Lampedusa. La cittadinanza onoraria e il parco giochi intitolato a Maria

foto La Repubblica

Lampedusa – La piccola Maria, figlia di un’immigrata della Costa d’Avorio, è nata il 31 luglio del 2021, sabato 4 maggio le è stata conferita la cittadinanza onoraria. Sull’isola non nascevano bambini dal 1970. Era il 31 luglio del 2021 quando Maria venne alla luce a Lampedusa nell’ambulatorio del punto territoriale d’emergenza: figlia di una donna di 38 anni originaria della Costa D’Avorio arrivata fin lì attraversando il deserto e il Mar Mediterraneo, la piccola fu la prima a nascere sull’isola siciliana. La bimba è stata la prima a nascere, dopo 51 anni, a Lampedusa, dove le donne non partoriscono per mancanza di una struttura sanitarie adeguata. Maria è nata infatti, nell’ambulatorio del punto territoriale d’emergenza (Pte). Rita, ivoriana di 38 anni, già madre di due figli rimasti in Costa d’Avorio, faceva parte di un gruppo di migranti salvato e sbarcato nell’isola. La donna, giunta alla fine della gestazione, è stata portata in via precauzionale al poliambulatorio. Al Pte ha iniziato il travaglio e non essendo stato possibile trasferirla in elisoccorso i sanitari hanno deciso di farla partorire lì. Ad assisterla e supportarla Maria Raimondo, infermiera di Corleone in servizio all’ambulatorio di Lampedusa, da cui la piccola ha preso il nome. Proprio per l’eccezionale evento portato buon fine, è stata conferita la cittadinanza onoraria a Maria. A deliberarlo è stato il consiglio comunale delle isole Pelagie. Inoltre, il nascente parco giochi creato in via Roma con i fondi Fami del Ministero dell’Interno, è stato intitolato alla bambina, presente anch’essa insieme ai genitori ivoriani. Il sindaco Filippo Mannino ha voluto ringraziare, durante l’inaugurazione, i prefetti Laura Lega e Maria Forte del dipartimento Libertà civili e il prefetto di Agrigento Filippo Romano “che sono sempre sensibili a tutto quello che riguarda Lampedusa”. Questo spazio giochi è stato intitolato a Maria per celebrare la sua nascita e rappresenta un simbolo di speranza e di nuova vita per la comunità, un luogo idealmente inclusivo, pensato per i ragazzi di Lampedusa, dove possono giocare e divertirsi in un ambiente accogliente e sicuro. Un luogo aperto a tutti, ma che non verrà goduto dai bambini accolti nell’hotspot di Lampedusa, giacché da lì non possono uscire. Le motivazioni della cittadinanza onoraria La cittadinanza onoraria, voluta dal sindaco delle Pelagie Filippo Mannino e deliberata dal consiglio comunale, è stata attribuita alla bimba con la seguente motivazione: “Maria è il simbolo di chi c’è l’ha fatta ma soprattutto di chi non ce l’ha fatta, di chi nutre la speranza di raggiungere un posto migliore dove mettere radici, dove vivere nella piena libertà e legalità, dove il diritto all’infanzia è una priorità. Ed è per questo che la nostra comunità è in dovere e in diritto di riconoscerle la cittadinanza onoraria, un riconoscimento alla vita, alla solidarietà, al rispetto e tutela dei diritti umani e di tutti i bambini che come Maria sono nati a Lampedusa”. Nella motivazione è stata richiamata anche la dichiarazione rilasciata dal direttore generale dell’azienda sanitaria Palermo, Daniela Faraoni: “La forza della vita che irrompe in uno scenario da incubo tra mare e sofferenza”. Nelle motivazioni è stato inoltre ricordato: “A Lampedusa non nascono bambini del posto dal 1970, complice la condizione di insularità e le scarse attrezzature medico-sanitarie. Maria fa parte di quel numero esiguo di bambini nati a Lampedusa che rappresentano l’eccezione e la speranza di chi, proprio come le loro mamme, è disposto a rischiare tutto pur di garantire un futuro, un mondo migliore ai propri figli. Raggiungere Lampedusa non è semplice, a volte la speranza di arrivarvi aiuta a non perdersi d’animo, a non rassegnarsi a una vita fatta di crudeltà e violenza. Giungere sulla terraferma per chi affronta il mare con barchini improvvisati è rischioso, molti hanno perso la vita nella traversata e il Mediterraneo è divenuto per i loro corpi una culla eterna”. Intanto, complice il bel tempo dello scorso fine settimana, gli sbarchi sono ripresi. Sono oltre settecento i migranti arrivati da Libia e Tunisia in poco più di ventiquattro ore a Lampedusa, mentre un centinaio sono giunti a Pantelleria.

