Cause ed effetti dell’affollamento delle carceri minorili dopo il VII Rapporto di Antigone “Ragazzi Dentro”.. Più carceri per tutti è quello che si vuole?

Aumentano a dismisura i dati relativi ai minorenni e giovani adulti detenuti nelle carceri minorili italiane. Al 15 gennaio 2024 i ragazzi detenuti nei 17 Istituti penali per minorenni del nostro paese erano 496 (13 le donne, 229 gli uomini, gli stranieri 254). L’istituto con più presenze era il Beccaria di Milano, con 69 ragazzi. Quelli con meno erano Quartucciu in Sardegna, con 8 ragazzi presenti, e Pontremoli in Toscana, unico IPM interamente femminile d’Italia, con 8 ragazze. Quelli sopra elencati sono alcuni dei dati del VII Rapporto di Antigone Ragazzi Dentro, Giustizia minorile e Istituti penali per minorenni. Un rapporto nato per denunciare una problematica che da mesi sta stravolgendo la situazione degli IPM in Italia. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha dichiarato: “Il modello della giustizia minorile in Italia, fin dal 1988, data in cui entrò in vigore un procedimento penale specifico per i minorenni, è sempre stato un vanto per il paese. Mettendo al centro il recupero dei ragazzi, in un’età cruciale per il loro sviluppo, nella quale educare è preferibile al punire, ha garantito tassi di detenzione sempre molto bassi, una preferenza per misure alternative alla detenzione in carcere, come ad esempio l’affidamento alle comunità e ottenuto un’adesione al percorso risocializzante ampio da parte dei giovani. Dal decreto Caivano in poi, invece, il rischio che questi 35 anni di lavoro vengano cancellati e i ragazzi persi per strada è una prospettiva drammatica e attuale”. Dal 15 settembre, giorno dell’entrata in vigore del decreto Caivano, fino al 31 dicembre, si sono registrati ben 576 ingressi in 108 giorni. Secondo Antigone, il Decreto Caivano ha introdotto una serie di misure che stanno avendo e continueranno ad avere effetti distruttivi sul sistema della giustizia minorile, sia in termini di aumento del ricorso alla detenzione che di qualità dei percorsi di recupero per il giovane autore di delitto. L’estensione delle possibilità di applicazione dell’accompagnamento a seguito di flagranza e della custodia cautelare in carcere stravolge l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988 e sta già determinando un’impennata degli ingressi negli istituti penali per i minorenni. L’aumento delle pene e la possibilità di disporre la custodia cautelare in particolare per i fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti continuerà a determinare un grande afflusso di giovani in carcere anche in fase cautelare. Qual è il provvedimento da prendere? Numeri che se non osservati nello specifico tendono ad essere incomprensibili ma, dal Rapporto di Antigone, si evincono dati davvero allarmati e in tremenda crescita. Per fare un sunto della situazione basta pensare che quasi metà delle presenze degli IPM è detenuto tra Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania. In queste regioni si trovano infatti 9 dei 17 IPM in funzione in Italia. Dunque il fenomeno della detenzione minorile appare da subito, in misura significative, un fenomeno che ha come protagonista il meridione. Gli uomini stranieri presenti negli IMP italiani provengono per lo più dalla Tunisia, dal Marocco e dall’Egitto. Le donne straniere provengono invece dalla Bosnia-Erzegovina, dalla Serbia e dalla Croazia. Vi è poi una preponderanza di persone che sono detenute in IPM senza una sentenza definitiva. I detenuti solitamente hanno commesso reati contro il patrimonio. Tra questi, il più ricorrente è la rapina, seguito dal furto. Ci sono poi ragazzi che pagano per reati contro l’incolumità pubblica ovvero, la violazione della legge sugli stupefacenti. Quanto ai reati contro la persona, i fatti generalmente più gravi e che prevedono le pene più severe sono le lesioni personali volontarie. Di seguito la cruda dichiarazione di Alessio Scandurra. “Per il secondo anno di fila le presenze negli IPM italiani crescono. Si tratta di una novità importante che mette in discussione una delle costanti che hanno caratterizzato il sistema della giustizia minorile italiano: dalla riforma del processo minorile, e da prima ancora, la giustizia minorile ha reso progressivamente sempre più residuale il ruolo degli IPM, ed in effetti le presenze negli IPM, nella loro tendenza generale, sono andate quasi sempre calando. Oggi assistiamo ad un’inversione di tendenza repentina ed allarmante sulla quale è indispensabile interrogarsi per capirne per quanto possibile le cause. Con il decreto Caivano, che ha fortemente ampliato la possibilità di trasferire i ragazzi maggiorenni, che sono in IPM in quanto avevano compiuto il reato compiuto da minorenni, nelle carceri per adulti si assiste a una ulteriore torsione del sistema, portando queste persone a doversi confrontare con tipo di detenzione più dura, limitata, in luoghi dove i loro bisogni, anche a fronte del grande sovraffollamento e quindi della scarsità di opportunità di studio, lavoro e ricreative, non vengono tenuti nel giusto peso, lasciandoli invece in un sistema che, ad oggi, produce criminalità a causa di tassi di recidiva molto alti”.
