Cronaca, Acireale (CT): Continuano i controlli straordinari del territorio della Polizia di Stato.

Proseguono i controlli straordinari del territorio in tutta la provincia di Catania da parte della Polizia di Stato. Nella serata dello scorso 26 febbraio, infatti, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Acireale e del Reparto Prevenzione Crimine “Sicilia Orientale” hanno effettuato controlli finalizzati alla prevenzione e al contrasto delle violazioni delle norme del Codice della Strada, dei reati predatori e delle illegalità diffuse sul territorio. I servizi, coordinati da un funzionario del Commissariato di Acireale, si sono anche avvalsi dell’impiego di due equipaggi con cani antidroga della Squadra Cinofili della Questura di Catania che, nel corso dei posti di controllo istituiti nelle piazze Dante, Indirizzo e Cappuccini, hanno effettuato numerosi controlli nei confronti di automobilisti e motociclisti, per verificarne l’eventuale guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Sono state eseguite mirate ispezioni amministrative negli esercizi pubblici e nelle attività commerciali presenti sul comprensorio e sono stati controllati gli avventori. Durante gli accertamenti sono state identificate 151 persone e monitorati 73 veicoli. Questa attività, fortemente voluta dal Questore di Catania, rientra in una serie di verifiche di ampio respiro che stanno caratterizzando tutta la provincia, nell’ambito dei servizi di prevenzione generale e di contrasto alla criminalità, con lo scopo specifico di innalzare la percezione di sicurezza avvertita dai cittadini.
Cronaca, Catania: Si finge dipendente di Poste Italiane e truffa un cliente, denunciato dalla Polizia di Stato.

Gli agenti del Commissariato “Borgo Ognina” hanno denunciato in stato di libertà, per il reato di truffa, un 37enne di Napoli. La vittima del raggiro, un giovane catanese di 23 anni, lo scorso 12 gennaio aveva ricevuto sulla propria utenza telefonica due sms apparentemente inviati da Poste Italiane e successivamente una chiamata da un fantomatico operatore che gli segnalava di aver rilevato alcune operazioni sospette, invitandolo a recarsi, prima possibile, presso un ATM per bloccare il conto corrente a lui intestato, fornendo precise istruzioni sulla procedura da seguire. Il malcapitato, pertanto, si è recato immediatamente presso il più vicino ATM eseguendo alla lettera quanto indicatogli per telefono dal finto dipendente di Poste Italiane. Tuttavia, una volta effettuate le succiate operazioni, la vittima si è resa conto di essere stata truffata, accertando un ammanco sul proprio conto corrente di ben 1390 euro. Una volta acquisita la denuncia, i poliziotti del Commissariato “Borgo Ognina” hanno avviato le indagini volte ad individuare l’autore della truffa. Attraverso l’analisi dei conti correnti sui quali erano stati effettuati i versamenti ed esperiti gli accertamenti sull’utenza telefonica dalla quale erano partiti i messaggi e le chiamate, i poliziotti sono riusciti a risalire in modo certo all’identità dell’uomo, denunciandolo per il reato di truffa.
Cronaca, Catania: Arrestato dalla Polizia di Stato un 21enne per tentato furto aggravato e denunciato per porto d’armi ed oggetti atti ad offendere.