Guerre e migrazioni. Da Lampedusa alle altre terre di confine del mondo

  Le terre di confine del mondo sono testimoni silenziose di storie umane intricate e complesse. Da Lampedusa, l’isola italiana nel Mediterraneo che ha visto affluire migliaia di migranti nel corso degli anni, alle frontiere terrestri del Messico e degli Stati Uniti, passando per i deserti del Sahara e le montagne dell’Asia centrale, le guerre e le crisi socio-politiche hanno spinto milioni di persone a cercare rifugio altrove. Queste migrazioni sono caratterizzate da un’estrema vulnerabilità, con famiglie costrette ad abbandonare le proprie case e le proprie comunità per cercare rifugio in luoghi lontani e sconosciuti. “Il mediterraneo è quell’onda che non smette mai…” canta Edoardo Bennato, in una delle sue canzoni, e quell’onda che si replica infinitamente chissà quante storie e preghiere ci potrebbe riferire. Occorrerebbe intervistare il mare, per restituire la voce a una moltitudine di gente dispersa e disperata. Lampedusa, con la sua posizione geografica strategica, è diventata un punto di arrivo cruciale per i migranti che attraversano il Mediterraneo in cerca di sicurezza e opportunità. Attraverso percorsi marittimi pericolosi, come il Mar Mediterraneo centrale, molti migranti cercano di raggiungere l’isola e da lì sperare in un futuro migliore in Europa. Tuttavia, questi viaggi sono spesso caratterizzati da rischi enormi e molti migranti affrontano difficoltà e pericoli lungo il cammino. Le imbarcazioni sovraffollate che giungono sulle sue coste portano con sé persone provenienti principalmente dalle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente, fuggite da conflitti armati, persecuzioni politiche ed economiche disperate. La gestione dell’accoglienza dei migranti a Lampedusa è continuamente oggetto di dibattito e controversie. La presenza di un grande numero di migranti ha portato con sé una serie di sfide e problematiche, sia per la comunità locale che per i migranti stessi. Il sovraffollamento nei centri di accoglienza, le difficoltà nel garantire servizi sanitari e sociali adeguati, e le tensioni tra i residenti e i nuovi arrivati sono solo alcune delle questioni affrontate quotidianamente. Inoltre, la criminalità organizzata e lo sfruttamento dei migranti da parte di trafficanti senza scrupoli rappresentano una minaccia costante per la sicurezza e il benessere di tutti. Tuttavia, molte organizzazioni non governative e volontari si sono mobilitati per fornire assistenza umanitaria e supporto ai migranti, dimostrando un forte senso di solidarietà e impegno verso coloro che sono in difficoltà. Nonostante le difficoltà incontrate, i migranti che arrivano a Lampedusa portano con sé speranze e aspirazioni per un futuro migliore. Sognano di trovare lavoro, istruzione e sicurezza per sé e per le loro famiglie, e sono pronti a lottare per difendere i propri diritti e la propria dignità. La resilienza e la determinazione dimostrate dai migranti sono una testimonianza del potere dell’umanità di fronte alle avversità. Da un lato, l’isola deve affrontare un sovraccarico delle sue risorse, come infrastrutture e servizi pubblici, a causa dell’alto numero di migranti che arrivano in un periodo di tempo limitato. Dall’altro lato, l’aspetto umanitario e sociale richiede la gestione di questioni delicate, come la tutela della dignità e dei diritti dei migranti, la prevenzione dello sfruttamento e l’integrazione nella società locale. Inoltre, la sfida principale è trovare soluzioni sostenibili e condivise a livello europeo per affrontare l’emergenza migratoria e promuovere una gestione più equa ed efficace dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. Dietro ogni cifra e statistica ci sono storie di vita vissuta, di coraggio e resilienza. Ci sono storie di famiglie divise e riunite, di individui che lottano per garantire un futuro migliore per i propri figli, di comunità che si stringono insieme per affrontare le avversità. Queste storie ci ricordano la nostra comune umanità e la forza dello spirito umano di fronte alle sfide più grandi. I migranti hanno diritto a essere trattati con dignità e rispetto, indipendentemente dal loro status legale o dalla loro provenienza. Tuttavia, il rispetto di tali diritti è spesso compromesso da politiche migratorie restrittive, discriminazione e xenofobia. Garantire i diritti dei migranti è una sfida continua che richiede un impegno globale per promuovere la giustizia sociale e l’uguaglianza per tutti. In questo contesto, è doveroso ricordare Cristiana Matano, giornalista di riconosciuta capacità e sensibilità, che ha tenuto viva l’attenzione del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo verso i luoghi di confine del mondo, teatri di umanità e di terribili violenze. Il suo lavoro ha contribuito a dare voce a coloro che, spesso rimangono inascoltati, a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sfide e le ingiustizie affrontate dai migranti in tutto il mondo. Le terre di confine del mondo sono luoghi di incontro e di scontro, di divisione e di connessione. Sono luoghi dove le differenze culturali e politiche si fondono e si scontrano, dove le sfide globali trovano espressione locale e dove le speranze e i sogni di milioni di persone si incrociano. Ma, soprattutto, sono luoghi dove le storie di vita e di lotta continuano a essere scritte ogni giorno, nella speranza di un mondo più giusto e solidale per tutti. In conclusione, tra le tante proteste,  questi versi di denuncia con l’invocazione di una soluzione urgente e soprattutto umana Rifugiati – Rifiutati “Non è la vostra pelle quella sulla griglia. Campi profughi irrigati con la prigione o ingoiati dalla vita alla ricerca di una riva. Senza nome in fondo al mare. I pianti dei bambini senza riposo. Stipati come cose non hanno più casa né Paese. La de-umanizzazione è la nostra nazione. Tu non li guardare Scansa i corpi quando vai al mare. Siamo tutti morti, non c’è che fare. Dentro o fuori dall’acqua… Rifugiati Rifiutati Una volta risorse, oggi solo comparse di una politica incastrata nello stesso discorso. È una pellicola ingiallita di un’usanza mai finita. Noi siamo noi Voi siete un sacco: nero.