Boom di iscritti alle superiori. Quali indirizzi predominiano?

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha presentato i dati definitivi delle iscrizioni per l’anno scolastico 2024/2025. Il risultato è sorprendente! È terminato il tempo a disposizione per inoltrare le domande di iscrizione alla scuola secondaria, per l’anno scolastico 2024/25. Nonostante la predominanza delle richieste per i licei, che costituiscono il 55,32% del totale delle domande di iscrizione, le iscrizioni hanno raggiunto quota 2.100 per la filiera 4+2, evidenziando una chiara preferenza per percorsi tecnici e professionali. Questi istituti, focalizzati su percorsi pratici e orientati al mondo del lavoro, stanno guadagnando sempre più popolarità tra gli studenti, riflettendo una crescente consapevolezza dell’importanza delle competenze pratiche e professionali. Purtroppo molti tra i neo laureati lamentano la mancanza di un impegno che sia il risultato degli studi affrontati. Possibilmente, proprio per queste ragioni, i giovani stanno puntando il loro interesse su uno studio che sia mirato a competenze pratiche, così da approcciarsi sin da subito nel mondo del lavoro. Il Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara ha dichiarato: “La filiera del 4+2 ha registrato un interesse significativo da parte delle famiglie, è un risultato importante e non scontato. Gli studenti da settembre potranno contare su un percorso e dei programmi fortemente innovativi e una maggiore sinergia con il mondo produttivo. Il Made in Italy è la nuova offerta formativa messa in campo dai licei che avevano già attivo l’indirizzo Scienze Umane – opzione Economico-sociale, pensata per una formazione tesa a valorizzare le eccellenze italiane riconosciute a livello internazionale. Una opzione che dal prossimo anno potrà rafforzarsi nell’alveo dei licei più tradizionali. È importante aver ampliato l’offerta formativa a disposizione degli studenti italiani venendo incontro alle esigenze e alle nuove sfide del mondo del lavoro, è la strada giusta per una scuola di successo per i nostri ragazzi”.
I giovani confusi, storditi da un futuro incerto.

In questo secolo in cui Internet ha preso il sopravvento, i giovani si sentono sempre più soli. Abbandonati all’indifferenza del mondo. Confusi, quasi storditi da un’idea oscura del futuro. Adolescenti sempre più digitali, ma anche più vulnerabili. Un’indagine di Telefono Azzurro dedicata alla salute mentale dei ragazzi, realizzata con il supporto di Bva Doxa, ha esaminato un campione di 800 ragazzi tra i 12 e i 18 anni. L’indagine è stata presentata durante la conferenza “Il futuro dell’infanzia tra nuovi scenari e risposte concrete”. Il risultato è preoccupante. Nelle due settimane precedenti all’indagine, soltanto il 41% dei ragazzi si è sentito felice. Il 21% dei giovani ha dichiarato di sentirsi in ansia, il 20% ha dichiarato di sentirsi preoccupato mentre il 6% triste. Questo senso di costante angoscia si riverbera anche sulle loro aspettative future. Tra le principali sofferenze che i ragazzi riscontrano nei coetanei vi è al primo posto la dipendenza da internet e dai social network (52%), seguita dalla mancanza di autostima (41%), dalle difficoltà relazionali con gli adulti (40%), ansia e attacchi di panico (30%). Soltanto il 2% ritiene che i propri coetanei non vivano situazioni di sofferenza. Una percentuale quest’ultima davvero bassa. Emerge poi una grande solitudine di fronte alla crescita che porta sempre più ragazzi a rifugiarsi online, a chiudersi in se stessi, a seguire modelli sbagliati. Si finisce per voler emulare il nulla, vivendo disincantati da tutto ciò che è incanto, intrappolati in una bolla che annebbia la vista e fa svanire sogni, progetti. Bisognerebbe distaccarsi dal virtuale e lasciarsi andare alle emozioni, quelle vere, Bisognerebbe accettarsi e lavorare per accrescere la propria cultura, il proprio essere e migliorarsi. Bisognerebbe che crescesse la percentuale dei ragazzi che si stimano. Bisognerebbe forse che gli adulti, in primis, smettessero di costruire il proprio ego e facessero di tutto per accompagnare i ragazzi nella loro crescita.
