Serie C, Coppa Italia: Andata a Padova il 19 marzo, ritorno a Catania il 2 aprile.

Con il Comunicato Ufficiale 19/CIT, oggi, la Lega Italiana Calcio Professionistico ha definito date e orari delle sfide valevoli per la Finale della Coppa Italia Serie C 2023/24: Padova-Catania in programma martedì 19 marzo; Catania-Padova in calendario martedì 2 aprile. Entrambe le gare avranno inizio alle ore 20.30 e saranno trasmesse in diretta su Rai Sport. Modalità di svolgimento La Finale di Coppa Italia Serie C sarà disputata con gare di Andata e Ritorno. Risulta vincitrice la squadra che, all’esito delle due gare di andata e ritorno, ottiene il maggior punteggio o, a parità di punteggio, dopo la gara di ritorno, la squadra che ha conseguito una migliore differenza reti nelle due gare. In caso di ulteriore parità al termine delle due gare, sono disputati due tempi supplementari di 15 minuti ciascuno e, perdurando tale situazione, l’arbitro procede a far eseguire i tiri di rigore, con le modalità previste dal “Regolamento del Giuoco del Calcio”.
EDUCAZIONE PARITARIA: Quando la Parità di Genere è cultura del rispetto

Articolo di Anna Agata Mazzeo CATANIA- Si è tenuto ieri presso il Circolo Didattico Statale “Mario Rapisardi”, il corso di formazione- informazione “Per un’educazione paritaria”. Il corso rivolto ai genitori ha visto come relatrice la professoressa Graziella Priulla, già docente di Sociologia presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania. La Dirigente scolastica professoressa Katia Perna, in ottemperanza alla Direttiva del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 24/11/2023 n. 83, comunica con una circolare che sta realizzando un percorso educativo volto alla cultura del rispetto, all’educazione alle relazioni, al contrasto della violenza maschile sulle donne ed in particolare a rendere alunni e alunne consapevoli, attenti/e e informati/e sul tema della violenza di genere e dei meccanismi culturali che la generano e la alimentano. Lo scopo è quello di fornire a genitori ed insegnanti, strumenti critici per riconoscere stereotipi e pregiudizi e decostruirli offrendo loro spunti di riflessione, affinché siano maggiormente consapevoli dei messaggi e dei ruoli di genere che vengono trasmessi ai bambini e alle bambine. Il primo stereotipo presentato dalla docente Priulla, è il termine “sesso debole”, una perifrasi usata per indicare il genere femminile, lo stereotipo che già era presente con Aristotele, che considerava le donne inferiori perché sprovviste di organo genitale prominente, una manchevolezza quella cavità tra le gambe che ha comportato millenni di dolore e sofferenza. Nel saggio Il secondo sesso, pubblicato in Italia nel 1961, Simone De Beauvoir scrittrice e filosofa francese scrive: La donna? È semplicissimo- dice chi ama le formule semplici: è una matrice, un’ovaia, una femmina, ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola “femmina” suona come un insulto; eppure l’uomo non si vergogna della propria animalità, anzi è orgoglioso se si dice di lui: È un maschio! La professoressa Graziella Priulla, al pari della saggista francese di stampo femminista, ha presentato un excursus di luoghi comuni, stereotipi di genere, iniziando dall’aspetto biologico dei due sessi, per passare alla narrazione differente della società. Insito nelle parole matrimonio e patrimonio il destino per cui venivano ‘addestrati’: la donna a divenire madre, accudente della vita e dell’uomo; l’uomo a divenire amministratore dei beni ereditati, lavoratore che viene retribuito. Attraverso l’ausilio di slide, la professoressa ha fatto notare come sin dalla nascita, con il corredino distinto per colore in base al sesso, ogni altro prodotto per qualsiasi settore merceologico, per tutte le età evolutive dei generi, sia commercializzato in duplice packaging, sebbene la funzionalità sia identica. Non solo la religione, la politica, ma tutta la comunicazione e il marketing sono stati improntati su una differenza biologica che si è tradotta in discriminazione di diritti, gender gap, abusi e soprusi per secoli. La scelta condizionata sui giochi che si offrono ai bambini (giochi di ingegno e costruzione) e alle bambine (bambolotti e barbie), inducono a proiettare l’infante verso un futuro professionale diametralmente opposto e ben distinto: indirizzo scientifico per i maschi, indirizzo umanistico o infermieristico, se non l’esclusivo accudimento della prole per le femmine. Problemi di autostima, di identità e consapevolezza di sé le conseguenze di una narrazione oggettivante, che ha imposto canoni di bellezza e aspettative sociali come carico, al già complesso ruolo della donna. Giudicata “isterica” se non compiacente, “pazza” se ribelle, portate al rogo le “streghe” che desideravano il potere del controllo da sempre prerogativa maschile. Le pubblicità sessiste, che non smettono di oggettivare il corpo delle donne, i titoli dei giornali, il fenomeno del femminicidio sono tutti elementi indicativi di una società che nella sottomissione della donna e la disparità dei diritti ha perpetrato discriminazione, sofferenza e atroci delitti. “Si è sempre fatto così”, “Non ci avevo mai pensato” sono gli alibi per continuare a tramandare stereotipi e non adottare un pensiero critico di decostruzione di un imprinting che ha procurato danni al 52% della popolazione globale. Una partecipazione attenta quella dimostrata dai genitori, che in linea alla strategia di alleanza tra scuola e famiglie sono intervenuti anche al dibattito conclusivo. Madri, padri e docenti coinvolti nelle stesse azioni formative ed educative, con la consapevolezza che occuparsi di educazione e orientamento di genere significa riflettere e lavorare insieme per comprendere come siano presenti nella cultura diffusa, ma anche dentro ciascuna e ciascuno, pregiudizi e stereotipi legati alle differenze di genere e di ruolo tra femmine e maschi, e ancora come questi si tramandino da una generazione all’altra. Occorre sviluppare una sensibilità, uno sguardo critico che consenta una cultura fatta di rispetto reciproco dei generi, per un dialogo più equilibrato e una relazione armonica tra i sessi, il corso formativo voluto dalla professoressa Katia Perna è stato un buon punto di partenza da ripetere ed emulare.
Esaminato il grano canadese arrivato a Pozzallo

