Cronaca, Catania: Senza sosta continuano i servizi delle Forze di Polizia per una movida sicura.

Anche nel fine settimana appena trascorso, visti i risultati positivi ottenuti, le forze di polizia hanno predisposto i servizi di presidio e controllo delle zone del centro storico cittadino, in attuazione delle direttive del Ministro dell’Interno e secondo quanto concordato in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tra il Prefetto di Catania ed i vertici provinciali delle Forze di polizia. Con ordinanza del Questore di Catania sono stati predisposti mirati servizi interforze di vigilanza e di ordine pubblico al fine di poter assicurare la dovuta tutela ai frequentatori delle vie e piazze della zona della “movida”, ai clienti dei locali, ai residenti ed ai titolari delle numerose attività commerciali invase da parecchi frequentatori soprattutto nel fine settimana. I dispositivi sono stati realizzati nell’area di piazza Vincenzo Bellini e zone limitrofe da agenti della Questura di Catania, da militari della Guardia di Finanza e da pattuglie della Polizia Locale, con il supporto operativo di operatori della Polizia Scientifica e di unità di rinforzo del X Reparto Mobile, coordinati da un Funzionario della Polizia di Stato, mentre in piazza Federico di Svevia e nelle zone circostanti hanno operato militari dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Locale. In entrambe le zone, gli operatori hanno effettuato un’attenta attività di osservazione sulle persone in transito o in stazionamento all’interno delle aree pedonali, al fine di prevenire comportamenti eccessivi, di disturbo e comunque improntati all’illegalità. Nel corso dei servizi, inoltre, è stata eseguita una capillare perlustrazione delle piazze e delle vie circostanti, alternata alla realizzazione di diversi posti di controllo. Nella zona circostante piazza Bellini, gli equipaggi sono stati dislocati in modo da evitare l’accesso alla zona pedonale dalle strade laterali, soprattutto di motocicli, ma anche per vigilare sulle condotte degli avventori, al fine di prevenire e contrastare fenomeni di illegalità diffusa, come lo spaccio di stupefacenti o l’abuso di alcolici tra i giovani. Durante i servizi, nella zona del Teatro Massimo, sono state identificate 30 persone di cui 4 con precedenti penali e sono stati controllati 10 veicoli. Nelle aree Piazza Teatro Massimo, Piazza Federico di Svevia e via Gemmellaro, anche i militari dell’Arma dei Carabinieri sono stati impegnati nel prevenire e colpire i fenomeni di criminalità diffusa, tra cui lo smercio di droga tra i giovani e i reati predatori, nonché la guida in stato d’ebbrezza e quelle condotte irrispettose del decoro urbano, come la sosta selvaggia nei pressi dei siti storici o in quelli di maggiore aggregazione: qui, sono state controllate 37 persone, tra fruitori della movida/utenti della strada e 23 veicoli e sono state contestate, inoltre, 15 infrazioni al Codice della Strada di cui 14 per divieto di sosta e 1 per sosta sulle strisce pedonali: tali sanzioni sono state comminate ad automobilisti che avevano parcheggiato irregolarmente la propria auto davanti al Castello Ursino. Sono stati anche effettuati controlli volti a prevenire la guida sotto l’effetto di alcool, con l’utilizzo dell’etilomentro. Sul fronte dell’attività amministrativa è stato controllato un pub, sanzionato per la mancata esposizione del listino prezzi e per la mancanza degli orari di apertura e chiusura. Infine, 4 giovani sono stati perquisiti alla ricerca di sostanze stupefacenti, con esito negativo. Grazie all’attività preventiva dinamica posta in essere e ai presidi attuati, nelle zone in cui sono stati eseguiti i servizi non sono state registrate criticità. Nel corso del fine settimana, inoltre, agenti delle MotoVolanti della Polizia di Stato sono stati impegnati in un servizio finalizzato a contrastare l’attività dei posteggiatori abusivi. Il servizio si è svolto nella zona del Centro storico, dove più volte è stata rilevata la presenza di soggetti molesti, a volte minacciosi, che importunano gli automobilisti con illecite richieste di denaro per poter posteggiare il veicolo. In particolare, sono state perlustrate Piazza Manganelli e le vie San Gaetano alla Grotta, Dusmet, Puccini e Sant’Euplio. Le persone individuate ad esercitare quest’attività illegale sono state ben sette: sei cittadini catanesi e un rumeno di età compresa tra i 30 e i 61 anni che sono stati sanzionati secondo quanto previsto dal Codice della Strada.

