Via dei Corti 2024: I vincitori della X edizione
GRAVINA DI CATANIA – Si è conclusa con grande successo da parte del pubblico, la decima edizione dei Via dei Corti, Festival Indipendente di Cinema Breve. All’Auditorium Angelo Musco di Gravina di Catania, si sono svolte le giornate del festival che hanno visto la presenza e la partecipazione di tanti affezionati, curiosi e giovani estimatori del cinema e in particolar modo dei cortometraggi. Tante le proiezioni e le premiazioni che si sono susseguite nel corso delle serate condotte da Simona Zagarella e Giulia Sapienza, nella serata conclusiva è stato un piacere ed un onore per il festival avere sul palco a condurre Ruggero Sardo. Non sono mancate le emozioni grazie anche alle bellissime performance dei ragazzi dell’Associazione Gravina Arte che, ogni sera, hanno dato il via al festival con piccole perle artistiche legate al tema scelto per questa X edizione, L’Eco-sostenibilità, un messaggio che speriamo possa coinvolgere tutti così da tutelare il pianeta che è la nostra casa. Una X edizione che ha voluto celebrare un traguardo importante per Via Dei Corti, tantissime le opere pervenute e in questa edizione, la qualità dei cortometraggi in gara è stata di altissimo livello, non è stato semplice per le giurie decretare i vincitori. Il Premio al Miglior Cortometraggio è stato vinto dalla Francia con “Embrasse-moi” di Hristo Todorov che narra, un appuntamento tra due uomini che si trasforma in qualcosa di inaspettato, il corto ha conquistato anche il Premio alla Migliore Regia e quello alla Miglior Sceneggiatura. Il Premio al Miglior Documentario è andato a “Slava” di Davide Ficuciello una forte testimonianza della guerra in Ucraina, aggiudicatosi anche il Premio della Giuria dei Giovani. Invece, il Premio alla regia intitolato ad Armando Buonadonna è stato assegnato a Ezio Costanzo per il documentario “Max Corvo for freedom” L’adesione da parte di tanti paesi stranieri rende Via dei Corti una realtà sempre in crescita che vuole affermarsi nel panorama dei festival internazionali, testimonianza di ciò è stata la vittoria del Premio al Miglior Film Animazione da parte di un meraviglioso cortometraggio francese, “Au 8eme jour” di Agathe Sénéchal, Alicia Massez, Elise Debruyne, Flavie Carin, Théo Duhautois. Mentre, il Premio alla Miglior Regia – Dirty Dozen per la Sezione Animazione è andato a Ugo Deflandre, Julien Miternique, Antoine Colas, Adrien Adams, Anaïs Antonio, Océane Rendu, Emma Samyn per “Kafarnaum”. Sono stati davvero tanti i riconoscimenti e le menzioni consegnate a registi, attori e personalità che si sono distinte per il loro merito e che portano la Sicilia in giro per il mondo con il loro talento, Il Premio al Talento Siciliano è stato assegnato alla giovane attrice Eleonora De Luca, al regista Zavvo Nicolosi e alla campionessa olimpionica Giusi Malato. Il Premio speciale Via dei Corti “Una vita per il cinema” è stato assegnato a Davide Catalano, Cateno Piazza, rispettivamente direttori artistici di Corti in Cortile e Catania FilmFest. Il Premio della Critica selezionato da un’attenta giuria di giornalisti ed esperti è stato assegnato al cortometraggio “Assunta” per il tema dell’affido affrontato con delicatezza, premiate la regista Luana Rondinelli e l’attrice protagonista Donatella Finocchiaro. Il Premio Film in Sicily è stato assegnato al regista Graziano Fontana per il suo cortometraggio ”Un miracolo chiamato serie B”, che