Via al bonus genitori separati, divorziati e/o non conviventi. Quali i requisiti?

Anche per questo 2024 continuano i bonus: è già possibile presentare la domanda all’Inps (fino al 31 marzo) cosi da ottenere il nuovo bonus per genitori separati, divorziati e/o ex conviventi. Come per il 2023 anche in questo nuovo anno si concretizzano bonus, e quindi sostegni, per garantire la dignità dell’essere umano. Un nuovo bonus è quello dedicato ai genitori separati, reduci da un matrimonio o da una convivenza e che, trovandosi in stato di bisogno, avendo un reddito non superiore a 8.174 euro, dei figli alla quale garantire una serenità economica totale e che, nel periodo di emergenza Covid19 non hanno ricevuto l’assegno di mantenimento per inadempienza dell’altro genitore (ex coniuge o ex convivente) possono richiedere allo Stato un suddio. Una misura che mira alla dignità della donna in quanto madre e che tutela soprattutto i minori. Un bonus però ben definito per quelle famiglie in cui uno dei genitori non ha pagato l’assegno di mantenimento all’altro solo a causa delle difficoltà economiche legate alla pandemia da Covid-19. Se l’altro genitore ha cessato, sospeso o anche ridotto la sua attività lavorativa per almeno 90 giorni dall’8 marzo 2020, oppure se nel 2020 ha avuto un reddito inferiore di almeno il 30% rispetto al 2019, questo si può qualificare come “difficoltà economica” che spiega l’impossibilità di pagare il mantenimento. Di conseguenza si può richiedere il bonus. Presentare la domanda è semplicissimo. Basterà andare sul sito dell’Inps e accedere alla propria area personale, (utilizzando Spid o altra identità digitale) e cliccare su Contributo per genitori separati o divorziati per garantire la continuità dell’erogazione dell’assegno di mantenimento , disponibile nella sezione Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche. Il Bonus genitori separati, divorziati e/o ex conviventi sarà erogato una volta al mese per 12 mesi e l’importo sarà equivalente alla somma non versata dell’assegno di mantenimento e fino a concorrenza di euro 800,00 mensili. Ovviamente il beneficio sarà erogato da Inps previa verifica dei requisiti di legge a cura del Dipartimento per le politiche della famiglia. Tutto ciò per evitare frodi allo Stato.
Mare Fuori 4, un inno alla vita. Ecco il consiglio del regista

E’ iniziato il conto alla rovescia per il finale di Mare Fuori 4 . Dopo il lancio del 1 febbraio con i primi 6 episodi, tra poche ore (dalla mezzanotte del 14 febbraio) saranno disponibili sulla piattaforma streaming Rai Play i restanti 6 episodi della serie. La serie ha riscosso un successo enorme, quasi inaspettato. Gli eventi dei detenuti dell’immaginario Istituto di Pena Minorile di Napoli (ispirato al carcere di Nisida) è stato un successo clamoroso raggiungendo milioni di spettatori. I protagonisti, interpretando personaggi intesi, a volte complicati, coraggiosi, orgogliosi e pieni d’amore, hanno fatto innamorare le nuove generazioni. Dalle finestre del IPM i giovani detenuti vedono il mare. E fuori dal carcere in cui sono rinchiusi c’è la vita, l’amore e la libertà. È proprio il mare a dare loro la forza e la speranza di una vita nuova, diversa, lontana da quella che vivono. A dimostrazione di tutto ciò non ci stanno solamente i dati relativi alle visioni della serie stessa ma, lo svariato numero di commenti positivi sui social, gli incontri sold out in tutta Italia con gli interpreti e infine l’ospitata sul palco di Sanremo, per il secondo anno di seguito. Un successo che ha portato alla fama dei giovani attori, ragazzi di Napoli con un grande sogno nel cassetto. In ognuno di loro negli occhi brilla la luce della speranza, della felicità. Ognuno di loro ha dato qualcosa di se alla serie ed ha appreso dalla serie stessa. Queste ore d’attesa sembrano infinite. I fan di Mare Fuori aspettano lo scoccare della mezzanotte per scoprire i segreti, i misteri e le rivelazioni della serie. Le storie d’amore dei ragazzi del IPM appassionano i fan, il vissuto dei personaggi, la loro voglia di combattere, la loro testardaggine, il loro modo di fare e la speranza di vivere quel mare fuori, incuriosisce i fan. Già le prime 6 puntate della 4° stagione hanno messo in luce nuovi personaggi, nuove storie che si intrecciano e si sviluppano. Il finale metterà i fan di fronte a degli importanti addii, con alcuni attori che lasceranno il cast, aprendo le porte a nuovi personaggi che appariranno nelle già confermate 5° e 6° stagione, in arrivo prossimamente. Mentre i fan fremono nell’attesa, ecco cosa ha comunicato loro il regista Ivan Silvestrini «Il mio consiglio è il seguente: sarà impossibile godersi tutte le puntate facendo nottata, arriverete devastati e non vi godrete i momenti più belli. Fidatevi di me. La ricetta che vi raccomando è di lasciare gli ultimi due episodi per la sera/pomeriggio (ovviamente disinstallando per 24h i social per evitare spoiler). So che molti di voi non mi ascolteranno, ma dovevo avvertirvi». Queste le parole condivise su un post Instagram. Chissà in quanti seguiranno il consiglio del Silvestrini. Chissà in quanti vedranno le 6 puntate in una sola notte e quanti le rivedranno per comprenderne meglio il significato.