Gli agenti delle Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico sono stati inviato presso l’edificio dell’archivio del Genio Civile di Catania, nella zona industriale, dove gli operatori di un istituto di vigilanza avevano notato una persona armeggiare all’interno. Giunti sul posto, dopo aver scavalcato il muro di cinta della struttura, i poliziotti hanno notato un uomo che, alla vista degli operatori, si è dato alla fuga inoltrandosi nelle campagne limitrofe. Poco dopo il giovane è stato raggiunto e bloccato, all’interno di un canale di scolo delle acque piovane, dai poliziotti di un’altra volante giunta nel frattempo in ausilio. Identificato, è risultato essere un pregiudicato 21enne catanese, con numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio. Da un’immediata verifica dei luoghi, gli agenti hanno constatato che il giovane, dopo aver girovagato all’interno dello stabile, aveva accatastato tre batterie, quattro chiavi giratubi e due rubinetti in ottone comprensivi di valvole con l’obiettivo di sottrarle. Tutto il materiale è stato rinvenuto proprio all’esterno del cancello, nelle immediate adiacenze dello scooter usato dal 21enne. Il ciclomotore è stato sottoposto a perquisizione e, al suo interno, nel baule del sottosella, sono stati rinvenuti e sequestrati diversi arnesi atti allo scasso, un coltello e un vasetto contenente una modica quantità di sostanza stupefacente, verosimilmente del tipo marijuana. Il ciclomotore, invece, è stato sottoposto a fermo amministrativo in quanto privo di copertura assicurativa e di revisione. Il 21enne è stato tratto in arresto per il reato di tentato furto aggravato e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, informata di quanto accaduto. È stato, altresì, denunciato in stato di libertà per il reato di porto abusivo di oggetti atti ad offendere e segnalato amministrativamente per detenzione di sostanza stupefacente per uso personale.
Prima Pagina, Cronaca: “Ultimo brindisi” all’ombra mafia, sequestrati 30 milioni euro Arrestate 10 persone per associazione a delinquere finalizzata all’evasione dell’Iva e alla bancarotta fraudolenta. Un volume d’affari superiore a cento milioni di euro nel settore della commercializzazione delle bevande.

Arrestate 10 persone per associazione a delinquere finalizzata all’evasione dell’Iva e alla bancarotta fraudolenta. Un volume d’affari superiore a cento milioni di euro nel settore della commercializzazione delle bevande, frodando il Fisco per oltre 30 milioni di euro. Su delega della Procura europea di Palermo, i finanzieri del Comando provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 30 indagati. A capo c’era il figlio incensurato 41enne di un esponente di spicco del clan dei Santapaola detenuto al 41 bis. Il gip etneo ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 10 persone (6 in carcere e 4 agli arresti domiciliari); una misura interdittiva nei confronti di 17 indagati, prescrivendo il divieto di esercitare l’attività d’impresa, nonché il ruolo di rivestire uffici e funzioni direttive o amministrative presso società di persone o di capitali, anche per interposta persona, per la durata di un anno; il sequestro preventivo di somme di denaro nella titolarità di 17 società di capitali e di 25 indagati e delle disponibilità finanziarie e patrimoniali (beni immobili e mobili) di questi ultimi fino a concorrenza del valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, corrispondente all’imposta evasa ai fini dell’Iva. L’operazione ha riguardato un gruppo criminale che avrebbe commercializzato bevande nel territorio nazionale in evasione dell’Iva. Le indagini, durate circa due anni, sono state eseguite attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, verifiche finanziarie e patrimoniali nei confronti di imprese in fallimento. Le attività hanno consentito di appurare che il gruppo criminale – con base operativa in un deposito di Belpasso (Catania). Avvalendosi della professionalità dei complici (imprenditori e professionisti) ha realizzato, negli anni, un volume d’affari superiore a cento milioni di euro, frodando il Fisco per oltre 30 milioni di euro. L’indagine ha permesso di individuare un’organizzazione strutturata su scala piramidale che, dietro ‘teste di legno’, gestiva, di fatto, imprese cartiere (missing trader) e interposte (buffer), attraverso cui hanno realizzato l’imponente evasione dell’Iva. Le ‘cartiere’ servivano a utilizzare e a emettere fatture per operazioni inesistenti nella commercializzazione di bevande che, grazie all’evasione d’imposta, potevano essere vendute a prezzi altamente concorrenziali. Tra i meccanismi di frode vi era l’acquisto senza Iva di merci falsamente destinate all’estero, oppure il mancato versamento in Italia dell’imposta sugli acquisti provenienti dalla Repubblica di San Marino, dove il gruppo operava con un’azienda a loro riconducibile. Simulate, inoltre, operazioni intracomunitarie, in regime di reverse charge (l’imposta sul valore aggiunto è assolta dal destinatario della fornitura dei beni in luogo del cedente), tramite una società apparentemente situata in Bulgaria ma di fatto gestita in Italia sempre dalla stessa organizzazione. Profitti illeciti pari a quasi 600 mila euro sono stati realizzati anche attraverso crediti d’imposta inesistenti, creati attraverso falsi corsi di formazione, “4.0”, per il personale dipendente di alcune imprese facenti capo al gruppo criminale. A carico di alcuni componenti sono stati riscontrati episodi di bancarotta fraudolenta commessi mediante il fallimento di 3 società oberate dai debiti tributari, preventivamente ‘liberate’ delle risorse finanziarie e private di beni strumentali, ceduti a prezzi irrisori. Disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 persone e gli arresti domiciliari per 4 indagati, di cui due consulenti fiscali – padre e figlio – il primo, all’epoca delle indagini, già colpito dalla misura degli arresti domiciliari; – l’interdizione dall’esercizio di impresa, dal rivestire il ruolo in uffici e funzioni direttive o amministrative presso società di persone o di capitali, anche per interposta persona, per la durata di un anno, nei confronti di 16 imprenditori e un ragioniere; il sequestro preventivo delle somme di denaro nella titolarità di 17 imprese e di 25 indagati e, in aggiunta, nei confronti di questi ultimi, delle disponibilità finanziarie, delle quote sociali possedute riferibili a 17 società con sede a Catania, Messina, Padova e Roma, tutte operanti nel settore del commercio all’ingrosso e dettaglio di generi alimentari e bevande e del trasporto, di 98 immobili distinti in 48 fabbricati e 50 terreni nelle province di Catania, Messina, Salerno, Roma, Padova, Siracusa, Rieti, L’Aquila e Milano e di 29 veicoli, per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, quale profitto del reato di evasione fiscale ai fini dell’Iva.
Cronaca, Sant’Agata li Battiati(CT): Servizio coordinato di controllo sul territorio.