racconta la storia dell’Acireale Calcio all’ inizio degli anni ‘90. Come ogni anno anche in questa edizione si è rinnovato il sodalizio tra Via dei Corti e Globus Network, il presidente Enzo Stroscio ha consegnato il Premio Globus-Via dei Corti per la valorizzazione del territorio a “Itinerario Etna” di Ugo Saitta, ritirato dalla figlia Gabriella Saitta. La Menzione Speciale della direzione artistica è andata al regista Riccardo Camilli con il cortometraggio “L’amico Solubile”. Per la sezione CineMigrare il Miglior Film è stato assegnato a “Stai fermo lì” di Clementina Speranza, un toccante documentario che da voce a un giovane dissidente iraniano Babak Monazzami e alla sua storia. Via dei Corti è anche Corti Scolastici, una sezione a cui, il presidente Marcella Messina e il direttore artistico Cirino Cristaldi, tengono particolarmente perché i cortometraggi prodotti dai giovani ci mostrano non solo il mondo dei ragazzi con le problematiche e le gioie della loro età, ma sono anche le prime opere di talentuosi studenti che iniziano così ad approcciarsi al mondo del cinema e che continuando a coltivare la loro passione e studiando, potranno diventare futuri registi. Il direttore artistico Cirino Cristaldi in chiusura, salito sul palco, ha confermato l’appuntamento alla prossima edizione ringraziando il numeroso pubblico presente e tutto lo staff organizzativo che ha lavorato come sempre con passione e determinazione per confezionare un festival che, anno dopo anno, conferma la sua crescita nel panorama dei concorsi internazionali. La manifestazione, organizzata dalle Associazioni NO_NAME e Gravina Arte, è patrocinata dall’assessorato regionale Sport, Turismo e Spettacolo, dalla Sicilia Film Commission, dal Comune di Gravina di Catania, per cui si ringrazia il sindaco Massimiliano Giammusso e l’amministrazione per il sostegno dato all’iniziativa. Ringraziamo anche il main sponsor Centro Commerciale Katanè e i vari partner, primi tra tutti Cantine Privitera e Pasticceria Francalanza. Di seguito riportiamo tutti i premi e le menzioni conferiti: SEZIONE INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI: Miglior Film Embrasse-moi di Hristo Todorov (FRA) Miglior Regia Hristo Todorov per Embrasse-moi (FRA) e Miguel Muñoz Gascon per No te vayas (SPA) Miglior Montaggio Fabrizio Franzini per Sette minuti (ITA) di Alessia Bottone Migliore Sceneggiatura Hristo Todorov per Embrasse-moi di Hristo Todorov (FRA) Migliore Fotografia Ian Nieto per No te vayas di Miguel Muñoz Gascon (SPA) Miglior Colonna Sonora Francesco Costanza per Sette minuti (ITA) di Alessia Bottone Miglior Interprete Femminile Matilde Gioli per Framment” di Andrea Casadio (ITA) Miglior Interprete Maschile Lino Guanciale per Rasti di Davide Morando e Paolo Bonfadini (ITA) Premio della Critica ad Assunta di Luana Rondinelli (ITA) Premio Giuria del Pubblico Rasti di Davide Morando e Paolo Bonfadini (ITA) Premio Giuria dei Giovani Medley di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis (ITA) SEZIONE ANIMAZIONE Miglior Film Au 8eme jour di Agathe Sénéchal, Alicia Massez, Elise Debruyne, Flavie Carin, Théo Duhautois (FRA) Premio “Via dei Corti – Dirty Dozen” alla Miglior Regia a Hugo Deflandre, Julien Miternique, Antoine Colas, Adrien Adams, Anaïs Antonio, Océane Rendu, Emma Samyn per Kafarnaum (FRA) SEZIONE DOCUMENTARI Miglior Documentario Slava di Davide Ficuciello (ITA-UCR) Premio Armando
Chi sono le “Povere creature”?

