Il Catania pareggia a Foggia grazie all’autogol di Buttaro e sale a 42 punti in classifica. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE
BENTORNATA #STRINGHE!
Inauguro l’anno nuovo riprendendo una rubrica che nel 2026 cambia volto. Nell’ottica di un giornalismo sportivo sempre più smart, al passo con le richieste di testi brevi e schematici da parte dei lettori, mi riprometto di commentare il Catania in maniera meno didascalica e più diretta.
Ecco perciò la mia personale analisi in 10 punti di FOGGIA 1-1 CATANIA, 20ª giornata del girone C di Serie C.
Un bel Foggia non basta: il Catania riacciuffa il pari
1. DESIGNAZIONI IMBARAZZANTI. Togliamoci subito il dente della (sterile) polemica arbitrale. Non serve a molto lamentarsi sempre con gli arbitri, neanche mi piace prendermela con loro, tuttavia è diventato difficile imparare a farci l’abitudine. È ormai consuetudine assistere a designazioni non all’altezza del livello della partita, come quella del signor Angelillo della sezione di Nola (3° anno, 35 partite). Parliamoci chiaro: se non tutte, almeno LE PRIME CINQUE SQUADRE DELLA CLASSIFICA devono avere diritto a un arbitraggio esperto e sicuro, non sperimentale e rischioso.
2. JIMENEZ VA TENUTO. Ma parliamo di calcio, come piace a me. So benissimo che si tratta di una spesa onerosa; ebbene, bisogna affrontarla. Al pari di un acquisto importante come Bruzzaniti, lo sforzo per definire il prolungamento contrattuale di Kaleb è un sacrificio da fare. Nel 2025 è stato protagonista a fasi alterne, questi ultimi mesi ci stanno mostrando la centralità tecnica in rosa di un calciatore così bravo nel produrre – direttamente o tramite passaggi chiave – occasioni da gol. In un calcio così scarno di dribbling e fantasia, nel futuro del club dev’esserci spazio per il mancino italo-spagnolo.
3. SOS AMMONIZIONI. Uno dei principali punti di debolezza della squadra di Toscano è l’eccessiva frequenza nel prendere cartellini che, inevitabilmente, condiziona la gestione degli elementi. Contro il Foggia sono bastati 38 minuti per vedere estratto il giallo all’intero duo di centrocampo. Ma se la valutazione del fallo tattico di capitan Di Tacchio (6ª ammonizione) è ineccepibile, quella del contrasto di Quaini (8ª ammonizione) mi è parsa severa, quasi preventivata. Purtroppo sul ragazzo cremonese si è creato un pregiudizio che induce gli arbitri al cartellino facile. Finiranno la partita da ammoniti anche Celli (scatta la squalifica) e Pieraccini (va in diffida).

4. PIERACCINI SI È IMMOLATO. A proposito del numero 73, da applausi il gesto tecnico – e conseguente esultanza – con cui al 40° impedisce il vantaggio al Foggia. Come un difensore d’altri tempi, si getta con tutto il corpo sul pallone battuto a rete, arrestandone la corsa prima che venga spedito alle spalle di Dini.
5. USARE BENE LE CARD. Ecco, qualcuno doveva pur dirlo. Bisogna imparare la gestione delle chiamate all’FVS. L’episodio del primo tempo su Donnarumma avviene palesemente all’esterno dell’area di rigore: perché sprecare la chance di giocarsi una card più avanti? In un campionato così tappezzato di errori e in una gara dal cartellino così facile, bastava un attimo affinché nella ripresa l’arbitro cacciasse via per sbaglio un nostro calciatore. Attenzione e furbizia!
6. ANCORA SIMULAZIONI NEL 2026? Sorvoliamo in modo rapido, invece, sulla card spesa da Barilari a ridosso dell’intervallo. Non solo Garofalo cerca in tutti i modi il contatto da rigore con Celli, per di più accentua a tal punto da commettere – secondo me – una simulazione bella e buona. Manca un giallo per il gesto antisportivo del capitano del Foggia. Assistere ancora, in epoca VAR, a sceneggiate del genere è tanto irritante quanto desolante.
7. DI GENNARO SBAGLIA LA MIRA. È ormai evidente la capacità del vice capitano di ritagliarsi circa un’occasione da rete a partita, ricordate Catania 2-0 Altamura? Per questo motivo, oggi mi sembra opportuno abbassare di almeno mezzo punto la sua pagella per l’errore di testa al 55°. Tutto solo in area di porta, perso dalle marcature avversarie, spedisce alto con una capocciata che avrebbe indirizzato il match. E invece…
8. GOL SBAGLIATO = GOL SUBÌTO … e invece sul ribaltamento di fronte il Foggia imbastisce un’azione esteticamente molto bella. La difesa rossazzurra legge male un traversone proveniente da sinistra: D’Amico palleggia e, con una conclusione potente al volo, Bevilacqua scaraventa in rete il pallone dell’1-0, approfittando di una sbavatura in posizionamento da parte di Celli.

9. ROLFINI MERITA PIÙ SPAZIO. Arriviamo al cambio che risolve la partita al Catania. Quando un D’Ausilio sì attivo, ma non convincente, esce passando il testimone a Rolfini, si capisce subito che il vento è cambiato. Ha avuto bisogno di un lungo ambientamento, ma da ormai diverso tempo il numero 9 sfrutta il poco minutaggio a disposizione per incidere sempre sul risultato. Due turni fa un fuorigioco dubbio, la scorsa giornata un palo, stavolta un salvataggio estremo sulla linea… tieni duro Alex, la gioia personale del gol arriverà presto, quando più ce ne sarà bisogno. Messaggio al mister però: mettilo in campo dall’inizio! I suoi guizzi si stanno rivelando determinanti.
10. MAL DI TRASFERTA. Concludo da un dato che dice tutto sulla stagione dei rossazzurri: nelle ultime 5 trasferte, il Catania ha ottenuto 1 sola vittoria (0-1 a Picerno), pareggiando 3 volte (Casertana, Potenza, Foggia) e perdendo 1 (l’1-0 di Casarano). I numeri parlano di un campionato a due facce: splendida alle pendici dell’Etna, rugosa lontano dal “Massimino”. La freschezza atletica e il pragmatismo tattico mostrati davanti al proprio pubblico (9 successi e 1 pareggio, 22 gol segnati e 0 subiti) lasciano spazio a imprecisione offensiva e permeabilità difensiva fuori casa (3 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, con soli 11 gol segnati e ben 10 incassati). Bisogna cambiare marcia nelle sfide in trasferta per mantenere il ritmo di una squadra che, per il resto, ha tutte le carte in regola per condurre in testa alla classifica anche il girone di ritorno.
Appuntamento a domenica 11 gennaio quando alle ore 14:30 la Cavese verrà allo stadio “Angelo Massimino” con l’obiettivo di rivendicare lo 0-1 inflitto all’andata.
A cura di Rosario Savoca



