{Next Gen… naio ancora qui} = #STRINGHE.2

Serie C | Catania 1-2 Juventus Next Gen {Next gennaio ancora qui} = #STRINGHE.2

Catania contestato dopo la sconfitta con la Juventus Next Gen giunta in uno stadio silente. Il parere di Rosario Savoca per #STRINGHE Fragilità è la parola chiave ripetuta da Toscano nel commentare il periodo che sta attraversando la squadra. Un tunnel dal quale non si è più capaci di uscire, mentre là fuori una piazza che pretenziosa è dir poco inveisce in clima di contestazione. Il racconto di un tale buio (bianco)nero non può, tuttavia, scindere da una distinzione tra l’analisi di campo e quella di contorno. Operiamo allora per metodo induttivo. Innanzitutto la terza sconfitta casalinga del campionato in corso ha palesato carenze tecnico-tattiche di una squadra che nel proprio stadio si intestardisce nello stesso modus operandi di sempre. Quasi un’auto-trappola montare le tende nella metà campo di un’avversaria difensivamente organizzata e sbattere addosso allo spazio intasato, spostando palla in orizzontale con lentezza e prevedibilità. Una volta guadagnato il possesso, diventa un gioco da ragazzi ribaltare il fronte per ferire in transizione. Ciò che succede al tramonto del primo tempo, quando il tandem Guerra – Afena-Gyan realizza la rete del vantaggio riproducendo il duetto alla Lukaku – Lautaro Martinez nei classici meccanismi di Antonio Conte. Due appunti sull’azione in questione: da una parte il secondo centro del numero 3 ghanese contro il Catania, dopo la perla al volo dell’andata; dall’altra il frame del mancato fuorigioco tentato da Castellini, fotografia di una prestazione individuale molto brutta fornita dal miglior calciatore della rosa etnea che – a prescindere da quali siano le ragioni – appare in calo dalla perdita della fascia di capitano. Come augurato a Jimenez dopo Benevento, si spera in uno stop fisico di entità lieve. “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!” Il copione resta simile nella ripresa, con l’aggravante delle consuete sostituzioni peggiorative, su tutte in riferimento a D’Andrea e Lunetta. Perché no, non basta assolutamente il gol dell’ultimo secondo per riparare un ingresso scialbo, con tanto di occasione divorata col piede preferito. A proposito dell’istantanea conclusiva della domenica, sugli spalti di un Massimino per lunghi tratti provocatoriamente silenzioso non è passato inosservato un dettaglio. Al termine di un match desolante, parecchi sostenitori etnei hanno criticato l’eccessivo entusiasmo dello speaker all’annuncio dell’1-2 al grido di “Popolo rossazzurro, ha segnato il Catania!”. Non si intende muovere una critica a chi adempie al proprio compito, ma qualcuno avrebbe potuto suggerire una gioia più contenuta, visto il contesto ambientale ostile. Pochi minuti prima, infatti, si colloca la seconda esultanza dei ragazzi allenati da Brambilla che hanno chiuso la pratica col subentrato Semedo approfittando del totale squilibrio posizionale catanese. La Juventus festeggia, il Catania va in ritiro E mentre talenti bianconeri dal futuro assicurato in categorie superiori, come Daffara, Faticanti e Palumbo, si prendono le luci della ribalta, un trio di rappresentanti dello spogliatoio rossazzurro è chiamato a placare gli animi rivoltosi di una folla stizzita. La stessa che dal fischio d’inizio ha esposto striscioni di protesta contro l’inclusione nel professionismo delle formazioni B. In tal senso, si invita a riflettere sul fatto che uno dei più forti giocatori in rosa (Kaleb Jimenez) provenga proprio dall’Under 23 dell’Atalanta. Senza la politica delle seconde squadre, è facile pensare che non sarebbe stato dapprima affrontato, poi scoperto e infine acquistato. Al di là di questo discorso, il secondo tonfo consecutivo d’inizio 2025 spinge a mandare la squadra in ritiro una società che ci si aspettava subito reattiva nella comunicazione. Invece no, nel post partita è toccato a mister Toscano metter la faccia e sorbire la disapprovazione della stampa. Risposte poco convincenti, si profila un futuro vacillante Ci si interroga sia sull’utilità sia sull’efficacia di un simile provvedimento in epoca di sport contemporaneo. Perché mai un gruppo di atleti psicologicamente in difficoltà dovrebbe trovare beneficio allontanandosi da casa e famiglia? Chissà, magari in Calabria apprenderà meglio la – tanto richiesta dal coach – marcatura serrata sul riferimento o la finalizzazione a pochi metri dalla linea di porta. Nel frattempo, il tentativo di mandare (invano) un messaggio di sicurezza si è materializzato sotto forma di una conferenza fiume infrasettimanale nella quale Grella ha ribadito concetti risaputi ormai da un pezzo. Infinite trattative burocratiche sulle infrastrutture, simultanei paralleli impegni presidenziali, l’intoppo finanziario estivo e continui errori di valutazione provocano rallentamenti e instabilità a un progetto sportivo che fatica a decollare. Tutti ostacoli alla ricerca del gomitolo di lana che faciliterebbe l’uscita dal labirinto della Serie C. Davanti a un primo accenno d’indifferenza allo stadio, cresce il rischio di allontanare un pubblico sfiduciato e ritrovarsi Next Gen… naio ancora nella stessa situazione. A cura di Rosario Savoca