia facendo un po’ una media perché Rose è stata su qualche gradino sopra rispetto a Chiello. Le aspettative non erano alte, ma alla fine pensavo peggio. Troppo urlata questo sicuramente, ma dobbiamo capire che un artista deve adattare la cover alle proprie corde. Chiello più prima che poi lo vedremo in gara al festival scrive bei testi per lui ma non è il massimo a interpretare quelli degli altri. Modà con Francesco Renga – Angelo di Francesco Renga 5 Per fortuna nessuno dei cantanti in gara ha portato un suo brano storico cosa senza senso che abbiamo visto negli ultimi anni. Molto più sensato portare un brano del compagno Di cover come in questo caso. Checco all’inizio confuso sbaglia l’attacco. Questa canzone in duetto perde la sua dolcezza e intimità ma la versione “band” non è stato male. Questo duo è anche un anniversario per entrambi considerando che nel 2005 Renga ha vinto e i Modà debuttavano nella sezione giovani con Riesci a innamorarmi. Clara con Il Volo – The sound of silence di Simon & Garfunkel 7 Inizio dalle vibes coro gospel strane per la canzone ma belle nel risultato. Una versione molto pomposa e artificiosa ben lontana dall’originale, se l’intento era quello di giocare a chi canta meglio potevano portare altri brani. La voce di Clara non è totalmente sparita ma non è neanche stata valorizzata: Il Volo troppo protagonista. Noemi e Tony Effe – Tutto il resto è noia di Franco Califano 8 Non avrei mai pensato di dare un voto così alto a Tony Effe ma anche in questo caso faccio una media tra i due. Noemi vestita come Poison Ivy, ha cantato meravigliosamente e il suo timbro ultra graffiato sembra nato per cantare Califano. Tony per fortuna ha cantato de core anche se purtroppo si è dimenticato di cantare con la voce e poi almeno era felice con la sua collana modello foulard. Francesca Michielin e Rkomi – La nuova stella di Broadway di Cesare Cremonini 7 – Primo caso di due cantanti in gara che duettano insieme. Per un attimo ho pensato che stessi guardando High School Musical. Rkomi ha anche lo stesso taglio iconico di Zac Efron in quel periodo. Francesca, una Gabriella in cerca del suo Troy sul palco. Anche in questo caso la voce femminile diverse spanne sopra quella maschile. Lucio Corsi con Topo Gigio – Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno 8 1/2 Uno dei duetti più attesi, e attendere è valsa la pena. Topo Gigio si è ricongiunto con Modugno, colui che gli diete per la prima volta la voce e già questo pensiero esprime tenerezza. Credo che questo momento sia stato uno dei più dolci e carini della storia di Sanremo. Questa è una di quelle canzoni così inflazionate ma così inflazionate da risultare impossibile giudicarla perché chiunque l’abbia cantata l’ha fatta sua, ed è successo anche in questo caso. La sua presenza in top 5 ci conferma il fatto che stasera lo vedremo in alto, molto in alto. Credo che ci sia anche una morale in questa esibizione: è inutile che ci sforziamo troppo a fare gli adulti tanto ci basta un Topo Gigio per entrare in tilt e ricordarci che essere infantili è sempre meglio. Serena Brancale con Alessandra Amoroso – If I ain’t got you di Alicia Keys 8 Serena Brancale in uno stile molto lontano dal suo che inaspettatamente calza come un guanto di seta. Alessandra Amoroso dopo aver snobbato Sanremo per tanti anni ormai sembra non poterne più fare a meno e quindi, dopo la partecipazione dello scorso, rieccola. Il suo contributo non è stato fondamentale ma la sua voce ha completato la performance. Irama con Arisa – Say something degli A Great Big World con Christina Aguilera 7 1/2 Due ex duettatori di Grignani si sono trovati per dare vita a un nuovo duetto, stavolta, all’insegna delle vocioni. Voglio trovare per forza il pelo nell’uovo: in alcuni momenti sono stati scoordinati, però che esibizione ragazzi! Irama ci ha ricordato cosa riesce a fare la sua voce, Arisa non ha bisogno di ricordarcelo. Gaia con Toquinho -“La voglia, la pazzia” di Ornella Vanoni 6 – L’Italo-brasilianità si è unita in questo brano in versione da balera ma con un outfit in latex un po’ troppo fuori contesto. Niente da dire sulla voce di Gaia prestata a questo grande classico di Ornella, chissà se domenica ci darà il suo parere da Fabio Fazio. The Kolors con Sal Da Vinci – “Rossetto e caffè” di Sal Da Vinci 8 Ancora, dopo mesi, devo capire a cosa è dovuto il successo di questa canzone ma devo ammettere che anche io sono caduta in questa trappola d quindi l’adoro, mi dispiace. I macinatori di hit si sono uniti al King 2024 della viralità social. Il risultato non poteva che essere esplosivo e infatti è direttamente esploso l’Ariston. E’ stato scientificamente dimostrato che è impossibile non ballare e cantare Rossetto e Caffè e Stash lo sapeva benissimo. Questa versione band con chitarra elettrica migliore dell’originale: ti fa dimenticare che, in fondo, stai gioendo di una canzone neomelodica contemporanea. Marcella Bella con i Twin Violins – “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano 8 Portare solo musicisti nella serata delle cover è sempre una gran furbata perché non devi condividere l’interpretazione
Sanremo 2025: c’è già un vincitore?