Cronaca, Catania: Dalla detenzione domiciliare al carcere, gli agenti del Commissariato di Librino eseguono un provvedimento della magistratura.

È finito in carcere l’uomo che aveva minacciato di farsi esplodere con le bombole del gas che aveva nell’appartamento dove scontava la misura alternativa della detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza di Catania, infatti, accogliendo le richieste formulate nella comunicazione del Commissariato Librino, ha definitivamente revocato il beneficio precedentemente accordato al pregiudicato, ripristinandone la detenzione in carcere. La decisione dell’Autorità Giudiziaria è scaturita da un grave episodio che, lo scorso 20 febbraio, ha scosso i vicini della villetta nella quale l’uomo stava scontando la misura alternativa della detenzione domiciliare, ottenuta dopo la condanna per reati contro il patrimonio. Quel giorno, infatti, gli agenti del Commissariato Librino e delle Volanti sono stati costretti a intervenire a seguito delle gravi minacce dell’uomo che si era circondato di bombole di gpl e, con un accendino in mano, minacciava di farsi esplodere. Grande l’agitazione dei presenti e di quanti abitano nelle vicinanze del domicilio dell’uomo, costretti a lasciare le case. Dopo aver allertato i Vigili del Fuoco, i poliziotti hanno intavolato una trattativa col detenuto che in preda a una crisi di sconforto aveva deciso per un gesto estremo. Grazie all’intervento dei poliziotti, però, quell’episodio non si è trasformato in tragedia, in quanto la mediazione degli operatori di Polizia del Commissariato ha portato a più miti consigli. Ha accettato di farsi accompagnare dagli agenti in ospedale dove si sarebbe sottoposto alle cure dei medici per poi ripristinare l’osservanza della misura detentiva. In quell’occasione, il detenuto è stato indagato in stato di libertà per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale nonché per procurato allarme. L’azione del Commissariato è poi continuata con l’interlocuzione con l’Autorità Giudiziara alla quale è stata rapportata la pericolosissima condotta messa in atto dall’uomo e la sua indole violenta che lo aveva condotto a creare una situazione di contrasto col vicinato. Alla luce del gravissimo episodio di cui si era reso protagonista, rappresentava un costante pericolo per la sicurezza delle persone. Lo scorso 24 febbraio, una pattuglia del Commissariato Librino lo ha raggiunto presso l’abitazione e, con non poche difficoltà, lo ha accompagnato in ufficio, dove è stata verbalizzata l’esecuzione del provvedimento giurisdizionale. Successivamente lo ha tradotto nella Casa Circondariale Piazza Lanza per riprendere a scontare la sua condanna.

Misericordia. Favola teatrale scritta da Emma Dante. La solitudine delle donne?

