Salvo Ficarra sfida Molière con una rilettura contemporanea de ‘Il Malato Immaginario’ al Teatro Brancati

Catania – è andato in scena lo spettacolo teatrale “Il malato immaginario” al Teatro Brancati. Salvo Ficarra Sfida Molière con la regia. Le repliche straordinarie (dettate dalle numerose adesioni nelle precedenti date di novembre) eseguite, al Teatro Brancati il 7 e l’8 dicembre, hanno inevitabilmente richiamato nella mente dello spettatore il famoso film del duo comico Ficarra e Picone. C’è una citazione utile per racchiudere in breve questa recensione. È tratta dal mondo della moda, ma non è riferita né agli attori dalle performance superbe, né ai loro impeccabili costumi. Leggete fino alla fine per comprendere il riferimento. Ogni persona che induca a pensare quanto costa l’abito che indossa, non lo sa portare. (Riccardo Bacchelli) Il Malato Immaginario di Molière è uno dei capolavori più rappresentativi – e tra i più rappresentati sul palco – della commedia francese. Molière volle, con questa sua ultima opera, in scena nel 1673 al Palais Royal, mettere in risalto la sua posizione: la polemica nei confronti della medicina e dei medici eccessivamente conservatori e oscurantisti. La casta dei dotti godeva di credibilità immeritata, bastava qualche difficile lemma in latino per rimbambire e allibire un paziente malato, che inevitabilmente si rimetteva nelle mani del truffaldino, pur di non perire. La trama narra di tematiche sociali sempre attuali, lo fa usando la leggerezza della commedia, per riuscire a ottenere un’opera brillante. Così tra i rincari dei farmaci, delle parcelle del medico, un malato, ancora oggi si trova in serie difficoltà, anche solo nel riuscire a prenotare una visita medica con le lunghe attese e i tagli alla Sanità. Tanto vale morire. Costa troppo stare male. Ed anche morire, costa pure il funerale! Molière nel 1673 prese posizione, uno schieramento che nel regista Ficarra la platea si auspicava. A cosa serve mettere in scena uno spettacolo classico? A cosa servono attori e artisti se non a riecheggiare la denuncia sociale? L’occasione era ghiotta: il cast di attori dalle capacità interpretative e canore superbe, tutti eccellenti ciascuno per il suo ruolo, una bella scenografia e poi? La scelta di un’ambientazione moderna, con tocchi visivi e scenografici che richiamano ai fidanzatini di Peynet, un mondo quasi surreale, ha reso il testo più accessibile e attuale. Affranto per i mancati riconoscimenti del re Luigi XIV, il 17 febbraio 1673 Molière si sentì male, proprio mentre sul palco interpretava Argante, per morire il giorno dopo. Un dramma nel dramma, che probabilmente ha in parte contribuito al successo di questo antenato del recital. La versione contemporanea pop del regista Ficarra è risultata troppo pop, una sfida per il regista e una sfida per quegli spettatori che si aspettavano una maggiore incisività. Tra battute facili sui vaccini e i negazionisti, mancavano i terrapiattisti per riempire un tavolino al Chiosco delle bibite di Zuckerberg. Eppure il pubblico ha applaudito, ha riso e ha applaudito nuovamente, destando dal torpore coloro che rassegnati avevano messo in stand by l’apparato cerebrale. “Abbiamo voluto riportare il testo alle sue origini cercando con forza di ripercorrere lo spirito che animava Molière e la sua compagnia, non solo al momento della creazione ma anche e soprattutto nella messa in scena. Così che un testo senza tempo possa parlare, far ridere e riflettere gli spettatori di oggi. Un’avventura bellissima, possibile solo grazie ad una compagnia meravigliosa che si è messa in scena con amore e passione e che trova in Angelo Tosto il suo capo comico perfetto. Angelo è nato per essere Argan”. Scrive Salvo Ficarra sul libretto dell’opera. Dobbiamo dare atto a Ficarra: l’attore Angelo Tosto in Argan protagonista dell’opera ha reso magnificamente in scena, ha saputo incarnare con grande efficacia il malato immaginario. Il troncamento del nome originale non ha interferito con lo spessore del personaggio. La sua interpretazione ha fatto emergere la fragilità di un uomo schiavo delle sue ossessioni, un personaggio che, pur nel suo egoismo e nella sua paranoia, riesce comunque a suscitare una certa compassione. Angelo Tosto ha avuto una coprotagonista altrettanto efficace: Antonietta la serva è stata interpretata da una magnifica Giovanna Criscuolo astuta e determinata, come una Mirandolina di goldoniana memoria, energica e pungente, regge la trama, la recupera, la rammenda per confezionare uno spettacolo perfetto. La sua capacità di destreggiarsi tra finzione e realtà, tra inganno e verità, ha contribuito a dare ritmo alla narrazione, sottolineando con ironia le contraddizioni di un mondo, che si fa sempre più confuso agli occhi di Argan. E non solo ai suoi. L’intero cast di attori ha reso impeccabilmente sul palco Anita Indigeno è Angelica la figlia di Argan, innamorata di Cleante – Daniele Bruno – che ha la pecca di non essere il medico papabile preteso dal padre malato. I due innamorati si sono esibiti in un duetto melodico che ha messo in luce le loro abilità coreutiche e musicali. Lucia Portale ha interpretato il ruolo della seconda moglie avida di Argan, Belina tradisce il marito malato con Luca Fiorino nel doppio ruolo del viscido notaio Malafede e del farmacista Dottor Aulenti. I medici abbondano in quest’opera, il Professor Fecis – Cosimo Coltraro prescrive cure costosissime al malato immaginario, infatti i ‘cattivi umori’ attanagliano la quotidianità di Argan e solo le purghe (anch’esse costose) possono alleviare le sue turbe. Ad ogni evacuazione, puntualmente soppesata per differenza tra l’ingresso e l’uscita dal servizio igienico, il malato viene alleggerito anche nel portafogli. Il professor Cagherai- Emanuele Puglia tronfio nel suo camice alieno, con lenti da aviatore, a metà tra il Woody Allen di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e l’aviatore de Il piccolo principe dirottato per un guasto nel deserto, ma qui il guasto è il figlio Tommaso – Giovanni Rizzuti neolaureato in medicina che si presenta come un disadattato che ha imparato a pappagallo le sue battute di presentazione per i neo-suoceri e come un animale domestico ammaestrato viene gratificato da pilloline. Ricordate la citazione in apertura? Qualche spettatore smaliziato e meno pigro si è chiesto: ma quanto è costato questo spettacolo? Forse meglio non conoscere la risposta, perché lo spettatore medio
