Calcio, Serie C: L’ILLUSIONE, IL CROLLO E IL CAPOLINEA: Il Catania vince 2-1 con l’Ascoli ma dice addio al sogno Serie B.
Foto: Riccardo Caruso Si ferma ancora una volta, a un passo dall’ultimo atto, il viaggio del Catania FC nella stagione 2025-26. La notte del 27 maggio 2026 restituisce un verdetto amaro: all’ “Angelo Massimino”, davanti a uno stadio ancora una volta sold-out, i rossazzurri piegano l’Ascoli per 2-1, ma l’orgoglio e il cuore non bastano a ribaltare il disastroso 4-0 dell’andata al “Del Duca”. In finale playoff ci vanno i marchigiani guidati da mister Tomei, attesi dal Brescia, mentre per gli etnei cala il sipario su un’annata vissuta costantemente sulle montagne russe, tra sogni di gloria ed improvvisi crolli strutturali. L’estate del sogno e la marcia di Toscano: L’estate 2025 aveva portato ai piedi dell’Etna un maestro della categoria come Mimmo Toscano, chiamato a dare un’identità forte e pragmatica a una squadra profondamente rinnovata. L’avvio di campionato rispetta i copioni più ottimistici: il Catania macina punti, blinda la difesa (che chiuderà come la migliore del torneo con appena 25 reti subite) e si insedia stabilmente al comando del Girone C. Fino alla sosta natalizia, la squadra viaggia a ritmi altissimi, dando la sensazione di poter dominare il campionato e agguantare la promozione diretta. Il blackout di gennaio: La perdita del primato e la crisi con le “medie”. Il nuovo anno, tuttavia, si apre sotto una luna totalmente diversa. A partire da gennaio 2026, la macchina perfetta di Toscano comincia a perdere colpi, mostrando crepe inaspettate soprattutto sotto il profilo mentale. Il Catania, che fino a quel momento aveva guardato tutti dall’alto della classifica, si spegne progressivamente, incappando in una serie di risultati deficitari contro formazioni di metà classifica che ne ridimensionano le ambizioni. La vetta della classifica sfugge di mano proprio in questo periodo, complici i clamorosi passi falsi e i pareggi interni subiti contro squadre arcigne ma tecnicamente inferiori come il Sorrento e l’Audace Cerignola. A far precipitare definitivamente l’umore della piazza è però il sentitissimo derby contro il Siracusa: un pareggio amaro che fa perdere le ultime certezze al gruppo rossazzurro. Delle debolezze etnee approfitta lo spietato Benevento di Mister Antonio Floro Flores, che infila una striscia impressionante di vittorie utili, effettua il sorpasso e vola in solitaria verso la Serie B (chiudendo a quota 82 punti). Il caos in panchina: L’esonero di Toscano e l’arrivo di Viali. Un mese dopo l’inizio del crollo, con lo spogliatoio scosso e la tifoseria in subbuglio per il primato svanito, la dirigenza decide di dare una sterzata violenta: Mimmo Toscano viene sollevato dall’incarico. Al suo posto viene ingaggiato William Viali, con l’obiettivo di dare una scossa psicologica alla squadra e tentare il controsorpasso sul Benevento. L’avventura del nuovo tecnico, tuttavia, si rivela un clamoroso ed effimero interregno. L’innesto del nuovo modulo non produce gli effetti sperati e, dopo una manciata di giornate e pochissimi punti raccolti che blindano il Catania al secondo posto a quota 70 punti (19 vittorie, 13 pareggi e 6 sconfitte), la società decide per un clamoroso dietrofront, richiamando Toscano per guidare la squadra nell’inferno dei playoff e mandando a casa il DS Ivano Pastore. Il cammino nei Playoff: Dal brivido Lecco al disastro di Ascoli. Grazie al secondo posto difeso nella regular season, il Catania salta i primi turni presentandosi direttamente alla fase nazionale come testa di serie. Il quarto di finale contro il Lecco si rivela subito un thriller: dopo lo 0-0 dell’andata in Lombardia, il ritorno al Massimino del 21 maggio termina sul 3-3 (reti etnee di Donnarumma, un autogol di Marrone e Ierardi). Un pareggio agguantato con le unghie che qualifica il Catania solo grazie al miglior piazzamento in classifica. Tre giorni dopo, il blackout totale. Domenica 24 maggio, nella semifinale d’andata al “Del Duca”, il Catania subisce un 4-0 senza repliche dall’Ascoli, una caporetto tattica e fisica che compromette quasi definitivamente la qualificazione alla finale. Il match del 27 maggio: Orgoglio, pali e fumogeni al Massimino: Sotto la direzione dell’arbitro Manedo Mazzoni di Prato, il Catania si presenta al ritorno davanti a un Massimino ribollente d’orgoglio, deciso a tentare l’impossibile. Toscano si affida al tandem pesante Caturano-Forte ed è subito un monologo rossazzurro. Al 7′, un pasticcio della difesa marchigiana permette a Caturano di sbloccare il match: 1-0 e stadio in visibilio. Il Catania spinge a tavoletta e al 43′ trova il raddoppio: Francesco Forte ruba palla a Curado e batte il portiere Vitale per il 2-0 che riapre ufficialmente i giochi. La ripresa si apre sotto i peggiori auspici della dea bendata. Al 47′ Caturano centra un palo clamoroso a portiere battuto e al 49′ D’Ausilio fallisce incredibilmente il gol del 3-0 colpendo un altro legno a tu per tu con l’estremo difensore ospite. I due legni spengono l’inerzia del Catania, che comincia ad accusare la stanchezza. Al 83′, la doccia fredda: l’Ascoli colpisce in contropiede con il subentrato Oviszach, che sigla il 2-1 e fa scorrere i titoli di coda sulla qualificazione. La sospensione nel finale: Il gol ascolano gela lo stadio e scatena la rabbia della curva. Al minuto 84 l’arbitro è costretto a sospendere momentaneamente la gara per il lancio sul terreno di gioco di fumogeni e bombe carta. Dopo l’intervento dei Vigili del Fuoco e i ripetuti annunci dello speaker, il match riprende per sei minuti di puro recupero, fino al triplice fischio finale che condanna il Catania all’eliminazione tra i fischi del pubblico. Il bilancio di un anno di rimpianti: La stagione 2025-26 del Catania si chiude con il sapore acre dei rimpianti. Una squadra che a dicembre sembrava padrona del proprio destino si è sciolta nei mesi invernali, schiacciata dalle proprie fragilità e dalle decisioni affrettate della gestione tecnica. Sebbene la base difensiva e la reazione d’orgoglio del 27 maggio dimostrino il valore della rosa, il futuro del Catania dovrà ripartire da una profonda analisi di quei mesi di blackout che hanno trasformato una cavalcata trionfale in un’amara notte di fine maggio.