
Catania- È in scena fino al 9 marzo, al Teatro Massimo Bellini il dittico “La Lupa / Il berretto a sonagli”. Le opere dirette da Davide Livermore, composte da Marco Tutino sono liberamente tratte dalle celebri opere di Giovanni Verga e Luigi Pirandello.
“La Lupa” – opera letteraria di grande rilievo – scritta dall’illustre autore Giovanni Verga e resa disponibile al pubblico per la prima volta nel 1880, propone un ritratto femminile ribelle, una sfida alle convenzioni sociali. La novella è ambientata nella Sicilia del XIX secolo e racconta le vicissitudini di una famiglia di agricoltori indigenti e le loro relazioni con il mondo circostante. Il personaggio principale è una donna conosciuta come La Lupa.
In ogni epoca, c’è sempre stata una donna che non ha paura di esprimere la sua sensualità e che viene stigmatizzata dalla società perché è libera, insolita, diversa. Lei, che si sentiva la vittima di quella tentazione amorosa e fisica per Nanni, è ossessionata al punto da spingersi a far sposare la figlia Mara con lui, pur di non perderlo. Anche Nanni viene risucchiato in questo turbinio, si trascina tra i tanti sensi di colpa, ma non riesce a liberarsi dalla tentazione della Lupa. Il gioco tra vittima e carnefice è un gioco al massacro. Vivono insieme nel “peccato” e nella follia. Forse solo la morte potrà liberarli.
Il melodramma in un atto e due quadri edito da Sonzogno è tratto dalla novella di Giovanni Verga su libretto di Giuseppe Di Leva.
Il tenore Sergio Escobar interpreta Nanni, innamorato di Maricchia, ma concupito dalla madre di lei, la Lupa.
Lo stesso tenore interpreta anche Fifì La Bella nell’opera tratta da “Il Berretto a sonagli”. Fifì è il fratello minore di Beatrice (coniugata con Fiorìca), un viveur approfittatore ed egoista. Due personaggi contrastanti per una messa in scena che entrerà nella storia del Teatro Massimo Bellini.
“Il Berretto a Sonagli” ha avuto la sua prima mondiale a Catania, il melodramma in un atto e due quadri tratto dalla commedia di Luigi Pirandello su libretto di Fabio Ceresa edito da Ricordi, è un’opera che denuncia il fenomeno mafioso, dove traspare il patto stato-mafia e la disparità di genere, portando alla luce importanti tematiche attuali.
Queste rappresentazioni hanno segnato un passaggio dalla tradizione all’innovazione per il teatro musicale, toccando temi attuali come la violenza sulle donne.
Oltre dieci minuti di applausi finali hanno suggellato il successo della prima mondiale dell’opera Il berretto a sonagli.
Tuttavia, dobbiamo sollevare la questione su Ciampa, un personaggio che si distingue per la sua irriconoscibilità, che ha poco di mafioso, sia nell’aspetto che nei costumi di scena, nonostante l’eccezionale interpretazione di Alberto Gazale.
Forse si è voluto giocare sul fatto che il diavolo non appare mai con mantello e forcone, e che seppur non appartenenti alla realtà mafiosa, molti atteggiamenti lo sono, così insiti nella cultura e talmente consolidati, che si fatica a riconoscerli.
Questo Ciampa accetta con pazienza le infedeltà della moglie con il marito della protagonista, Beatrice Fiorica – interpretata egregiamente da Irina Lungu – che è l’unica a ribellarsi. Tuttavia, le sue coraggiose richieste di giustizia e denuncia vengono soffocate anche dai carabinieri. E giacché gli amanti fedifraghi sono stati arrestati in flagranza di reato, per salvare l’onore di Ciampa e di tutto il sistema coinvolto nella corruzione, si conviene che Beatrice si dichiari “pazza”.
Il pubblico ha riconosciuto il talento della protagonista, e bisogna riconoscere che tutti gli interpreti hanno talento.
Impeccabile l’orchestra, che magistralmente diretta da Fabrizio Carminati ha accompagnato l’opera lirica in scena.
Anche le scenografie digitali mutevoli e suggestive, gestite dalla regia di Davide Livermore, sono state apprezzate.
Le opere in scena al Bellini, liberamente tratte dai grandi Verga e Pirandello, hanno in comune l’elemento “Follia” e due donne diversamente pazze. La folle passione istiga e conduce alla morte i co-protagonisti de La Lupa; la follia dichiarata, come soluzione ultima di riparazione di Beatrice, ne “Il Berretto a Sonagli”.
“Solo una pazza direbbe al mondo ciò che sto per dire: che Ciampa è il capo di questa ‘cosa vostra’”
– Beatrice Fiorica in uno dei momenti chiave che scandiscono la versione operistica –
Una straordinaria intensità timbrica e armonica attraversa la partitura commissionata dall’ente lirico etneo a Marco Tutino. Una progettualità, quella delle nuove commissioni, che rientra tra le linee direttrici del Bellini, guidato dal sovrintendente Giovanni Cultrera di Montesano, che nel 2019 dichiarò: “Ho sempre considerato la musica – sottolinea Cultrera – come libertà e opportunità di scegliere la bellezza. Chi coglie questa libertà, chi coglie questa opportunità, usa il libero arbitrio e sceglie di andare a teatro per comprendere appieno il valore etico ed estetico della musica e dell’arte nella società. E proprio tramite tale opportunità e libertà invito tutti a sentirsi parte attiva dell’ente, partecipando alla ripartenza e al rilancio del Teatro Massimo Bellini”.