Siamo giunti con lenta fatica alla quarta serata di Sanremo: quella delle cover. Ieri abbiamo finito il secondo giro di esibizioni, quindi, tutti gli artisti in gara hanno cantato per due volte il loro brano. La seconda e terza serata si sono concluse rispettivamente con una top 5 generata dal televoto (che ha influito al 50%) e la giuria delle radio (ovviamente altro 50%). In questo articolo proviamo a fare quattro calcoli per capire se le classifiche che abbiamo fino ad ora e la serata delle cover che ci aspetta stasera possono dirci qualcosa sul possibile podio che vedremo alla fine di questa 75esima edizione del Festival della canzone italiana domani sera. Prima serve fare un recap di chi abbiamo visto in top 5 durante le tre serate. Sanremo 2025 vincitore Top 5 complessiva della prima serata Qui ha votato la Giuria della Sala Stampa, Tv e Web Brunori Sas – L’albero delle noci Giorgia – La cura per me Lucio Corsi – Volevo essere un duro Simone Cristicchi – Quando sarai piccola Achille Lauro – Incoscienti giovani Top 5 della seconda serata Nella serata di mercoledì si sono esibiti Rocco Hunt, Elodie, Lucio Corsi, The Kolors, Serena Brancale, Fedez, Francesca, Michielin, Simone Cristicchi, Marcella Bella, Bresh, Achille Lauro, Giorgia, Rkom, Rose Villain, Willie Peyote. I cantati più votati sono stati: Giorgia Simone Cristicchi Fedez Achille Lauro Lucio Corsi Top 5 della terza serata Sanremo 2025 vincitore Le esibizioni di ieri invece sono state Clara, Brunori Sas, Sarah Toscano, Massimo Ranieri, Joan Thiele, Shablo feat. Guè, Joshua, Tormento, Noemi, Olly, Coma_Cose, Modà, Tony Effe, Irama, Francesco Gabbani, Gaia. I preferiti sono stati: Olly Brunori Sas Coma_Cose Irama Francesco Gabbani Un’analisi delle classifiche Premessa: il voto della serata cover e finale di sabato sarà composto dal Televoto 34%; Giuria della Sala Stampa, Tv e Web 33%; Giuria delle Radio 33%. In queste tre serate si sono espresse tutte e tre le giurie che voteranno comulativamente stasera e per la finale di domani. La prima top 5 ci aiuta a capire verso chi è orientata la stampa ma ci dice poco perché il televoto da casa ha sempre inciso in maniera importante (anche se per la finale influirà al 34%). Quindi, volendo azzardare un pronostico, basta capire chi è presente in entrambe le classifiche ovvero: Brunori Sas, Giorgia, Lucio Corsi, Simone Cristicchi e Achille Lauro. Il papabile vincitore o la papabile vincitrice sarà sicuramente uno di loro? No. Serve considerare altre cose. In primis il fatto che l’orientamento dei voti può cambiare in base all’ esibizione. Esempio impossibile: Giorgia canta malissimo e stecca in tutti gli incisi, in questo caso riceverebbe meno voti da parte di tutte e tre le giurie ma comunque i voti fin ora raccolti verrebbero considerati. Seconda considerazione: il televoto per la finale e per la serata cover è molto più massiccio, quindi, in molti non hanno votato tra la seconda e terza serata ma voteranno per la finale. Consideriamo anche che per ora il voto da casa ha influito al 50% quindi i voti si sono un po’ “dispersi” non facendoci capire chi è il Geolier di questa edizione. Facendo un esempio, si pensava che Tony Effe avesse un immenso seguito considerando anche l’influenza social della fidanzata Giulia De Lellis (come, in tempi che ormai sembrano secoli, fece Chiara Ferragni con Fedez), tuttavia ieri non è finito in top 5. Magari hanno deciso di scatenare l’inferno solo sabato? Terza considerazione: ogni anno la Sala Stampa fa come le scale ad Hogwarts: cambia direzione. Questo perché tengono in considerazione altri fattori come ad esempio l’andamento degli ascolti o dall’hype che si genera nell’opinione pubblica per un determinato artista. Consideriamo il caso