Non prendete quel telefono, la truffa corre sulla rete

E’ il caso dell’ennesima truffa legata all’arrivo di sms ingannevoli. Questa volta è stata fatta leva direttamente sui conti bancari. A perdere una cospicua somma di denaro è un uomo di Favaro Veneto. L’anziano aveva da poco utilizzato l’app della propria banca per verificare di aver ricevuto dei bonifici che attendeva. Dopo qualche minuto un sms lo informa di un’operazione sospetta sul proprio conto bancario. All’istante squilla il telefono, l’uomo confuso ed impaurito risponde. D’altra parte del telefono un finto operatore dell’ufficio antifrode lo avvisava che, delle verifiche sul proprio conto corrente erano in corso poichè, un bonifico da quasi 15mila euro per un beneficiario sconosciuto aveva destato sospetti. Provate ad immaginare l’ansia e la paura negli occhi del malcapitato udendo la somma appena citata, nell’attesa di essere ricontatto per delucidazioni, decide di chiamare lui stesso la polizia. Questa ignara di tutto non riesce a comprendere l’ansiano che, nuovamente ricontattato dal truffatore esegue attentamente la procedura per bloccare il pagamento. A quel punto, la truffa è andata in porto poichè, le istruzione date dal finto operatore son servite per versare il contenuto del conto bancario su quello del truffatore. Una storia assurda, sembra un racconto impossibile mentre invece è il racconto di ciò che è accaduto a Favaro Veneto. Un’uomo, un anziano ha perso il denaro che conservava in banca a causa di malavitosi, di gente che non possiede una coscienza, che non si è fatta scrupoli nel derubare un’innocente.
FERRAGNI – GATE

Chiara Ferragni messa alla gogna. Anche l’azienda delle Cartiere Paolo Pigna Spa interrompe il rapporto commerciale con le aziende collegate all’influencer. Non sarà che adesso si sta un pò esagerando? Qual è il vero intendo di Pigna? Dopo il caso Balacco, la consecutiva multa dell’Antitrust e l’indagine aperta dalla Procura di Milano per truffa aggravata, sembrerebbe che un effetto a catena si stia scatenando su Chiara Ferragni. L’influencer non ha negato i propri errori, pagherà per quanto ha fatto e di certo sta provando a rimediare. In pochi al suo posto avrebbero quantomeno chiesto scusa. Sarà stata una tattica mediatica, sarà sincerità, ma di certo, non sarà l’interrompere i contratti commerciali con la stessa, a farle capire l’errore commesso. Pigna ha interrotto ogni tipo di rapporto commerciale con l’influencer ed ha giustificato il tutto con schiettezza e coerenza. “Nel rispetto del proprio codice etico aziendale, che si può consultare anche sul portale pigna.it, che esclude la collaborazione con soggetti terzi sanzionati dalle autorità competenti per aver assunto un comportamento non etico, corretto e rispettoso delle leggi. La collaborazione è stata di natura unicamente commerciale e ha riguardato la realizzazione di linee di prodotti di cancelleria per la scuola e per l’ufficio”. Basta collegarsi al sito https://www.pigna.it/ per notare l’errore 404 non appena si avvia la ricerca sui prodotti della Chiara Ferragni Limited Edition. Non si comprende bene se si stia strumentalizzando sull’accaduto, minando la persona e l’azienda dell’influencer. Questa volta però, la Ferragni non rimane all’angolino. Difatti, La Fenice srl (società che gestisce i suoi marchi) rompe il silenzio e, in riferimento alla pubblica dichiarazione di Pigna, dichiara: “E’ stato un comportamento illegittimo e strumentale. L’illegittimità della decisione di Pigna è stata aggravata dalla scelta dell’azienda di comunicare al pubblico, prima ancora che a Fenice, la cessazione del rapporto di partnership; una scelta evidentemente strumentale e contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto. In questo contesto, Fenice si riserva di agire nelle sedi più opportune a tutela dei propri interessi. Fenice ritiene strumentale il riferimento al codice etico anche in considerazione di una dichiarazione resa ai media in data 23 dicembre 2023 dall’Amministratore Delegato di Pigna, che aveva definito la collaborazione proficua e soddisfacente”.