Dispiegamento importante di forze per l’Arma della Compagnia di Gravina di Catania, che ha effettuato controlli straordinari nel centro e lungo le arterie principali del Comune di Sant’Agata Li Battiati, nonché in tutte quelle aree di interesse operativo, con l’obiettivo di prevenire e contrastare possibili “sacche” di illegalità. I Carabinieri della Stazione di Sant’Agata li Battiati e del Radiomobile, con il supporto del personale della Compagnia di Intervento Operativo del 12° Reggimento “Sicilia”, in coordinamento con la Centrale Operativa, hanno appunto messo in campo un dispositivo che, in maniera altamente visibile, ha garantito un ampio monitoraggio del territorio, nelle apparenti calme ore della domenica mattina. Nell’occasione, sono stati controllati gli utenti della strada, con particolare attenzione per il rispetto delle norme imposte dal Codice della Strada ed alle condotte di guida potenzialmente pericolose per guidatori e pedoni. Durante lo svolgimento delle attività in argomento, le pattuglie hanno fermato 38 veicoli e 47 persone, non solo elevando sanzioni nei confronti di automobilisti e centauri per oltre 2.500 euro, ma sequestrando anche due mezzi, una Peugeot 206 e una Smart For Two. Entrambi gli automobilisti sono stati infatti sorpresi dai militari dell’Arma alla guida delle rispettive autovetture senza averle assicurate. Un conducente è stato colto al volante della propria autovettura, una Toyota Y Go, senza aver sottoposto la stessa alla prevista revisione periodica. In una seconda fase delle attività, che ha riguardato i servizi di prevenzione disposti dal Comando Provinciale di Catania, volti a monitorare i soggetti sottoposti a restrizioni della libertà personale presso il proprio domicilio, i Carabinieri hanno poi controllato 3 persone sottoposte a misure restrittive, riscontrando la loro regolare presenza preso le rispettive abitazioni. Ispezionati infine anche 2 esercizi commerciali attivi nel campo della ristorazione, per i quali non sono state rilevate irregolarità.
Prima Pagina, Cronaca: 200 lavoratori in nero tra Bologna e Milano, fatture false per 90 milioni.