di Fedez: non è nella top 5 della prima serata votata dai giornalisti ma in seguito si è parlato molto del brano e anche di lui (anche se parlare di Fedez non è sta gran novità), questo potrebbe aumentare il suo gradimento tra i giornalisti. Quarta considerazione: Olly come ago della bilancia. Molti giornalisti già giorni prima dell’inizio del Festival hanno portato Olly su un piatto d’argento considerandolo come papabile vincitore, eppure, non era nella loro top 5. Questo potrebbe significare che hanno solo posticipato i voti per lui. Questo cambierebbe molto perché ieri sera abbiamo visto che i voti da casa per lui ci sono, e sono tanti. Quinta (e ultima) considerazione: la serata delle cover. Fino allo scorso anno, l’esito dei duetti del venerdì, veniva considerato anche per la finale. Quest’anno non sarà così perché nel regolamento è stato specificato che si tratta di una gara a parte, ma questo non significa che non ci aiuterà a capire chi sarà nella cinquina finale perché voteranno tutte e tre le giurie e non verranno considerati i voti espressi fino a ieri. Ergo, avremo i voti nudi e crudi e difficilmente la serata cover viene vinta da un outsider che non è considerato papabile vincitore dell’edizione. Il senso di queste considerazioni è che non abbiamo ancora un vincitore annunciato ma possiamo comunque ridurre a un piccolo gruppo quelli che molto probabilmente vedremo nelle prime 6 posizioni: Brunori Sas, Giorgia, Lucio Corsi, Simone Cristicchi e Achille Lauro, Olly. Quest’anno prevedere un vincitore certo è molto difficile. Un bene per le quotazioni, un male per chi vuole vantarsi di essere un veggente come Fabrizio Corona, ormai conclamato erede diretto di Nostradamus. Ah lui dice che vincerà Fedez. Continuate a seguirci su Gaglioweb.com
Sanremo 2025: le pagelle di cui avete bisogno

Ci siamo, è quel momento dell’anno in cui siamo tutti professori nel periodo di scrutini. Ci piace dare voti per Sanremo perché altrimenti sai che noia guardalo senza occhio giudicante. Sanremo 2025: le pagelle Premessa: l’articolo sarà lungo ma è colpa di Carlo Conti che ha piazzato 29 cantati in gara. Gaia – Chiamo io chiami tu 4 La stessa ansia e glicemia alle stelle di quelle scene anni 2000 delle sitcom in cui una coppia di fidanzati al telefono impiegava 30 minuti per decidere chi dovesse chiudere: Chiudi tu! no chiudi tu!. Questa canzone ha chiaramente quella reference ma risulta ancora più martellante e fastidiosa. Spoiler: alla fine Gaia non ci fa sapere chi ha chiamato chi. Il senso dovrebbe stare nel fatto che non chiama nessuno dei due perché ormai il rapporto è giunto al capolinea. Nell’incertezza, io, vado a chiamare la polizia dei testi mosci. Francesco Gabbani – Viva la vita 5 1/2 La gioia che trasmette Gabbani quando canta… mai nessuno. Può cantare anche un bollettino di guerra ma lui sarà in qualche modo sarà sempre felice di comunicarcelo. Viva la vita non è Viva la vida dei Coldplay purtroppo, ma si possono confondere solo in caso di uso pesante di sostanze stupefacenti. Peccato, perché avrebbe potuto sfruttare anche i braccialetti luminosi del pubblico dell’Ariston, proprio come il buon Chris. Rkomi – Il ritmo delle cose 6 Nei testi usciti prima dell’inizio del festival non si percepiva il suo corsivio che diventa anno dopo anno sempre più accentuato. La cantilena di questa canzone mi ha in un primo momento infastidita poi ho collegato tutto: è il ritmo delle cose non una cantilena! Questa canzone ha bisogno di essere risentita per essere apprezzata, intanto, l’unica certezza che abbiamo, è il fatto che ha ancora problemi coi tessuti delle magliette. Noemi – Se ti innamori muori 5 Diamo un po’ di numeri: Noemi a 43 anni è già al suo ottavo festival, 1 in meno di