Cyberbullismo uguale sadismo web?

La legge sul Cyberbullismo, presentata dalla Senatrice Elena Ferrara, ex insegnante di una ragazza di Novara che, nel 2013, a causa della divulgazione di immagini e video rappresentanti le molestie subite, si suicidò, arriva oggi a delle importanti mutazioni. Partiamo dal presupposto che la legge 71/17 definisce il cyberbullismo in due parti: qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica; la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo. Negli anni la società è mutata. Non sempre questi cambiamenti hanno apportato vantaggi all’umanità. Offendere, denigrare, picchiare, violare un proprio simile sono diventati azioni che, con vigore, il bullo carica sul web alla ricerca di consenso, mosso dalla voglia di vendetta o da quel senso di potere assoluto. Forse non ci si rende neanche conto di quanto tutto ciò possa nuocere alla salute della vittima. Quanti casi di donne che hanno visto sul web immagini dei loro corpi nudi, divulgate dagli ex che non riuscivano ad accettare la fine della storia? Quanti video di gruppi di adolescenti che picchiano un ragazzo indifeso? Quante immagini di giovani scapestrati che decidono di uccidere un cane o un gatto alla ricerca forse di quale like? In che società viviamo? Numerosi i casi di vittime di cyberbullismo che si son tolti la vita poichè umiliati nel profondo non sono riusciti a voltare pagina e andare avanti nelle loro vite. La diffusione di video di aggressioni, minacce, lesioni ad animali, cose, uomini, donne è un fenomeno che bisogna bloccare. Fino ad oggi la legge ha fatto si che qualunque bullo di età superiore ai 14 anni rispondi a conseguenze penali che variano a seconda della tipologia di reato. Al di sotto di quell’età, le conseguenze possono ricadere sui genitori. Anche laddove non ci sia stata denuncia, in caso di ingiuria, diffamazione, minaccia e trattamento illecito dei dati personali commessi via internet, se il fatto avviene tra minori di età maggiore di 14 anni il questore può applicare un ammonimento, convocando il minore e i suoi genitori. La nuova proposta di legge 910, attualmente in discussione alla Camera, prevede che gli atti di bullismo e cyberbullismo diventino veri e propri reati a se stanti, punibili penalmente con la reclusione da uno a sette anni per chiunque, con condotte reiterate, mediante violenza, atti ingiuriosi, denigratori o diffamatori o ogni altro atto idoneo, intimidisce, minaccia o molesta taluno, in modo da porlo in stato di grave soggezione psicologica, ovvero da isolarlo dal proprio contesto sociale. La legge punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni anche chi è testimone di atti di bullismo e cyberbullismo e non interviene o denuncia. Una modifica questa che segna, certamente, una svolta sulla questione cyberbullismo. Bisogna comprendere che educare non sempre basta. Bisogna punire chi sbaglia con pene che facciano da esempio a chiunque pensi che possa giocare con la sensibilità e con la vita altrui.