Fatture false per 90 milioni, contributi previdenziali evasi per oltre 3 milioni e più di 200 di lavoratori in nero tra Bologna e Milano. Sono ventisei le persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Bologna nell’ambito di un’indagine su una serie di operazioni inesistenti, indebita compensazione con crediti inesistenti e somministrazione fraudolenta di manodopera. Gli accertamenti fiscali e le indagini hanno consentito di quantificare in oltre 3 milioni di euro i contributi previdenziali evasi. Inoltre, a seguito dell’emissione delle false fatture, è stata determinata un’evasione dell’Iva pari a oltre 20 milioni di euro, una maggiore base imponibile I.Re.S. per oltre 14 milioni di euro e indebite compensazioni per 2 milioni. Al centro delle indagini ci sono tre persone residenti nel Milanese, tra le quali un professionista nel ramo della consulenza lavoristica, amministrativa e fiscale. Tutto ruotava attorno alla totale evasione dell’Iva e dei contributi previdenziali e assistenziali per mezzo non solo di falsi modelli di versamento, ma anche della sistematica compensazione degli ingenti debiti tributari accumulati con crediti d’imposta inesistenti, artificiosamente costituiti presso lo studio del professionista, rivelatosi un vero e proprio laboratorio di ingegneria dell’evasione. Le Fiamme Gialle avevano inizialmente individuato una società felsinea, amministrata da un prestanome nullatenente, emittente false fatture per milioni di euro, formalmente motivate da operazioni di compravendita di rame, consentendo così l’evasione dell’I.V.A. a compiacenti clienti del settore. Il predetto soggetto economico, benché sprovvisto di una struttura organizzativa e gestionale, aveva progressivamente incentrato il proprio business illecito nella gestione di appalti privati, sottoscrivendo contratti milionari e assumendo, istantaneamente, 212 lavoratori per impiegarli in servizi di manodopera. Per “tranquillizzare” i committenti sul regolare assolvimento dei propri obblighi fiscali, la società inviava loro modelli di versamento F24 attestanti gli avvenuti pagamenti di tutte le imposte, ma in realtà mai perfezionati perché risultati artefatti essendo stati appositamente creati con programmi informatici.
Cronaca, Trecastagni (CT): Minaccia di colpire i genitori con un bastone di ferro: i Carabinieri denunciano un 26enne.

Ha minacciato di colpire i genitori con un bastone di ferro, il 26enne di Trecastagni, denunciato dai Carabinieri della locale stazione per “porto di armi od oggetti atti ad offendere”. In particolare nella mattinata i miliari dell’Arma, in coordinamento con la Centrale Operativa, sono intervenuti in una manciata di minuti per un’aggressione in atto in una zona residenziale del comune di Trecastagni, dove appunto era stata segnalata telefonicamente, tramite il 112 NUE, un’accesa lite tra familiari in strada. Raggiunta la zona indicata, effettivamente, l’equipaggio si è trovato davanti, nel bel mezzo della carreggiata, ad un gruppo di diverse persone, visibilmente agitate, identificate dai Carabinieri quali appartenenti ad uno stesso nucleo familiare, composto dai genitori e da due figli, tra cui il 26enne denunciato. Immediata a quel punto la ricostruzione dell’accaduto, dalla quale è emerso come poco prima la madre, rientrata a casa unitamente al coniuge, avrebbe trovato in strada davanti alla propria abitazione proprio il figlio 26enne, da circa un anno non più convivente con loro. Quest’ultimo, alla vista dei genitori, con tono minaccioso, avrebbe imposto alla donna di effettuare subito, in suo favore, il passaggio di proprietà dell’autovettura Lancia Y che, sebbene fosse già utilizzata del giovane, era di fatto di proprietà della donna. A quel punto, sarebbe intervenuto nella discussione anche il marito, per supportare e dare man forte alla moglie che continuava ad opporsi alla richiesta del figlio, che reagendo al diniego, all’improvviso avrebbe raggiunto l’utilitaria, posteggiata nei paraggi, recuperando dall’abitacolo una spranga di ferro appuntita, lunga circa 1 metro. Brandendo quel pezzo di ferro, il 26enne avrebbe così continuato a ripetere la sua pretesa, sino a quando il padre, in un momento di distrazione, sarebbe fortunatamente riuscito a disarmarlo e a cercare di calmarlo, in attesa della pattuglia dei Carabinieri. Tuttavia neanche la presenza dei militari dell’Arma, nel frattempo intervenuti, sarebbe riuscita a far ragionare il 26enne, che proseguendo sempre sulla questione relativa all’auto, avrebbe addirittura estratto un accendino dalla tasca e avvicinandosi alla Lancia Y, avrebbe minacciato, prima o poi, di darle fuoco. Riportato alla calma, l’uomo era infine accompagnato dai Carabinieri in caserma, venendo denunciato all’Autorità Giudiziaria, mentre il bastone in ferro è stato sequestrato.
Prima Pagina, Attualità: Cgil-Cisl-Uil-Ugl: “Sul degrado della Zona industriale la Regione deve risposte anche ai lavoratori”.