Marcella Bella. Questo dato non è importante nel giudizio della canzone di Noemi ma serve dirlo perché questo brano non mi ha lasciato nulla se non questo pensiero. La nota positiva è sempre la sua voce che col passare del tempo diventa sempre più roca e profonda. Irama – Lentamente 5 con riserva Irama torna sul palco dell’Ariston con un’altra super ballatona, fa un verso incomprensibile e strano glitchato dall’autotune all’inizio, poi, inizia a cantare. “Lentamente” è il tempo che trascorre nell’attesa che finisca la canzone. Ha sicuramente portato di meglio negli scorsi anni. Mi riservo il diritto di cambiare idea perché è una di quelle canzoni che potrebbe migliorare dopo vari ascolti. Coma_Cose – Cuoricini 5 1/2 Cuori con le mani nella “coreografia” di una canzone che si chiama Cuoricini “Avanguardia pura” direbbe Miranda Priestly. Come nel caso di Gaia, anche qui abbiamo un importante assenteismo di testo e uno spasmodico bisogno di ripetere il titolo fino alla nausea. Note positive: il look iconico e le vibes coreane totalmente in trend (per chi non lo sapesse i cuoricini sono simbolicamente associati agli Idol coreani). Simone Cristicchi – Quando sarai piccola 10 Chiunque abbia un briciolo di sensibilità ieri si è commosso ascoltando questa ennesima poesia firmata Simone Cristicchi. Avevo già letto il testo, mi ero preparata psicologicamente, eppure, non è servito. Il racconto che Cristicchi ha portato all’Ariston è un’iconografia nuova per la musica italiana: il racconto di un figlio che si ritrova a fare il genitore del genitore. Un’innovazione struggente che è appartenuta, appartiene e apparterrà un po’ a tutti. Marcella Bella – Pelle diamante 6 1/2 Il senso è quello di “io sono pazza di me” di Loredana. Ovvero di una donna che a un certo punto della vita fa i conti con se stessa e sa di non dovere nulla a nessuno. Marcella ci mette tutta la sua energia per dimostrare che ha ancora qualcosa da cantare e quel qualcosa non è Montagne verdi. Achille Lauro – Incoscienti Giovani 7 Dispiace per chi era fan dell’Achille irriverente, quel personaggio non esiste più. La tutina color carne aderente è stata appesa al chiodo per lasciare spazio a dei look di draculiana memoria. Un Dracula raffinato che canta una super ballad alla sua ultima (o prossima) vittima. Se vi ha ricordato Tango di Tananai siete sulla strada giusta perché gli autori (Simonetta e Antonacci) sono in comune. Giorgia – La cura per me Voce 10 – Canzone 5 Anche quest’anno Giorgia porta un pezzone la prossima volta. Dobbiamo essere oggettivi: questa canzone cantata da qualsiasi altra artista passerebbe in quarto piano. Si sviluppa e apre solo verso la fine Ma Giorgia è Giorgia ed è impossibile non rimanere incantati da quello che è capace di fare. Willie Peyote – Grazie ma no grazie 8 1/2 Il connubio del genere di Willie continua ad essere una perla rara nella discografia italiana. Rap e R&B con quel taglio irriverente nella scrittura che stimola l’ascolto. Su 29 cantanti in gara è l’unico che ha portato sul palco la quota “sociale”, una percentuale davvero bassa ma almeno riesce a tenere alta questa bandiera. Rose Villain – Fuorilegge 8 – Continua questo mix tra melodia e inciso/deciso che quest’anno ha un ritmo orientaleggiante e che risulta anche molto meno forzato nel passaggio da lento a veloce. Rose sul palco dell’Ariston è ogni anno più inquadrata e definita nel suo stile. Nota di demerito sicuramente alle acconciature Super Saiyan che cozzano col resto del look. Olly – Balorda nostalgia 8 1/2 Da ex Sanremo Giovani a uno di quelli che rischia di vincere. Inaspettata la sua assenza nella top 5 della sala stampa, semplicemente perché da qualche giorno proprio i giornalisti hanno sottolineato la sua papabile vittoria. Le vibes sono quelle di Mahmood e Blanco (l’anno prima che distruggesse i fiori sul palco di Sanremo, ricordate?) ma riesce comunque a risultare molto convincente nel parlare (anche lui) di un amore logorato e logorante. Elodie – Dimenticarsi alle 7 9 1/2 Gli invidiosi diranno che è stata
