{La befa… strega vien di notte} = #STRINGHE.1

Il Catania perde 3-2 in casa del Benevento sancendo fine alla corsa al 1° posto Nasce #STRINGHE, un format editoriale ideato e curato da Rosario Savoca per gaglioweb.com. Il nome deriva dalla duplice interpretazione etimologica del termine: da una parte l’immagine dei lacci delle scarpette, strumento indispensabile del gioco del calcio, dall’altra il riferimento a una serie, successione, di elementi o caratteri di uno stesso tipo. Il suo obiettivo, infatti, sarà quello di realizzare una collana di articoli sequenziali tramite i quali, di volta in volta, l’autore esporrà il proprio punto di vista sulle partite del Catania. A tal proposito, premessa fondamentale del progetto riguarda la totale soggettività delle idee espresse, naturalmente condivisibili, opinabili, costruttivamente criticabili, ma in nessun caso destinate ad arrecare offesa né danno mediatico ai soggetti coinvolti. Il desiderio, invece, sarebbe la nascita di una community da coinvolgere in un dialogo proficuo sulla tematica “leggera” più chiacchierata d’Italia. Il gioco del calcio, che ricordiamo, resta pur sempre un gioco. Benevento e Catania rispettano le attese: spettacolo al Vigorito L’incantesimo della strega ha funzionato, proprio a ridosso del giorno della befana. Prova di forza tonante della capolista davanti al copioso pubblico del “Ciro Vigorito”. L’incontro di cartello del 21° turno si rivela all’altezza delle aspettative, divertendo i tifosi neutrali dal primo all’ultimo minuto. Gioco fluido palla a terra, costante intraprendenza, azioni elaborate, calciatori dalla tecnica superiore alla categoria e allenatori carismatici. L’approccio al match sarebbe anche giusto con iniziative da ambedue le parti, se non fosse che lo spiccato dinamismo degli offensivi giallorossi manda in tilt le pressioni individuali di Quaini e Castellini. L’area svuotata libera lo spazio per il vantaggio di Lamesta che sì, segna col destro, ma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – mette in mostra una volta di più un mancino delizioso. Primo tratto favorevole al Benevento. La conduzione magistrale e l’assist al bacio di Jimenez offrono a un centravanti di razza come Inglese la caramella del pareggio. Dietro Quaini prende le giuste misure, a sinistra Anastasio accende il motore, davanti Stoppa provoca gialli qua e là. Nel complesso, la fase centrale sorride al Catania che a cavallo tra primo e secondo tempo merita il sorpasso. Indicativo e non casuale scaturisca da un calcio dalla distanza di pregevole fattura del 10 rossazzurro. Una giocata che riporta alla memoria Pitu Barrientos contro Buffon nel febbraio 2012 allo Stadium di Torino. Tuttavia, i subentrati Guglielmotti e D’Andrea proprio non ingranano e neanche il raddoppio di Lunetta scaccia via le difficoltà palesate da Gega in un’ora scarsa sull’out mancino rossazzurro. Come se non bastasse, l’inaspettato incombe cacciando dal campo per noie muscolari l’MVP Jimenez. Black-out di tre minuti: addio al 1° posto Il gioco dei siciliani perde in regia, qualità e creatività dal forfait dello spagnolo. Anche considerate la condizione precaria del rientrante Di Tacchio – prima presenza quattro mesi dopo l’infortunio del 7 settembre, bentornato! – e lo scarso apporto di Verna, la squadra abbassa il baricentro in difesa del risultato. Tentativo reso vano dalla seconda veemente ondata alimentata da chi si alza dalla panchina delle streghe. “Le sostituzioni hanno svoltato l’andamento della prestazione in positivo per il Benevento, in negativo per il Catania”, ammetterà Toscano nel post partita. In effetti, data la scelta conservativa del gruppo etneo, un fisiologico quanto inspiegabile cortocircuito manda il successo a rotoli in un istante. Nell’arco di tre minuti, tra il 76′ e il 78′, un’acrobatica prodezza di Lanini e un tap-in sotto porta dell’ex Simonetti (dopo un riflesso in tuffo del sufficiente Farroni) ribaltano l’esito della gara da 1-2 a 3-2. Peccando in marcatura e prontezza, gli ospiti si dimostrano mentalmente incapaci di amministrare una situazione di profitto a breve (la vittoria giornaliera) e lungo termine (potenziale -7 dalla vetta). Con scaltrezza, nel finale Inglese prova a guadagnare almeno un punto sbattendo però due volte su un bravissimo Manfredini, chiamato a rimpiazzare il baby prodigio Nunziante. È l’epilogo di una domenica sconfortante che sancisce per il Catania la fine della corsa al 1° posto. Che ciò accada alla seconda uscita del girone di ritorno risulta indigesto a un popolo abituato a ben altri standard di calcio. Bisogna però guardare in faccia la realtà e ammettere che ormai da un decennio sia questo il livello. Cambiano i calciatori, gli allenatori, le dirigenze e perfino le società, ma una piazza dal passato glorioso resta ancora ingabbiata nella terza serie professionistica italiana. In attesa di trovare la chiave risolutiva, il sentimento comune percepito nei cuori rossazzurri non può che essere di rassegnazione. A cura di Rosario Savoca
