
A casa o meglio in un locale, oggi è l’aperitivo Day! Non era necessario stabilire una giornata mondiale per celebrare un’usanza sempre più diffusa, eppure è in corso una tre giorni alla Milano ‘da bere’ per l’Aperitivo Festival.
E Catania, che pullula di dehors che offrono i modi più disparati per consumare, da soli o in compagnia, drink e stuzzichini vari, non ha nulla da invidiare alla metropoli lombarda.
Il 48% degli italiani, il 3% in più rispetto al 2022, come rivela una ricerca condotta da Niq, ama intrattenersi nei locali per prepararsi alla cena, o addirittura cenare con un aperitivo ‘rinforzato’.
Il 43% degli italiani se lo concede in un locale almeno una volta a settimana, per una spesa media di 12 euro, ma a tanti piace anche farsi l’aperitivo in casa, acquistando patatine, arachidi e bottiglie per mixare i cocktail secondo i gusti. Lo confermano le vendite in Gdo di spumanti e gin, nonostante la crisi gli alcolici non hanno subito un taglio nel carrello della spesa, che hanno al contrario, aumentato i volumi venduti di quasi il 2% e visto salire il giro d’affari rispettivamente del 5,4% e del 12,2%.
Che sia per rilassarsi o per socializzare, il momento per l’aperitivo non può mancare. Tra chi opta per l’aperitivo classico, il 32% per gli spumanti e il 26% per i cocktail: si conferma la leadership dell’Aperol Spritz, seguito dal Campari Spritz, a seguire Gin&tonic – preferito dall’ampia fascia di consumatori tra la GenZ e i Millennials. Solo il 18% di consumatori sceglie il vino fermo e un 17% la birra. Cresce (+4%) la preferenza per le bevande analcoliche o poco alcoliche, condivisa dal 10% dei consumatori. Il nostro, non è un Paese per sobri.
Tra apericena, cocktail e musica, l’aperitivo ha avuto un exploit negli anni, diventando uno dei momenti più conviviali degli italiani. Vediamo come ebbe inizio questa abitudine di consumo.
In principio fu vino e assenzio
La prima bevanda della storia definita “aperitivo” risale al V secolo a. C., e venne messa a punto da Ippocrate (si, quello del giuramento dei medici). Il più celebre medico dell’antichità infatti aveva creato una bevanda a base di vino aromatizzato con assenzio e altre erbe. Questa bevanda alcolica era particolarmente amara, e veniva utilizzata in casi di inappetenza per “riaprire” lo stomaco.
Il primo liquore – aperitivo paragonabile a quelli odierni viene inventato a Torino a fine ‘700 ad opera di Antonio Benedetto Carpano, e la sua funzione era proprio quella di essere consumato prima dei pasti per stimolare l’appetito. La bevanda in questione altro non era che un vino aromatizzato con l’aggiunta di china: il suo nome era vermouth, un liquore che ancora oggi consumiamo, e non solo in Italia.
A fare la fortuna del vermouth fu Vittorio Emanuele II, che lo apprezzava proprio per il suo gusto lievemente amaro e che ne fece la bevanda ufficiale di corte. In breve il vermouth divenne la bevanda must anche per personaggi storici come Cavour o Garibaldi, e presto altri imitarono altri liquori di successo.
Consumato prevalentemente nei Caffè letterari ottocenteschi, l’abitudine si diffuse soprattutto nelle grandi città, dove politici, artisti e intellettuali, proprio in questi luoghi di ritrovo – oltre a sorseggiare i loro aperitivi – discutevano delle loro idee.