Realtà virtuale? Il problema degli adolescenti sono gli adulti, ecco perché

Viviamo in un epoca in cui siamo costantemente connessi in una vita virtuale e parallela senza renderci conto di quanto realmente viviamo disconnessi dal mondo reale. Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, ha trattato questa problematica nel suo libro “Sii te stesso a modo mio”. A puntare i riflettori su questa società offuscata dall’onnipotenza di internet è Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e docente presso il dipartimento di psicologia dell’Università Milano-Bicocca. Lui sottolinea quanto il vero problema consista nella fragilità adulta. Sono i genitori e gli insegnanti ad istruire i ragazzi ed a immetterli nella società, ai giorni d’oggi dovrebbe essere semplicissimo il dialogo ed il confronto tra le due generazioni eppure, si evince un enorme difficoltà per i genitori e gli insegnanti nel comprendere e affrontare le caratteristiche dei giovani cresciuti in una società iperconnessa. Questi bambini / adolescenti crescono con un vuoto identitario, non possono esprimere davvero i loro sentimenti, e dall’altra parte sentono un’assenza di prospettive future. Spesso si sta ad una tavola durante una cena e ragazzi e adulti chattano anziché parlare tra di loro, fotografano la pietanza, la condividono sui social, ambiscono ad un alto numero di follower e like. Dinanzi ad un monunumento anziché osservarlo e apprenderne la storia che lo caratterizza, lo si fotografa. Non ci si chiede più com’è andata la giornata, come ci si sente, internet è diventato la società, con conseguenze significative non solo sui giovani ma anche sugli adulti. Vivere in una società virtuale dove apparire è più importante di essere ha fatto si che anche nel mondo dell’istituzione scolastica si siano create problematiche che ricadono, inevitabilmente, sulla formazione della personalità del bambino / adolescente. La vita scolastica di questi ultimi è gestita dai genitori attraverso i gruppi WhatsApp. Questa pratica sottolinea la distorsione della realtà vissuta attraverso gli schermi, piuttosto che nella realtà stessa: “Al vice ministro della Giustizia del precedente governo l’avevo detto, va vietato l’ingresso dei cellulari a scuola, anche agli adulti però. Genitori e insegnanti continuano a fare foto e video a ogni festa di fine anno o di Natale, ma si continua a dire che il problema ce l’hanno i ragazzi, mentre la società intera banchetta sui social. I consigli di classe ormai non si fanno più in presenza, ma nei gruppi Whatsapp delle mamme. I gruppi Whatsapp dei genitori vanno chiusi. Chi oggi governa le scelte dei giovani sono i coetanei famosi sui social, che assumono quindi un ruolo educativo”. Questa la triste verità espressa da Lancini.
Se l’Italia andasse in guerra chi verrebbe richiamato alle armi?

