La crisi idrica in Sicilia: Invasi in prosciugamento al via il razionamento

Sembra essere dentro ad un film distopico, una macchina del tempo ha riportato gran parte dei siciliani indietro di un secolo forse, in un luogo ai confini del Terzo mondo, con l’arido deserto intorno e neanche l’ombra di un sistema idraulico che consente l’arrivo di acqua corrente nelle singole abitazioni. Negli anni trenta del secolo scorso, ogni famiglia aveva il proprio giorno per lavare i panni, al lavatoio comunale, a mano. La tecnologia ci agevola quotidianamente con l’ausilio degli elettrodomestici nei lavori di casa, ma cosa farsene di lavatrice e lavastoviglie se l’acqua corrente diventa un miraggio ed anche poter fare una doccia diventa un lusso? Già il 22 luglio scorso si propendeva per il piano di razionamento proposto dall’AMAP, l’Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo, per ritardare l’esaurimento delle risorse idriche nella provincia capoluogo. L’attuazione è avvenuta soltanto ieri, ma in questi mesi sono state alimentate solo false speranze verso una soluzione meno drastica da parte del governo regionale. La discussione crescente ha riscosso l’attenzione perfino delle testate giornalistiche internazionali, tra cui il New York Times. L’AMAP ha avvertito i cittadini, da ieri l’acqua è razionata per due milioni di persone. La Sicilia nella morsa della siccità, ha reso il provvedimento inevitabile. Si sta affrontando una delle peggiori crisi idriche della storia recente. I silos al centro delle piazze, la gente in fila munita di bottiglie e bidoni per riempirli di acqua, i cittadini fanno incetta di cisterne in acciaio e plastica alimentare, di taniche e contenitori che consentano di avere una piccola riserva. La causa sarebbe nell’assenza di piogge, l’invaso Ancipa tra poco resterà a secco, il Fanaco è praticamente asciutto così come la diga Leone e la diga Pozzillo. Si cercano nuovi pozzi, quelli attuali non bastano, le autobotti neanche. Rispetto alla loro capacità nei laghi artificiali c’è appena l’8% di acqua, sono in prosciugamento. Nel 2023 è stata registrata una precipitazione media annuale a livello regionale pari a 558 mm, per il quarto anno consecutivo ben al di sotto della media storica di 750 mm. Agli inizi del 2024 l’Autorità di Bacino ha confermato lo stato di severità idrica elevata nel Distretto Idrografico della Sicilia, per entrambi i settori irriguo e potabile. Le scarse precipitazioni e le temperature ben al di sopra della media stagionale non hanno permesso il riempimento di invasi e laghi utilizzati per l’approvvigionamento idrico. Ma il problema delle scarsità della risorsa più preziosa al mondo è da addebitare anche alla mancata manutenzione delle condotte. Anche se piovesse infatti, l’acqua non riesce ad essere trattenuta dal terreno. Molta dell’acqua raccolta poi, si perde in condotte guaste e trascurate. Una rete colabrodo che impone chiusure per manutenzione, riparazioni aggiungendo alla mancata erogazione, il tempo necessario alle manutenzioni, aumentando i disagi. Le procure di Enna e Trapani vogliono vederci chiaro e hanno aperto fascicoli d’indagine. Un sistema che fa acqua da tutte le parti, meno dove serve. Con la delibera n° 100 dell’11 marzo 2024, il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani ha proclamato lo stato di emergenza per la crisi idrica nel settore potabile, estendendolo fino al 31 dicembre 2024. La Sicilia ha ottenuto solo 20 milioni di euro per affrontare la crisi idrica , rispetto ai 130 richiesti, per avviare un programma d’emergenza che prevede 138 interventi per migliorare l’approvvigionamento idrico. Tra le misure previste ci sono la rifunzionalizzazione e il ripristino di pozzi e sorgenti esistenti, la creazione di nuovi pozzi, l’acquisto e la sistemazione di autobotti per le aree più colpite e la riparazione delle reti di distribuzione per ridurre le perdite. Altri interventi includono l’acquisto di foraggio per gli animali e l’approvvigionamento di acqua potabile, oltre alla futura riattivazione di tre impianti di dissalazione a Trapani, Gela e Porto Empedocle. Intanto da ieri 7 ottobre, a rotazione di 24 ore, nei quartieri di Palermo è entrato in vigore il piano di razionamento dell’acqua con interruzioni dell’erogazione. Una rotazione che esclude alcuni quartieri del centro, dove sono collocate le strutture sanitarie, e coincidenza vuole negli stessi vi sono anche i locali presi d’assalto per la movida. Stesso trattamento per Mondello e Sferracavallo che non possono subire i disagi legati al razionamento perché si rischierebbero contaminazioni con la fognatura. Come riportato su La Repubblica da Massimo Lorello “Acqua razionata solo a chi ha meno soldi, il welfare al contrario del Comune di Palermo. Ma forse il sindaco è il Marchese del Grillo” proponendo nella sua disamina un risarcimento sottoforma di detassazione per i cittadini colpiti dai disagi. Un clima di conflittualità e insicurezza aleggia sul capoluogo, oltre al danno la beffa, di subire un disagio che accentua i divari della comunità. Tra i comuni siciliani toccati dalla crisi idrica c’è anche Enna, dove le donne tornano a lavare i panni nel lavatoio comunale, e chi non ha installato serbatoi cisterna sul balcone vive tra catini e bacinelle in ogni angolo della casa. “Noi abbiamo installato una cisterna di 15 mila litri, così andiamo avanti, anche perché potrebbero passare 10-15 giorni tra un’erogazione e l’altra – com’è già successo – e non si sa neanche quando effettivamente arriverà.” – racconta a Gaglioweb.it uno studente universitario. A Caltanissetta gli studenti, contro la crisi idrica, hanno sfilato a caratteri cubitali e slogan virali “Siamo a secco e ci siamo seccati”. Qui i turni di distribuzione dell’acqua hanno raggiunto le due settimane di attesa e in alcune contrade anche i tre mesi, ecco perché gli studenti sono scesi a manifestare di domenica mattina, per dare maggiore incisività alla protesta, affinché non passasse il messaggio che fosse una scusa per bigiare la scuola. E la situazione è destinata a peggiorare. Se non ci saranno precipitazioni significative, buona parte della Sicilia si ritroverà senza acqua durante il periodo natalizio. Il presidente della Regione Renato Schifani ha assicurato di essere al lavoro per trovare soluzioni durature: “Non si devono solo tappare i buchi ma elaborare soluzioni strutturali per mettere in sicurezza il nostro sistema idrico”. Una delle misure adottate dalla Protezione civile regionale è il “piano pozzi e