Articolo di Anna Agata Mazzeo Quante volte ci è capitato di interrogarci sul significato di un’opera visitando una mostra o assistendo ad uno spettacolo? E quante volte abbiamo avuto il timore di domandarlo ad alta voce, per non essere giudicati? Trascuriamo spesso, che l’arte ha i suoi codici e per essere compresa deve prima essere studiata e allenata come qualsiasi linguaggio. La prima nozione da assimilare è che l’arte deve avere il tempo di sedimentare. Il primissimo e subitaneo giudizio è spesso intriso dei nostri ‘pregiudizi’ personali. Dopo qualche giorno dalla visione dell’opera possiamo rispondere con distacco e maggiore obiettività in merito alle impressioni su uno spettacolo. Noi di Gaglioweb.it abbiamo assistito allo spettacolo teatrale di Emma Dante, in programma dal 29 febbraio presso il Teatro Stabile Verga di Catania e in scena fino al 3 marzo 2024. Avete gradito lo spettacolo? Partiamo dal titolo: Misericordia lemma latino derivato dall’aggettivo misericors, composto dal tema di miserere aver pietà, e cor cuore. “Misericordia!” come generica esclamazione di stupore, timore o disappunto. Infine, misericordia fu anche il nome di un tipo di pugnale: lungo, stretto ed estremamente robusto, veniva usato alla fine delle battaglie per dare la morte a soldati e cavalieri agonizzanti, facendolo penetrare negli interstizi dell’armatura fino a toccare il cuore. Una misericordia terribile, estrema declinazione di quel soccorso compassionevole che vorremmo riuscisse sempre a salvare. Lo spettacolo scava all’interno di un ambiente domestico pieno di miseria, economica e morale. È il teatro sociale di Emma Dante, regista, attrice teatrale e drammaturga italiana, la cui produzione artistica spazia tra teatro e cinema, con alcuni temi ricorrenti nelle sue opere: la famiglia come microcosmo sociale, il contesto siciliano, il rapporto fra vita, morte e sesso, l’attenzione per le disuguaglianze sociali e di genere, la demistificazione del potere. La sua poetica, ispirata soprattutto al teatro di Kantor e alla precarietà dell’esistenza, è fondata su un’estetica essenziale, sulla corporeità degli attori, su “l’inclinazione all’estremo” (devozione e carnalità, violenza), sull’uso polifonico dei dialetti, sul paradosso e il rovesciamento, sul “Teatro della Crudeltà” di Antonin Artaud, dove per crudeltà non intendeva sadismo, o causare dolore, ma pura catarsi. Per poter giungere a ciò, si deve ricorrere a tutto ciò che possa disturbare la sensibilità dello spettatore, provocando in lui una sensazione acuta di disagio interiore, che gli faccia vivere con agitazione tutta la rappresentazione. Tre donne sferruzzano compulsivamente una maglia, come Penelope in attesa di Ulisse, attendono la notte per offrire i loro corpi ai passanti. Tra loro un ragazzetto menomato dalla nascita: Arturo. Arturo viene vestito con un abito dismesso da Anna, un ‘vestito per casa’, o uno straccio per svincolare il personaggio dal genere binario e assimilarlo alla mera innocenza? Arturo è Simone Zimbelli, ballerino che interpreta abilmente l’ipercinetica e la stereotipia di un bambino che ha subito violenza nel grembo materno. La madre Lucia è morta dandolo alla luce, vittima di percosse ricevute dal cliente che l’aveva ingravidata e che ogni giovedì le faceva visita. Il malaugurato e violento genitore è soprannominato Geppetto, in quanto proprietario di una segheria. Arturo povera creatura, innocente aspetta ogni sera la banda del paese, sognando di suonare la grancassa, non pronuncia una parola, non sta fermo neanche quando dorme, non c’è ninna nanna che lo quieti, è un burattino senza fili, rimbalzato da una madre all’altra. Dal dedalo di gesti sconnessi, atteggiamenti, oggetti lanciati nell’aria, da evoluzioni e giravolte che invadono l’intero spazio scenico, si sprigiona il senso di un nuovo linguaggio fisico basato su segni e non più su parole, soltanto in chiusura l’enunciazione di quel: Ma’ come atto fonetico indice del legame primitivo, indissolubile memoria di una madre la cui vita è stata troncata. Le prostitute, madri adottive per forzata solidarietà alla defunta Lucia, lo accudiscono alla meglio, tra l’angusto spazio di un monovano lercio e pieno di immondizia. Quella ‘munnizza’ democratica che pervade ogni cosa, e di cui è impossibile disfarsi. Il ritmo è uno degli elementi centrali dei lavori di Emma Dante, la musica, i suoni i gesti ossessivi le danze compulsive di Arturo incontrollabili persino allo stesso ballerino, trasferiscono l’istinto e l’animalità umana. Come per Artaud era necessario perdere pudore e vergogne per scendere agli inferi della coscienza, così improvvisamente le donne si denudano liberandosi in una danza tribale dai crudi riferimenti sessuali. Salentino, campano, palermitano, i dialetti come atlante di sentimenti popolari sfilano sommessi o urlanti sulle bocche delle tre fate. Dai loro sfoghi gli spettatori acquisiscono la difficile quotidianità di chi fa fatica a sopravvivere, la scaltrezza e la vergogna di esser ladre l’una della roba dell’altra, come il gatto e la volpe Anna e Nuzza, come un grillo parlante Bettina, in una guerra tra poveri che litigano ai cassonetti e/o per una fetta di prosciutto, si lamentano continuamente del freddo, della fame e del loro stato esistenziale, litigano, pensano di separarsi, ma alla fine restano l’una dipendente dall’altra. Ed è proprio attraverso i loro discorsi, che emerge il nonsenso della vita umana. Il riferimento alla favola di “Pinocchio” attraverso la musica e i gesti sconnessi di Arturo, svela nell’opera l’intento del racconto iniziatico di Carlo Collodi. Già il nome Pinocchio consiste in un’allusione alla ghiandola pineale, ovvero quella che potremmo definire la manifestazione fisica del “terzo occhio”: pin-occhio è infatti l’occhio-pineale. Un pezzo di legno, un burattino per l’appunto, a cui viene insufflata un’anima e prende vita, ma che con varie prove iniziatiche riuscirà alla fine a diventare un “bambino vero”, allegoria di trasformazione del sé verso l’illuminazione. Un’altra metafora della vita e del teatro, se vogliamo è nella prostituzione. Nei corpi oggetti che pur di sopravvivere son costrette a dare, per poter ricevere. Nella scena finale lo spettatore si trova di fronte ad un burattino che è divenuto bambino, che si abbiglia da solo, siede in una seggiola e diviene uno spettatore; le madri scandiscono l’attesa di un Godot attraverso la preparazione della valigia. Ogni oggetto è un ricordo d’infanzia, è un’emozione da coccolare, all’improvviso la durezza della fatica di allevare quel figlio di tutte si trasforma in solidale tenerezza e percezione di un sofferto distacco, a favore di una vita migliore, della banda che lo adotti,

