Cronaca, Catania: Armati di flex, avevano abbattuto un traliccio per rubare il ferro, arrestati dai Carabinieri.

Nell’ambito della mirata campagna di prevenzione e contrasto ai reati ambientali avviata in tutto il territorio etneo dal Comando Provinciale Carabinieri di Catania, tra cui spiccano la lotta ai fenomeni di smaltimento illecito o irregolare di sostanze inquinanti, che possono comportare importanti conseguenze negative sulla salute pubblica, nonché il controllo sul settore del ciclo dei rifiuti, il Comando Carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Catania ha arrestato due uomini per “furto aggravato”. Al riguardo, nella mattinata, i militari dell’Arma, impegnati in un’attività mirata appunto al contrasto dello sversamento di ogni tipologia di rifiuto, nel transitare nell’area limitrofa alla Riserva Naturale Orientata hanno sorpreso due uomini “all’opera” su un palo della corrente elettrica. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che, i due soggetti, dopo essere entrati all’interno di un terreno a ridosso dell’argine del fiume Simeto a Catania, a pochissimi metri dal perimetro della predetta riserva, hanno abbattuto il traliccio in ferro in disuso, prima utilizzato per il passaggio della rete elettrica, per sezionarlo, in piccole parti, mediante l’utilizzo di un flex. Il pilone, infatti, era stato buttato giù mediante dei tagli alla base dei pali di sostegno fissati al suolo. I due catanesi di 35 e 41 anni, entrambi già noti alle Forze dell’Ordine per pregresse vicende giudiziarie, sono stati, infatti, colti in flagranza mentre con varie attrezzature, tra cui proprio una smerigliatrice da taglio, alimentata da un generatore di corrente portatile, stavano facendo a pezzi tutta la struttura ferrosa. Bloccati e messi in sicurezza i due malviventi, gli investigatori hanno ispezionato tutta la zona limitrofa per la ricerca di un eventuale mezzo di trasporto ed infatti, appositamente occultato tra la vegetazione, hanno trovato un Fiat Doblò con all’interno ulteriori attrezzi per il taglio del ferro. Il materiale ferroso recuperato, sarebbe stato destinato al mercato illecito, ovvero a ditte compiacenti che lo avrebbero acquistato per poi fonderlo, facendone così poi perdere le tracce sulla provenienza furtiva. Il valore, stimato, si aggira ad oltre 1.000 €. I Carabinieri hanno quindi arresto entrambi gli uomini mettendoli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che ha convalidato la misura e il sequestro delle attrezzature.

Lampedusa. La cittadinanza onoraria e il parco giochi intitolato a Maria

foto La Repubblica

Lampedusa – La piccola Maria, figlia di un’immigrata della Costa d’Avorio, è nata il 31 luglio del 2021, sabato 4 maggio le è stata conferita la cittadinanza onoraria. Sull’isola non nascevano bambini dal 1970. Era il 31 luglio del 2021 quando Maria venne alla luce a Lampedusa nell’ambulatorio del punto territoriale d’emergenza: figlia di una donna di 38 anni originaria della Costa D’Avorio arrivata fin lì attraversando il deserto e il Mar Mediterraneo, la piccola fu la prima a nascere sull’isola siciliana. La bimba è stata la prima a nascere, dopo 51 anni, a Lampedusa, dove le donne non partoriscono per mancanza di una struttura sanitarie adeguata. Maria è nata infatti, nell’ambulatorio del punto territoriale d’emergenza (Pte). Rita, ivoriana di 38 anni, già madre di due figli rimasti in Costa d’Avorio, faceva parte di un gruppo di migranti salvato e sbarcato nell’isola. La donna, giunta alla fine della gestazione, è stata portata in via precauzionale al poliambulatorio. Al Pte ha iniziato il travaglio e non essendo stato possibile trasferirla in elisoccorso i sanitari hanno deciso di farla partorire lì. Ad assisterla e supportarla Maria Raimondo, infermiera di Corleone in servizio all’ambulatorio di Lampedusa, da cui la piccola ha preso il nome. Proprio per l’eccezionale evento portato buon fine, è stata conferita la cittadinanza onoraria a Maria. A deliberarlo è stato il consiglio comunale delle isole Pelagie. Inoltre, il nascente parco giochi creato in via Roma con i fondi Fami del Ministero dell’Interno, è stato intitolato alla bambina, presente anch’essa insieme ai genitori ivoriani. Il sindaco Filippo Mannino ha voluto ringraziare, durante l’inaugurazione, i prefetti Laura Lega e Maria Forte del dipartimento Libertà civili e il prefetto di Agrigento Filippo Romano “che sono sempre sensibili a tutto quello che riguarda Lampedusa”. Questo spazio giochi è stato intitolato a Maria per celebrare la sua nascita e rappresenta un simbolo di speranza e di nuova vita per la comunità, un luogo idealmente inclusivo, pensato per i ragazzi di Lampedusa, dove possono giocare e divertirsi in un ambiente accogliente e sicuro. Un luogo aperto a tutti, ma che non verrà goduto dai bambini accolti nell’hotspot di Lampedusa, giacché da lì non possono uscire. Le motivazioni della cittadinanza onoraria La cittadinanza onoraria, voluta dal sindaco delle Pelagie Filippo Mannino e deliberata dal consiglio comunale, è stata attribuita alla bimba con la seguente motivazione: “Maria è il simbolo di chi c’è l’ha fatta ma soprattutto di chi non ce l’ha fatta, di chi nutre la speranza di raggiungere un posto migliore dove mettere radici, dove vivere nella piena libertà e legalità, dove il diritto all’infanzia è una priorità. Ed è per questo che la nostra comunità è in dovere e in diritto di riconoscerle la cittadinanza onoraria, un riconoscimento alla vita, alla solidarietà, al rispetto e tutela dei diritti umani e di tutti i bambini che come Maria sono nati a Lampedusa”. Nella motivazione è stata richiamata anche la dichiarazione rilasciata dal direttore generale dell’azienda sanitaria Palermo, Daniela Faraoni: “La forza della vita che irrompe in uno scenario da incubo tra mare e sofferenza”. Nelle motivazioni è stato inoltre ricordato: “A Lampedusa non nascono bambini del posto dal 1970, complice la condizione di insularità e le scarse attrezzature medico-sanitarie. Maria fa parte di quel numero esiguo di bambini nati a Lampedusa che rappresentano l’eccezione e la speranza di chi, proprio come le loro mamme, è disposto a rischiare tutto pur di garantire un futuro, un mondo migliore ai propri figli. Raggiungere Lampedusa non è semplice, a volte la speranza di arrivarvi aiuta a non perdersi d’animo, a non rassegnarsi a una vita fatta di crudeltà e violenza. Giungere sulla terraferma per chi affronta il mare con barchini improvvisati è rischioso, molti hanno perso la vita nella traversata e il Mediterraneo è divenuto per i loro corpi una culla eterna”. Intanto, complice il bel tempo dello scorso fine settimana, gli sbarchi sono ripresi. Sono oltre settecento i migranti arrivati da Libia e Tunisia in poco più di ventiquattro ore a Lampedusa, mentre un centinaio sono giunti a Pantelleria.