Due pareggi, due derby, successo col Giugliano: tour de force per il Catania. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE
1. NIENTE SCUSE. Lo so, lo so, ho saltato qualche appuntamento nelle ultime due settimane. Ho comunque seguito tutto con la massima attenzione, alternando una gamma di emozioni tutte diverse e intense. Nel salotto di 4 Amici al VAR ho dato loro sfogo, adesso eccomi pronto a rimediare pure qui.
2. SPRECO. Un Catania più che mai sprecone ha sperperato punti qua e là nell’arco di sette giorni. Chiude a 2/9 il trittico Sorrento-Cerignola-Siracusa, allontanando la vetta, da un paio di turni distante ormai 5 lunghezze. Le brutte prestazioni hanno confermato una volta di più la vulnerabilità di questa squadra contro le medio-piccole. Farne un discorso solo motivazionale resta riduttivo eh, qui le scelte tattiche opinabili sono state parecchie.

3. ORAZIO ♡. Non mi soffermo più di tanto sulla disgrazia che ha colpito la città, sia perché si è già detto molto a riguardo, sia perché non conoscevo abbastanza questo fantastico uomo da tutti ben voluto. Per me resterà “mister Russo”, l’allenatore della Primavera 3 seguendo la quale iniziai a frequentare l’ambiente rossazzurro da aspirante giornalista. Era una squadra frizzante quella che attraeva sempre buon pubblico sugli spalti di Torre del Grifo, spesso schierata con un centravanti e due ali, la difesa a quattro e due mezzali d’inserimento, proprio come piace a me. Il mister aveva valorizzato e messo in mostra ottimi ragazzi come Flavio Russo, Lorenzo Tropea, Angelo Panarello, Carmelo Limonelli, Enrico Giannone e Davide Caramanno, ai quali mi ero professionalmente affezionato. Spero dal profondo del cuore che l’impianto sportivo situato a Mascalucia, nuova proprietà del club etneo, porterà il suo nome.
4. QUATTRO DI RABBIA. Banale dire che col Trapani la squadra mi ha convinto, non tanto per il rotondo punteggio, quanto piuttosto per l’atteggiamento propositivo raramente ammirato nel 2026. Due gol per tempo, con firme e modalità tutte diverse, sono stati lo specchio di un approccio rabbioso, pressante, da big che si impone come piace ai tifosi. Ciò che invece a Siracusa era rimasto chiuso in spogliatoio, col rischio di restarvi intrappolati. Spesso penso che una rosa del genere meriti un calcio migliore, mentre resto convinto che solo il Catania possa perdere questo campionato.

5. FORTUNA. A proposito, il dato degli expected Goals concessi testimonia che la retroguardia stia patendo l’assenza dei leader Di Gennaro e (dimenticato, proprio come un anno fa) Ierardi. Perché se è vero che siamo usciti imbattuti contro Cerignola, Trapani e Giugliano, è altrettanto vero che Dini ha dovuto sporcarsi i guanti più del solito. Toscano alterna i difensori (escluso Celli) e dietro si scricchiola, concedendo notevoli occasioni da rete alle quali non siamo abituati. Certo, le porte del Massimino restano inviolate dopo quindici (QUIN-DI-CI) gare casalinghe, ma servirà rimboccarsi le maniche per appendere al chiodo l’attestato definitivo di questo superlativo record stagionale.
6. SINGOLI. Quando chiedi al mister un commento su un calciatore, ti risponde che non ama parlare di singoli. Non lo sopporto quando fa così, lui e chiunque altro eviti di pronunciarsi nel mondo del calcio (e fidatevi che si tratta di taaaanti). Io – che non sono allenatore – adoro spendere pensieri individuali e personalizzati sugli atleti. In questo caso premio D’Ausilio che si sta rivelando il migliore del mese di febbraio: ha acquisito una centralità disarmante nelle trame offensive, alzando notevolmente il livello delle sue prestazioni e inserendo bonus in termini di gol e assist. Ecco, l’importante è non schierarlo insieme a Jimenez alle spalle di una punta, altrimenti è stato più volte dimostrato quanto manchi l’attacco alla profondità. La regia passa dai loro piedi, perciò sulla trequarti o l’uno o l’altro. Insieme anche no.

Catania, adesso viene il bello!
7. COSA SUCCEDE ALTROVE? Nel frattempo, osservando il contesto complessivo si nota come la Salernitana – prossimo avversario – vive un periodo di totale confusione che ha spinto la dirigenza al cambio in panchina in favore di Serse Cosmi (fate sul serio…?). -14 a dieci giornate dalla fine: escludiamola pure dalla corsa al primo posto, può iniziare a progettare la post season. Il Benevento dal canto suo non perde un colpo, segna in ogni maniera e sta specializzandosi in rimonte, dote mancante alla nostra squadra. Il testa a testa è apertissimo, parecchio passerà dalla super sfida del 5 marzo. Senza dimenticare la possibile esclusione dal torneo di almeno una fra Trapani e Siracusa che rimescolerebbe le carte.
8. ATTESA. Il bivio è ormai alle porte. Nell’arco di pochi giorni, in Campania, si decideranno le sorti di un campionato finora avvincente che ne premierà una soltanto; l’altra è destinata alla roulette dei play-off. Allora godiamoci queste sere, dormiamoci su, organizziamo i riti scaramantici e prepariamo le postazioni.“L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” affermava Gabriele D’Annunzio. Insomma, emozioniamoci perché è proprio questa l’essenza dello sport. Il contorno, a volte, conta più del risultato in sé.
Buona settimana, a presto!
A cura di Rosario Savoca