“Qualcuno alla Regione sembra ignorare che la Zona industriale di Catania esiste e produce grazie a migliaia di lavoratori e lavoratrici, ovviamente insieme con le imprese. Lascia allibiti, infatti, come un comunicato stampa ufficiale abbia per titolo un virgolettato dell’assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, in cui il rappresentante del Governo siciliano promette solennemente di dare risposte agli imprenditori. Ai soli imprenditori. Non a caso, le uniche parti sociali invitate ieri dall’assessore all’incontro con il sindaco di Catania, il commissario Irsap e il segretario generale dell’Autorità di Bacino per la Sicilia per discutere della Zona industriale”. Lo scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl Catania Carmelo De Caudo, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci che aggiungono: “Ci auguriamo voglia intervenire il presidente Renato Schifani per smentire l’idea che chi lavora non merita di essere coinvolto nelle scelte che riguardano la sicurezza, la viabilità e il decoro della Zona industriale con relativa spesa di ingenti somme. Spiace altresì se sono stati poco graditi i nostri tanti, troppi, solleciti per risollevare l’Area dal degrado e dall’abbandono in cui versa, per salvare il nostro territorio da impegni solenni e inspiegabili rinvii”. “Salvare Catania dal declino – dicono ancora – passa anche da presente e futuro della Zona industriale, quindi non possiamo tacere. Ciò vale, a maggiore ragione, se parliamo di un agglomerato che per le sue disastrate condizioni rappresenta una costante, quotidiana, minaccia per la sicurezza di lavoratrici e lavoratori, oltre che un deterrente per nuovi e vecchi investitori. Siamo quindi ben lieti della notizia di una previsione di spesa per oltre 11 milioni di euro che si aggiungono ai fondi impegnati dal Comune di Catania, ma sarebbe utile che anche la Regione come già fatto dall’ente locale trovi spazio e tempo per discutere di criticità e soluzioni sulla Zona industriale. In attesa di riscontro, ad ogni modo, noi continueremo a mantenere la massima attenzione affinché le opere vengano realizzate presto e bene, affinché non venga perduto neppure un euro”. I segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl concludono: “Solo dalla stampa abbiamo appreso non solo del vertice sulla Zona industriale ma anche della visita della Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza delle periferie e della recente riunione sulla Mobilità sostenibile voluta dalla Commissione consiliare Urbanistica alla presenza di alcuni esperti. Ribadiamo alle istituzioni politiche la nostra disponibilità al confronto di proposte, idee e piani di sviluppo perché questo è interesse dei catanesi. Qualcuno, però, non crede al confronto. Chi ascolta soltanto le proprie ragioni, sbaglia sempre. Libero di farlo, però!”
Prima Pagina, Attualità: Scritte offensive sui muri della sede Rai di Catania, la solidarietà della Ugl. “Gravi intimidazioni a lavoratori baluardo di professionalità e imparzialità. La diversità di vedute ritorni nel confronto civile e democratico”.

“Vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà al personale della sede Rai di Catania che, ancora una volta, è stato bersaglio di gravi intimidazioni attraverso frasi minacciose ed offensive, scritte sui muri dell’edificio di via Passo Gravina. I toni, ormai fuori controllo, su alcune tematiche di politica nazionale ed internazionale altamente delicate, alimentati negli ultimi mesi anche da parti politiche con espliciti riferimenti all’operato ed alla linea editoriale della Tv di Stato, stanno purtroppo scaturendo in questa campagna di odio e di vera violenza verbale. Rinnoviamo la nostra stima incondizionata ai giornalisti, ai tecnici ed agli amministrativi della Rai catanese, da sempre baluardo di elevata professionalità ed imparzialità, confidando nel certosino lavoro delle forze dell’ordine volto all’individuazione degli autori del vile gesto. Auspichiamo, infine, che la diversità di vedute su questo genere di argomenti, a Catania e nel resto d’Italia, possa tornare nell’alveo di un confronto civile e sereno come democrazia vuole.” Lo dice, a nome della segreteria territoriale della Ugl etnea, il segretario Giovanni Musumeci a cui si associa anche il segretario della federazione provinciale Ugl Comunicazioni Simone Summa.