Attualità, Catania: Ciminiere, grande partecipazione di pubblico per“ STORICAMENTE1943 in Tour””.

Ha suscitato grande interesse alle Ciminiere la manifestazione“STORICAMENTE 1943 in Tour” ideata ed organizzata dalla sezione messinese dall’associazione Beni Culturali Sicilia, in collaborazione al Rotary Catania-Sud, allo scopo di commemorare l’80°anniversario dell’Operazione Husky e per diffondere la consapevolezza che democrazia, libertà e pace non sono condizioni acquisite una volta per tutte, ma valori conquistati e riaffermati ogni giorno. Dopo la dettagliata visita guidata al Museo dello Sbarco, ha avuto inizio la manifestazione, fatta di parole, visioni, danze, letture di memoriali e poesie a tema. La direttrice della Biblioteca regionale universitaria di Messina, Tommasa Siragusa, ha coordinato i vari momenti di riflessione e spettacolo, cominciati con i saluti istituzionali di Benedetto Diana (presidente Rotary Catania-Sud) e della presidente provinciale BCSicilia Messina, Sabrina Patania, regista e co-sceneggiatrice del docu-corto “Messina 1943”, proiettato a conclusione della manifestazione patrocinata dalla Città metropolitana di Catania. Il contesto militare della II Guerra mondiale nel 1943 – a partire dalla Conferenza di Casablanca nella quale si pianificò la campagna d’Italia da parte gli Alleati e si decise luogo e data dello Sbarco – è stato ricostruito dai due relatori: Salvatore Marcello Platania, delegato dal referente dei siti museali delle Ciminiere Salvino Maltese, ha riflettuto su“Lo sbarco visto dal popolo siciliano”; Gero Difrancesco, condirettore della rivista Studi Storici Siciliani, ha tenuto una relazione su “Democrazia e stabilità socio-politica nella Sicilia liberata e il ruolo dell’AMGOT”. I relatori hanno fatto emergere due netti e distinti punti di vista e, di conseguenza, è anche affiorata con vivacità la straordinaria ricchezza di motivi e implicazioni connesse al significato storico del 1943: la crisi istituzionale del fascismo, la caduta di Mussolini il 25 luglio, cioè due settimane dopo lo sbarco alleato sulle coste siciliane, avvenuto nella notte del 10 luglio. Nel corso dell’incontro culturale, al quale è intervenuto anche Alfonso Lo Cascio, presidente regionale dell’associazione Beni Culturali Sicilia, ci sono stati inevitabili richiami all’attualità ed ai tanti conflitti che contrassegnano la storia dei nostri giorni. Si è anche concordato nel dire che per costruire una coscienza comune a difesa dei i principi fondamentali occorre conoscere la realtà che ci circonda e la storia, con cui ricostruire la genesi ideale del nostro tempo. La manifestazione “STORICAMENTE1943 in Tour” ha anche avuto come filo conduttore un ponte di dialogo tra le arti. Letture drammatizzate con voce e gesto espressivo di Franca Scalabrini, Francesca Acacia e Antonello Di Buono; ha collaborato Francesco Irrera. Il balletto, con le coreografie della maestra Francesca Gallina, è stato eseguito dai danzatori Giulia Porrovecchio e Pierpaolo Riggi (A.S.D. Scarpette Rosse di Caltanissetta). L’ associazione catanese di volontariato “Con tutto il cuore” ha dato suo supporto, così come il pittore maestro Ignazio Marsiano, che ha donato i suoi quadri. Sala piena con numerose persone giunte da ogni parte della Sicilia; ed applausi per il docu-corto della regista Sabrina Patania.