Continuano le proteste a Pozzallo. Da quando le navi cariche di grano canadese hanno approdato al porto della cittadina ragusana, gli agricoltori non hanno smesso di protestare. A breve gli esiti delle analisi sul grano. Gli agricoltori fanno sentire il rumore dei propri camion e trattori. E’ forte la loro rabbia sia per il fatto che EU non sta tutelando il prodotto italiano sia perchè si rischia di mettere in pericolo la salute dei cittadini. A favore di ciò, gli agenti del Nucleo Operativo Regionale Agroalimentare Sicilia (Noras), in tre diversi interventi congiunti con il Servizio fitosanitario dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, hanno prelevato campioni dai carichi di grano per sottoporli ad analisi di laboratorio. I controlli sono stati disposti dagli assessorati regionali dell’Agricoltura e del Territorio e ambiente. La presenza di glifosato nel grano è certa. E’ fondamentale però verificarne le quantità nonostante rimane incoerente il regolamento EU in merito alla coltivazione del grano duro e tenero. Sono stati effettuati dei prelievi da un carico di 33mila tonnellate di grano tenero croato e su un carico di 27mila tonnellate di grano duro e di 33mila tonnellate di grano tenero originari del Quebec. Tutti i campioni prelevati sono stati consegnati all’Istituto zooprofilattico sperimentale di Palermo per essere esaminati. Entro una settimana si conosceranno gli esiti delle analisi multiresiduali per verificare l’eventuale presenza dettagliata di glifosato, pesticidi, erbicidi, metalli pesanti e tossine in quantitativi superiori ai limiti di legge. In merito alla questione si è espressa Elena Pagana, assessore regionale al Territorio e Ambiente. Questo è quanto ha dichiarato: “Si tratta di una questione delicata che ha risvolti sanitari oltre che economici. Per questo il mio assessorato, di concerto con l’assessorato dell’Agricoltura, ha predisposto questi controlli che abbiamo intenzione di ripetere con regolarità. Ringrazio il personale del Noras del Corpo forestale per l’attento lavoro svolto. Useremo tutti mezzi che abbiamo a disposizione per difendere la nostra agricoltura dalla concorrenza sleale e per proteggere i siciliani da prodotti che potrebbero essere insalubri perché coltivati in Paesi dove ci sono scarsi controlli fitosanitari. Il governo della Regione manterrà una vigilanza costante affinché la Sicilia non subisca una colonizzazione selvaggia in materia di cibo che danneggia la nostra salute e la nostra economia”.
