
Anche tu soffri della sindrome da Wonder woman?
Leggi l’articolo e facci sapere che tipo di donna sei.
Sempre impeccabile e super performante, ogni giorno una lunga lista di cose da portare a termine, senza riuscire a delegare ad altri neanche una banale commissione.
Sempre di corsa e in affanno per non peccare in nulla, in casa, con i figli, a lavoro. Tempi risicati e cronometrati perché ogni intoppo non calcolato è una perdita di energie che rischia di mandare tutto in fumo.
Nel film con Sarah Jessica Parker dal titolo italiano: “Ma come fa a far tutto?” Possiamo avere un quadro chiaro della situazione, ma la quotidianità ci offre numerosi esempi di Wonder woman. Il film del 2011 esplora le sfide di una donna nel conciliare carriera, famiglia e relazioni personali
“Se fosse facile, lo farebbero anche gli uomini”.
Kate Reddy (Sarah J. Parker) è una donna straordinaria che cerca di far fronte a tutte le sue responsabilità, dimostrando che la vita frenetica di una donna in carriera può essere davvero un’impresa eroica, proietta le “to do list” per il giorno dopo sul soffitto della camera da letto, prima di riuscire a dormire… ammesso che riesca a riposare.
È possibile una vita così? Si può fare? E soprattutto fino a quanto si può resistere nel sacrificare ogni istante per avere ‘tutto sotto controllo’?
La celebre eroina dei fumetti degli anni quaranta è il modello di Prima eroina femminile della DC Comics, considerata una delle tre icone fondanti, insieme a Batman e Superman.
William Moultom Marston – lo psicologo che ha dato origine al personaggio – così la descrive in All Star Comics:
«Finalmente, in un mondo lacerato dall’odio e dalle guerre degli uomini, appare una donna per la quale i problemi e le imprese degli uomini sono un gioco da ragazzi. Una donna la cui identità non è nota a nessuno, ma le cui imprese sensazionali sono eccezionali in un mondo in rapido movimento.
Serve come simbolo di integrità e umanità, in modo che il mondo degli uomini sappia cosa significa essere un’amazzone. Con cento volte l’agilità e la forza dei nostri migliori atleti maschi e dei lottatori più forti, appare come se dal nulla vendicasse un’ingiustizia o raddrizzasse un torto!
Bella come Afrodite, saggia come Atena, con la velocità di Mercurio e la forza di Ercole, è conosciuta solo come Wonder Woman!»
Cresciute col mito del multitasking (capacità che non esiste, perché possiamo fare in generale -uomini e donne – sempre e soltanto una cosa per volta, soprattutto se si vuol farla bene), molte donne si stressano nel tentativo di fare tutto. Essere impegnata in due o più attività o compiti differenti, contemporaneamente switchando da un’operazione all’altra, senza aver completato la prima, comporta tanta confusione e rallentamento del lavoro. Per intenderci neanche il pc è in grado di operare più richieste contemporaneamente e con soltanto un processore, e comunque nella processione dei dati, il carico di funzioni rallenta l’esito del risultato.
Il termine multitasking (dall’inglese task, compito) ha origine dall’informatica, è la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti simultaneamente
Non siamo, perlomeno non ancora, macchine e automi che svolgono efficientemente due funzioni alla volta, eppure questo trend sembra essere, ormai una consolidata conseguenza del contesto socio-culturale attuale.
Ma da dove arriva questa pressione, che spinge le donne a fare “di tutto e di più”?
Secondo gli psicologi deriva da pensieri ansiosi dettati da un bisogno di riconoscimento, come se per essere valide e convalidabili si debba rispondere necessariamente alle aspettative sociali, stare in competizione, desiderare raggiungere la perfezione e con standard sempre più elevati.
Cercare di essere sempre impeccabili e performanti in tutto, però, porta inevitabilmente a pagare un prezzo molto alto: il burnout. L’esaurimento nervoso.
Eccellere in ogni circostanza, voler accontentare tutti è l’unica garanzia per avere una vita infelice.
A lavoro, in famiglia, con gli amici, la Wonder woman finisce per mettere in secondo piano i propri bisogni in favore dei bisogni altrui, e per misurare il proprio valore in base alla produttività e ai risultati raggiunti.
Le wonder woman si ritrovano così schiacciate da una dinamica che non permette loro la possibilità di essere imperfette.
L’eroina Diana Prince, nei fumetti, era perfetta.
Le aspettative irrealistiche non tengono conto della fragilità umana, della stanchezza, del bisogno di esprimere la propria emotività, ma soprattutto, del fatto che non tutto il lavoro di gestione familiare deve essere a carico della donna.
Per risolvere questa situazione, non esiste una soluzione univoca. Tuttavia, ci sono alcune strategie che possono essere d’aiuto:
- Prendere consapevolezza del problema: È fondamentale riconoscere la situazione difficile in cui ci si trova.
- Analizzare le dinamiche in atto: Comprendere quali fattori contribuiscono alla situazione può aiutare a individuare possibili soluzioni.
- Ascoltarsi: Mettere a fuoco i propri bisogni, limiti e paure è importante. Cercare di comprendere cosa si desidera veramente e cosa si teme.
- Rivolgersi a un esperto: Spesso, un percorso di trasformazione è reso più agevole con l’assistenza di uno psicologo, o un consulente che può fornire supporto e strategie specifiche.
Da Tik tok arriva una controtendenza che è altrettanto preoccupante, perché sembra allontanare le donne dall’emancipazione: si tratta della “ Trad Wife”, ovvero la moglie tradizionale. Non è altro che il modello basico della casalinga anni ’50: pulisce casa, indossa abiti a ruota, infiocchetta pure la cartaigienica di scorta in bagno, sforna pane e biscotti ogni dì, decora tutta la casa per un’atmosfera accogliente e rassicurante, per far sentire tutti a proprio agio. Este Williams su Tik Tok difende la casalinghitudine come una scelta di vita, giovanissima ha lasciato il college per occuparsi della casa e dei figli, senza stress.
Possibile che debba esserci una polarizzazione tale che, la via di mezzo sembra un miraggio?
Tra donne in carriera e casalinghe, fortunatamente ci sono tante altre che riescono a mediare senza troppo patire, conciliando il lavoro fuori casa e quello domestico. Come può essere possibile? Imparando a delegare qualcosa ai parenti, al marito, al compagno e perfino nella turnazione tra amici per concedersi un po’ di svago o riposo.
E tu che tipo di donna sei?
Fateci sapere nei commenti.
Certamente ogni situazione è unica, e ciò che funziona per una persona potrebbe non essere adatta a un’altra, ma confrontarsi può essere già una svolta verso la soluzione del problema.