Cronaca, Catania, quartiere Villaggio Sant’Agata: Balbetta ai Carabinieri che gli trovano la “cocaina e crack” addosso: arrestato spacciatore.

Un normale controllo di polizia a due pregiudicati, svolto dai Carabinieri della Compagnia di Fontanarossa nella zona C del Villaggio Sant’Agata, si è concluso con l’arresto in flagranza di un 43enne per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Erano appunto le ore 13.00 circa quando una pattuglia del Nucleo Operativo, costantemente impegnato in quel quartiere in azioni di prevenzione e contrasto allo smercio di droga, passando da una via alquanto isolata, ha scorto il 43enne che, guardandosi continuamente attorno, discuteva con un altro uomo a bordo di uno scooter Honda SH, anch’egli visibilmente nervoso, identificato successivamente per un 44enne del posto. In quel momento i militari dell’Arma, insospettiti non solo dall’atteggiamento della coppia, ma anche dalla scelta del luogo, lontano dalla vista dei passanti, per “chiacchierare”, senza essere visti hanno deciso di controllare i due, piombandogli letteralmente addosso per sfruttare l’effetto sorpresa ed evitare eventuali fughe. Chiesti quindi per cominciare i documenti di identità di entrambi, i Carabinieri hanno da subito osservato come i precedenti segnali di nervosismo stessero nettamente accrescendo, in particolar modo nel 43enne, che aveva iniziato anche a balbettare e tremare. Tale situazione nel suo complesso, unita al fatto che quest’ultimo fosse un soggetto già noto alle Forze dell’Ordine per pregresse vicende giudiziarie, ha così indotto i militari ad approfondire gli accertamenti, procedendo ad una perquisizione dei due uomini. Tale operazione ha effettivamente dato conferma dell’intuito investigativo dei Carabinieri, ovvero che in quel momento si stesse compiendo un’attività illecita connessa agli stupefacenti. All’interno della manica sinistra del giubbotto dell’uomo di 43 anni, i militari infatti hanno recuperato due involucri di plastica al cui interno erano contenuti circa 25 grammi di cocaina e 15 di crack, nonché un bilancino di precisione ancora sporco di droga, mentre nulla è stato trovato al 44enne che pertanto veniva fatto allontanare. Per tale motivo, il 43enne è stato arrestato e quindi posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che ne ha convalidato l’arresto.