di Anna Agata Mazzeo Avete letto il libro di Alasdair Gray “Povere creature” da cui è stato tratto il film di Yorgos Lanthimos che ha vinto il Leone d’oro di Venezia per il miglior film 2023? Il romanzo originale è del 1992, mentre il film ora al cinema differisce in diverse cose e nell’eterna querelle: È più bello il libro o il film? Una cosa è certa: andrebbe visto! Gli amanti del regista greco, tra i più acclamati tra gli autori contemporanei, apprezzeranno quest’ultimo lavoro. “Un piacere per gli occhi, un piacere per l’anima” è lo slogan con cui si è espressa la critica. Ma chi sono queste “Povere creature”? (Vi svelerò la mia chiave di lettura solo a conclusione dell’articolo, così da non rovinare il piacere di scoprirlo a chi non ha ancora visto il film). Oserei dire che le povere creature siamo tutti noi. Chi più e chi meno, ma l’aggettivo non ha a che fare con la giacenza media e il saldo annuale del conto corrente, non credo sia attinente alle condizioni economiche precarie in cui versano molti nel mondo, e probabilmente neanche con le bestioline freak in casa Baxter. Lanthimos, da sempre dirompente, emerge dall’onda anomala – la New Wave greca – che caratterizza la corrente del cinema greco sperimentale. Una raffinata crudeltà di espressione come firma di lungometraggi che riflettono la tendenza ad uscire dai confini estetici, tematici e di genere. I suoi film appaiono crudeli e spietati, gli stessi personaggi sono costretti a passare l’inferno dei convenevoli sociali per celare l’indole trasgressiva, nella dura lotta tra ciò che è bene e ciò che è male dire-fare in società. La trama del film ricalca il più noto capolavoro di Mary Shelley “Frankestein” – scritto nel 1818 – con risvolti femministi, richiami alla Jane Austen di Orgoglio e Pregiudizio a partire dagli abiti di scena molto voluminosi tipici dell’epoca vittoriana. I tasti di un piano scordato suonano il disagio di una donna che ha il cervello di un bambino. La donna è Bella Baxter (Emily Stone, meglio nota come Emma) un esperimento del Dottor Godvin Baxter (Willem Dafoe) medico scienziato londinese. Vive rinchiusa, con l’intento di volerla proteggere, nell’abitazione-laboratorio del padre, attorniata da animali domestici eccentricamente assemblati e una governante. Il film narra il percorso di crescita e formazione che compie Bella e come un bimbo alla scoperta del mondo, ogni cosa le sembra una festa, gli spettatori assistono dalla lallazione ai primi passi, la pubertà, la scoperta del sesso e fino alla consapevolezza del significato della vita. “Dobbiamo sperimentare ogni cosa. Non solo il bene, ma anche il degrado, la tristezza… così possiamo conoscere il mondo, allora il mondo è nostro” – recita uno degli attori nel film. Un lungometraggio provocatorio e gotico, tra l’onirico e il surreale, scandito attraverso alcuni fisheye circolari che contribuiscono all’atmosfera distorta. Le scene da bianco e nero si traducono in colori saturi nell’esperienza di un mondo attraente e in festa, dove comunque traspare il disordine di una società allo sbando tra eccessi, soprusi e sregolatezza. Vittima e carnefice si incarnano nello stesso soggetto, le due facce della stessa medaglia, come a dire che “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e solo se lo vogliamo possiamo diventare esseri umani migliori. La narrazione di genere fantascientifico, con acuta comicità di battute, instilla una domanda allo spettatore: la libertà per il genere femminile resterà fantascienza? Non è cambiato molto, nei secoli, in materia di relazioni uomo-donna, resta l’incapacità di comunicare e intendersi, limite che John Gray nel libro Gli uomini vengono da Marte e le Donne da Venere nel 1992 rintracciava nella differenza biologica, psicologica e di linguaggio tra i due sessi. Tra fotografia suggestiva di immagini pittoriche e organiche, che giocano tra impressionismo ed espressionismo, il regista esalta il racconto vittoriano dello scozzese Alisdair Grey alla base del film. Il potente messaggio di attualità, di cui è portavoce questo film, mi rievoca la scrittrice Michela Murgia nella lotta al patriarcato, con la sua famiglia Queer. Bella Baxter vuole cambiare il mondo, così intraprende le orme professionali del padre suo creatore (che non a caso chiama God, da Godwiin ed anche questo è un riferimento a Mary Shelley, infatti il padre della scrittrice si chiamava William Godwin), che innestava cervelli, punta a distruggere il patriarcato, la possessività maschile, tra “furiosi sobbalzi” di sano appetito e puro piacere, esercita il diritto alla libertà sessuale, uccidendo il mito della donna-oggetto, del corpo da usare, dominare e possedere. Priva dei condizionamenti sociali, essendo cresciuta per lo più in cattività, Bella non ha tabù, sensi di colpa, censure lessicali. Vive senza complicazioni sentimentali e condizionamenti morali, combatte per la sopravvivenza di chi soffre la povertà. Vi suggerisco di andare a vedere “Povere Creature” e non solo per l’interpretazione magnifica dell’attrice Emma Stone, che aveva già recitato per Lanthimos nel 2018, in The Favourite, ma anche perché dopo il Leone d’oro, meriterà pure l’Oscar. Ma chi sono le povere creature? Siamo noi tutti. Imbrigliati nella rete dei condizionamenti sociali, negli stereotipi del falso perbenismo, nell’infelicità di una vita che non rispecchia l’autenticità dell’individuo.