A quasi due anni dall’inzio della guerra tra Russia e Ucraina ci si chiede quale sia il futuro dell’Italia. Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Nicolò Machiavelli, ha argomentato su un quesito che in molti si pongono: Se si mettesse davvero male, l’Italia sarebbe pronta ad entrare in guerra? Una domanda questa che, solo a pronunciarla, provoca la pelle d’oca. Eppure la situazione è davvero preoccupante. “Non credo assolutamente che la Russia attaccherebbe mai un membro della Nato, come l’Italia. Ma aggiungo subito dopo: i cittadini pensano di essere in pace ’solo’ perché non arrivano i missili a casa. Sbagliato. Perché arrivano altri siluri, a cominciare dalla guerra psicologica. E non rendersi conto di questo è gravissimo. Perché sei già vinto senza che sia stato sparato un colpo”. Queste le parole di D’Arrigo ma, qualora la situazione volgesse nel peggiore dei modi, come verrebbe gestita la situazione? Partiamo dal presupposto che in caso di guerra ad essere arruolati sarebbero dapprima i militari delle Forze armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza). In seconda battuta, gli ex militari che abbiano completato il servizio da meno di cinque anni. In terza battuta toccherebbe ai civili ( tutti i cittadini maschi tra i 18 e i 45 anni) ovviamente dichiarati idonei alla visita medica. Sono esclusi dal richiamo alle armi i Vigili del Fuoco e gli appartenenti alle Forze di Polizia ad ordinamento civile, dalla Polizia di Stato alla penitenziaria alla Polizia Locale. L’informazione che ancor di più crea panico consiste nel fatto che la chiamata alle armi non si può rifiutare. Ciò è spiegato limpidamente dall’articolo 52 della Costituzione: *La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.* Bisogna quindi tenere ben in mente tutto ciò che sta accadendo tra Russia e Ucraina, senza mai sottovalutarne i rischi ed i pericoli. In questo istante, non essere vittime di bombardamenti non vuol dire non essere in pericolo.
Quali le differenze tra il Reddito di Cittadinanza e l’Assegno di Inclusione?

In questi giorni si sta dibattendo spesso sulla sorte del Reddito di Cittadinanza (RDC). In molti dicono che sia stato abolito, c è chi ne lamenta il fatto e chi crede sia un bene. In realtà è semplicemente stato sostituito da un programma. Quest’ultimo offre, alle persone fragili o in condizione di grave disagio, un sostegno economico e un percorso verso l’inclusione sociale e lavorativa. L’Assegno di Inclusione (ADI) sostituisce il Reddito di cittadinanza. Risulta ristretto il campo degli aventi diritto: si tratta di 900mila nuclei in meno, secondo il calcolo effettuato dagli economisti di Banca d’Italia. L’ Assegno di inclusione, in adempimento da qualche giorno, ha caratteristiche simili, trattandosi entrambe di forme di contrasto alla povertà, a quelle del Reddito di Cittadinanza. 1) I requisiti economici restano pressoché gli stessi. L’ISEE del nucleo familiare, per esempio, non deve superare i 9.360 euro per entrambe le misure; 2) Il richiedente deve avere all’interno del proprio nucleo familiare almeno un minorenne, un disabile, una persona di almeno 60 anni di età, una persona in condizione di svantaggio e inserita in programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari territoriali certificati. Potranno fare domanda tutti coloro che avendo tra i 18 ed i 59 anni di età versano in una condizione di povertà assoluta. Loro però, soggetti occupabili, attraverso il Supporto per la Formazione e il Lavoro, verranno inseriti in un programma formativo e percepiranno un bonus economico di 350 euro. (attuato già per tutti gli occupabili e precedentemente percettori del Reddito di Cittadinanza); 3) Si aveva diritto al Reddito di Cittadinanza con la residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 consecutivi. Con l’Assegno di inclusione gli anni di residenza scendono a 5, mentre restano 2 gli ultimi anni consecutivi di residenza in Italia; 4) Il Reddito di Cittadinanza e l’Assegno di Inclusione hanno entrambi una durata pari a 18 mesi. Il rinnovo è meno duraturo per l’Assegno di Inclusione, che è pari a 12 mesi, contro i 18 mesi del Reddito di Cittadinanza; Ecco cosa attenzionare: 1) Con l’Assegno di Inclusione l’importo ricevuto varia da 40 a 500 euro al mese. Con il Reddito di Cittadinanza l’importo poteva arrivare anche a 780 euro, più eventuali altri 280 euro per il sostegno dell’affitto di casa; 2) Tutti coloro che usufruiscono del beneficio lo perderanno se è qualora un membro del nucleo familiare si dimetesse volontariamente dal lavoro che occupa. Allo stesso modo la mancata presentazione alle convocazioni dei servizi sociali senza giustificato motivo fa sì che il beneficio decada. Ovviamente lo è pure la presentazione di documentazione falsa. Non hanno diritto ad un sussidio tutti coloro che per età e condizioni di salute sono definiti occupabili.