Zero Gravity Toilet, il viaggio sonoro onirico del duo “the INFRAMEN”

Sentire dei suoni diversi in delle canzoni nel 2025 è un’impresa ardua. Ha raccolto questa sfida il duo the INFRAMEN pubblicando il nuovo concept album ZERO GRAVITY TOILET che racconta di un viaggio onirico sulla Luna trasmesso in fascia protetta su una TV a bassa fedeltà,. Un contenitore di idee, immagini e suoni distorti che, se scoperchiato, assale l’ascoltatore con incessanti ed impietosi ruggiti noise. Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda per conoscere fino infondo questo particolare progetto musicale. Intanto complimenti per questo vostro nuovo disco, ZERO GRAVITY TOILET, è una delle cose più assurde (in senso positivo) che ho sentito negli ultimi tempi. Il vostro obiettivo di scuotere l’udito e le menti di chi è assopito nel “già visto e già sentito” devo dire che è stato centrato. Il vostro è sicuramente un genere che non si sente tutti i giorni. Qual è la storia dietro questa ricerca dei suoni? Grazie per i complimenti e specialmente per la definizione “più assurde che abbia sentito ultimamente” abbiamo lavorato tanto per questo disco. Noi siamo un duo e facciamo tutto con basso Fuzz, batteria e voce, c’è anche qualche inserto di mini sintetizzatore lo fi, solo in un paio di brani abbiamo inserito degli ospiti e amici che hanno suonato con noi, che sono JJ Springfield alle percussioni e rumori e Miki Carelli al sax Noi siamo un duo e facciamo tutto con basso Fuzz, batteria e voce, c’è anche qualche inserto di mini sintetizzatore lo fi, solo in un paio di brani abbiamo inserito degli ospiti e amici che hanno suonato con noi, che sono JJ Springfield alle percussioni e rumori e Miki Carelli al sax. Siete un duo eppure ascoltando i pezzi sembra che suonino almeno 4 strumenti, come ci riuscite? Questa domanda ce la pongono spesso, ma siete in quanti? Solo due? Non ci credo. Diciamo che la tecnica e la ricerca chitarristica applicata sul basso e il suono super fazzato e brutale fa sembrare che ci sia anche una chitarra. Parliamo ora di questo pazzo ZERO GRAVITY TOILET uscito negli scorsi giorni. Lo avete definito “Un concept album che racconta di un viaggio onirico sulla Luna trasmesso in fascia protetta su una TV a bassa fedeltà”. Spiegateci meglio in cosa consiste questo viaggio e qual è il ruolo di tutti i brani in questo percorso d’ascolto. È un viaggio sonoro onirico fatto di mostri lunari che avanzano a tempo di ritmi ossessivi, di detriti spaziali intrisi di distorsioni, di ufo immaginari che viaggiano su beat disco-fuzz. Ed è infine un invito all’ascoltatore a mettere da parte qualsiasi cosa si possa dare per scontato. Come abbiamo detto è un concept album, quindi racconta per intero una storia dalla trama b-movie. Purtroppo sono sempre meno coloro che riescono ad essere davvero punk nel 2025, qual è il vostro segreto per non risultare “già sentiti”? Essere soprattutto noi stessi, facciamo ogni cosa col massimo entusiasmo, rifiutando ogni convenzione. Il punk è un’attitudine prima di tutto, che ci viene spontanea dato il nostro background musicale. Abbiamo strumenti davvero lo fi ma nel calderone ci abbiamo messo di tutto oltre che l’attitudine Come immaginate il futuro della vostra musica? Abbiamo viaggiato nel futuro con le nostre tecnologie lo fi e abbiamo visto tante cose, che non possiamo rivelarvi per non creare paradossi fuzz-temporali. Continuate a seguirci su Gaglioweb.com
